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domenica 22 marzo 2026

SEZIONE SPORT

 

 

 

 

Paolo Radi intervista

 


 

ALEN

HRUSTIC

 


 

Alen Hrustic è un giocatore   di calcio nato Roma il due marzo del 1991 e così si presenta: 

 

 

“Ho cominciato a giocare a calcio a 13 anni, giocavo con il De Rossi nei giovanissimi provinciali.

Quell'anno ho fatto 50 gol, così a fine campionato mi ha comprato la Lodigiani che militava in serie C, quindi con loro ho fatto i giovanissimi nazionali dove abbiamo vinto il campionato. L'anno seguente andai all'Albalonga che militava in serie D.

 

Feci 2 anni von le giovanili e poi al terzo anno andai in prima squadra in eccellenza, avevo 17 anni.

Da lì passai al San Cesareo in promozione, dove vincemmo campionato e coppa Italia. Feci un altro anno con loro in eccellenza e poi andai sempre in eccellenza alla Diana Nemi, in questa squadra ebbi i primi problemi con i rimborsi da parte della società, così decisi di smettere.

 

Successivamente  conobbi il presidente dell’Atletico Vescovio che mi convinse a vestire i loro colori, feci un anno e andai via.

 

Altre sono le squadre dove militai:  Alberone, Pegaso, Castelnuovese.

Altra squadra per me importante è stat la  Fidene ,dove abbiamo vinto il campionato e rimasi lì 2 stagioni.

Dopodiché andai per 3 stagioni al Colle Salario, alla fine la mia ultima annata l'ho fatta all’Olimpus Roma.”

 

 

 

La prima domanda che le voglio fare è la seguente, sappiamo che è da qualche anno che lei non scende più in campo, ci dica la verità, quanto le manca il calcio?


Il calcio mi manca. Anche perché lasciare come l'ho lasciato io fa male.

Però ci si abitua e oramai le domeniche sono dedicate alla famiglia.



Per questa intervista devo ringraziare suo fratello Alija, precisato questo, devo dire che sono rimasto stupito dal suo curriculum calcistico, qual è stato il suo segreto per raggiungere certi obiettivi?


Segreti non credo che ci siano. La cosa più importante per un giocatore è avere gli stimoli giusti e la consapevolezza dei propri mezzi, poi subentrano altri fattori come l'allenatore e i compagni di squadra.


La domanda classica che faccio sempre: quando ha scoperto che il calcio sarebbe diventato la sua più grande passione?


Fin da piccolo l'unico pensiero era il pallone. Ad ogni compleanno speravo di riceverne almeno uno. È stato un ottimo amico!





Sia lei che suo fratello avete che eravate giovanissimi a giocare, c’era competizione fra voi due, e successivamente qualche rivalità ci sarà stata, oppure no


Io e mio fratello ci siamo sempre distinti nel giocare a calcio, questo ha fatto sì che ci trovassimo spesso da avversari, però io ho sempre fatto il tifo per lui, anche se avrebbe meritato categorie molto più importanti di quelle che ha calcato.


A 13 lei gioca nel De Rossi,  giovanissimi provinciali,  che tipo di esperienza è stata?


Il De Rossi è stato per me il battesimo calcistico, una società fatta di persone per bene che guardano ancora al benessere del ragazzo prima dei risultati sportivi. È stata per me una seconda famiglia. Infatti per andare via da loro ho aspettato che arrivasse qualche ingaggio da qualche squadra professionista, prima di loro ho rifiutato tutti i club più  blasonati di Roma.


Subito dopo viene comprato dal Lodigiani, serie C, giovanissimi nazionali, la squadra vince il campionato, in quel momento che cosa ha provato?


La Cisco Roma (Lodigiani) è stata un'esperienza fondamentale per capire le vere dinamiche del calcio. Ho avuto la fortuna di avere un allenatore molto preparato ed empatico con me (Mario Apuzzo). L'impatto non è stato semplice, perché avrei voluto giocare di più di quanto ho fatto. Però quando sono arrivato non ero preparato né fisicamente né mentalmente, poi durante la stagione sono riuscito a tirar fuori il mio potenziale.






E poi sono tante le squadre dove lei ha militato, qual è quella dove ci ha lasciato il cuore?


Di squadre ne ho girate tante; il cuore l'ho lasciato in due gruppi: l'Olimpus Roma e Il Colle Salario, alcuni giocatori sono diventati amici nella vita; devo precisare che ho avuto uno degli allenatori più bravi che conosco: il mister Gianluca Soldati.


