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giovedì 21 maggio 2026

SEZIONE SPORT

 

 

 

 

Paolo Radi intervista

 

 

 

 

MARCO

SITO



 


   

MARCO SITO, è un allenatore  di calcio, qualifica UEFA C, è nato a Napoli il 7 marzo del 1992, ed è laureato  in Scienze Motorie. 

 

Come calciatore ha iniziato nel settore giovanile del Benevento in prima squadra, poi ha disputato   più di 60 partite tra la serie D e l’Eccellenza, queste le squadre: Pomigliano, Marcianise, Sessana, Real San Felice a Cancello, Sanità Napoli. 

 

E’ allenatore e preparatore atletico di calcio, attività di base con scuole calcio, attualmente è l’allenatore Esordienti Fox Soccer di Cercola.

 

 


 

 


Come prima domanda le faccio questa: quando ha scoperto che il calcio sarebbe diventato la sua più grande passione?

Più che scoperta è stato principalmente un qualcosa che ho sempre vissuto fin da bambino, ho sempre pensato e vissuto in funzione del calcio per cui è sempre stato parte integrante della mia vita in maniera del tutto naturale e non ho mai smesso di amare questo sport che, ancora oggi, per quanto mi riguarda, vivo profondamente.

Ho avuto la fortuna di avere un padre che ha sempre amato il calcio ma che non mi ha mai trasmesso alcuna pressione affinché amassi anch’io questo sport, è stato un processo del tutto naturale e dunque non ho mai messo in discussione la passione nata e maturata per il calcio.

 

I suoi genitori hanno cercato di assecondarla, oppure le hanno detto la classica frase: “...non sarebbe meglio che pensassi allo studio?”

Ho avuto l’immensa fortuna di crescere nell’amore della mia famiglia, mia madre e mio padre mi hanno accompagnato e sostenuto passo dopo passo in ogni scelta, da questo punto di vista mi sono sempre sentito ben protetto e al sicuro. 

 

Non mi hanno mai impedito di vivere il calcio in maniera seria e costruttiva, anzi, mi hanno sempre incentivato affinché potessi dare il meglio, senza pressioni inutili e aggiungo stupide, ho sempre vissuto con il principio da loro trasmesso che la scuola fosse l’assoluta priorità e, giustamente, ad oggi, sono consapevole dell’importanza di tale principio in quanto lo studio mi ha permesso di costruire un percorso culturale e d’istruzione che mi ha portato a sentirmi realizzato all’interno della società. Non smetterò mai di ringraziare mio padre che, ho perso da diversi anni e mia madre, sono state, sono e saranno sempre le persone più importanti della mia vita, grazie ai loro valori e principi trasmessi, oggi mi sento una persona sicuramente onesta e responsabile, valori e principi di cui ne vado orgoglioso e che reputo non negoziabili.

 



Lei ha giocato in diverse squadre, a quale è rimasto più legato? 

Probabilmente Pomigliano perché è stata la tappa più importante della mia carriera, mi sono formato principalmente come uomo oltre che come giocatore, è stato il passaggio cruciale dall’attività giovanile alla prima squadra, tra i professionisti, cambia completamente il mondo e a 17 anni è avvenuto tale passaggio. Ho avuto il privilegio di essere allenato da un allenatore come Gigi Corino, grandissimo uomo, che ha ribaltato le mie presunte certezze di giocare e vivere il calcio in un determinato modo.  Ha saputo trasformami sotto ogni punto di vista, permettendomi di esordire e iniziare il mio percorso come calciatore a determinati livelli. Un’altra piazza a cui sono molto legato è San Felice a Cancello, un comune di Caserta dove mi sono sentito amato e ho conosciuto persone stupende e amici a cui sono molto legato.

 

Oltre al calcio quali altri sport segue con grande interesse? 

