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mercoledì 15 luglio 2026

SEZIONE SPORT

 

 

 

 

Paolo Radi intervista

 

 

 

 

ALESSIO 

D’ANDREA



 






Alessio D’Andrea è nato il 29/05/1996 a Benevento, e ha iniziato a giocare a calcio all’età di 4 anni presso una scuola calcio di Benevento, il suo ruolo è il portiere. 

 

Queste le squadre principali dove ha militato: Ferrini, Atletico Foglianise, San Martino Valle Caudina (Promozione), Forza e Coraggio (eccellenza), Cervinara (promozione e campionato vinto), ad un certo punto decide di smettere, successivamente la Virtus Benevento, lo convince a scendere in campo di nuovo: 5 sono gli anni della sua permanenza, Arpaise (seconda categoria), Pago Veiano (seconda categoria e semifinale playoff), Atletico  Benevento (sino a dicembre), Sant’Angelo a Cupolo (sino a fine stagione), Forza e Coraggio (promozione e poi retrocessione: come dice lui stesso “è stata una scelta sbagliata”, Ferrini (terza categoria e semifinale playoff), Atletico Benevento Don Quixote (terza categoria, “per incompatibilità con il mister lascia la squadra che si trovava seconda in classifica per poi ritrovarla quarta.)

 

 

 


 


La prima domanda che le voglio fare è la seguente, in questo momento sa già dove andrà a giocare nella prossima stagione, ci sono delle offerte? 

 

Ho ricevuto varie telefonate, ma per ora solo una concreta. 

 


Quando ha scoperto che il calcio sarebbe diventato la sua più grande passione?

 

In realtà fin da piccolo avevo questa passione, infatti anche a casa giocavo e realizzavo palloni con il giornale. 

 

Tempo fa, circa un anno, credo ho intervistato suo fratello portiere come lei, lei però è più grande, come mai gioca in questo ruolo, mi spiego è stata una casualità oppure ci voleva diventare sin da piccolo?

 

In realtà la scelta di diventare portiere è stata una casualità, da piccolo per partecipare a qualche partita di “quartiere” e dove c’erano tutti ragazzi più grandi, spesso mancavano i portieri, equindi presi coraggio e iniziai a giocare in porta con ragazzi molto più grandi di me. 

 

I suoi genitori hanno cercato di assecondarla, oppure le hanno detto la classica frase: “...non sarebbe meglio che pensassi allo studio?”

 

Ovviamente vengo da una famiglia umile dove a casa ha sempre lavorato solo papà e quindi loro nonostante le mille problematiche mi hanno sempre permesso di seguire questa passione.

Ed è quello che consiglio a tutti. Lo sport ti fa crescere, ti forma e si fa creare legami che possono durare tutta la vita! 

 





Lei ha giocato in diverse squadre, a quale è rimasto più   legato? 

 

In realtà il mio carattere mi ha sempre aiutato a farmi voler bene da tutti e quindi ho un bel ricordo di tutte le società in cui sono stato!

 

A proposito del club Forza e Coraggio lei ci ha riferito che si è trattata di una scelta sbagliata, in che senso, ce lo potrebbe spiegare meglio?

 

Tre anni fa accettai di firmare con la F&C nonostante sapessi che la società fosse cambiata, ed è proprio quello è stato l’errore  perché mi sono ritrovato in una società fallita; però nonostante tutto ho avuto modo di conoscere e ritrovare persone bellissime. 

 

Come ho precisato sopra suo fratello gioca nel ruolo del portiere, in che cosa lei si sente simile, in cosa però lei è diverso?


Ci tengo a precisare che sono io quello più vecchio. Comunque no, abbiamo due stili e due altezze diverse, ma secondo me lui è stato fortunato ad essere stato allenato fin da piccolo da un preparatore dei portieri, ortuna che io non ho avuto! Ma sono molto orgoglioso e soddisfatto di lui! 

 

Si ricorda la sua parata più bella?

 

Di parate ne ho fatte tante come anche di errori, ma spero che la parata più bella sia quella che devo ancora fare (mi auguro da solo di giocare ancora).

