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venerdì 5 giugno 2026

SEZIONE SPORT

 

 

 

 

Paolo Radi intervista

 

 

 

 

LUCIO

BRUNETTI

 

 





 

 

 Lucio Brunetti è un giocatore   di calcio di Napoli, nato il 15 di ottobre del 2004. Dal 2020 al 2022 è stato nel settore giovanile a Pontedera, successivamente ha militato nelle seguenti squadre: Unipomezia, eccellenza laziale (10 presenze); poi Olympia Agnonese, qui ha partecipato al torneo delle regioni (10 presenze); anno 2022 -2023: Manfredonia in serie D (due coppa Italia e 6 presenze); Castelnuovo Vomano (presenze); 2024-2025:  Olympia Agnonese (20 presenze e due goal); 2025-2026: Olympia Agnonese (30 presenze, 2 goal e un assist).

 

Come ci racconta egli stesso: 

 

“Prima di approdare in Toscana ho cambiato tre scuole calcio la prima dove sono cresciuto: la Recca Sporting Club, un ambiente sano e familiare dove porterei un mio futuro figlio senza batter ciglio, con la seconda InterNapoli Football Club   vincemmo un campionato senza perdere alcuna partita, raggiungendo i playoff e dominando poi la coppa Campania con 5 vittorie su 5, in quell’ annata pareggiammo anche 1-1 con il Napoli e vincemmo 2-0 con la Roma a Trigoria. 

 

E infine con Real Casarea, (società che non ha bisogno di presentazioni), anche qui raggiungemmo i playoff. 

 

Durante il settore giovanile a Pontedera ho avuto la fortuna di giocare un torneo prestigioso come la Viareggio Cup, siamo passati in un girone difficile dove militavano le seguenti squadre: Spal, Genoa e New York, il nostro sogno si è interrotto agli ottavi contro l’Inter. Sempre lo stesso anno abbiamo raggiunto la semifinale nazionale playoff, dove siamo stati eliminati contro la Juve Stabia.

 

Dopo Pontedera sono stato nel Lazio con l’Unipomezia, è stata la mia prima esperienza tra le grandi, società, presidenti e compagni straordinari che mi hanno fatto crescere tanto. 

 

L’anno dopo sono approdato al Manfredonia in serie D, dove ero partito bene collezionando 8 presenze, poi ebbi una squalifica e scalai nelle gerarchie, posso dire di esserci sono stato veramente bene, però purtroppo a dicembre di quell’anno ho commesso la scelta più sbagliata della mia carriera, decisi di andare via, e tra una cosa e l’altra mi ritrovai in eccellenza al Castelnuovo, dove poteva andare sicuramente meglio, ma preferisco fare silenzio per non infierire. 

 

Dopo un infortunio sono stato accolto a braccia aperte qui ad Agnone, per me è una seconda casa, lo scorso anno eravamo patiti male, basti pensare che avevamo 11 punti ad inizio nel girone di ritorno, ma grazie a un cambio di rotta non perdemmo più una partita e arrivammo addirittura a soli 5 punti dai playoff. 

 

Quest’anno sono rimasto ad Agnone visto il trattamento ricevuto e gli obiettivi del club, abbiamo raggiunto una finale playoff e una finale di coppa Italia che per questa società è stata storica, ma si sa nel calcio non conta dove sei arrivato, ma cosa hai vinto, sono certo però che sono state poggiate le basi per gli anni a venire, a prescindere da cosa deciderò del mio futuro.”

 

 




La prima domanda che le voglio fare è la seguente com’è terminata stagione 2025-2026. Nel complesso si ritiene soddisfatto delle sue prestazioni oppure poteva fare di più? 

 

Mi ritengo soddisfatto della stagione svolta a livello personale, ma anche a livello di gruppo. Ringrazio la società, ogni singolo compagno di squadra e lo staff che hanno reso tutto possibile. E’ stata una stagione caratterizzata da due infortuni, uno a dicembre e un altro più grave il 3 aprile dove ho rischiato la vita, ma ho avuto la forza e la costanza di ritornare e di mettermi a disposizione per la finale playoff. In conclusione  stata una stagione ricca di emozioni e di crescita personale. A questo punto un particolare ringraziamento va a mio fratello, (giochiamo nella stessa squadra) il quale è stato il primo ad aiutarmi e ad essermi vicino.

 

La prossima stagione giocherà ancora ancora all’Olympia Agnonese oppure pensa di cambiare società?

 

Per la prossima stagione ancora non so cosa mi  riserverà il futuro,  attendo qualche chiamata e poi decido, anche se, come gia detto prima, per me Agnone è una seconda casa, cerco delle sfide che mi rendano vivo e che mi suscitino  adrenalina, queste  potranno essere prese in considerazione.

 

 

Quando ha scoperto che il calcio sarebbe diventato la sua più grande passione?

