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martedì 25 novembre 2025

SEZIONE SPORT

 

 

 

 

Paolo Radi intervista

 

 

 

 

RAFFAELE

BIANCO

 

 


     

 

 Raffaele Bianco è un giocatore campano e così si presenta: “ 

 

Mi chiamo Raffaele Bianco nato e cresciuto in Germania fino ad età di 17 anni ho calcato i campi tedeschi e ho frequentato la le scuole calcio. Per più di 2 anni sono stato al FSV Mainz 05, poi a causa della decisione della mia famiglia ci siamo trasferiti in Italia nel mio migliore momento, soprattutto a causa dell’età.  Appena arrivato ad Afragola, da sconosciuto a 17 anni mi sono dovuto accontentare di giocare in eccellenza, addirittura come under nella Polisportiva Carditese Calcio.  

 

Successivamente passai in promozione al Teano Calcio segnando nelle 3 stagioni consecutive 20 reti, altre squadre: sono stato con la Virtus Goti sempre in promozione fino al mercato di dicembre per passare con una società beneventana e concludendo il campionato con 13 reti in entrambe le squadre.

 

L’hanno seguente sono ritornato a Teano Calcio per offrire continuità e ovviamente per il lavoro che stavo svolgendo in quel momento, realizzando fino a dicembre altri 8 goal per poi passare alla Sessana Calcio che era in  1° categoria, realizzando altre 13 reti per un totale di 21 reti. 

 

L’anno successivo sono stato chiamato a casa mia alla Virtus Afragola Soccer in prima categoria mettendo a segno 15 reti per poi stare fermo tutto il tempo della pandemia. 

 

Successivamente sono passato al Terzigno Calcio fino a dicembre realizzando 5 reti per poi passare a dicembre al Vitulazio e concludendo il campionato con 14 reti in entrambe   le squadre.

 

Vengo così richiamato dalla Virtus Afragola, (anche perché ho sempre avuto un buon rapporto anche con il presidente), l’ambizione era quella di   disputare un’annata importante in promozione, ambizione riuscita visto che abbiamo vinto tramite play off, così siamo andati in Eccellenza, altri 11 goal messi in rete.

 

 Vengo riconfermato l’anno successivo, poi però sono passato   prima al Cellole, a dicembre mi trasferisco al Pianura Calcio 1977 in promozione, la squadra   stava in pessime condizioni, e nessun giocatore avrebbe accettato una situazione del genere scendendo di categoria soprattutto venendo da una annata stupenda, dove, tra l’altro avevo vinto molto.  

 

Volevo sfidare questa situazione in una piazza che non aveva vinto nulla, per la situazione classifica la davano già per retrocessa e posso dire che mi sono superato calcisticamente, superando me stesso e portando il  Pianura a compiere  un miracolo calcistico salvando la squadra, purtroppo a causa di  una situazione molto complicata - si giocava contro la Puteolana 1909 ed era lo scorso aprile 2025 - che si era venuta a creare negli ultimi minuti,  ho commesso  un errore verso l’arbitro,  sono responsabile dell’ accaduto, anche se ci sarebbe molto da raccontare, ma preferisco guardare oltre.

 

Accetto la decisione che ho dovuto subire (dovrò stare fermo per due anni sino all’aprile del 2027), nulla mi può fermare, la vita va avanti e spero a breve in un ritorno al calcio giocato che amo sin da piccolo. Dimenticavo io ho la coscienza a posto, magari lui no anche perché mi ha fatto prendere una brutta squalifica. “

 




La prima domanda che le voglio fare è la seguente: lei nella presentazione ci ha riferito di aver fatto il miracolo di aver salvato la squadra, il miracolo di salvare il Pianura calcio lo scorso campionato si è avverato oppure no?

 

Sì, è stato importante aver dato un forte contributo, serviva un miracolo per salvare una società che era difficile farla risalire in classifica, ma solo con duro lavoro ed uno staff veramente competente che avevamo si poteva raggiungere quell’ obbiettivo.