 

Grandi discussioni con i mister le ha avute oppure ha sempre accettato le decisioni con serenità?

 

In realtà ho sempre accettato le scelte dei vari mister, tranne quando ho ricevuto qualche mancanze di rispetto. Ho detto la mia e in buon ordine ho lasciato la squadra. 

 





Generalmente che ruolo ha all’interno del gruppo, mi spiego ascolta i consigli dei compagni, discute serenamente con loro, oppure tende a imporre la sua volontà?

 

Mi definisco “il pazzo del gruppo” cioè  colui che prova sempre a scherzare, a dar fastidio e quindi a rendere lo spogliatoio felice. 

 




Un suo pregio e un suo difetto (calcisticamente parlando) 

 

Pregio:  un buon sinistro per essere un portiere, difetti: ne ho tanti ma uno in particolare: parlo tanto!

 

Se avesse la possibilità di tornare indietro, cambierebbe qualcosa, oppure è soddisfatto di dove è arrivato sino ad ora? 

 

Ad oggi no! Comunque ho 30 anni e credo che la mia esperienza calcistica si avvicina quasi alla fine!

 

Domani lei riceve una chiamata per andare a giocare in club estero, se la sentirebbe di lasciare tutto per questa nuova avventura?

 

Ma qualche anno fa… forse si! 

 




Un sogno che vorrebbe che si realizzasse nell’immediato? 

 

Creare famiglia e avere un futuro roseo. 

 

A chi vorrebbe dedicare questa intervista?

 

Questa intervista la dedico alla mia famiglia! Perché se oggi sono l’uomo che sono è solo merito loro,dei loro insegnamenti, dei loro valori e principi che mi sono stati tramandati!

 




Ultima domanda, a chi sente di dire grazie per il calciatore che è diventato?

 

Ci tengo a ringraziare una persona pubblicamente! Voglio ringraziare Remo Catalano il mio primo mister, una persona speciale che mi ha insegnato prima ad essere uomo e poi “calciatore”!

 



Grazie di tutto!

 

 

 16 07      2026

 

(Tutti i diritti riservati) 

 

 

 

 

sabato 11 luglio 2026

SEZIONE SPORT

 

 

 

 

Paolo Radi intervista

 

 

 

 

FRANCESCO

RAIA




 

 


Francesco Raia è un giocatore   di calcio, ruolo portiere e così si presenta: “ 

 

“Mi chiamo Francesco Raia e sono un portiere 2008, ho cominciato la mia carriera alla Fenix Arzano dove ho trascorso vari anni per poi iniziare un nuovo percorso con l’Acerrana Under 16. L’anno successivo vado alla Sarnese perché sapevo che avrei disputato la Juniores Nazionale under 19, a gennaio del 2025 mi trasferisco al Marianella dove incomincio ad allenarmi ed affacciarmi al mondo dei grandi. 

 

Quest’anno grazie al supporto del presidente del Marianella Salvatore D’Andrea, ho avuto modo di far vedere le mie qualità, il campionato di promozione è andato bene perché siamo riusciti a vincerlo: tra l’altro ho collezionare bene 14 presenze. In questo momento partecipo al Football Reload organizzato da Vincenzo D’Andrea”.

 








Per prima cosa ringrazio il mister Gaetano Pone, per avermi permesso di mettermi in contatto con lei, adesso passiamo alla prima domanda: com’è terminata stagione 2025-2026.Si si ritiene soddisfatto delle sue prestazioni? 

 

 

Questa stagione è terminata nel migliore dei modi, ho giocato nel Marianella e abbiamo vinto il campionato, mi ritengo molto soddisfatto delle mie prestazioni e spero di poter fare sempre meglio.

 

Quando ha scoperto che il calcio sarebbe diventato la sua più grande passione?

 

Sin da piccolo sapevo che il calcio sarebbe stato il mio futuro e sono cresciuto con questa consapevolezza. 

 








Lei frequenta il Liceo Scientifico e gioca a calcio, come riesce a fare conciliare scuola e impegno sportivo?

