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mercoledì 10 giugno 2026

SEZIONE SPORT

 

 

 

 

Paolo Radi intervista

 

 

 

 

GIUSEPPE

TREZZA

 


 

Giuseppe Trezza è un giocatore di calcio, ruolo difensore centrale, è nato a Napoli il 10 ottobre del 1991 e residente a Cava de’ Tirreni (SA).

 

 

Settore giovanile lo ha frequentato nella Cavese prima e poi nella Assocalcio Campania. 

 

Dopo la prima esperienza in eccellenza con il Vietri Baia  firma il primo precontratto in C1 con la Nocerina dove  fece l'esordio in Coppa Italia contro la Fidelis Andria. 

 

Queste le squadre della serie D dove ha vestito la maglia: Sportclub Marsala 1912, Real Nocera Superiore, e di nuovo Sportclub Marsala. 

 

Altre squadre dove ha giocato: Vico Equense, Nocerina, tre anni presso l’ASD Picciola 1970, Picciola (campionato vinto in promozione) Virtus Avellino, Felino, Lioni, Scafatese.

 

In eccellenza ho vinto 3 campionati: uno con il Vico Equense, nella stagione 2024-2025 con l’Afragolese e nella stagione che si è appena conclusa con l’Ebolitana. 

 

 

 


La prima domanda che le voglio fare è la seguente la stagione che è appena terminata è finita nel migliore dei modi, e faccio i miei complimenti a lei e a tutta la squadra, soddisfatto delle sue prestazioni o ritiene che avrebbe potuto fare di più?

 

Innanzitutto la ringrazio per i complimenti. Sono molto soddisfatto della stagione che abbiamo disputato, soprattutto perché abbiamo raggiunto l'obiettivo che ci eravamo prefissati dall' inizio: ovvero la vittoria del campionato, direi che abbiamo concluso  l'anno nel migliore dei modi. A livello personale invece sono soddisfatto perché credo di aver dato il massimo in ogni partita e allenamento.





 

La prossima stagione giocherà ancora in questo club oppure non ha ancora deciso dove andare?

 

Non farò più parte di questa società nella prossima stagione. La Serie D richiede un impegno importante e, per quanto mi riguarda, sarebbe difficile conciliarlo con la mia attività di insegnante. È una scelta ponderata, presa tenendo conto sia delle esigenze sportive sia di quelle professionali.

Adesso mi godo un po' di meritato riposo dopo una stagione intensa. Più avanti valuterò con calma le opportunità che si presenteranno: qualche proposta è già arrivata e nei prossimi giorni inizierò a guardarmi intorno per capire quale possa essere la soluzione migliore per il mio futuro.

 

Non posso che farle i miei complimenti per la sua carriera, qual è il suo segreto per aver giocato in diversi club e aver raggiunto determinati risultati?

 

Se devo individuare un segreto credo che sia stato il lavoro quotidiano. Ho sempre cercato di allenarmi con serietà, umiltà e grande dedizione, senza dare nulla per scontato. I risultati raggiunti sono il frutto di tanti sacrifici ma soprattutto della passione che ho sempre avuto per questo sport.

 

I suoi genitori hanno cercato di assecondarla, oppure le hanno detto la classica frase: “...non sarebbe meglio che pensassi allo studio?” (Devo anche dire che lei però gli ha ripagati visto che è laureato in Scienze Motorie).

 

I miei genitori mi hanno sempre appoggiato e non mi hanno mai messo davanti a una scelta tra calcio e studio. Mi hanno insegnato che inseguire una passione è importante, ma lo è altrettanto avere una formazione e prepararsi per il futuro. Per questo ho continuato a studiare fino a laurearmi in management dello sport. È stato impegnativo conciliare tutto, ma credo sia stata la scelta giusta e li ringrazio per avermi trasmesso questi valori.

 

 




 

Lei ha giocato in diverse squadre, a quale è rimasto più   legato? 

 

È una domanda difficile, perché ogni squadra in cui ho giocato mi ha lasciato qualcosa di importante, sia dal punto di vista sportivo che da quello umano. Tuttavia, se devo sceglierne una per i risultati raggiunti, direi senza dubbio l'Afragolese. È stato un anno magico e indimenticabile: abbiamo vinto il campionato e siamo stati l'unica squadra in Italia a concludere la stagione da imbattuti, con 24 vittorie, 10 pareggi e nessuna sconfitta.