Ho sempre amato qualsiasi sport, sono laureato in Scienze Motorie e ho sempre visto lo sport come il nucleo di ogni forma di emozioni, personalmente pratico quotidianamente attività fisica tra corsa e palestra, più che altro a fini di buona salute psicofisica personale, seguo con tanto interesse la formula 1 anche se non ho per nulla competenze ingegneristiche, ne capisco ben poco. Seguo il ciclismo, il tennis, mi piace molto guardare partite di basket e rugby.


Lei giocava nel ruolo di? 

Principalmente nasco come difensore centrale, non so se sia stato un bene o un male per la mia carriera,  ma nel corso degli anni, ho ricoperto tutti i ruoli, ad eccezion del portiere e dell’attaccante, per cui sono sempre stato considerato una sorta di jolly ma per natura mi sono sempre considerato difensore centrale.


Grandi discussioni con i mister le ha avute oppure ha sempre accettato le decisioni con serenità?

Per carattere non ho mai avuto particolari discussioni e non ho mai alimentato problemi, tuttavia devo ammettere che incontrare persone vere, oneste, trasparenti, come allenatori, è veramente difficile, oggi che studio per essere appunto allenatore, credo che valori come rispetto, onestà, trasparenza, empatia, siano essenziali al fine di costruire un rapporto di fiducia coi propri giocatori. Quando non ero d’accordo con una decisione dell’allenatore, avendo una determinata sensibilità, non esponevo il problema e interiorizzavo minando la mia autostima e fiducia, forse a distanza di anni, avrei agito anche in maniera diversa, tuttavia credo che ogni persona debba avere un certo percorso e vivere determinate esperienze per costruire una propria identità e diventare persone migliori, pertanto ogni situazione vissuta è stata necessaria ai fini della mia crescita personale.

 

Generalmente che ruolo aveva all’interno del gruppo, mi spiego ascolta i consigli dei compagni, discute serenamente con loro, oppure tende a imporre la sua volontà?

Ho sempre desiderato essere al centro dell’attenzione, laddove mi trovavo in contesti dove percepivo fiducia, stima, affetto, sapevo che potevo andare ben oltre i miei limiti, sia mentali che tecnici, per cui anche in uno spogliatoio riuscivo a sentirmi protagonista ed essere componente attivo in ogni situazione. Ho sempre vissuto in ogni gruppo in maniera sana, oserei dire anche pura e ingenua, in quanto il gruppo calcio è, ad ogni livello, altamente competitivo, tuttavia ho sempre apprezzato ogni consiglio e ogni suggerimento fornito da tutti i compagni, dai più piccoli ai più grandi, ciò è anche necessario se si è parte di un gruppo che segue obiettivi ben precisi.

 



Un suo pregio e un suo difetto (calcisticamente parlando) 

Come detto prima, forse la mia intelligenza tattica che mi ha permesso di ricoprire più ruoli in campo è stato un mio pregio, anche se a distanza di anni non ne avrei così certezza. 

Un pregio probabilmente è la mia capacità di leggere le giocate offensive e scegliere bene i tempi di ogni intervento difensivo in chiusura e tecnicamente mi sono sempre considerato un difensore pulito tecnicamente e forse elegante, mentre un difetto lo collego proprio all’aspetto di cui sopra. Però il fatto di essere così pulito non mi rendeva così cattivo agonisticamente come un difensore dovrebbe essere, è brutto a dirsi ma prima di intervenire in maniera decisa e anche pericolosa, ci pensavo più di una volta, un difensore puro non pensa neanche una volta prima di intervenire, lo fa e basta.


Adesso lei è il svolge il ruolo di allenatore negli Esordienti Fox Soccer di Cercola. Come mai ha deciso di intraprendere questo nuovo ruolo nel calcio?

È sempre stata la mia aspirazione principale, anche da piccolo, ho sempre visto nella figura dell’allenatore ciò che volevo fare nella mia vita, amo questo ruolo che mi permette, anche nella vita, di gestire pressioni e situazioni che riescono a rendermi una persona migliore e responsabile. Sarà strano, ma anche da giocatore, preferivo sentirmi responsabile di un intero gruppo di persone piuttosto che responsabile soltanto di me stesso e questo è cruciale per il ruolo dell’allenatore.