 

All’età di 8/9 anni, già iniziavo a vedere il calcio come un qualcosa dove ci vuole sacrificio, volontà, determinazione ed equilibrio.  Ho iniziato a considerare  il calcio non solo come lavoro di campo, ma anche come un’attività  extra quotidiana, fatta di una routine da seguire ogni giorno con costanza e disciplina.



I suoi genitori hanno cercato di assecondarla, oppure le hanno detto la classica frase: “...non sarebbe meglio che pensassi allo studio?”

 

I miei genitori mi hanno sempre lasciato libero di scegliere, facendomi sempre però capire l'importanza degli studi e del lavoro. Mi hanno permesso di fare subito delle esperienze lontano da casa a soli 15 anni, esperienza che mi ha formato moltissimo. Infatti oggi nonostante la mia giovane età gioco in una prima squadra, lavoro con un ente molto importante e sono al terzo anno di università, dove mi manca un solo esame per la triennale.

 

Che cosa ci può dire della sua esperienza al Pontedera?

 

L’ esperienza a Pontedera sarà sempre una delle esperienze più importanti della mia vita. Ho incontrato un direttore e un mister che si spendevano tanto per noi ragazzi e ci hanno fatto crescere tanto sia a livello umano che calcistico. Sono stato lì due anni, e sono stato trattato come un figlio, esperienza che farei altre cento volte. Ho avuto l’opportunità di affrontare grandi club come Genoa, Spal, Inter, New York, Lazio, Perugia, carrarese, Pisa, ecc.




 

Lei da due anni milita nell’Olympia Avignonese, cosa ci può dire sia del club che del rapporto che con i tifosi e gli abitanti?

 

Sono due anni che milito con l’Olympia, i tifosi quando potevano sono stati al nostro fianco, se quest’anno li avessimo avuti per più tempo avremmo avuto sicuro una marcia in più. 

 

Per quanto riguarda la società essendo un giocatore corretto e rispettoso sono sempre stato trattato bene, ognuno ha dei difetti, ma loro cercano e trovano sempre il modo per ottenere il benestare dei giocatori, cosa per me fondamentale. Con gli abitanti dopo un po’ sono riuscito ad avere un buon rapporto quasi con tutti, ma c’è voluto tanto impegno e pazienza, venendo da fuori non si sempre si è ben visti, ma ognuno raccoglie ciò che semina, e quindi posso dire di essere contento di essere qui.

 

Si ricorda il suo goal più bello?

 

ll mio goal più bello è stato quello di quest’anno contro il Bojano alla seconda giornata, un gol che ha messo in risalto le mie doti atletiche e fisiche, non lo dimenticherò, d’altronde è stato il primo gol al Civitelle (il nome dello stadio di Agnone), davanti alla nostra gente.

 

Grandi discussioni con i mister le ha avute oppure ha sempre accettato le decisioni con serenità?

 

Discussioni in particolare no, ma non sono un santo mi è capitato di storcere il muso, ma solo per pochi attimi, sono un giocatore che mette il bene del gruppo sempre e se dovessi partire dalla panchina sono dell’idea che bisogna entrare con la mentalità giusta per far cambiare idea a chi si è sbagliato. 

 

In passato non ho avuto sempre trattamenti corretti per tutto ciò che ho fatto e per la vicinanza che ho mostrato al gruppo, ma il calcio è anche questo, bisogna avere la maturità di capire e di non mollare mai.

 

Generalmente che ruolo ha all’interno del gruppo, mi spiego ascolta i consigli dei compagni, discute serenamente con loro, oppure tende a imporre la sua volontà?

 

Sono uno che nonostante la giovane età cerco di dare dei suggerimenti ai più piccoli del gruppo, consigliando di fare sempre una vita sana perché è quello che fa la differenza. Ovviamente sono uno anche che ascolta, durante il mio percorso ho avuto grandissimi giocatori dai quali ho potuto apprendere tante nuove cose, queste  hanno fatto crescere leggermente la mia esperienza.







Un suo pregio e un suo difetto (calcisticamente parlando) 

 

Un mio pregio sicuramente sarà la prestanza fisica, la velocità, la resistenza e la capacità di non staccare mai la spina all’interno della partita, un difetto può essere il piede debole che cerco ovviamente di allenare costantemente.

 

Un giocatore che lei ammira tantissimo? 

 

Un giocatore che io ammiro tantissimo è sicuramente Cristiano Ronaldo, ha una mentalità che si commenta da sola e alla quale mi ispiro. L’ossessione batterà sempre il talento.

 

 

Famiglia e amici quanto sono importanti per lei? 

 

La cosa più importante per me è la mia famiglia e mio nipote, sono la mia forza, e sono sempre presenti in ogni mia scelta e pronti  a sostenermi. A livello di amici non ne ho tanti, sono uno che fa fatica a fidarsi, ne avrò pochi di amici veri, ultimamente ho un’amica  che  che ho conosciuto da poco,  mi ha dato veramente tanto e mi è sempre stata vicino.

 






Un sogno che vorrebbe che si realizzasse nell’immediato? 