 

 

Che ricordo ha di quanto ha esordito in  C1 con la Nocerina in Coppa Italia contro la Fidelis Andria

 

"Lo ricordo come un momento molto emozionante e importante della mia carriera. Esordire in C1 con la Nocerina in Coppa Italia, è stato il coronamento di tanti sacrifici. C’era tanta emozione.

 

Oltre al calcio quali altri sport segue con grande interesse? 

 

Mi piace lo sport a 360 gradi quindi un po' di tutto. Ultimamente mi sono appassionato al tennis, merito del nostro connazionale Sinner.

 

Lei gioca nel ruolo di difensore, ha sempre giocato in questo ruolo?

 

Inizialmente alla scuola calcio giocavo da attaccante perché il mio idolo è sempre stato Roberto Baggio, ma con il tempo gli allenatori mi hanno spostato in difesa, prima terzino e poi difensore centrale.

 

Anche se è un difensore di goal ne ha fatti, si ricorda il suo goal più bello?

 

Il gol più bello e significativo è stato quello fatto con la maglia del Marsala 1912 nella finale playout contro il Modica che ci ha permesso di salvarci e rimanere in serie D.

 

Grandi discussioni con i mister le ha avute e le ha oppure ha sempre accettato le decisioni con serenità?

 

Non ho mai avuto discussioni con gli allenatori. Ho sempre rispettato i ruoli e le decisioni tecniche, cercando di mettere al primo posto il bene della squadra e di fare al meglio ciò che mi veniva richiesto

 



Generalmente che ruolo ha all’interno del gruppo visto la sua grande esperienza, ascolta i consigli dei compagni, discute serenamente con loro, oppure tende a imporre la sua volontà?

 

All’interno del gruppo sono una persona solare, mi piace scherzare, ridere e stare con i compagni, cercando sempre di creare un buon clima nello spogliatoio, soprattutto con i più giovani. Però, una volta in campo, cambio atteggiamento: cerco di essere un esempio attraverso il modo in cui mi alleno e affronto le partite, dando sempre il massimo e mantenendo serietà e concentrazione.

 

Un suo pregio e un suo difetto (calcisticamente parlando). 

 

Un mio pregio è la serietà e la costanza nel lavoro.

Un difetto è che sono autocritico, nel senso che pretendo molto da me stesso.

 

Se avesse la possibilità di tornare indietro, cambierebbe qualcosa, oppure è soddisfatto di dove è arrivato sino ad ora? 

 

Qualche scelta, col senno di poi, magari si potrebbe anche cambiare, ma sono del parere che ognuno costruisce la carriera che merita. Ogni esperienza fa parte di un percorso e di una crescita personale e professionale. Quindi, nel mio piccolo, credo di aver meritato il cammino che ho fatto fino ad oggi e ne sono soddisfatto

 

Un giocatore che lei ammira tantissimo? 

 

Un giocatore che ho sempre ammirato tantissimo è Roberto Baggio. Per me rappresenta un esempio non solo dal punto di vista tecnico, ma anche da quello umano. È stato un talento straordinario, capace di fare la differenza in ogni squadra in cui ha giocato, e allo stesso tempo una persona umile e rispettata da tutti. È uno di quei giocatori che hanno lasciato un segno indelebile nella storia del calcio.

 

Lei domani riceve una chiamata da un club estero, se la sentirebbe con la sua famiglia di intraprendere questa nuova avventura?

 

No, sinceramente no. Qualche anno fa ci avrei fatto un pensierino, perché un'esperienza all'estero ha sempre il suo fascino, ma oggi, anche vista l'età, le priorità sono diverse

 

Famiglia e amici quanto sono importanti per lei?

 

Sono molto importanti, sapere di poter contare su di loro mi dà serenità e forza ogni giorno.

 

Un sogno che vorrebbe che si realizzasse nell’immediato? 