Quando lei è nel De Rossi, segna 50 goal, la domanda sorge spontanea, come c’è riuscito?


Istinto.


Grandi discussioni con i mister le ha avute oppure ha sempre accettato le decisioni con serenità?


Ho sempre avuto un carattere forte. Spesso sono stato il capitano delle squadre dove ho giocato.


Comunque ci sono stati allenatori con cui non volevo avere rapporti e con altri sono venuto alle mani. Poi ho avuto allenatori come Carlo Massimi, un uomo straordinario che sa entrare nella testa dei giocatori e che lavora con metodi unici, a mio avviso il più bravo che ho avuto.



Generalmente che ruolo aveva  all’interno del gruppo, mi spiego ascoltava i consigli dei compagni, discuteva serenamente con loro, oppure tendeva a imporre la sua volontà?


Il rapporto con le persone generalmente è sempre stato ottimo, soprattutto gli ultimi anni. Quando ero più piccolo ero molto istintivo, non accettavo di buon grado quello che mi si diceva.


Un suo pregio e un suo difetto (calcisticamente parlando) 


Pregio, credo la tecnica e atteggiamento. Difetto, la poca pazienza e l'inclinazione agli infortuni.


Se avesse la possibilità di tornare indietro, cambierebbe qualcosa, oppure è soddisfatto di dove è arrivato sino ad ora? 


Se tornassi indietro scriverei una storia totalmente diversa da quella che ho scritto.


Famiglia e amici quanto sono importanti per lei? 


Famiglia e amici vengono prima di tutto tutto!

Io ho un bisogno estremo di passare il tempo con loro.







Un sogno che vorrebbe che si realizzasse nell’immediato? 


I sogni non si svelano finché non si realizzano.


A chi vorrebbe dedicare questa intervista?


La dedico a mio fratello! 


Ultima domanda: se dovesse giocare una partita contro suo fratello, chi vincerebbe?


Dipende, se giochiamo porta a porta forse io, se giochiamo a 11 sicuramente lui, io non corro più!


Grazie

22 03 2026

(Tutti i diritti riservati) 


venerdì 20 marzo 2026

SEZIONE SPORT

 

 

 

 

Paolo Radi intervista

 

 

 

 

VINCENZO

RUSSO

 

II INTERVISTA

 

 


    

 

 

Vincenzo Russo è un giocatore   di Napoli (classe 1985) ruolo difensore centrale, negli ultimi 4 anni ha militato nei seguenti club; Nocerina, Nola, e negli ultimi due anni presso il Real Aversa.

 

 


    Vincenzo Russo con il Manfredonia


Questa è la seconda intervista che facciamo e dalla prima sono passati diversi anni, La prima domanda che le voglio fare è la seguente, lei negli ultimi due anni ha militato nel Real Aversa, che anni sono stati? Tra l’altro è una squadra che è cresciuta molto. 

 

Sì, Paolo è la secondo intervista che facciamo e per me è sempre un piacere.

Sono stati gli ultimi due anni dell mia carriera, in verità sono stato un anno e mezzo, il primo anno è stato un campionato dove tutti ci davano per retrocessi al girone di andata, e invece facemmo un campionato strepitoso, addirittura sfiorando i play off.

L’anno dopo pure fu un inizio importante, però per vari motivi decisi di abbandonare il calcio giocato.

 

Invece che cosa mi sa dire dell’esperienza che ha avuto al Nocerina e al Nola?

 

A Nocera arrivai a dicembre dopo che mi svincolai da Taranto, beh che dire andai via da una piazza importante e approdai in un’altra piazza anche essa blasonata, però durò poco (3 mesi), nonostante ciò, stavamo facendo bene. Poi l’anno dopo, dopo tutta la bufera della pandemia firmai a Nola, fu un anno di alti e bassi ma personalmente sono stato bene sia con l’ambiente che con i compagni di squadra.

 





Quando ha scoperto che il calcio sarebbe diventato la sua più grande passione?


Mio padre mi diceva che io all’età di 3 anni stavo sempre con un pallone in mano, poi sai crescendo giocavo con gli amici per strada e all’età di 8 anni la mia famiglia decise di iscrivermi ad una scuola calcio e da lì è iniziato il mio percorso “calcistico”.