 

Un sogno che vorrei si realizzasse nell’immediato è vincere un qualcosa di importante da protagonista, e quindi così vi ho svelato il progetto che sto cercando per la prossima stagione.

 

A chi vorrebbe dedicare questa intervista?

 

Questa intervista, sembrerò egoista, me la voglio dedicare soprattutto a me che quest’anno a causa di un infortunio mi sono svegliato in ospedale in codice rosso, evento che mi ha dato tanto forza e dal quale ho reagito alla grande grazie  alla mia famiglia e ad un’amica che per me ormai e come se fosse di famiglia.

 

A chi si sente di voler dire grazie per essere il calciatore che è diventato?

 

Grazie per il calciatore che sono lo dovrò dire sicuramente al mister Giuseppe Lauro e al mister Giuseppe Mazzone, che all’età di 12 anni si sono veramente dedicato a 360 gradi alla mia persona facendomi fare doppie sedute. Me li ricorderò sempre.

 

Grazie

 

05 06     2026

 

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martedì 2 giugno 2026

SEZIONE SPORT

 

 

 

 

Paolo Radi intervista

 

 

 

 

SEBA

LAMACCHIA

 



 

Seba Lamacchia è un giocatore argentino nato il 21 maggio  del 1986 a Dolores, questa è la seconda intervista che ci rilascia, e qui ci racconta cosa è successo negli ultimi tre anni di calcio.

 

A Dicembre 2023 mi trovavo al Budoni Calcio per giocare la seconda parte del campionato di eccellenza in Sardegna, dove abbiamo fatto un'ottima stagione e siamo riusciti a conquistare la promozione in Serie D. Dopo la pausa estiva sono passato al Bonorva per giocare nel campionato di Promozione, e ci sono rimasto fino al mese di dicembre.

 

Nel mercato invernale di quell'anno ho cambiato squadra e sono arrivato al Villacidrese con l'obiettivo di provare a salvare il club dalla retrocessione. Anche se a livello collettivo le cose non sono andate bene e non siamo riusciti a mantenere la categoria, dal punto di vista personale ho vissuto un ottimo periodo sportivo e mi sono sentito a un grande livello.

 

A metà del 2024 ho approfittato della pausa per tornare in Argentina, visitare la mia famiglia e ricaricare le energie. Al mio rientro in Sardegna mi sono unito all'Iglesias Calcio per disputare la prima parte della stagione, ma le cose a livello sportivo non sono andate molto bene per la squadra.

 

Per questo motivo, a dicembre del 2024 ho deciso di cambiare aria e sono arrivato al Terralba Calcio in Promozione. In questo club ho trovato molta stabilità e continuità, e ci sono  rimasto  dal Dicembre 2024 fino a maggio del 2026, una tappa fantastica che abbiamo chiuso nel migliore dei modi conquistando il campionato e la promozione nella stagione 2025/2026.

 


Ora mi trovo nella ricerca di una nuovo squadra.

 

 

 

La prima domanda che le voglio fare è la seguente: la stagione 2025-2026 è terminata nel migliore dei modi, si ritiene soddisfatto delle sue prestazioni oppure poteva fare qualcosa in più? 

 

Sono molto felice e orgoglioso del risultato finale della squadra; finire la stagione in questo modo è la ricompensa per il grande lavoro di tutti. Dal punto di vista personale, però, sono una persona estremamente esigente con me stessa. Anche se il bilancio è positivo, sento sempre che avrei potuto dare o fare qualcosa in più in certi momenti. Questa mentalità mi spinge a non accontentarmi e a guardare già alla prossima stagione con la voglia di migliorare ancora e provare a vincere un altro campionato.

 

Per quel che concerne la nuova stagione c’è qualcosa in arrivo oppure ancora nulla?

 

Qualcosa si sta muovendo, ci sono dei progetti stimolanti sul tavolo, ma è ancora presto per entrare nei dettagli. Di sicuro la fame di vincere e di affrontare nuove sfide è tanta

 

Che cosa ci può dire dell’esperienza al Terralba  Calcio?

 

A Terralba ho vissuto un'esperienza intensa e formativa. Ogni piazza ha le sue sfide, e quella mi ha permesso di maturare molto e di capire l'importanza del lavoro di squadra e del sacrificio. Conservo un grande rispetto per la maglia, per i compagni con cui ho condiviso lo spogliatoio e per tutta la gente di Terralba, questo perché sono un uomo di calcio e  il rispetto ci dev’ essere a prescindere dal mio essere un giocatore.

 

Nel 2024 lei torna in Argentina che cosa ha provato nel ritornare nella sua terra dopo diverso tempo?

 

Ritornare in Argentina nel 2024 è stata una grande emozione. Dopo tanto tempo lontano, ho potuto riabbracciare la mia famiglia, i miei amici e respirare di nuovo l'aria di casa è stato fondamentale. Si è trattato di un ritorno  alle origini che mi ha permesso di ricaricare le batterie, non solo a livello fisico ma soprattutto dal punto di vista mentale e spirituale. La propria terra ti dà sempre una forza speciale.