 

Lo scorso aprile è successo un fatto che tutti oramai conoscono, è pronto a ripartire in un’altra squadra con nuovi stimoli e nuovi traguardi da raggiungere?

 

Per quanta riguarda il fatto successo ad aprile ammetto il mio errore, io stavo aiutando il direttore di gara per tutta la partita e poi è successo quello che è successo, naturalmente come noi possiamo commettere gesti che vanno censurati anche gli altri possono sbagliare. Questo è il passato, ora voglio guardare al futuro.

 





Quando rientrerà che cosa vuol fare?

 

Quanto entrerò il primo obiettivo sarà quello di trovare un qualche società che creda in me e che mi dia la possibilità di esprimere il mio valore, ovviamente è prematura parlarne, ma arriverà il momento giusto ed io mi farò trovare pronto.

 

Lei è nato in Germania ed ha imparato a giocare nella città dove lei risiedeva, qual è la differenza maggiore tra il calcio tedesco e quello italiano? 

 

La differenza tra calcio tedesco e quello italiano, riguarda prima le strutture e queste sono di alta qualità, poi viene la professionalità dei giocatori, e questo lo posso dire perché ho frequentato quell’ambiente calcistico.

 




Lei arriva in Italia a 17 anni è stato difficile farsi conoscere, si è subito ambientato oppure ha avuto qualche difficoltà a fare delle amicizie? 

 

Al mio arrivo è normale quando ti trasferisci da un “mondo” ad un altro, non sapevo come muovermi, e questo anche a causa dell’età, non è semplice inserirmi nelle modalità del nostro calcio, fortunatamente mi sono subito ambientato grazie ad alcuni amici che mi hanno aiutato.

 





Lei ha giocato in diverse squadre, a quale è rimasto più   legato? 

 

La squadra alla quale sono rimasto più legato  è stata la squadra tedesca FSV Mainz 05,   è stata un bella esperienza fare giovanili in una società che disputava la serie A e che è ancora in serie A, invece la società  in Italia alla quale mi sento di appartener maggiormente  è la Virtus Afragola Soccer, con essa ho fatto un doppio salto di categoria,  ho conosciuto veramente  delle persone per bene, serie e disponibili,  mi sembra giusto menzionare il presidente  che  attualmente mi aiuta ancora in tutto.

 





Lei ha realizzato numerosi goal, come si riesce a raggiungere dei risultati così eccellenti, in poche parole qual è il suo segreto?

 

Non c’è segreto vero e proprio, direi la costanza nell’allenarmi. Preciso anche che io sono una seconda punta e posso fare anche la prima, come attaccante vivo dei goal, altrimenti che attaccante sei? Per fortuna ho quasi fatto bene in tutte le piazze che ho giocato.

 

Grandi discussioni con i mister le ha avute oppure ha sempre accettato le decisioni con serenità?

 

Delle vere discussioni con allenatori no, forse mi sono arrabbiato spesso perché qualcuno credeva poco in me,  il campo però mi dava sempre ragione.


 



Che cosa le manca della Germania?

 

Della Germania tutto: sia per come  si vive e sia dal punto di vista lavorativo, tutto funziona bene.

 

Famiglia e amici quanto sono importanti per lei? 

 

La famiglia è l’unica cosa che conta per me, di amici ce ne sono,  ma sono pochi e come si dice sempre sono buoni.


 



Un sogno che vorrebbe che si realizzasse nell’immediato? 

 

Il mio sogno si è realizzato vivendo bene in questa città - tra l’altro non è semplice viverci, è ringrazio il presidente della Virtus Afragola Soccer, il quale mi ha aiutato nei momenti di difficoltà.


 



A chi vorrebbe dedicare questa intervista?

 

L’ intervista la dedico a mia mamma che l’ho persa quest’ anno,   solo lei sa quanto ho sofferto e se mi sono sistemato è grazie  a lei e alla donna che era.