 

In questo momento il mio sogno è semplice: godermi ogni giorno con le persone a cui voglio bene, mantenere la salute e continuare a vivere con serenità. Se poi arrivassero anche delle soddisfazioni sul campo, sarebbe il completamento perfetto.

 

A chi vorrebbe dedicare questa intervista?

 

Dedico questa intervista a mio padre, che purtroppo non c'è più, ma so che continua a essere una presenza costante nella mia vita e pure nei miei pensieri.

 




C’è qualcuno a cui vorrebbe dire grazie per il calciatore che è diventato?

 

L'unico grazie che mi sento di dire è alla mia famiglia, essa mi ha supportato e sopportato in ogni momento di questo percorso. Sono sempre stati al mio fianco, sia nei  momenti belli e sia in quelli più difficili. Per il resto, non devo ringraziare nessun altro: nessuno mi ha regalato niente e tutto quello che ho raggiunto, nel mio piccolo, è frutto del lavoro, dei sacrifici e della determinazione che ho messo ogni giorno per conquistarlo.

 

Grazie

 

10 06     2026

 

(Tutti i diritti riservati) 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

venerdì 5 giugno 2026

SEZIONE SPORT

 

 

 

 

Paolo Radi intervista

 

 

 

 

LUCIO

BRUNETTI

 

 





 

 

 Lucio Brunetti è un giocatore   di calcio di Napoli, nato il 15 di ottobre del 2004. Dal 2020 al 2022 è stato nel settore giovanile a Pontedera, successivamente ha militato nelle seguenti squadre: Unipomezia, eccellenza laziale (10 presenze); poi Olympia Agnonese, qui ha partecipato al torneo delle regioni (10 presenze); anno 2022 -2023: Manfredonia in serie D (due coppa Italia e 6 presenze); Castelnuovo Vomano (presenze); 2024-2025:  Olympia Agnonese (20 presenze e due goal); 2025-2026: Olympia Agnonese (30 presenze, 2 goal e un assist).

 

Come ci racconta egli stesso: 

 

“Prima di approdare in Toscana ho cambiato tre scuole calcio la prima dove sono cresciuto: la Recca Sporting Club, un ambiente sano e familiare dove porterei un mio futuro figlio senza batter ciglio, con la seconda InterNapoli Football Club   vincemmo un campionato senza perdere alcuna partita, raggiungendo i playoff e dominando poi la coppa Campania con 5 vittorie su 5, in quell’ annata pareggiammo anche 1-1 con il Napoli e vincemmo 2-0 con la Roma a Trigoria. 

 

E infine con Real Casarea, (società che non ha bisogno di presentazioni), anche qui raggiungemmo i playoff. 

 

Durante il settore giovanile a Pontedera ho avuto la fortuna di giocare un torneo prestigioso come la Viareggio Cup, siamo passati in un girone difficile dove militavano le seguenti squadre: Spal, Genoa e New York, il nostro sogno si è interrotto agli ottavi contro l’Inter. Sempre lo stesso anno abbiamo raggiunto la semifinale nazionale playoff, dove siamo stati eliminati contro la Juve Stabia.

 

Dopo Pontedera sono stato nel Lazio con l’Unipomezia, è stata la mia prima esperienza tra le grandi, società, presidenti e compagni straordinari che mi hanno fatto crescere tanto. 

 

L’anno dopo sono approdato al Manfredonia in serie D, dove ero partito bene collezionando 8 presenze, poi ebbi una squalifica e scalai nelle gerarchie, posso dire di esserci sono stato veramente bene, però purtroppo a dicembre di quell’anno ho commesso la scelta più sbagliata della mia carriera, decisi di andare via, e tra una cosa e l’altra mi ritrovai in eccellenza al Castelnuovo, dove poteva andare sicuramente meglio, ma preferisco fare silenzio per non infierire. 

 

Dopo un infortunio sono stato accolto a braccia aperte qui ad Agnone, per me è una seconda casa, lo scorso anno eravamo patiti male, basti pensare che avevamo 11 punti ad inizio nel girone di ritorno, ma grazie a un cambio di rotta non perdemmo più una partita e arrivammo addirittura a soli 5 punti dai playoff. 