 

Ammetto che non è facile conciliare le due cose, il liceo scientifico è indubbiamente molto difficile e durante l’anno ho dovuto superare parecchie difficoltà, però non potrei mai rinunciare al calcio ed è per questo che ho trovato il modo di adattarmi e far conciliare le due attività in maniera naturale. 

 




Il fatto che lei giochi in porta è stata una casualità oppure questo era il suo sogno sin da bambino?

 

Sin da bambino il mio sogno è sempre stato di diventare un portiere di fama mondiale, anche nelle piccole partitelle tra bambini ho sempre ricoperto il ruolo di portiere, è sempre stata la mia vocazione. 

 

Ci può parlare di questa attività: il Football Reload, attività calcistica organizzata da Vincenzo D’Andrea.

 

Il football reload è una off season, ovvero degli allenamenti che si fanno a fine stagione per prepararsi alla prossima stagione, l’organizzatore è Vincenzo d’Andrea,  mentre Gaetano Pone è il mister che allena i ragazzi insieme a tutti lo staff.

 

Lei ha giocato in diverse squadre, a quale è rimasto più   legato? 

 

Nella mia carriera ho giocato in parecchie squadre, ma la squadra con cui ho legato di più è indubbiamente il Marianella, è stato il mio primo anno tra i grandi e siamo riusciti a vincere il campionato,  questa è un emozione incredibile da condividere con tutti i miei compagni di squadra. 

 

Grandi discussioni con i mister le ha avute oppure ha sempre accettato e accetta le decisioni con serenità?

 

Sono una persona molto pacifica e ho sempre preso con tranquillità e fiducia le decisioni del mister grazie al fatto che lui mi ha sempre dato tantissime opportunità, così ho sempre avuto modo di mostrare il mio talento. 

 

 




Generalmente che ruolo ha all’interno del gruppo, mi spiego ascolta i consigli dei compagni, discute serenamente con loro, oppure tende a imporre la sua volontà?

 

Sono uno che ascolta sempre i consigli dei più grandi e grazie ad essi sono migliorato e cresciuto tantissimo, sono attivo nel gruppo e mi piace stringere amicizie con i miei compagni anche per avere una maggior intesa durante le partite. 

 




Il miglior portiere chi è secondo lei, mi riferisco sia ai club italiani che esteri?

 

Il  portiere a cui mi sono sempre ispirato è Donnarumma, cerco sempre di prendere spunto da lui e di migliorare sempre di più la mia tecnica. per me rimane uno dei migliori portieri. 

 

Famiglia e amici quanto sono importanti per lei? 

 

Per me sono fondamentali, avere il supporto dei miei amici e della mia famiglia è sempre stato molto importante, senza di loro non sarei così sicuro di me stesso 

 

Un sogno che vorrebbe che si realizzasse nell’immediato? 

 

La cosa che più vorrei sarebbe quella di esordire tra i professionisti, è sempre stato il mio più grande sogno e non smetterò mai di crederci. 

 





Un pronostico, chi vincerà il mondiale 2026?

 

Spero la vinca l’Argentina.

 

Grazie

 

 11  07      2026

 

(Tutti i diritti riservati) 

 

 

 

 

 

 

 

venerdì 10 luglio 2026

SEZIONE SPORT

 

 

 

 

Paolo Radi intervista

 

 

 

 

GIANLUCA

MOSCARIELLO

 

II intervista






    
 

Gianluca Moscariello è un giovane allenatore campano, questa è la seconda intervista, la prima è del 2023, che ci concede e qui ci racconta gli ultimi avvenimenti. 

 

 

“Inizio con il racconto che ho superato il concorso ministeriale D.D. 1330/2023 come insegnante di educazione motoria alla scuola primaria, parallelamente   ho avuto un’esperienza come vice- allenatore in eccellenza nel Sant’Antonio abate calcio, purtroppo si è conclusa con la sconfitta della finale playout in cui siamo retrocessi. L’anno seguente sono andato ad Acerra alla Acerrana in serie D come vice allenatore ed è stato un’esperienza un po’ negativa: dopo c’è quattro mesi mi sono dimesso a seguito dell’esonero dell’allenatore (io mi ero trasferito in questo club grazie a lui).

