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domenica 25 ottobre 2026

SEZIONE SPORT

 

 

 

 

Paolo Radi intervista

 

 

GIANLUCA 

POLVERINO 

 



 Gianluca Polverino è un giocatore nato a Napoli il 25 gennaio del 1979. Come ci dice lui stesso questa è la sua carriera: 

 

“Scuola calcio Posillipo dove ho iniziato, ero considerato il talento più forte che c’era in Italia. A 15 anni un emissario del Cristal Palace mi vide giocare e mi portò a Londra. 

 

All’aeroporto mi venne a prendere una limousine, che emozione!!!

Mi portò in un albergo a 5 stelle, si chiamava East Croidon Hotel, mi avevano riservato una suite enorme tutta per me. 

 

Firmavo autografi e facevo foto per strada con i tifosi. Mi allenavo con la prima squadra ma dopo 2 mesi tornai in Italia non ce la facevo a stare li da solo…peccato.

 

 Andai in Ancona serie C e ci rimasi per 3 anni, successivamente andati a Campobasso in C2 e ci rimasi per due anni. 

Terminata questa esperienza, andati a militare in diverse squadre che giocavano in serie D: Monturano (Marche) tre anni, Rieti e qui vinsi il campionato, Orvietana, Albalonga, Casertana, Putelolana, passai poi all’eccellenza: Fidene (Roma) e vittoria campionato, Fidene serie D, Frascati eccellenza e vittoria campionato, Frascati serie D, Scafatese eccellenza e vittoria campionato, Scafatese serie D.

 

Sicuramente ho avuto una carriera nettamente al di sotto delle mie enormi potenzialità. Ora ho una ditta edile ma sono direttore responsabile di una scuola calcio élite in Campania: l’Alma Verde dove alleno anche la categoria 2016. Il calcio: una parte importante della mia vita”.

 

 

Lei ha avuto una carriera straordinari, e la ringrazio per avere accettato di essere intervistato. Questa è la  prima domanda che le voglio fare,  dovesse fare un bilancio a “mente fredda”, che carriera ritiene di aver avuto, ma soprattutto, nonostante alcune scelte che forse non andavano fatte si ritiene soddisfatto e appagato?

 

Ho fatto una carriera molto al di sotto delle mie potenzialità purtroppo, ma doveva andare così, non bastano le qualità tecniche per arrivare a certi livelli, io non avevo la fame di chi vuole  raggiungere determinati obiettivi.

 

C’è stato un momento particolare che ha scoperto che il calcio sarebbe diventato la sua grande passione e i suoi genitori hanno assecondato questa sua passione oppure le hanno detto la classica frase: “vai a scuola calcio, ma ricordati che devi pure studiare?”

 

Il calcio è stata sempre una passione incredibile, rappresentava la mia giornata, il mio stare bene, i miei genitori hanno sempre assecondato questa mia ‘malattia’, ci tengo a precisare che non ho  mai trascurato la scuola. 

 

Lei inizia a frequentare la Scuola Calcio Posillipo, sicuramente si sarà accorto di avere un grande potenziale, si ricorda cos’ha provato in cui si è reso conto di avere una marcia, o forse due marce in più rispetto agli altri?

 

Io fin da bambino ero considerato un talento incredibile e tutti avrebbero scommesso che sarei arrivato ai massimi livelli. A livello del settore giovanile  (classe 1979) ero  più forte che c’era in Italia.

 

Visto che era considerato il talento più forte che c’era in Italia in quel momento riceve una proposta per andare a giocare in Inghilterra, lei che cosa ci può raccontare a tale riguardo?

 

Essere chiamati e scelti da una squadra di Premier League era un sogno che diventava realtà.

Un emissario del Cristal Palace mi vide e si innamorò delle mie giocate e mi chiamò per firmare, avevo 15 anni un’esperienza da raccontare perché è stata indimenticabile.

All’aeroporto a Londra mi venne a prendere un uomo della società con una limousine nera, mi portò in un albergo al centro di Londra a 5 stelle, avevo una suite extra lusso tutta per me, firmavo autografi, facevo le foto con i tifosi, per farla breve ero considerato il fenomeno italiano, ancora oggi a raccontarlo mi vengono i brividi.