 

Quest’anno sono rimasto ad Agnone visto il trattamento ricevuto e gli obiettivi del club, abbiamo raggiunto una finale playoff e una finale di coppa Italia che per questa società è stata storica, ma si sa nel calcio non conta dove sei arrivato, ma cosa hai vinto, sono certo però che sono state poggiate le basi per gli anni a venire, a prescindere da cosa deciderò del mio futuro.”

 

 




La prima domanda che le voglio fare è la seguente com’è terminata stagione 2025-2026. Nel complesso si ritiene soddisfatto delle sue prestazioni oppure poteva fare di più? 

 

Mi ritengo soddisfatto della stagione svolta a livello personale, ma anche a livello di gruppo. Ringrazio la società, ogni singolo compagno di squadra e lo staff che hanno reso tutto possibile. E’ stata una stagione caratterizzata da due infortuni, uno a dicembre e un altro più grave il 3 aprile dove ho rischiato la vita, ma ho avuto la forza e la costanza di ritornare e di mettermi a disposizione per la finale playoff. In conclusione  stata una stagione ricca di emozioni e di crescita personale. A questo punto un particolare ringraziamento va a mio fratello, (giochiamo nella stessa squadra) il quale è stato il primo ad aiutarmi e ad essermi vicino.

 

La prossima stagione giocherà ancora ancora all’Olympia Agnonese oppure pensa di cambiare società?

 

Per la prossima stagione ancora non so cosa mi  riserverà il futuro,  attendo qualche chiamata e poi decido, anche se, come gia detto prima, per me Agnone è una seconda casa, cerco delle sfide che mi rendano vivo e che mi suscitino  adrenalina, queste  potranno essere prese in considerazione.

 

 

Quando ha scoperto che il calcio sarebbe diventato la sua più grande passione?

 

All’età di 8/9 anni, già iniziavo a vedere il calcio come un qualcosa dove ci vuole sacrificio, volontà, determinazione ed equilibrio.  Ho iniziato a considerare  il calcio non solo come lavoro di campo, ma anche come un’attività  extra quotidiana, fatta di una routine da seguire ogni giorno con costanza e disciplina.



I suoi genitori hanno cercato di assecondarla, oppure le hanno detto la classica frase: “...non sarebbe meglio che pensassi allo studio?”

 

I miei genitori mi hanno sempre lasciato libero di scegliere, facendomi sempre però capire l'importanza degli studi e del lavoro. Mi hanno permesso di fare subito delle esperienze lontano da casa a soli 15 anni, esperienza che mi ha formato moltissimo. Infatti oggi nonostante la mia giovane età gioco in una prima squadra, lavoro con un ente molto importante e sono al terzo anno di università, dove mi manca un solo esame per la triennale.

 

Che cosa ci può dire della sua esperienza al Pontedera?

 

L’ esperienza a Pontedera sarà sempre una delle esperienze più importanti della mia vita. Ho incontrato un direttore e un mister che si spendevano tanto per noi ragazzi e ci hanno fatto crescere tanto sia a livello umano che calcistico. Sono stato lì due anni, e sono stato trattato come un figlio, esperienza che farei altre cento volte. Ho avuto l’opportunità di affrontare grandi club come Genoa, Spal, Inter, New York, Lazio, Perugia, carrarese, Pisa, ecc.




 

Lei da due anni milita nell’Olympia Avignonese, cosa ci può dire sia del club che del rapporto che con i tifosi e gli abitanti?

 

Sono due anni che milito con l’Olympia, i tifosi quando potevano sono stati al nostro fianco, se quest’anno li avessimo avuti per più tempo avremmo avuto sicuro una marcia in più. 

 

Per quanto riguarda la società essendo un giocatore corretto e rispettoso sono sempre stato trattato bene, ognuno ha dei difetti, ma loro cercano e trovano sempre il modo per ottenere il benestare dei giocatori, cosa per me fondamentale. Con gli abitanti dopo un po’ sono riuscito ad avere un buon rapporto quasi con tutti, ma c’è voluto tanto impegno e pazienza, venendo da fuori non si sempre si è ben visti, ma ognuno raccoglie ciò che semina, e quindi posso dire di essere contento di essere qui.

 

Si ricorda il suo goal più bello?