 

 

Grazie e le auguro di tornare a giocare presto.

 

26  11     2025

 

(Tutti i diritti riservati) 

 



martedì 18 novembre 2025

SEZIONE SPORT

 

 

 

 

Paolo Radi intervista

 

 

 

 

MAURO

MATTIELLO


 

     


 Mauro Mattiello è il capitano della squadra di calcio: Aversa Football Club e noi gli abbiamo rivolto qualche domanda.




 

La prima domanda che le voglio fare è la seguente lei è il capitano dell’Aversa Football Club, com’è iniziata questa stagione?

 

Sì, sono il capitano dell’Aversa F.C,  al momento il campionato non è iniziato nel migliore dei modi e non ho vergogna nel dirlo, però ho notato dei cambiamenti partita dopo partita, il gruppo gioca sempre meglio, in alcune partite abbiamo dominato il gioco, però si sa a volte nel calcio contano le singole azioni, siamo stati penalizzati sotto tanti punti di vista che non sto qui a dirti, ma sono sicuro che ci toglieremo parecchie soddisfazioni.

 

L’Aversa Football Club è una nuova realtà calcistica, com’è nata?

 

La società Aversa F.C. è nata grazie al presidente Cristian Sanni Tana che ha voluto dare una seconda possibilità a tutti i ragazzi che non sono riusciti ad emergere nel mondo del calcio, se oggi siamo qui lo dobbiamo a lui e all'impegno che ci ha messo in questo progetto. Io sono stato uno dei primi a farne parte e devo dire che sin da subito mi sono sentito parte di un “qualcosa”, agli occhi delle persone  poteva sembrare qualcosa di piccolo in realtà non lo era per niente.


 



Quando ha scoperto che il calcio sarebbe diventato la sua più grande passione?

 

Il calcio è sempre stata la mia passione, non lo praticavo assiduamente come ora, poiché a 29 anni magari gli stimoli iniziano a diminuire assieme alle speranze, poiché sapevo che giocando partitelle di tornei sui campi a 5 nessuno mi avrebbe notato, però poi quando è arrivata la chiamata del presidente, ho capito che era il momento giusto per dare il massimo.


Lei gioca nel ruolo di? 

 

Io sono terzino sinistro ma posso adattarmi anche come difensore centrale, il mister Cimmino ha visto in me quella cattiveria che qualsiasi difensore dovrebbe avere e devo dire che al momento non posso lamentarmi di nulla, anzi ne vado fiero, perché a volte ricoprire diversi ruoli all'interno del campo può fare la differenza. 

 

Grandi discussioni con i mister a volte ci sono, lei come pensa di comportarsi con il mister nel caso emergessero, imporrebbe il suo punto di vista, oppure discuterebbe serenamente?

 

Il mister Vincenzo Cimmino è una persona che ascolta molto, cerchiamo sempre di darci una mano tra di noi, perché ti ripeto, siamo più di una semplice squadra, per noi è famiglia, ci proteggiamo l'uno con l'altro e ci sosteniamo a vicenda, se ci sono discussioni all’interno dello spogliatoio più che  discussioni sono  dibattiti puramente calcistici, in conclusione  io vado d'accordissimo con il mister così come tutto il gruppo.

Il mister è una bravissima persona e insieme a lui ci toglieremo tantissime soddisfazioni.

 




In questo momento che ruolo ha all’interno del gruppo, mi spiego ascolta i consigli dei compagni, oppure tende a imporre la sua il suo punto di vista?

 

I ragazzi mi ascoltano tantissimo, sono un punto di riferimento per loro. Essendo il capitano ho molte più responsabilità e se devo essere sincero me le prendo con molto piacere, perché per me è un onore rappresentare questi colori e queste persone magnifiche, il calcio è bello anche per questo. Nonostante abbia un ruolo importante all'interno della società cerco di ascoltare sempre ciò che il gruppo deve dire, a volte dialogo con tutti singolarmente per capire per loro cosa andrebbe migliorato e cosa dovrebbe cambiare, proprio per cercare di far sentire importanti tutti, visto che  siamo tutti, per caratteristiche sia mentali che fisiche, importantissimi per questa società.