 

Prima di queste esperienze e prima di vincere il concorso, sono stato anche vice allenatore in serie D all’US Angri esperienza positiva con la vittoria della finale play out.”

 

 

 



 

 

La ringrazio per aver accettato nuovamente di farsi intervistare, passiamo ora alla prima domanda, com’è terminata la stagione 2025-2026?

 

Una stagione negativa, purtroppo può succedere, non sempre si fanno le scelte giuste e può capitare di trovarsi in situazioni ingarbugliate.

 

Complimenti per il ruolo da docente, come riesce a conciliare la sua attività di docente con quella di allenatore?

 

Non è facile, a volte è logisticamente impossibile, però con tanto impegno e passione cerco sempre di far conciliare le due cose.

 

Dalle esperienze negative cos’ha imparato?

 

Ho imparato a non farmi “fregare” dalle apparenze, il mondo calcistico è ricco di ipocriti e falsi profeti, quindi ho imparato a non fidarmi troppo delle persone, anche di quelle che sembrano esserti più vicine.

 

Un’esperienza positiva lei l’ha avuto all’U.S. Angri come vice-allenatore, a tal riguardo cosa ci può raccontare?

 

Sì è stata una breve esperienza però ricca e soddisfacente. Siamo arrivati in un periodo molto negativo per la squadra, ma siamo riusciti a ribaltare la situazione sia morale che di classifica.

 

Quali sono le doti principali che deve avere un allenatore?

 

Per me vengono prima le doti psicologiche, prima di quelle tecniche e di quelle tattiche. La bravura dell’allenatore sta proprio nel capire i bisogni e le esigenze di ogni singolo atleta e cercare di fargli esprimere il proprio potenziale. Tutto ciò è possibile solo grazie ad un lavoro mentale legato a quello tecnico, tattico e fisico.

 






Quando vede un giocatore qual è la prima caratteristica che la deve attrarre? 

 

L’eleganza, la prima cosa che vedo è proprio il modo in cui tratta il pallone e il modo in cui si muove all’interno del campo.

 

 

Grandi giocatori si nasce oppure lo si può diventare grazie a un duro allenamento e a uno stile di vita regolare?

 

Lo si può diventare, non tutti erano forti sin da subito, attraverso la resilienza si può arrivare ad alti livelli. È ovvio che avere una buona dose di talento naturale è un punto di partenza, però poi ci vuole tutto il resto.

 

Non siamo ai mondiali per la terza volta, secondo lei quali sono i motivi principali e cosa si potrebbe fare per tornare ad essere competitivi?

 

Ognuno dice una propria motivazione, penso siano tutte giuste, ma per me la principale motivazione è l’assenza di strutture.

 

L’Italia non gode di buona salute, è evidente, ma neanche il Brasile e la Germania, perché secondo lei?

 

Non conosco i loro problemi nazionali, però si tratta comunque di ottime squadre. Il Brasile si ritrova ad avere la generazione meno forte di sempre, ma parliamo di giocatori forti, per quanto riguarda la Germania invece comunque hanno vinto nel 2014, poi hanno avuto un cambio generazionale.

 

Su di lei si dicono delle belle cose, come è riuscito ad essere così stimato nell’ambiente calcistico?

 

Bisognerebbe chiederlo agli altri, penso per la professionalità e la serietà. É un mondo in cui non tutti si aggiornano continuamente, tanti pensano di conoscere la verità e si fermano alle loro convinzioni.

 

Lei domani riceve una telefonata per allenare una squadra all’estero per qualche anno, che cosa farebbe? Lascerebbe il certo per l’incerto?

 

Bella domanda, dipende dal livello della chiamata, se è una chiamata per cui ne vale la pena, sicuramente sì.

 

Un sogno che le piacerebbe che si avverasse?