 

ll mio goal più bello è stato quello di quest’anno contro il Bojano alla seconda giornata, un gol che ha messo in risalto le mie doti atletiche e fisiche, non lo dimenticherò, d’altronde è stato il primo gol al Civitelle (il nome dello stadio di Agnone), davanti alla nostra gente.

 

Grandi discussioni con i mister le ha avute oppure ha sempre accettato le decisioni con serenità?

 

Discussioni in particolare no, ma non sono un santo mi è capitato di storcere il muso, ma solo per pochi attimi, sono un giocatore che mette il bene del gruppo sempre e se dovessi partire dalla panchina sono dell’idea che bisogna entrare con la mentalità giusta per far cambiare idea a chi si è sbagliato. 

 

In passato non ho avuto sempre trattamenti corretti per tutto ciò che ho fatto e per la vicinanza che ho mostrato al gruppo, ma il calcio è anche questo, bisogna avere la maturità di capire e di non mollare mai.

 

Generalmente che ruolo ha all’interno del gruppo, mi spiego ascolta i consigli dei compagni, discute serenamente con loro, oppure tende a imporre la sua volontà?

 

Sono uno che nonostante la giovane età cerco di dare dei suggerimenti ai più piccoli del gruppo, consigliando di fare sempre una vita sana perché è quello che fa la differenza. Ovviamente sono uno anche che ascolta, durante il mio percorso ho avuto grandissimi giocatori dai quali ho potuto apprendere tante nuove cose, queste  hanno fatto crescere leggermente la mia esperienza.







Un suo pregio e un suo difetto (calcisticamente parlando) 

 

Un mio pregio sicuramente sarà la prestanza fisica, la velocità, la resistenza e la capacità di non staccare mai la spina all’interno della partita, un difetto può essere il piede debole che cerco ovviamente di allenare costantemente.

 

Un giocatore che lei ammira tantissimo? 

 

Un giocatore che io ammiro tantissimo è sicuramente Cristiano Ronaldo, ha una mentalità che si commenta da sola e alla quale mi ispiro. L’ossessione batterà sempre il talento.

 

 

Famiglia e amici quanto sono importanti per lei? 

 

La cosa più importante per me è la mia famiglia e mio nipote, sono la mia forza, e sono sempre presenti in ogni mia scelta e pronti  a sostenermi. A livello di amici non ne ho tanti, sono uno che fa fatica a fidarsi, ne avrò pochi di amici veri, ultimamente ho un’amica  che  che ho conosciuto da poco,  mi ha dato veramente tanto e mi è sempre stata vicino.

 






Un sogno che vorrebbe che si realizzasse nell’immediato? 

 

Un sogno che vorrei si realizzasse nell’immediato è vincere un qualcosa di importante da protagonista, e quindi così vi ho svelato il progetto che sto cercando per la prossima stagione.

 

A chi vorrebbe dedicare questa intervista?

 

Questa intervista, sembrerò egoista, me la voglio dedicare soprattutto a me che quest’anno a causa di un infortunio mi sono svegliato in ospedale in codice rosso, evento che mi ha dato tanto forza e dal quale ho reagito alla grande grazie  alla mia famiglia e ad un’amica che per me ormai e come se fosse di famiglia.

 

A chi si sente di voler dire grazie per essere il calciatore che è diventato?

 

Grazie per il calciatore che sono lo dovrò dire sicuramente al mister Giuseppe Lauro e al mister Giuseppe Mazzone, che all’età di 12 anni si sono veramente dedicato a 360 gradi alla mia persona facendomi fare doppie sedute. Me li ricorderò sempre.

 

Grazie

 

05 06     2026

 

(Tutti i diritti riservati) 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

martedì 2 giugno 2026

SEZIONE SPORT

 

 

 

 

Paolo Radi intervista

 

 

 

 

SEBA

LAMACCHIA

 



 

Seba Lamacchia è un giocatore argentino nato il 21 maggio  del 1986 a Dolores, questa è la seconda intervista che ci rilascia, e qui ci racconta cosa è successo negli ultimi tre anni di calcio.