 

Un suo pregio e un suo difetto (calcisticamente parlando) 

 

Il mio pregio l'ho recuperato da poco, ovvero da quando ho recuperato del tutto la condizione fisica, sono uno che non molla, se perdo palla cerco sempre di andare a riprenderla, amo il fraseggio di palla veloce, per me è una cosa importantissima, il difetto lo lascerò decidere a te se verrai mai a vedere una nostra partita (ride).

 




Se lei domani ricevesse una chiamata da un club estero, se la sentirebbe di partire per questa nuova avventura?

 

Ho  una certa età, 29 anni e non sono certo pochi per questo sport, certo sarebbe stupendo ricevere delle offerte estere o addirittura italiane, ma sono legato a questo progetto e a questo gruppo e per quanto possano sembrare banali le mie parole ti dico che non cambierei società per altre, in primis perché stiamo creando un gruppo importante ed anche perché senza questa società non sarei più lo stesso.

Ci sono troppi pezzi importanti che lascerei, quindi per quanto mi possa lusingare l'idea di ricevere un’offerta, non mi muoverei mai da questa società.  

 

Il calcio sino ad ora che cosa le ha dato e cosa le sta togliendo?

 

Il calcio è passione e sacrificio, chi pratica questo sport sa perfettamente che nella vita quotidiana sei molto limitato, ma non ti pesa, perché quell'rettangolo ti da e ti trasmette cose e sensazioni che all'esterno non potresti mai avere.

 

Il calcio non toglie nulla, io fortunatamente non ho perso nulla, quindi questo lo dico per i ragazzi che magari stanno mollando, il successo è dietro l'angolo, non mollate mai e andate a prendervi sempre ciò che volete, se c'è impegno e ti poni degli obiettivi prima o poi raggiungerai il traguardo a cui tanto ambite.

 




Secondo lei grandi giocatori si nasce oppure ci diventa con un duro allenamento e nel condurre un vita sana e all’insegna del rigore?

 

Per me valgono entrambe le cose, in primis perché è uno sport che deve piacere, devi esserne innamorato, per quanto tu possa nascere con un passo in più in confronto ad altri, però con gli anni devi allenarti duramente per affinare le tue abilità e arrivare ad essere un giocatore completo.

 

Un sogno che vorrebbe che si realizzasse nell’immediato? 

 

Un mio sogno sarebbe portare questa società in alto, ormai è un progetto che sento anche mio, quindi sarebbe stupendo vedere questa società arrivare in alto, chissà, nella vita tutto può succedere.





A chi vorrebbe dedicare questa intervista?

 

Quest’ intervista la dedico alla mia ragazza, che è presente ad ogni mia partita privandosi della sua vita esterna per venire a supportarmi, ai miei compagni di squadra che sono un qualcosa di spettacolare;  so che leggerete quest'intervista, quindi sappiate che vi voglio bene e che sono sicuro che arriveremo lontano, alla mia famiglia, specialmente a mio padre che anche lui viene sempre a sostenere la mia squadra, anche al presidente e al mister, che fanno tanti sacrifici per questa società e mi hanno dato l'opportunità di ritornare a sognare, lì ringrazio per avermi dato la responsabilità di essere capitano, cercherò sempre di ricambiarli in campo portando serietà e professionalità in tutto ciò che faccio

 



Grazie.

 

 

19  11    2025

 

(Tutti i diritti riservati) 

 

 

 

 

 

 

sabato 15 novembre 2025

SEZIONE SPORT

 

 

 

Paolo Radi intervista

 

 


DOMENICO

ROMANO

 



 


Domenico Romano è un dirigente calcistico  campano e così si presenta: “ 

 

“Per quel che concerne il calcio giocato di categorie importanti non posso raccontare molto, poiché ho giocato in categoria giovanili ad esempio: nella Libertas Casavatore. 