 

In questo momento, quanto le manca il calcio?

 

Il calcio mi manca tanto, manca quella tensione prima delle partite, l’odore dell’erba prima di entrare in campo, ma la cosa che mi manca di più è stare nello spogliatoio con gli amici.

 

Per il futuro ha intenzione di diventare allenatore? 

 

In verità fare l’allenatore non è che mi piaccia tanto, però non escludo il patentino, nella vita mai dire mai.

 

Lei ha giocato in tanti importanti club, qual è stato il suo segreto per arrivare a giocare ad alti livelli?

 

Più che alti livelli ho giocato in varie piazze importanti dove mi sono levato tante soddisfazioni, non c’è un vero e proprio segreto, ma l’importante è allenarsi bene e fare una vita sana, ma soprattutto darti un obiettivo da raggiungere.

 




Lei ha giocato in diverse squadre, a quale è rimasto più   legato? 

 

Diciamo che sono quasi legato a tutte le squadre dove  ho giocato, perché ognuna di essa mi ha regalato un’emozione diversa e quindi scegliere una squadra in particolare mi è difficile.

 

Secondo lei, grandi giocatori si nasce o ci si può arrivare con un duro allenamento?

 

Per diventare un grande giocatore ad alti livelli bisogna veramente allenarsi duramente, sacrificare gran parte della tua vita e dedicarti solo al calcio, pure quello che nasce con il talento ed ha una marcia in più, comunque, deve sacrificarsi e allenarsi duramente.

 

Generalmente che ruolo aveva  all’interno del gruppo, mi spiego ascoltava i consigli dei compagni, discuteva serenamente con loro, oppure tende a imporre la sua volontà?

 

Io quand’ero giovane cercavo sempre d’imparare da quello più grande ed esperto di me, perché sono loro che ti fanno crescere per poi acquistare tu quell’esperienza, esperienza  che ti porterai  nel tuo percorso calcistico

 





Se avesse la possibilità di tornare indietro, cambierebbe qualcosa, oppure è soddisfatto di dove è arrivato sino ad ora? 

 

Se dovessi tornare indietro più che cambiare qualcosa modificherei qualcosa ,oppure starei più attento a fare delle scelte.

 

Che cosa le ha dato il calcio e cosa le ha tolto?

 

Il calcio non mi ha tolto nulla anzi mi ha dato tanto, mi ha regalato emozioni, soddisfazioni e mi ha dato la possibilità di conoscere tanta gente.

 

A chi vorrebbe dedicare questa intervista?

 

Dedico questa intervista ai miei figli che sono piccoli e mi dispiace tanto che non hanno potuto vedermi giocare e gioire con me nei momenti belli della mia carriera.

 



 

Grazie

 

20  03     2026

 

(Tutti i diritti riservati) 

 

 

 

 

 

 

 

 

lunedì 16 marzo 2026

SEZIONE SPORT

 

 

 

 

Paolo Radi intervista

 

 

 

 

LUCA

PIPOLI

 

 2° INTERVISTA 








"Luca Pipoli è nato 05/02/1996 a Foggia Ha iniziato a muovere i primi passi nella scuola calcio Cosmano sport all’età di 5 anni dove ha giocato per 9 anni. All’età di 11 anni iniziarono ad arrivare le prime chiamate e inizia a girare l’Italia facendo vari provini Bari, Roma, Juve, Reggina e tante altre fini ad arrivare a Parma.




4 anni fa militava  in serie D a Cattolica,  poi si è  trasferito  e stabilito in Emilia Romagna dove ha iniziato a lavorare in sequenza, ha giocato nel campionato di eccellenza : Fabbrico Calcio, Correggese Calcio ( con cui ha  vinto il campionato lo scorso anno), quest’anno gioca nel Rolo Calcio"

 

 

 

  

    La prima domanda è la seguente sono passati 6 anni dall’ultima intervista, e sono contento di ritrovarla, in questi sei anni com’è cambiata la sua vita, a livello calcistico e professionale?

 

La mia vita professionale è cambiata mi sono laureato in scienze motorie e a breve conseguirò una seconda laurea magistrale.

Gestisco una palestra con un mio caro amico fraterno e nel mentre gioco a livello dilettantistico nel campionato di eccellenza.

 

Il calcio cosa le ha dato, cosa le stando, però cosa le ha tolto?

 

Il calcio mi ha dato tutto, e mi ha reso quello che sono e quello che è il mio stile di vita.