 

A Dicembre 2023 mi trovavo al Budoni Calcio per giocare la seconda parte del campionato di eccellenza in Sardegna, dove abbiamo fatto un'ottima stagione e siamo riusciti a conquistare la promozione in Serie D. Dopo la pausa estiva sono passato al Bonorva per giocare nel campionato di Promozione, e ci sono rimasto fino al mese di dicembre.

 

Nel mercato invernale di quell'anno ho cambiato squadra e sono arrivato al Villacidrese con l'obiettivo di provare a salvare il club dalla retrocessione. Anche se a livello collettivo le cose non sono andate bene e non siamo riusciti a mantenere la categoria, dal punto di vista personale ho vissuto un ottimo periodo sportivo e mi sono sentito a un grande livello.

 

A metà del 2024 ho approfittato della pausa per tornare in Argentina, visitare la mia famiglia e ricaricare le energie. Al mio rientro in Sardegna mi sono unito all'Iglesias Calcio per disputare la prima parte della stagione, ma le cose a livello sportivo non sono andate molto bene per la squadra.

 

Per questo motivo, a dicembre del 2024 ho deciso di cambiare aria e sono arrivato al Terralba Calcio in Promozione. In questo club ho trovato molta stabilità e continuità, e ci sono  rimasto  dal Dicembre 2024 fino a maggio del 2026, una tappa fantastica che abbiamo chiuso nel migliore dei modi conquistando il campionato e la promozione nella stagione 2025/2026.

 


Ora mi trovo nella ricerca di una nuovo squadra.

 

 

 

La prima domanda che le voglio fare è la seguente: la stagione 2025-2026 è terminata nel migliore dei modi, si ritiene soddisfatto delle sue prestazioni oppure poteva fare qualcosa in più? 

 

Sono molto felice e orgoglioso del risultato finale della squadra; finire la stagione in questo modo è la ricompensa per il grande lavoro di tutti. Dal punto di vista personale, però, sono una persona estremamente esigente con me stessa. Anche se il bilancio è positivo, sento sempre che avrei potuto dare o fare qualcosa in più in certi momenti. Questa mentalità mi spinge a non accontentarmi e a guardare già alla prossima stagione con la voglia di migliorare ancora e provare a vincere un altro campionato.

 

Per quel che concerne la nuova stagione c’è qualcosa in arrivo oppure ancora nulla?

 

Qualcosa si sta muovendo, ci sono dei progetti stimolanti sul tavolo, ma è ancora presto per entrare nei dettagli. Di sicuro la fame di vincere e di affrontare nuove sfide è tanta

 

Che cosa ci può dire dell’esperienza al Terralba  Calcio?

 

A Terralba ho vissuto un'esperienza intensa e formativa. Ogni piazza ha le sue sfide, e quella mi ha permesso di maturare molto e di capire l'importanza del lavoro di squadra e del sacrificio. Conservo un grande rispetto per la maglia, per i compagni con cui ho condiviso lo spogliatoio e per tutta la gente di Terralba, questo perché sono un uomo di calcio e  il rispetto ci dev’ essere a prescindere dal mio essere un giocatore.

 

Nel 2024 lei torna in Argentina che cosa ha provato nel ritornare nella sua terra dopo diverso tempo?

 

Ritornare in Argentina nel 2024 è stata una grande emozione. Dopo tanto tempo lontano, ho potuto riabbracciare la mia famiglia, i miei amici e respirare di nuovo l'aria di casa è stato fondamentale. Si è trattato di un ritorno  alle origini che mi ha permesso di ricaricare le batterie, non solo a livello fisico ma soprattutto dal punto di vista mentale e spirituale. La propria terra ti dà sempre una forza speciale.

 

Tornato dall’Argentina lei va a giocare nell’Iglesias Calcio, come mai le cose non sono andate come sperava?

 

Purtroppo nel calcio non sempre i risultati riflettono le aspettative. A Iglesias le cose non sono andate come speravamo sia io che la società, ma fa parte del gioco. Ho sempre lavorato con professionalità dal primo sino all'ultimo giorno. È stata comunque un'esperienza che mi è servita per crescere e che mi lascio alle spalle senza rancore cercando di  guardare sempre avanti.

 

Oltre al calcio quali altri sport segue con grande interesse? 