Qual è la principale qualità che deve avere un allenatore? 

Deve amare profondamente ciò che fa, qualunque sia il livello, qualunque sia la categoria, deve profondamente amare quello che fa e soprattutto farlo con criterio, impegno e studio, non è qualcosa che si può improvvisare, per quanto possa passare il messaggio che tutti possono dire la propria nel mondo del calcio, essere allenatore è un qualcosa di molto più articolato e complesso. 

 

Un allenatore deve racchiudere diverse qualità, ci sono le componenti sociali, quelle per me più importanti, che fanno riferimento all’empatia, la sensibilità, la gestione delle emozioni e la comprensione delle dinamiche di un gruppo squadra, in campo e fuori, componenti organizzative, come organizzare e strutturare sedute di allenamento, componenti metodologiche, come indirizzare le proprie conoscenze tecniche e tattiche all’interno di un programma di lavoro, componenti fisiche, conoscere anche l’ambito relativo alla scienza del corpo umano, sapere chi alleno anche da un punto di vista morfologico. 

L’allenatore non è per niente una figura banale, sicuramente non è il protagonista perché i veri protagonisti sono sempre i ragazzi che devono divertirsi e gli allenatori devono definire le condizioni per permettere ciò.

Come imposta il suo lavoro con questi giovani calciatori? 

Il lavoro si basa principalmente in base all’età dei ragazzi, in base a quelli che sono gli obiettivi da raggiungere in questa fascia d’età, i quali obiettivi non corrispondono a qual è, in genere, il risultato finale di ogni partita bensì a quante conoscenze calcistiche acquisiscono in maniera autonoma i ragazzi, così che possano permettere loro di gestire e affrontare le situazioni che si creano in campo.

Il lavoro principalmente si concentra su tutto ciò che è il gioco, la base essenziale è proprio questa:  il gioco e far in modo che il gioco sia protagonista e adattarlo alle esigenze didattiche del calcio, sotto forma di allenamento. Credo fortemente nel concetto di gioco, non nell’aspetto ludico in sé, principalmente nell’aspetto didattico che può trasmettere e questo a prescindere da ogni età, il gioco è la forma più seriosa che possa esistere affinché si possa migliorare e conoscere competenze personali di cui non si è ancora a conoscenza.

 

Ci vuole molta pazienza oppure le ore di allenamento scorrono veloci e senza intoppi?

La pazienza è un aspetto da considerare connaturata con tale ruolo, gli intoppi li vedo sempre durante una seduta d’allenamento, probabilmente perché sono sempre fin troppo esigente e anche severo, principalmente con me stesso.  Non riesco mai ad essere del tutto contento durante una seduta d’allenamento, tuttavia per me le ore scorrono fin troppo velocemente e passerei molte più ore sul campo coi ragazzi che, come fermamente sono convinto, vivono troppo poco tempo con il pallone ai piedi e troppo più tempo con joystick e cellulari in mano.

 

Che cosa le sta dando il calcio e che cosa le sta togliendo? 

Come detto in precedenza penso e vivo in funzione del calcio, ho la fortuna di avere un lavoro extra calcistico che mi dona serenità e stabilità, tuttavia il calcio è ciò che mi tiene vivo, il cuore batte ma se penso a quello che mi sta togliendo, mi ha tolto e che mi toglierà in futuro,  so per certo che sarà valsa la pena, anche tra sofferenze, dolori e preoccupazioni, posso dirti che  ho proprio l’esigenza di vivere anche questi aspetti, è una passione e non c’è cosa più bella di esser schiavi delle proprie passioni. 

 

Come mai a Napoli tutti vogliono diventare calciatori e pochi vogliono intraprendere altri sport - eppure è una città che può offrire molto -?