Ho smesso presto causa diversi infortuni: lesione legamento caviglia e rottura cartilagine e ginocchio dx con operazione nel lontano 1996.

 

Dopo una lunghissima riabilitazione, sono rientrato nel mondo del calcio, diciamo un po’ casualmente, nell'anno 2016 con una squadretta di ragazzi 2004 /2005 in un torneo per una società nel napoletano: Unite Boys.

 

A seguito di quel torneo, il presidente decise di confermarmi per un altro anno alla guida della stessa categoria.

L'anno dopo 2017, sono stato chiamato da una altra società di calcio di Frignano portando con me gran parte del gruppetto di ragazzi che da qualche anno stavo allenando.

 

Nel 2018 invece passo dalla società di Frignano ad un altra di Villa di Briano, sempre con la categoria 2004/2005 ed in aggiunta 2006/2007.

 

Nel 2019 invece vengo contattato dalla società San Marcellino, comune in provincia di Caserta dove continuo il mio percorso con la stessa categoria e gran parte del gruppetto che ho cresciuto ed allenato da qualche anno, migliorando e arrivando a disputare   una finale di coppa purtroppo persa.

 

Nel San Marcellino milito 2 anni e decido purtroppo dopo molti anni di abbandonare il mio amato gruppetto del 2004 /2005 per allenare la squadra U19 della società F.C. Lusciano dove riusciamo ad ottenere un quinto posto molto soddisfacente visto la poca qualità tecnica che avevo a disposizione. 

 

Dal 2022 invece dopo un piccolo colloquio con il presidente di una società di Lusciano la Frocalcio, vengo ingaggiato per un nuovo ruolo di direttore sportivo per categorie agonistiche giovanili dall’ U14 fino ad U19.

 

In questa società ho trovato molte idee che mi accomunano con la dirigenza, una su tutte la crescita dei ragazzi, con la possibilità di migliorarli sia tecnicamente che mentalizzarli in campo e fuori.

 

Dal 2021 ho questo nuovo ruolo che mi diverte tanto e mi da molti stimoli.

 

In questa società abbiamo partecipato a campionati di prima categoria per 2 anni consecutivi, affrontando la categoria con molti ragazzi giovani alle prime esperienze, poiché l'obiettivo della società è di credere nei giovani, migliorarli e valorizzarli lavorando seriamente ed assiduamente. 

 

Questo è il motivo per il quale milito in questa società ormai da 4 anni.

La reputo una società seria con i sani valori dello sport giovanile.”

 

 

 

 

Come prima domanda le voglio fare questa: lei da quattro anni se ho ben capito bene è il direttore generale della Frocalcio, deduco che lei si senta a casa sua, che cos’ha questa società di particolare?

 

In primis tiene alla crescita tecnica del calciatore, ma allo stesso tempo cerca di formare anche i ragazzi dal punto di vista caratteriale, inoltre cerca di far comprendere loro quale dev’essere dargli la giusta mentalità per essere uno sportivo, di logica conseguenza quella di un calciatore. 


Quando ha capito che il calcio sarebbe stata la sua passione?

 

Da sempre dalla nascita, da piccolo potrei dire che  al posto del cuscino avevo un pallone. 

 

I suoi genitori hanno cercato di assecondarla, oppure le hanno detto la classica frase: “...non sarebbe meglio che pensassi allo studio?”

 

Questa è una frase che tutti ci siamo sentiti dire, certo sappiamo tutti che la scuola è la cosa più importante per potersi immergere nell 'ambito lavorativo oltre dal punto di vista culturale.

Credo che ogni ragazzo debba svolgere un’attività fisica, sia come svago quindi dal punto di vista di benessere mentale sia per migliorare e potenziare il fisico. 

Inoltre lo sport aiuta a prevenire molte patologie, oltre a dare un benessere mentale .