 

Tornato dall’Argentina lei va a giocare nell’Iglesias Calcio, come mai le cose non sono andate come sperava?

 

Purtroppo nel calcio non sempre i risultati riflettono le aspettative. A Iglesias le cose non sono andate come speravamo sia io che la società, ma fa parte del gioco. Ho sempre lavorato con professionalità dal primo sino all'ultimo giorno. È stata comunque un'esperienza che mi è servita per crescere e che mi lascio alle spalle senza rancore cercando di  guardare sempre avanti.

 

Oltre al calcio quali altri sport segue con grande interesse? 

 

Mi piace lo sport in generale, quindi oltre al calcio seguo un po' di tutto. Mi appassiona molto la Formula 1 per l'adrenalina e la precisione millimetrica che richiede, e seguo sempre con interesse i grandi eventi come le Olimpiadi o i tornei internazionali di tennis. Credo che da ogni disciplina si possa imparare qualcosa sulla cultura del lavoro e del sacrificio.

Lei gioca nel ruolo di? 

 

Gioco come *difensore centrale*. È un ruolo di grande responsabilità, dove servono massima concentrazione, lettura del gioco e comunicazione costante con i compagni. Mi piace guidare la linea difensiva e dare sicurezza a tutta la squadra partendo da dietro.

 

Grandi discussioni con i mister le ha avute oppure ha sempre accettato le decisioni con serenità?

 

Ho sempre vissuto il rapporto con i mister basandomi sul massimo rispetto e sulla professionalità. Nel calcio è normale avere punti di vista diversi o confrontarsi su determinate situazioni di gioco; anzi, credo che il dialogo costruttivo aiuti a crescere. Alla fine, però, l'allenatore è colui che prende le decisioni per il bene della squadra e io ho sempre accettato le sue scelte con assoluta serenità e disciplina.

 

Generalmente che ruolo ha all’interno del gruppo, mi spiego ascolta i consigli dei compagni, discute serenamente con loro, oppure tende a imporre la sua volontà?

 

Assolutamente no, non impongo mai nulla. Il calcio è uno sport di squadra e le decisioni si affrontano insieme. Mi considero un compagno aperto al confronto: mi piace discutere serenamente delle situazioni di gioco per trovare soluzioni comuni. Ovviamente in campo cerco di farmi sentire e di dare indicazioni per via del mio ruolo di difensore, ma tutto nasce sempre dal rispetto reciproco e dall'ascolto.

 

Un suo pregio e un suo difetto (calcisticamente parlando) 

 

Il mio pregio principale è la personalità e lo spirito di sacrificio: non mollo mai un centimetro e do tutto me stesso per la maglia fino al novantesimo. Il mio difetto è che sono estremamente competitivo e vivo male la sconfitta; quando le cose non vanno come vorrei, la rabbia agonistica, sul momento, a volte mi rende troppo duro perché non sono riuscito ad ottenere i risultati sperati.

 




 


L’Italia per la terza volta non parteciperà ai Mondiali, secondo lei qual è il motivo di questa sconfitta, anzi di queste sconfitte?

 

Mancano persone qualificate a tutti i livelli del calcio italiano. Servono professionisti nei settori giovanili che aiutino i ragazzi a crescere e che non pensino solo a vincere. 

 

Il loro compito dovrebbe essere quello di consegnare alla prima squadra giocatori già pronti e formati. Invece, siamo nel 2026, ci sono ancora giocatori  che non sanno  stoppare un pallone, inoltre   non sanno cosa sia un controllo orientato col pallone, e neppure saltare e prendere bene la pala di testa.

 

Che cosa rappresenta per lei la Sardegna?

 

Per me la Sardegna è tranquillità e rispetto. È una terra bellissima dove mi sono sentito subito a casa, grazie soprattutto alla gente sarda che ti accoglie sempre con grande calore e che ti fa sentire uno di loro.

 

Un sogno che vorrebbe che si realizzasse nell’immediato? 

 

A livello calcistico, il sogno immediato è trovare un progetto stimolante per la nuova stagione, dove poter lottare per obiettivi importanti e continuare a dimostrare il mio valore in campo

 

A chi vorrebbe dedicare questa intervista?

 

La dedico alla mia famiglia e alle persone che mi stanno vicine ogni giorno, supportandomi sia nei momenti belli che in quelli più difficili di questo percorso.

 

C’è qualcuno a cui direbbe grazie per il giocatore che è diventato in questi ultimi anni?

 

Direi grazie a tutti gli allenatori e ai compagni di squadra che ho avuto in questi anni: da ognuno di loro ho imparato qualcosa che mi ha fatto crescere. E un grazie speciale va alla mia famiglia, perché senza il loro sostegno non sarei qui.