Come ogni posto, ogni città ha un proprio mondo culturale e sociale, il calcio probabilmente è la forma più autentica capace di regalare emozioni semplicemente osservando un pallone, magari non per tutti è così, ma è se come fosse parte di un codice genetico presente.  All’ interno della città, vuoi o non vuoi respiri calcio in ogni angolo della città, in un contesto sociale dove l’autenticità e la purezza delle passioni lentamente sembra svanire, il calcio è sempre catalizzatore di emozioni e gioie rimaste intatte e vere, chi fa calcio lo ama e basta, a prescindere dai cambiamenti, se si fanno altri sport, nella loro estrema bellezza, principalmente è sempre legato ad una passione che si scopre pian piano, non è un qualcosa per cui ci nasci e vivi quotidianamente.

 


Per il futuro pensa di allenare giocatori più adulti?

Ad oggi non saprei, l’occasione non è mai nata, certo, mi piacerebbe, ogni categoria, ogni età, rappresenta un mondo completamente diverso sia da vivere che da gestire, per cui non ho l’ambizione principale di farlo ma sicuramente un giorno mi piacerebbe.

Un sogno per il futuro?

Vivere nell’amore delle persone a me vicino e non perdere mai l’amore e la passione per tutto ciò che faccio, altrimenti non sarebbe vita.

 

A chi vorrebbe dedicare questa intervista?

Ai ragazzi che oggi alleno, a ciò che loro ogni giorno riescono a trasmettermi, alle emozioni che riescono a regalarmi e alla persona che oggi mi permettono di essere.

 

 

 Grazie 

 

 21  05     2026

 

(Tutti i diritti riservati) 

 

 

 

 

 

 

 

martedì 19 maggio 2026

SEZIONE SPORT

 

 

 

 

Paolo Radi intervista

 

 

 

 

ANTONIO

CANDICE



 

 


 


 

Antonio Candice di Napoli è un Direttore sportivo, così ci si presenta:

 

“Inizio la carriera di direttore presto avevo 25 anni, parto dalla Terza categoria con la Sangiovannese, vinco tre campionati consecutivi portando il club in promozione, successivamente sono in Eccellenza per due anni al Volla Salvaonci, riparto di nuovo dalla Terza categoria perché ricevetti una chiamata da un presidente a me caro dove ancora adesso non posso mai dire di no, riusciamo a vincere due campionati, peccato che perdiamo la finalissima, saremmo dovuti approdare in promozione. Sono poi per due anni con Il Punto di Svolta, perdiamo la finalissima per approdare in eccellenza.  Quest’anno con il club ASD Marianella Calcio raggiungiamo l’eccellenza, e posso dire meritatamente.”

 

 


Per prima cosa le faccio i complimenti, con l’ASD Marianella Calcio avete raggiunto l’Eccellenza. Se dovesse fare un bilancio, che anno è stato?

 

Innanzitutto ti ringrazio per i complimenti, è stato un anno bellissimo, sin dall ‘ufficialità del nostro arrivo eravamo certi di fare qualcosa di importante, ci siamo riusciti alla grande perché poi siamo stati da sempre in testa alla classifica e alla fine abbiamo vinto meritatamente.

 

In questo club come sono stati i rapporti con  i giocatori e lo staff dirigenziale?

 

I rapporti con tutti sono stati sempre molto buoni, anzi mi sembra corretto  ringraziare il presidente Salvatore D’Andrea,  fin da subito mi ha dato carta bianca e mi ha fatto costruire uno staff ed una squadra importante; la sua stima nei miei confronti è stata linfa vitale per riuscire a raggiungere l’obiettivo più importante ed  è ciò che è successo.

 

Se ce lo vuol dire, come mai ha deciso di lasciare il club, qualche divergenza con il Presidente oppure la necessità di trovare altri stimoli con altri club?

 

Nessuna divergenza con il presidente, anzi abbiamo avuto sempre un ottimo rapporto fatto della massima trasparenza. Ho deciso di andare via per motivi miei personali, naturalmente non mi fermo qui, aspetto un nuovo progetto che mi dia nuovi stimoli per dare sempre il massimo, e perché no vincere il campionato.

 

La domanda che faccio sempre: Quando ha scoperto che il calcio sarebbe diventato la sua più grande passione?