 

Diventare un allenatore professionista.

 







Ultima domanda c’è qualcuno a cui vuol dire grazie per essere diventato l’allenatore che è oggi?

 

A me stesso, alla mia passione e al mio impegno continuo.

 

 

10  07      2026

 

(Tutti i diritti riservati) 

 

 

martedì 23 giugno 2026

SEZIONE SPORT

 

 

 

 

Paolo Radi intervista

 

 

 

 

ALESSIO

FLOCCA 

 

 

 

  Alessio Floca è un giovane giocatore   di calcio   e così si presenta: 

 


"Mi chiamo Alessio Floca sono nato a Brescia nel 2006, sono un ragazzo sportivo con grandi obiettivi che vuole raggiungere da quando era piccolino, Sono un portiere che ci crede fino alla fine nei propri sogni senza mai mollare la strada che ho preso tanti anni fa da quando ero piccolino.

Ho iniziato a giocare a calcio all’età di 6 anni in piccole squadre e piano piano ho fatto salti di categoria e molte persone lo sanno anche grazie a interviste passate e annunci su internet."

 

 

Sei molto alto ma bravo con i piedi: quanto conta per te far partire l'azione da dietro?

 

Ad oggi il portiere deve essere molto bravo con i piedi perché anche lui ormai e ‘un giocatore di movimento, quindi secondo me conta molto ed e molto utile che un portiere sappia usare bene i propri piedi per avere risultati positivi in partita e anche negli allenamenti.

 




Il portiere è un ruolo solitario: come gestisci la pressione psicologica di non poter sbagliare?

 

Allora innanzitutto se scegli di fare il portiere devi saper benissimo che devi avere una mentalità molto forte, perché in partita e allenamenti sarai sempre da solo in porta e dovrai cercare di fare del tuo meglio con minor errori possibili, quindi bisogna rimanere sempre tranquilli e concentrati durante questi eventi e soprattutto bisogna credere in se stessi e nelle proprie abilità per poter far sempre le cose al meglio.

 

Ti ispiri a Pierluigi Gollini: quale sua caratteristica cerchi di copiare in allenamento?

 

È un portiere che ho sempre seguito e ammirato quindi ho sempre cercato di imitarlo un po’ in tutto, dalla parte fisica e atletica che i movimenti in campo per poter anche migliorare su punti deboli che avevo.





 

Dai primi calci all'oratorio ai club importanti: quando hai capito che il calcio era il tuo futuro?

 

L’ho capito crescendo affezionandomi sempre di più a questo sport avendo anche l’ossessione, dedicando tempo ogni giorno a questo sport facendo sacrifici e impegno lo si capisce che magari un giorno questo sia il proprio futuro… ovviamente ci vuole un po’ anche di fortuna e ovviamente ce ancora tanta strada da fare però se ci si mette impegno al 100% qualcosa succederà prima o poi.




 

Qual è stata, finora, la parata più difficile e importante della tua carriera? 

 

Questa è una domanda difficile perché facendo il portiere hai tanti momenti con parate importanti nella testa quindi l’unica cosa che posso dire per ora e che son tutte importanti e sicuramente ci sarà quella che mi rimarrà in testa per sempre.

 

Qual è il sacrificio più grande che la vita da atleta ti impone ogni giorno?

 

Di sacrifici ce ne sono tanti in questo sport…. Sempre via di casa, sempre stanco per allenamenti, sacrifici lontani dalla famiglia senza vederli come una volta ogni giorno e tanti altri.

 




Tuo padre ti ha trasmesso questa passione: è il tuo critico più severo o il primo tifoso?

 

Diciamo entrambi perché mi ha sempre sostenuto e aiutato facendomi ragionare cosa ce di sbagliato e cosa ce da migliorare facendomi diventare la persona che sono ad oggi.

 

Hai detto di voler rendere orgogliosa la tua famiglia: cosa significherebbe dedicare a loro il debutto nei professionisti?

 

Sarebbe e sarà il miglior giorno del mondo, perché’ facendo sacrifici che nessuno vede e mettendoci tanta ossessione e passione finalmente vedrai un giorno un sogno realizzarsi.