La cosa che mi ha tolto è la vicinanza alla mia famiglia ed i miei amici questa è l’unica cosa che adesso che sto crescendo so che non tornerà mai più.

 

I suoi genitori hanno appoggiato e appoggiano le scelte attuali?

 

Diciamo che le scelte le ho sempre fatte di testa mia fin da quando sono andato via di casa a 14 anni, ma loro mi hanno sempre appoggiato.

 





Quattro anni fa lei giocava a Cattolica, com’è arrivato in quel club, e come si è trovato? 

 

Sono arrivato a Cattolica Grazie al direttore Galassi allora direttore sportivo del club che mi aveva già cercato anni prima quando era nel Parma Calcio.

 

Altri due club in cui lei ha militato sono stati: il Fabbrico Calcio e la Correggese Calcio, come si è trovato?

 

Sono tornato in Emilia Romagna per stabilirmi qui perché è una regione in cui si vive molto bene.

Dopo di che ho ricevuto le prime chiamate il Fabbrico mi ha subito convinto per il progetto e le persone che ci lavoravano è una piccola realtà ma si sta veramente bene.

 

L’anno dopo Correggese è stato un ritorno di fiamma loro erano 2 anni che provavano a vincere nuovamente il campionato io ci ero stato 10 anni prima ed allora avevamo vinto i play off di serie D è stato un piacere tornarci e vincere nuovamente.

 





L’anno scorso con la Correggese calcio lei vince il campionato, una bella soddisfazione, non trova?

 

La soddisfazione nel vincere un campionato credo non si possa spiegare per chi come me vive di questo sport.

questo è il mio secondo campionato vinto in carriera che si va ad aggiungere a due play off e l’emozione è sempre fortissima.

 

In questo momento lei gioca nel Rolo Calcio, che tipo di società è?

 

Al momento sono nel Rolo una società di eccellenza in provincia di Reggio Emilia abbiamo un obbiettivo differente rispetto a quello dell’anno scorso però gli stimoli sono sempre gli stessi.

 

Nel corso della sua carriera ha mai avuto dei diverbi con i vari mister che ha avuto, oppure ha sempre accettato le decisioni con serenità?

 

Nel corso della mia carriera non ho mai avuto diverbi con allenatori, in alcuni casi però ovviamente non è nato il giusto feeling tra mister e giocatore ed ho deciso poi di prendere altre strade.

 

Generalmente che ruolo ha all’interno del gruppo, mi spiego ascolta i consigli dei compagni, discute serenamente con loro, oppure tende a imporre la sua volontà?

 

Nel gruppo cerco di essere sempre un esempio soprattutto per i più giovani a livello di comportamenti, professionalità ed impegno.

 

Un suo pregio e un suo difetto (calcisticamente parlando) 

 

Credo sia lo stesso non so accettare la sconfitta. Voglio sempre vincere in qualunque modo.

 

Se avesse la possibilità di tornare indietro, cambierebbe qualcosa, oppure è soddisfatto dei traguardi raggiunti?

 

Se dovessi tornare indietro cambierei molte scelte che ritengo sbagliate che purtroppo fanno parte del percorso io purtroppo non ho una famiglia che sta nello sport e quindi in giovane età ho preso delle scelte che poi con il tempo credo mi abbiano penalizzato molto.

Però tutto sommato sono in pace con me stesso perché ho dato tutto e continuo a farlo ogni giorno.

 

Un giocatore che lei ammira tantissimo? 

 

Un giocatore che ammiro molto che purtroppo è andato via dal campionato italiano e Theo hernandez.

 

Questa domanda la faccio a volte, poniamo il caso che lei riceva un’offerta per giocare in un club estero, se la sentirebbe di partire per questa nuova avventura?

 

Se ci fosse un offerta di un club estero non avrei problemi a valutarla come ho fatto già in passato quando ho accettato il progetto in Svizzera ovvio che adesso ci sarebbero da valutare più cose rispetto a qualche anno fa.

 






A chi vorrebbe dedicare questa intervista?

 

Dedico questa intervista alla mia ragazza che mi ha accompagnato in questi ultimi anni.