Grazie 

 

 


 

02  05  2026

 

(Tutti i diritti riservati) 

 

 

 

domenica 31 maggio 2026

SEZIONE SPORT

 

 

 

 

Paolo Radi intervista

 

 

 

 

PASQUALE 

MESSINA

 


 


Seconda intervista al giocatore campano Pasquale Messina 





Pasquale Messina è nato a Napoli,  ha 26 anni, laureato in Scienze Motorie è un giocatore di calcio ruolo: esterno d’attacco. 


Si è   diplomato all’ Istituto Alberghiero. Fin dall’età di 5 anni gioca a calcio, ha iniziato a frequentare la scuola calcio dilettantistica Cavour, che è la squadra del suo quartiere. 


Negli ultimi 4 anni ha giocato alla Pompeiana, San Giovannese, Pompei Soccer e Rocchese.


 

 

Per prima cosa la ringrazio perché questa è la seconda intervista che ci concede. La prima domanda che le voglio fare è la seguente com’è terminata stagione 2025-2026.Si si ritiene soddisfatto delle sue prestazioni oppure poteva fare di più? 

 

La stagione era iniziata alla grande al Pompei Soccer, è una società seria che non ti fa mancare nulla,  inoltre  a livello personale ho ottenuto ottimi risultati,  purtroppo però per motivi personali dopo soli pochi mesi ho dovuto lasciare. 

 

Quello che posso dire è che alla fine la stagione non è finita come desideravo, negli ultimi 4 mesi sono stato in una società, se si può chiamare tale non seria, né con me e né con gli altri hanno mantenuto gli impegni, e ti lascio immaginare il brutto ambiente e l’aria pesante che si respirava nello spogliatoio.  Quando accadono cose del genere non è mai bello, quello che però posso dirti è che a livello personale ho cercato sempre di dare il massimo, come faccio sempre ogni anno.

 

La prossima stagione sa dove andrà a giocare, oppure tutto è avvolto nella nebbia?

 

Per la prossima stagione è ancora tutto in bilico, sto cercando come sempre un progetto serio, con una società che abbia delle ambizioni, aspetterò ancora un pò per fare poi la scelta migliore.

 

Quando ha scoperto che il calcio sarebbe diventato la sua più grande passione?

 

Io gioco da quando ero un bambino grazie a mio padre che mi ha trasmetto questa forte passione per il gioco del calcio, ho sempre pensato che il calcio dovesse essere un punto fermo ed importante nella mia vita al di là di come sarebbero andate le situazioni che la vita ti presenta.

 

I suoi genitori hanno cercato di assecondarla, oppure le hanno detto la classica frase: “...non sarebbe meglio che pensassi allo studio?”

 

I miei genitori hanno sempre cercato di farmi seguire entrambe le cose seriamente. 

 

Non nego che da piccolo mi sono divertito davvero tanto visto che all’età di soli 10 anni sono entrato a far parte del Napoli e ho fatto li tutta la trafila nel settore giovanile per poi passare al Parma all’età di 18 anni, di quei tempi ho ricordi bellissimi, sono state esperienze fantastiche e in qualsiasi modo sia andata io le ricorderò per sempre, proprio perché i ricordi sono bellissimi. 

 

Allo stesso tempo non ho tralasciato lo studio, dato che i miei genitori mi hanno sempre sostenuto nelle mie aspirazioni; nello studio mi sono laureato in Scienze Motorie qualche anno fa.

 

Che bilancio può fare nelle ultime quattro squadre dov’è stato?

 

Queste ultime 4 squadre mi hanno dato tanto, sono stato benissimo alla Pompeiana, alla San Giovannese, alla Rocchese e al Pompei Soccer pure se per poco, le situazioni extra campo mi hanno lasciato bei ricordi come io spero a loro, inoltre mi hanno fatto crescere tanto sotto l’aspetto personale.

 

Oltre al calcio quali altri sport segue con grande interesse? 


Non seguo altro con tanta passione come il calcio.

 

Napoli è una città che offre tante attività sportive, come mai tutti scelgono il calcio? Per molti sarà una passione, ma per altri non potrebbe essere la via più breve per raggiungere il successo?

 

Napoli è una città che offre ben poco, però è anche una di quelle dove a livello calcistico ti propone tanto, ci sono molte  società e diverse realtà, ovviamente anche questo è un “mondo marcio” perché in Campania ci sono numerosi talenti che purtroppo (anche per una forma di cattiveria) vuoi per un motivo e vuoi per un altro non sono esplosi,  e  menziono pure me stesso  in tutto ciò.

 

Lei gioca nel ruolo di? 

 

Io sono un attaccante, ma  posso giocare sia da esterno che da trequartista,  adoro tanto fare l’ultimo passaggio o andare al tiro.

 





Grandi discussioni con i mister le ha avute oppure ha sempre accettato le decisioni con serenità?

 

Sono un ragazzo che dà tutto per la propria squadra, se vedo che è una società seria e che fa le cose seriamente arrivo a dare tutto me stesso. Però sono anche il tipo che se si rende  conto di situazioni  “strane” e non fatte bene tendo ad escludermi, perché a me piace la  serietà al di là della categoria che può essere promozione eccellenza o altro.