 

Da sempre sono nato con il calcio,  anche se ho giocato poco  e nelle varie categorie inferiori,  però sono stato, come si dice “sempre sul pezzo”. 

Ho vinto pure qualche campionato di terza e di seconda categoria, pensa che feci pure un goal contro il Sant’Antonio Abate, all’epoca io giocavo con  la Sangiovannese.

Decisi poi di lasciare subito il calcio giocato per fare il direttore riuscendo a vincere al primo anno il campionato, poi ne ho vinti ancora; quest’anno ho ottenuto un successo personale importante, non solo abbiamo vinto il campionato, ma siamo sempre stati primi in classifica.

 

Per chi non è dell’ambiente, come si diventa direttori sportivi, quale trafila bisogna fare?

 

Fondamentale è l’avere tanta passione, competenza e voglia di emergere.


Generalmente com’è la tipica giornata di un direttore sportivo?

 

La giornata tipo? Per quel che mi riguarda io sono sempre al telefono, e cerco di studiare ogni situazione calcistica a 360 gradi, infine è importante   conoscere tutto e tutti. La situazione, e mi devi credere, è bellissima e tante sono le emozioni che ti regala, anche se  ti toglie tanto tempo alla famiglia, ma come tutti sanno il calcio è questo

 

Quando vede giocare un ragazzo che cosa la colpisce di più, oppure che cosa dovrebbe colpirla maggiormente? 

 

Quello che mi colpisce di più quando vedo un ragazzo, ovvio che dev’essere forte e che dev’essere consapevole dove deve migliorare le sue performance, precisato ciò.  a me quello che piace di un calciatore è la fame di arrivare a “qualcosa di importante” con la massima umiltà.

 

Ho avuto modo di intervistare il giocatore Alessio Paladino, come ce lo descriverebbe?

 

Palladino è il mio folletto,  lo chiamo così; è  un calciatore straordinario, un vero bomber, ha una grande potenzialità per crescere agonisticamente, inoltre vede delle azioni  di gioco,  che pochi vedono, mi spiego meglio, sa anticipare certi movimenti che determineranno il successo di una partita.

 

Ripensando alla sua storia calcistica come stati i suoi rapporti con il Presidente e con tutto la staff, qualche screzio c’è stato oppure tutto è sempre cordiale e improntato alla correttezza?

 

Non ho mai litigato con nessuno, ogni presidente mi ha lasciato qualcosa di importante e poi io difficilmente  litigo, ci può stare uno scambio di battute, ma finisce lì.

 




Successi e delusioni si equivalgono oppure maggiori sono i successi rispetto alle delusioni? 

 

Ho sempre raggiunto gli obbiettivi e su questo sono contento, però tengo con me due delusioni che non potrò mai dimenticare e sono: l’aver perso due finali consecutive per andare in eccellenza. Le squadre erano: il Ponticelli e il Punto Di Svolta. Il calcio non è bello forse anche per questo?  Dalle delusioni si ci rialza sempre e queste ci devono rendere più forti; come dice il mio mister Carlo Ignudi: “Il dolore di oggi è la gioia di un domani”,  e quest anno ho avuto la gioia di stravincere”.

 

In questo momento ha già avuto qualche proposta, oppure tutto tace?

 

Al momento, niente di concreto, aspettiamo… non è un’ossessione visto che io non porto sponsor… come fa qualcuno!


Il suo più grande difetto e il suo più grande pregio? 

 

Difetto: sono permaloso, pregio: sono trasparente in tutto e per tutto.

 

Oltre al calcio quali altri sport segue con grande interesse? 

 

Nessuno, mi interesso solo di calcio, è la prima e unica passione sportiva.

 

Se avesse la possibilità di tornare indietro, cambierebbe qualcosa, oppure è soddisfatto di dove è arrivato sino ad ora? 

 

Farei tutto quello che ho fatto, anche perché non mi ha regalato niente nessuno.

 

Un sogno per il futuro?

 

Il sogno me lo tengo per me, comunque a proposito di sogni si potrebbero anche avverare, il detto è questo: mai dire mai nella vita.