 

 


Grazie

 

 

 16        03  2026 

(Tutti i diritti riservati)  

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

venerdì 13 marzo 2026

SEZIONE SPORT

 

 

 

 

Paolo Radi intervista

 

 

 

 

FRANCESCO

GIONTI

 

 

Francesco Gionti è un giocatore di calcio e abita a  Marcianise   e così si presenta: “ 

 

“Mi chiamo Francesco Gionti classe 2007 nato a Marcianise in provincia di Caserta e gioco a calcio da 13 anni. Ho militato nelle seguenti scuole calcio:  ASD Recale, Sporting Curti Camorani,  Ciano Academy, nella Juniores del Gladiator e nella Juniores dell’ Academy San Nicola, si tratta di  una squadra di prima categoria dove ho avuto anche spazio nella prima squadra.  Attualmente ho un contratto nel Casapesenna, club di promozione campana.”

 








La prima domanda che le voglio fare è la seguente come sta andando questa stagione calcistica, soddisfatto delle sue prestazioni, oppure ritiene che possa fare vedere ancora altro?

 

Questa stagione calcistica mi è servita molto sotto l’aspetto personale e agonistico, è la mia prima esperienza tra i grandi. Sono soddisfatto relativamente in quanto vorrei puntare a migliorarmi sia dentro che fuori dal campo.

 

Quando ha scoperto che il calcio sarebbe diventato la sua più grande passione?

 

Fin da subito.

 

I suoi genitori hanno cercato di assecondarla, oppure le hanno detto la classica frase: “...non sarebbe meglio che pensassi allo studio?” Dobbiamo precisare che lei si è diplomato e che ha saputo unire, studio e sport.

 

Sì, i miei genitori hanno appoggiato questa mia scelta in quanto ho trovato il giusto equilibrio tra il dovere e la passione.

 

Lei ha giocato in diverse squadre, a quale è rimasto più   legato? 

 

Una delle squadre a cui sono rimasto più legato è stata l’ Academy San Nicola dove ho conosciuto il direttore Stefano Carta che fin da subito mi ha seguito facendomi crescere calcisticamente e come uomo,  lo  ringrazio per avermi dato l’ opportunità di farmi giocare tra i grandi.









Lei gioca nel ruolo di centrocampista, qual è la sua sensazione quando è nel rettangolo verde?

 

Quando sono in campo sento una sensazione di responsabilità, adrenalina e la voglia di dare il massimo per i compagni.

 

Si ricorda il suo goal più bello?


Sì, un goal a volo in una finale di un torneo.

 

Qualche discussione con i mister c’è stata,    oppure ha sempre accettato e accetta le decisioni con serenità?

 

Il dovere decisionale spetta al mister, il mio compito è di farmi trovare sempre pronto.

 

Generalmente che ruolo ha all’interno del gruppo, mi spiego ascolta i consigli dei compagni, discute serenamente con loro, oppure tende a imporre la sua volontà?

 

All’ interno dello spogliatoio ci sono molte persone esperte, quindi cerco di trarre il meglio da loro per imparare qualcosa di nuovo.

 

Un suo pregio e un suo difetto (calcisticamente parlando)? 

 

Un mio pregio è che sono un calciatore con molta voglia di fare mentre ,un mio difetto e che a volta voglio strafare.

 

Lei milita nel Casapesenna, e io tempo fa ho intervistato il Direttore Sportivo Stefano Carta, che cos’ha di speciale questo club?

 

Partendo dalla società c'è una grande organizzazione di conseguenza si è creata una grande famiglia unita. 

 

Se lei dovesse ricevere una bella offerta per giocare all’estero, se la sentirebbe di partire per questa nuova avventura?

 

Considerando la mia giovane età ogni occasione bisogna coglierla.

 

Un giocatore che lei ammira tantissimo? 

 

Un giocatore che ammiro tantissimo è Stanislav Lobotka perché è un giocatore sicuro e che si sacrifica molto per la squadra. 

 

Famiglia e amici quanto sono importanti per lei? 

 

⁠⁠Penso che la famiglia e gli amici vengono prima di tutto.

 

Un sogno che vorrebbe che si realizzasse nell’immediato? 

 

Avere successo con il calcio.

 




A chi vorrebbe dedicare questa intervista?

 

Alla mia famiglia dove ho trovato sempre un appoggio e voglio menzionare di nuovo il direttore Stefano Carta

 

Anche io ringrazio il direttore sportivo Stefano Carta per avermi concesso l’opportunità di conoscere Francesco Gionti e ciò mi ha permesso di poterlo intervistare.

 


Grazie

 

13  03     2026

 

(Tutti i diritti riservati)