 




A causa di un infortunio lei lascia il calcio giocato e diventa allenatore, come è riuscito a superare quel brutto momento?

 

Diciamo che purtroppo fanno parte della vita di uno sportivo e soprattutto nel calcio.

Quando poi ti rendi conto che non riesci più a rendere come vorresti a malincuore resti nel calcio con ruoli extra-campo, te ne devi fare una ragione, purtroppo.

 

Lei ha allenato diverse squadre, c’è una squadra a cui è rimasto più legato?

 

Non ci sono squadre a cui tengo di piu, anche perché credo che la più amata sia la squadra dei colori che al momento indossi.

 

Dei calciatori oppure dei  ragazzi  da me allenati ho un ottimo ricordo  e la cosa che più gratifica e di aver lasciato un buona impronta, e di ciò mi rendo conto quando li incontro sui campi oppure extra-campo .

 

Qual è la principale qualità che deve avere un allenatore? 

 

Ad oggi, secondo il mio parere, l'allenatore oltre le capacità nell’  insegnare il calcio, credo che debba lavorare anche sulla psicologia di ogni singolo ragazzo, soprattutto oggi che abbiamo ragazzi molto fragili psicologicamente.


 Qual è il suo stato d’animo prima di una partita? Quali consigli dà ai giocatori?

 

Dico sempre ragazzi di dare il tutto per tutto, devono mettere in campo quello che hanno: l'impegno a prescindere dai limiti personali calcistici e dunque il cuore, le gambe, ma soprattutto la testa...

Ogni cosa va presa con giusto impegno e determinazione. 

 

E alla fine di una partita, invece? Ripensa a quello che ha sbagliato a livello tattico, oppure volta pagina? 

 

Di solito a fine partita ai ragazzi non rimprovero niente, cerco sempre di far sbollire e poi lavorare sugli errori. 

 

Com’è ha vissuto il periodo del Covid, era fiducioso sul fatto che prima o poi si sarebbe tornati alla normalità, o invece pensava che questo periodo negativo sarebbe durato molto a lungo?

 

È stato un periodo brutto per tutti purtroppo, sapevamo che ne saremmo usciti, ma non si sapeva quando dovevamo stare lontano dalla normale vita quotidiana, ma soprattutto dai campi. 

 

 Che cosa le sta dando il calcio e che cosa le sta togliendo? 

 

Dando: tante soddisfazioni, emozioni difficili da spiegare.

Togliendo: forse molto tempo alla mia famiglia visto gli impegni.

 

Ora lei è dirigente, immagino che sia sempre impegnato, per chi non conosce bene lo sport del calcio, in cosa consiste il suo lavoro?

 

È un ruolo importante, dove non devi dare niente per scontato, devi essere sempre sul pezzo, non far mancare nulla a tutta la giostra del calcio, tutto ciò a partire dai mister, collaboratori, calciatori, genitori, sino ad arrivare al presidente, anche perché deve far quadrare i conti della società. 

Quindi organizzare rose, eventi, partite, tornei ed osservare calciatori nuovi, oltre alle faccende burocratiche da svolgere (tesseramenti, etc).

 

 

 


 


Un sogno che vorrebbe che si realizzasse nell’immediato?

 

Un calcio più sano, soprattutto dal punto di vista della crescita sino all’educazione dei ragazzi.

Tutto ciò senza violenza, poiché ogni settimana assistiamo a scene davvero assurde sui campi e questo non fa bene alla società. 

 

A chi vorrebbe dedicare questa intervista?

 

Sicuramente in primis a mia moglie e alla mia famiglia che mi sopporta e mi supporta, questo perché come le dicevo gli impegni sono tanti e spesso togliamo il tempo alle nostre famiglie pur sapendo che non lo recuseremo più. Senza il loro supporto sarebbe tutto più difficile. Quindi ringrazio loro per la comprensione.