 

A chi vorrebbe dedicare questa intervista?

 

La dedico alla mia famiglia che mi sta sempre vicino, mi supporta e mi sopporta.

Grazie

 




19    05    2026

 

(Tutti i diritti riservati) 

 

 

sabato 2 maggio 2026

SEZIONE SPORT

 

 

 

 

Paolo Radi intervista

 

 

 

GIUSEPPE

MALLARDO


    

 




Giuseppe Mallardo, è un giocatore e allenatore nato a Pozzuoli il 16 giungo del 1980, questa è la sua carriera:”

 

Puteolana  eccellenza.; Altamura, serie Sorrento serie D, Ariano Irpino, promozione, eccellenza e serie D; San Severinese, promozione, Bojano eccellenza; Formia, eccellenza, Cicciano, promozione eccellenza; Viribus Unitis, serie D, Cavese, serie C; Forza Coraggio (BN) eccellenza, serie D; Capriatese, serie D; Boville, Serie D; Agropoli, serie D; Sulmona, serie D; San Severo serie D, Savoia, eccellenza, Gladiator, eccellenza, Subasio, eccellenza, Termoli, eccellenza; San Tommaso, eccellenza; Termoli eccellenza; Roccasicura, eccellenza; Positano, promozione, Di Roberto, terza categoria, Di Roberto prima categoria. 400 sono i goal realizzati nella sua carriera.

 

 

 

 


La prima domanda che le voglio fare è la seguente 400 sono i goal che lei ha realizzato durante la sua carriera, qual è stato il segreto per aver raggiunto un così importante risultato

 

Il segreto dei miei goal è stata la passione  per questo sport  la fame e la voglia di migliorarsi  sempre e poi la gioia per ogni goal fatto.

 






Com’è terminata stagione questa stagione calcistica. Si si ritiene soddisfatto delle sue prestazioni oppure poteva fare di più? 

 

Nella stagione che è appena terminata si poteva fare di più, si può  fare sempre di più sia di squadra e che a livello personale,    a 46 anni  ho fatto già  tanto a rimettermi di nuovo  in gioco, ma ho deciso ciò soprattutto per la crescita dei giovani.

 

Lei ricopre anche un altro ruolo nel club AsD Di Roberto, ci potrebbe dire quale?

 

Faccio il differenziato insieme a Carlos Roca, è stato il preparatore di giocatori che hanno fatto la serie A e la Premier inglese,  come calciatori da lui allenati penso a Allan Riciallison ed altri brasiliani.

 

    Alcuni giocano ancora in premier, facciamo il differenziato però solo per la scuola calcio Di Roberto, ovviamente solo per i nostri iscritti; noi gli aiutano sulla fase di crescita dalla coordinazione, forza, tecnica, postura del corpo e correzione dei movimenti in campo.

 





Questa domanda mi sembra obbligatori: Quando ha scoperto che il calcio sarebbe diventato la sua più grande passione?

 

Sin da piccolo mi nutrivo di questo sport, era aggregazione, ci davamo appuntamento per vederci e organizzare  le partitelle   di tutti i tipi,   ci auto-adattavamo  alle situazioni che ci capitavano in quel momento, e tanti ragazzi si univano a noi per giocare,   purtroppo  oggi questo modo di fare non c’è più per quasi l’80/ 90%  dei ragazzi.

 

Noi giocavamo dalle 6 alle 8 ore al giorno,   oggi i ragazzi forse giocano alla settimana 8 ore, questo perché c'è una scuola calcio in ogni quartiere,  quella sana competizione, quel giocare per divertirsi lo si è perso,  purtroppo.

 

 




 

I suoi genitori hanno cercato di assecondarla, oppure le hanno detto la classica frase: “...non sarebbe meglio che pensassi allo studio?”

 

I miei genitori dicevano che dovevo pensare alla scuola   però non avevo voglia, sbagliando pensavo solo al calcio,  all' epoca  non era come adesso oggi bisogna studiare, ed è  quello che  dico ai miei figli: andare bene a scuola è fondamentale.