Chi è Alessio fuori dal campo, quando ti togli i guantoni e vuoi solo staccare la spina?

 

Sono un ragazzo che sta sempre nel suo,  è gentile con tutti pronto ad aiutare chiunque se ha bisogno, sostengo tutti e mi diverto con tutti,  come dovrebbero fare “tutti” per andare al d’accordo senza odi e rancore.

Son sempre pronto a dare consigli e a far migliorare i piccoli atleti che magari mi chiedono e fanno domande su questo sport.

E vedere altri piccoli realizzare e raggiungere obbiettivi positivi mi rende orgoglioso.

 

Sui social hai molto seguito: senti la responsabilità di essere un modello per i portieri più piccoli?

 

Ovviamente, io sono pronto e lo faccio molto volentieri nell’aiutare i piccoli portieri a raggiungere i propri sogni perché anche io anni fa ero al loro posto e avevo bisogno di sostegno…

I piccoli ma anche in generale le persone vanno aiutate e sostenute fino alla fine perché cosi ognuno ha la propria strada avendo risultati positivi.

 




Leggi i messaggi dei tuoi follower? Qual è il complimento che ti ha fatto più piacere?

 

Sì, li leggo tutti, non son tanti non sono ancora famoso, ma anche se un domani lo fossi li leggerei tutti e risponderei a tutti. I messaggi che mi sono arrivati fino ad oggi li ho apprezzati tutti, quindi per ora per son tutti belli i messaggi che ho ricevuti. E cercherò di star vicino a tutti i miei fan e sostenitori affinché raggiungano i propri obbiettivi.

 

Come ti prepari mentalmente a giocare davanti a un pubblico numeroso e caloroso?

 

L’importante è rimanere calmi senza ansie e pressioni, devi credere in te stesso e in quello che sai fare, devi pensare sempre a cose positive e mantenere la calma, non importa quante persone ci sono, ma l’unica cosa che conta è dimostrare il proprio valore mantenendo la concentrazione.






In quale stadio del mondo sogni di scendere in campo per la partita della vita?

 

Ovviamente essendo interista ti dico San Siro, però l’importante è arrivare nei grandi stadi d’Italia, d’ Europa e in qualsiasi altra parte del mondo, l’importante è realizzare il proprio sogno.

 

Qual è il consiglio più prezioso che ti ha dato un allenatore e che non dimenticherai mai?

 

- “Credi in te stesso e lascia stare gli altri perché solo tu sai il tuo vero valore e solo tu sai quanti soffri e hai sofferto facendo questi sacrifici nonostante i tuoi problemi in famiglia e anche durante la tua carriera, quindi non importa quando lo diventerai, ma credici e non mollare mai come gli altri. Pensa a te stesso perché prima o poi la categoria giusta arriverà anche per te”

 






Qual è il tuo obiettivo principale per questa stagione e dove ti vedi tra cinque anni?

 

L’obbiettivo principale è avere risultati positivi per arrivare sempre più in alto e poi in futuro si spera di essere nei più grandi stadi d’Italia.

 

“Voglio lasciarvi con un pensiero che per me è tutto. Dietro ogni parata, ogni allenamento sotto la pioggia e ogni sacrificio, c’è solo una cosa: la voglia di crederci. Non importa da dove partite, che sia un piccolo campo d'oratorio o una grande città. Non permettete mai a nessuno di dirvi che quel  sogno è troppo grande per voi. Cadrete, farete degli errori – io lo so bene, perché nel mio ruolo l'errore si paga caro – ma la vera forza sta nel rialzarsi ogni singola volta con più fame di prima. Inseguite i vostri sogni con tutto il cuore, abbiate il coraggio di osare e, soprattutto, credete in voi stessi anche quando il mondo intorno sembra fare silenzio. Mettetevi i guanti, scendete in campo e andatevi a prendere il vostro futuro! “

 

 

Grazie

 

 

23 06 2026

(Tutti i diritti riservati)