 

Se avesse la possibilità di tornare indietro, cambierebbe qualcosa, oppure è soddisfatto di dove è arrivato sino ad ora? 

 

Se potessi tornare indietro cambierei sicuramente una scelta fatta quando avevo 13/14 anni quando la Roma era fortemente interessata a me ed io rifiutai decidendo di restare al Napoli. Credo che quella avrebbe potuto essere una scelta importante per il  mio percorso, la mia vita sarebbe cambiata completamente, però va bene così, fa parte della crescita, la vita è così anche se alcune decisioni  segnano nettamente  il tuo percorso, ovviamente  si pagano caro.

 

Un giocatore che lei ammira tantissimo? 

 

Mi piacciono tanto i giocatori con qualità personalità estro e fantasia

 


Che cosa si augura per l’immediato?

 

Nell’immediato vorrei raggiungere la mia pace mentale,  e riferendomi alla vita quotidiana desidererei una stabilità vera e proprio visto che oggi giorno è molto difficile,  però si lavora duro sia nella vita privata che nel calcio per far sì che tutto combaci alla perfezione.

 

A chi vorrebbe dedicare questa intervista?

 

Dedico quest’ intervista alla mia famiglia che nonostante le tante delusioni, ma devo dire la verità anche tante gioie… sono sempre con me, mi danno tanto supportandomi in quello che svolgo, inoltre  seguono sempre la mia attività agonistica.

 

 

 

 

 

 

 

31  05       2026  

 

(Tutti i diritti riservati)  

 

 

giovedì 21 maggio 2026

SEZIONE SPORT

 

 

 

 

Paolo Radi intervista

 

 

 

 

MARCO

SITO



 


   

MARCO SITO, è un allenatore  di calcio, qualifica UEFA C, è nato a Napoli il 7 marzo del 1992, ed è laureato  in Scienze Motorie. 

 

Come calciatore ha iniziato nel settore giovanile del Benevento in prima squadra, poi ha disputato   più di 60 partite tra la serie D e l’Eccellenza, queste le squadre: Pomigliano, Marcianise, Sessana, Real San Felice a Cancello, Sanità Napoli. 

 

E’ allenatore e preparatore atletico di calcio, attività di base con scuole calcio, attualmente è l’allenatore Esordienti Fox Soccer di Cercola.

 

 


 

 


Come prima domanda le faccio questa: quando ha scoperto che il calcio sarebbe diventato la sua più grande passione?

Più che scoperta è stato principalmente un qualcosa che ho sempre vissuto fin da bambino, ho sempre pensato e vissuto in funzione del calcio per cui è sempre stato parte integrante della mia vita in maniera del tutto naturale e non ho mai smesso di amare questo sport che, ancora oggi, per quanto mi riguarda, vivo profondamente.

Ho avuto la fortuna di avere un padre che ha sempre amato il calcio ma che non mi ha mai trasmesso alcuna pressione affinché amassi anch’io questo sport, è stato un processo del tutto naturale e dunque non ho mai messo in discussione la passione nata e maturata per il calcio.

 

I suoi genitori hanno cercato di assecondarla, oppure le hanno detto la classica frase: “...non sarebbe meglio che pensassi allo studio?”

Ho avuto l’immensa fortuna di crescere nell’amore della mia famiglia, mia madre e mio padre mi hanno accompagnato e sostenuto passo dopo passo in ogni scelta, da questo punto di vista mi sono sempre sentito ben protetto e al sicuro. 

 

Non mi hanno mai impedito di vivere il calcio in maniera seria e costruttiva, anzi, mi hanno sempre incentivato affinché potessi dare il meglio, senza pressioni inutili e aggiungo stupide, ho sempre vissuto con il principio da loro trasmesso che la scuola fosse l’assoluta priorità e, giustamente, ad oggi, sono consapevole dell’importanza di tale principio in quanto lo studio mi ha permesso di costruire un percorso culturale e d’istruzione che mi ha portato a sentirmi realizzato all’interno della società. Non smetterò mai di ringraziare mio padre che, ho perso da diversi anni e mia madre, sono state, sono e saranno sempre le persone più importanti della mia vita, grazie ai loro valori e principi trasmessi, oggi mi sento una persona sicuramente onesta e responsabile, valori e principi di cui ne vado orgoglioso e che reputo non negoziabili.

 



Lei ha giocato in diverse squadre, a quale è rimasto più legato? 

Probabilmente Pomigliano perché è stata la tappa più importante della mia carriera, mi sono formato principalmente come uomo oltre che come giocatore, è stato il passaggio cruciale dall’attività giovanile alla prima squadra, tra i professionisti, cambia completamente il mondo e a 17 anni è avvenuto tale passaggio. Ho avuto il privilegio di essere allenato da un allenatore come Gigi Corino, grandissimo uomo, che ha ribaltato le mie presunte certezze di giocare e vivere il calcio in un determinato modo.  Ha saputo trasformami sotto ogni punto di vista, permettendomi di esordire e iniziare il mio percorso come calciatore a determinati livelli. Un’altra piazza a cui sono molto legato è San Felice a Cancello, un comune di Caserta dove mi sono sentito amato e ho conosciuto persone stupende e amici a cui sono molto legato.