 

Grazie 

 

15  11     2025

 

(Tutti i diritti riservati) 

 

domenica 9 novembre 2025

SEZIONE SPORT

 

 

 

 

Paolo Radi intervista

 

 

VITO

FANELLI

 

 


     



Mi chiamo Vito fanelli e sono  nato a Bari il 15/12/1967 sono cresciuto nel settore Giovanile del Monopoli Calcio dove a 17anni ho esordito in C/1, le altre società dove ho militato sono state le seguenti: Barletta, Potenza, Matera, Maglie, Bisceglie, Ostuni, Rionero in Vulture Manduria, Trani, Real Piedimonte.

 

Da allenatore ho vinto due Campionati di eccellenza e uno di Promozione, ho fatto anche presenze con la nazionale militare e dilettanti.

 

Ora sono 15 anni che mi piace formare giovani calciatori svolgo anche il lavoro come scouting, copro la Puglia per La Vigor Global di Claudio Vigorelli, chi mi ha dato questa possibilità è stato Andrea Ritorni il nostro Capo Scouting.

 

 




Come prima domanda le voglio fare questa: i  suoi genitori hanno cercato di assecondarla, oppure le hanno detto la classica frase: “...non sarebbe meglio che pensassi allo studio?”

 

Ai miei genitori avrebbe fatto piacere se continuavo la scuola, ma ero arrivato ad un punto dove a 16 anni e mezzo, facevo già parte della prima squadra – settore giovanile del Monopoli calcio – e quindi non andavo mai a scuola, i vari allenamenti e le trasferte mi hanno obbligato a fermarmi. Però quando ho avuto la possibilità ho ripreso gli studi perché riuscivo ad abbinare sia il calcio sia lo studio.  

 





Che effetto le ha fatto esordire in C1 con il Monopoli calcio? Immagino che sarà stato molto bello ed emozionante.

 

Il mio esordio me lo ricordo ancora, era l’11 novembre 1986 in quel momento ero in panchina, anche perché avevo da poco compiuto 17 anni e quando il mister Colautti mi disse:”Riscaldati” è chiaro che mi tremavano un po’ le gambe, poi da quel momento ho pensato solo a giocare, non pensando più a niente. Da quel momento è partita la mia carriera, si giocava Monopoli-Cosenza e terminò 1 a 1.

 

Lei ha poi giocato in diverse squadre, a quale è rimasto più   legato? 

 

Comincio con il dire che ho avuto il piacere di giocare in piazze prestigiose, ad esempio: Matera, Potenza, Barletta, Trani, non sono legato a una squadra, ma a tutte, ho lasciato un buon ricordo e ho molti amici. A quei tempi per il calciatore si aveva un certo riguardo, comunque, però ripeto dopo tanti anni ti rivedi e ti risenti, inoltre ho legato con qualche tifoso.

 






Lei giocava nel ruolo di? 

 

Terzino sinistro,  avevo “tanta corsa”, avevo un buon piede, questo è stato il mio ruolo naturale, mentre negli ultimi 4 o 5 anni sono diventato centrocampista.

 

Grandi discussioni con i mister le ha avute oppure ha sempre accettato le loro decisioni con serenità?

 

Ho sempre rispettato le decisioni, sono sempre andato d’accordo con tutti gli allenatori che ho avuto, ti faccio questi nomi: Colautti,  Carrano, Marcello Pasquino, Antonio La Palma, Santin Gianfranco Casarsa, tra l’altro tutti erano calciatori di livelli molto alti, da loro ho preso sempre degli spunti interessanti, non solo mi hanno dato tanto sotto l’aspetto umano e sportivo, di questo mi sento gratificato visto che  oggi che svolgo il loro mestiere.



 





Generalmente che ruolo aveva all’interno del gruppo, mi spiego: ascoltava i consigli dei compagni, discute serenamente con loro, oppure tendeva a imporre la sua volontà?