 






Lei ha giocato in tantissime squadre, a quale è rimasto più   legato? 

 

E’ vero, ho giocate in tante squadre, ma il mio legame più forte resta con la Battipagliese.

 

Fra i 400 goal che lei ha segnato Si ricorda il suo goal più bello?

 

Di goal ne ho fatto tanti, mi ricordo quello che feci  con il Sorrento: di rovesciata  da fuori area.

 






Grandi discussioni con i mister le ha avute oppure ha sempre accettato le decisioni con serenità?

 

Con i mister in linea di massima ho avuto sempre buoni rapporti, anche perché gli servivo, visto che realizzavo diversi goal.

 

Generalmente, quando lei era più giovane  che ruolo aveva e che all’interno del gruppo, mi spiego ascoltava i consigli dei compagni, discuteva  serenamente con loro, oppure tendeva a imporre la sua volontà?

 

Quando ero giovane sì, è vero stavo zitto, ascoltavo i più grandi e cercavo di imparare e mi prendevo tutti i consigli positivi, poi quando sono diventato più grande sono diventato  un leader   silenzioso,  però quando  mi dovevo far sentire lo facevo a gran voce  ero sempre presente.

 

 


 


Un suo pregio e un suo difetto (calcisticamente parlando) 

 

Un mio pregio: essere umile sempre a disposizione.  Un difetto: sono lunatico e che le cose quando non vanno come dico mi fanno   diventare, mi passi il termine “una bestia” e sono pure  scorbutico.

 

Anche suo figlio gioca nella società dove lei milita, in che ruolo?

 

Sì, anche mio figlio gioca a calcio, gli trasmesso le mie due passioni il calcio ed essere tifoso del Napoli. 

Lui fa anche lui il centravanti, spero per lui che riesca a fare più strada rispetto a quella che ho fatto io, pure lui ha una grande passione per questo sport,  non manca mai ad un allenamento,  vuole migliorarsi sempre e comunque,  io delle potenzialità ce le vedo, ma sarà il tempo e la sua tenacia che forse  scriveranno  la storia del calcio.


Se avesse la possibilità di tornare indietro, cambierebbe qualcosa, oppure è soddisfatto di dove è arrivato sino ad ora? 

 

Se avessi la possibilità certamente cambierai delle cose del mio passato però purtroppo non si torna indietro, ma va bene così.

 

Di nuovo noi non partecipiamo ai mondiali, secondo lei perché, quali sono i motivi della débâcle del calcio italiano?

 

Il motivo che l’Italia non va ai mondiali parte da lontano, per me dovrebbero cambiare alcune regole che ormai  qui in Italia hanno preso il sopravvento, il problema riguarda   tutti questi giocatori stranieri, bisogna darsi una ridimensionata  soprattutto dalle primavere,  e già in questa categoria militano tanti giovani  stranieri, mi domando il  perché non si possa dare una possibilità ai giovani italiani  di farli giocare in  qualche settore professionistico, magari qualcuno arriverà  in  serie A e magari alla nazionale.


Famiglia e amici quanto sono importanti per lei? 

 

La famiglia è importante, io le devo tutto, soprattutto a mia moglie e ai miei figli che mi hanno trasmesso tranquillità, siamo una sola cosa.

 

Un sogno che vorrebbe che si realizzasse nell’immediato? 

 

Il sogno che dovrebbe realizzarsi  nell’ immediato è che i miei figli si possono realizzarsi in tutto:  nella scuola, nella vita e magari nello sport.

 

A chi vorrebbe dedicare questa intervista?

 

A questa intervista la dedico alla mia famiglia.

 





Infine a chi vorrebbe dire grazie, mi riferisco alla sua carriera calcistica?

 

Alla fine devo dire grazie a me stesso, perché mi sono rialzato sempre dopo le cadute, potevo fare di più  però io indietro non guardo mai vado sempre avanti per la mia  strada.

 

 

In fine ringrazio te Paolo di questa bella intervista.

 

 

02 05     2026

 

(Tutti i diritti riservati)