 

Oltre al calcio quali altri sport segue con grande interesse? 

Ho sempre amato qualsiasi sport, sono laureato in Scienze Motorie e ho sempre visto lo sport come il nucleo di ogni forma di emozioni, personalmente pratico quotidianamente attività fisica tra corsa e palestra, più che altro a fini di buona salute psicofisica personale, seguo con tanto interesse la formula 1 anche se non ho per nulla competenze ingegneristiche, ne capisco ben poco. Seguo il ciclismo, il tennis, mi piace molto guardare partite di basket e rugby.


Lei giocava nel ruolo di? 

Principalmente nasco come difensore centrale, non so se sia stato un bene o un male per la mia carriera,  ma nel corso degli anni, ho ricoperto tutti i ruoli, ad eccezion del portiere e dell’attaccante, per cui sono sempre stato considerato una sorta di jolly ma per natura mi sono sempre considerato difensore centrale.


Grandi discussioni con i mister le ha avute oppure ha sempre accettato le decisioni con serenità?

Per carattere non ho mai avuto particolari discussioni e non ho mai alimentato problemi, tuttavia devo ammettere che incontrare persone vere, oneste, trasparenti, come allenatori, è veramente difficile, oggi che studio per essere appunto allenatore, credo che valori come rispetto, onestà, trasparenza, empatia, siano essenziali al fine di costruire un rapporto di fiducia coi propri giocatori. Quando non ero d’accordo con una decisione dell’allenatore, avendo una determinata sensibilità, non esponevo il problema e interiorizzavo minando la mia autostima e fiducia, forse a distanza di anni, avrei agito anche in maniera diversa, tuttavia credo che ogni persona debba avere un certo percorso e vivere determinate esperienze per costruire una propria identità e diventare persone migliori, pertanto ogni situazione vissuta è stata necessaria ai fini della mia crescita personale.

 

Generalmente che ruolo aveva all’interno del gruppo, mi spiego ascolta i consigli dei compagni, discute serenamente con loro, oppure tende a imporre la sua volontà?

Ho sempre desiderato essere al centro dell’attenzione, laddove mi trovavo in contesti dove percepivo fiducia, stima, affetto, sapevo che potevo andare ben oltre i miei limiti, sia mentali che tecnici, per cui anche in uno spogliatoio riuscivo a sentirmi protagonista ed essere componente attivo in ogni situazione. Ho sempre vissuto in ogni gruppo in maniera sana, oserei dire anche pura e ingenua, in quanto il gruppo calcio è, ad ogni livello, altamente competitivo, tuttavia ho sempre apprezzato ogni consiglio e ogni suggerimento fornito da tutti i compagni, dai più piccoli ai più grandi, ciò è anche necessario se si è parte di un gruppo che segue obiettivi ben precisi.

 



Un suo pregio e un suo difetto (calcisticamente parlando) 

Come detto prima, forse la mia intelligenza tattica che mi ha permesso di ricoprire più ruoli in campo è stato un mio pregio, anche se a distanza di anni non ne avrei così certezza. 

Un pregio probabilmente è la mia capacità di leggere le giocate offensive e scegliere bene i tempi di ogni intervento difensivo in chiusura e tecnicamente mi sono sempre considerato un difensore pulito tecnicamente e forse elegante, mentre un difetto lo collego proprio all’aspetto di cui sopra. Però il fatto di essere così pulito non mi rendeva così cattivo agonisticamente come un difensore dovrebbe essere, è brutto a dirsi ma prima di intervenire in maniera decisa e anche pericolosa, ci pensavo più di una volta, un difensore puro non pensa neanche una volta prima di intervenire, lo fa e basta.


Adesso lei è il svolge il ruolo di allenatore negli Esordienti Fox Soccer di Cercola. Come mai ha deciso di intraprendere questo nuovo ruolo nel calcio?

È sempre stata la mia aspirazione principale, anche da piccolo, ho sempre visto nella figura dell’allenatore ciò che volevo fare nella mia vita, amo questo ruolo che mi permette, anche nella vita, di gestire pressioni e situazioni che riescono a rendermi una persona migliore e responsabile. Sarà strano, ma anche da giocatore, preferivo sentirmi responsabile di un intero gruppo di persone piuttosto che responsabile soltanto di me stesso e questo è cruciale per il ruolo dell’allenatore.


Qual è la principale qualità che deve avere un allenatore? 

Deve amare profondamente ciò che fa, qualunque sia il livello, qualunque sia la categoria, deve profondamente amare quello che fa e soprattutto farlo con criterio, impegno e studio, non è qualcosa che si può improvvisare, per quanto possa passare il messaggio che tutti possono dire la propria nel mondo del calcio, essere allenatore è un qualcosa di molto più articolato e complesso. 