 

Mi piace lo sport in generale, quindi oltre al calcio seguo un po' di tutto. Mi appassiona molto la Formula 1 per l'adrenalina e la precisione millimetrica che richiede, e seguo sempre con interesse i grandi eventi come le Olimpiadi o i tornei internazionali di tennis. Credo che da ogni disciplina si possa imparare qualcosa sulla cultura del lavoro e del sacrificio.

Lei gioca nel ruolo di? 

 

Gioco come *difensore centrale*. È un ruolo di grande responsabilità, dove servono massima concentrazione, lettura del gioco e comunicazione costante con i compagni. Mi piace guidare la linea difensiva e dare sicurezza a tutta la squadra partendo da dietro.

 

Grandi discussioni con i mister le ha avute oppure ha sempre accettato le decisioni con serenità?

 

Ho sempre vissuto il rapporto con i mister basandomi sul massimo rispetto e sulla professionalità. Nel calcio è normale avere punti di vista diversi o confrontarsi su determinate situazioni di gioco; anzi, credo che il dialogo costruttivo aiuti a crescere. Alla fine, però, l'allenatore è colui che prende le decisioni per il bene della squadra e io ho sempre accettato le sue scelte con assoluta serenità e disciplina.

 

Generalmente che ruolo ha all’interno del gruppo, mi spiego ascolta i consigli dei compagni, discute serenamente con loro, oppure tende a imporre la sua volontà?

 

Assolutamente no, non impongo mai nulla. Il calcio è uno sport di squadra e le decisioni si affrontano insieme. Mi considero un compagno aperto al confronto: mi piace discutere serenamente delle situazioni di gioco per trovare soluzioni comuni. Ovviamente in campo cerco di farmi sentire e di dare indicazioni per via del mio ruolo di difensore, ma tutto nasce sempre dal rispetto reciproco e dall'ascolto.

 

Un suo pregio e un suo difetto (calcisticamente parlando) 

 

Il mio pregio principale è la personalità e lo spirito di sacrificio: non mollo mai un centimetro e do tutto me stesso per la maglia fino al novantesimo. Il mio difetto è che sono estremamente competitivo e vivo male la sconfitta; quando le cose non vanno come vorrei, la rabbia agonistica, sul momento, a volte mi rende troppo duro perché non sono riuscito ad ottenere i risultati sperati.

 




 


L’Italia per la terza volta non parteciperà ai Mondiali, secondo lei qual è il motivo di questa sconfitta, anzi di queste sconfitte?

 

Mancano persone qualificate a tutti i livelli del calcio italiano. Servono professionisti nei settori giovanili che aiutino i ragazzi a crescere e che non pensino solo a vincere. 

 

Il loro compito dovrebbe essere quello di consegnare alla prima squadra giocatori già pronti e formati. Invece, siamo nel 2026, ci sono ancora giocatori  che non sanno  stoppare un pallone, inoltre   non sanno cosa sia un controllo orientato col pallone, e neppure saltare e prendere bene la pala di testa.

 

Che cosa rappresenta per lei la Sardegna?

 

Per me la Sardegna è tranquillità e rispetto. È una terra bellissima dove mi sono sentito subito a casa, grazie soprattutto alla gente sarda che ti accoglie sempre con grande calore e che ti fa sentire uno di loro.

 

Un sogno che vorrebbe che si realizzasse nell’immediato? 

 

A livello calcistico, il sogno immediato è trovare un progetto stimolante per la nuova stagione, dove poter lottare per obiettivi importanti e continuare a dimostrare il mio valore in campo

 

A chi vorrebbe dedicare questa intervista?

 

La dedico alla mia famiglia e alle persone che mi stanno vicine ogni giorno, supportandomi sia nei momenti belli che in quelli più difficili di questo percorso.

 

C’è qualcuno a cui direbbe grazie per il giocatore che è diventato in questi ultimi anni?

 

Direi grazie a tutti gli allenatori e ai compagni di squadra che ho avuto in questi anni: da ognuno di loro ho imparato qualcosa che mi ha fatto crescere. E un grazie speciale va alla mia famiglia, perché senza il loro sostegno non sarei qui.



Grazie 

 

 


 

02  05  2026

 

(Tutti i diritti riservati)