 

Negli spogliatoi dove ho giocato mi sono sentito sempre leader, anche quando ero giovane, leader tra virgolette, con il dovuto rispetto perché posso dire di aver vissuto con tanti fratelli, era lo spirito di gruppo che ti portava ad arrivare all’obiettivo finale, è ovvio che il gruppo è fondamentale, naturalmente ascoltavo gli altri, perché quando sei giovane qualche anziano ti dà dei consigli e viceversa è capitato a me quando ai giovani ho potuto dare loro dei suggerimenti.

 

Ad un certo punto lei diventa allenatore, come mai questa scelta (il calcio non lo voleva proprio lasciare)? 

 

Divento allenatore, attenzione, allenatore è una parola importante, diciamo che quando non avevo più stimoli ho avuto la possibilità di fare l’allenatore in campo, cioè ero allenatore e calciatore, e l’anno dopo nel 2003 ho avuto la possibilità di allenare una squadra di eccellenza in Basilicata, l’Avello, dove o per fortuna o per bravura abbiamo vinto subito il campionato.

 






Secondo lei la qualità migliore che deve avere un allenatore quale dev’essere?

 

L’allenatore deve avere tante qualità, una preparazione a 360°, questo perché devi fare lavorare la squadra in base alle tue idee calcistiche e poi devi essere autoritario perché sei solo contro la squadra, devi farti rispettare, creare un rapporto professionale con loro perché sono poi loro i protagonisti. Ritengo che l’allenatore oggi rispetto ai miei tempi sia anche cambiato, oggi c’è uno staff, c’è il personal trainer, hanno più possibilità di essere più liberi. In conclusione posso dire che quello che conta è il rapporto con i giocatori.

 

Ora lei, è scouting per la Vigor Global, quando vede giocare un ragazzo che cosa la colpisce di più, oppure che cosa dovrebbe colpirla maggiormente? 

 

Sì, sono 4 anni che lavoro con la Vigor Global di Claudio Vigorelli che è uno degli agenti più importanti al mondo e non posso che essere fiero di lavorare per lui, però devo dire grazie al mio capo-scouting che ho avuto il piacere e l’onore di conoscere 4 anni fa e si chiama Andrea Ritorni, egli mi ha dato la possibilità di essere scouting per la mia regione, e questo mi ha permesso di avere quella linfa vitale per ripartire e reinserirmi nel calcio professionistico.







Che cosa le ha dato il calcio e che cosa le ha tolto?

 

Posso affermare che il calcio ti dà e ti toglie come ogni cosa nella  vita quotidiana, ma, forse quello che mi ha tolto è questo, quando ho iniziato la mia carriera a fine campionato c’erano due squadre importanti che mi volevano: la Cremonese e l’Atalanta, però io ero legato con contratto triennale con il Monopoli, il mio presidente non volle darmi a titolo gratuito, perché voleva economizzare su di me, questo è stato il mio rimpianto perché io non ero nessuno, anche se giocavo in C1, però se avessi avuto quella possibilità forse la mia carriera sarebbe potuta cambiare, ma non rimpiango nulla visto che ho potuto vestire anche la maglia della Nazionale Dilettanti, la maglia della nazionale militari, nel complesso sono soddisfatto di quello che ho realizzato.

 

Un giocatore che lei ammira?

 

Di calciatori che ho ammirato ce ne sono stati tanti, credo che dal punto di  vista comportamentale e come educazione calcistica Maldini e Del Piero siano stati i più esemplari.

 

Un sogno per il futuro

 

Non ho mai pensato a un futuro da quando ho iniziato a dare il primo calcio alla palla, ho sempre pensato che il calcio ti riserva sempre delle possibilità, ogni giorno cerco di lavorare e di dare il meglio di me stesso ai giovani. 






A chi le piacerebbe dedicare questa intervista?

 

La dedico a coloro che hanno stima di me, e ti ringrazio per la possibilità che mi hai dato.

 

 

Grazie 

 

08  11      2025 

 

(Tutti i diritti riservati)