 

Un allenatore deve racchiudere diverse qualità, ci sono le componenti sociali, quelle per me più importanti, che fanno riferimento all’empatia, la sensibilità, la gestione delle emozioni e la comprensione delle dinamiche di un gruppo squadra, in campo e fuori, componenti organizzative, come organizzare e strutturare sedute di allenamento, componenti metodologiche, come indirizzare le proprie conoscenze tecniche e tattiche all’interno di un programma di lavoro, componenti fisiche, conoscere anche l’ambito relativo alla scienza del corpo umano, sapere chi alleno anche da un punto di vista morfologico. 

L’allenatore non è per niente una figura banale, sicuramente non è il protagonista perché i veri protagonisti sono sempre i ragazzi che devono divertirsi e gli allenatori devono definire le condizioni per permettere ciò.

Come imposta il suo lavoro con questi giovani calciatori? 

Il lavoro si basa principalmente in base all’età dei ragazzi, in base a quelli che sono gli obiettivi da raggiungere in questa fascia d’età, i quali obiettivi non corrispondono a qual è, in genere, il risultato finale di ogni partita bensì a quante conoscenze calcistiche acquisiscono in maniera autonoma i ragazzi, così che possano permettere loro di gestire e affrontare le situazioni che si creano in campo.

Il lavoro principalmente si concentra su tutto ciò che è il gioco, la base essenziale è proprio questa:  il gioco e far in modo che il gioco sia protagonista e adattarlo alle esigenze didattiche del calcio, sotto forma di allenamento. Credo fortemente nel concetto di gioco, non nell’aspetto ludico in sé, principalmente nell’aspetto didattico che può trasmettere e questo a prescindere da ogni età, il gioco è la forma più seriosa che possa esistere affinché si possa migliorare e conoscere competenze personali di cui non si è ancora a conoscenza.

 

Ci vuole molta pazienza oppure le ore di allenamento scorrono veloci e senza intoppi?

La pazienza è un aspetto da considerare connaturata con tale ruolo, gli intoppi li vedo sempre durante una seduta d’allenamento, probabilmente perché sono sempre fin troppo esigente e anche severo, principalmente con me stesso.  Non riesco mai ad essere del tutto contento durante una seduta d’allenamento, tuttavia per me le ore scorrono fin troppo velocemente e passerei molte più ore sul campo coi ragazzi che, come fermamente sono convinto, vivono troppo poco tempo con il pallone ai piedi e troppo più tempo con joystick e cellulari in mano.

 

Che cosa le sta dando il calcio e che cosa le sta togliendo? 

Come detto in precedenza penso e vivo in funzione del calcio, ho la fortuna di avere un lavoro extra calcistico che mi dona serenità e stabilità, tuttavia il calcio è ciò che mi tiene vivo, il cuore batte ma se penso a quello che mi sta togliendo, mi ha tolto e che mi toglierà in futuro,  so per certo che sarà valsa la pena, anche tra sofferenze, dolori e preoccupazioni, posso dirti che  ho proprio l’esigenza di vivere anche questi aspetti, è una passione e non c’è cosa più bella di esser schiavi delle proprie passioni. 

 

Come mai a Napoli tutti vogliono diventare calciatori e pochi vogliono intraprendere altri sport - eppure è una città che può offrire molto -?

Come ogni posto, ogni città ha un proprio mondo culturale e sociale, il calcio probabilmente è la forma più autentica capace di regalare emozioni semplicemente osservando un pallone, magari non per tutti è così, ma è se come fosse parte di un codice genetico presente.  All’ interno della città, vuoi o non vuoi respiri calcio in ogni angolo della città, in un contesto sociale dove l’autenticità e la purezza delle passioni lentamente sembra svanire, il calcio è sempre catalizzatore di emozioni e gioie rimaste intatte e vere, chi fa calcio lo ama e basta, a prescindere dai cambiamenti, se si fanno altri sport, nella loro estrema bellezza, principalmente è sempre legato ad una passione che si scopre pian piano, non è un qualcosa per cui ci nasci e vivi quotidianamente.

 


Per il futuro pensa di allenare giocatori più adulti?

Ad oggi non saprei, l’occasione non è mai nata, certo, mi piacerebbe, ogni categoria, ogni età, rappresenta un mondo completamente diverso sia da vivere che da gestire, per cui non ho l’ambizione principale di farlo ma sicuramente un giorno mi piacerebbe.

Un sogno per il futuro?

Vivere nell’amore delle persone a me vicino e non perdere mai l’amore e la passione per tutto ciò che faccio, altrimenti non sarebbe vita.

 

A chi vorrebbe dedicare questa intervista?

Ai ragazzi che oggi alleno, a ciò che loro ogni giorno riescono a trasmettermi, alle emozioni che riescono a regalarmi e alla persona che oggi mi permettono di essere.

 

 

 Grazie 

 

 21  05     2026

 

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