 

Dopo due mesi lei decide di tornare in Italia, sono convinto che tutti le chiedano ancora perché. E la domanda gliela faccio pure io, perché lascia l’Inghilterra per tornare in Italia, è ovvio che sentisse la mancanza della sua famiglia, ma oggi rifarebbe quella scelta?

 

Stetti 3 mesi e ritornai in Italia, ero troppo piccolo e non riuscivo a stare bene perché avevo nostalgia della famiglia, degli amici e della mia meravigliosa Napoli!

Purtroppo è inutile dire che oggi avrei fatto scelte diverse. Le decisioni sono giuste al momento che le fai, però è stato davvero un peccato.

 

Come reagì la sua famiglia nel fatto che lei decise di mollare tutto per far ritorno nella sua regione?

 

La mia famiglia ha sempre creduto in me dicendomi che qualsiasi scelta avessi fatto l’avrebbe accettata.

 

Lei stesso ci ha detto che “ha avuto una carriera al di sotto delle aspettative”; arrivato in Italia si aspettava qualche chiamata da alcune squadre di serie A, oppure pensò subito di trovare una squadra adatta a lei?

 

Arrivato in Italia continuai un paio di anni nel Posillipo calcio che era un po’ la ‘canterà’ del calcio campano. Poi fu la volta dell’Ancona.

 

Un’ esperienza importante sono gli anni trascorsi nelle Marche, che è la mia regione, che ricordo ha di questo bel periodo, inoltre ci torna spesso per andare a trovare i suoi amici?

 

Nelle Marche sono stato benissimo, torno spesso a trovare  tanti amici che mi sono fatto, è una regione che è rimasta dentro i nostri cuori.

 

Papà addirittura divenne il presidente proprietario della squadra marchigiana…che anni meravigliosi!

 

Un suo pregio e un suo difetto (calcisticamente parlando) 

 

Il mio pregio era l’imprevedibilità, la genialità in qualsiasi fase della partita, a velocità la tecnica ed il fiuto per il gol erano, tutti questi pregi che ho elencato erano impressionanti.

Il mio difetto più evidente era la mancanza di fame di arrivare ad alti livelli.

 

Un sogno che vorrebbe che si realizzasse nell’immediato? 

 

I sogni miei più belli sono già realizzati: ho una splendida moglie ed una famiglia da copertina, figli che mi rendono l’uomo più ‘ricco’ del pianeta…

Chiara 21 anni universitaria, Carlo 20 universitario ed Antonio 14 che gioca a calcio sognando quello che sognavo io.

 




A chi vorrebbe dedicare questa intervista?

 

Questa intervista la dedico a tutto quello che leggendola provano stima ed affetto per me!!!

 

Per il calciatore che è diventato c’è una persona a cui sente di dire grazie?

 

Non devo ringraziare nessuno perché come già detto la mia carriera è andata molto al di sotto di ciò che avevo nelle gambe e nei  miei piedi fatati.


Questa domanda gliela faccio per ultima, domani lei riceve una chiamata per fare il direttore sportivo di un club estero, se la sentirebbe di lasciare tutto per questa nuova esperienza? Detto ciò io la ringrazio per il tempo che ci ha concesso e spero di poterla intervistare di nuovo.

 

Io già ho rinunciato a chiamate dal’ estero ed a quelle che provengono da club italiani.

La mia priorità si chiama famiglia e me la godo giorno per giorno ringraziando Dio per ciò che mi ha donato.

 

Attualmente sono direttore-responsabile di una scuola calcio Élite di quarto: l’Alma Verde. Alleno 2 gruppi della categoria pulcini 2016,  il mio obiettivo insieme al presidente è quello di formare talenti per una carriera importante e di far divertire tutti in egual misura!!!

 

Grazie

 

 26  10      2026

 

(Tutti i diritti riservati) 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

martedì 20 ottobre 2026

SEZIONE SPORT

 

 

 

 

Paolo Radi intervista

 

 

 


FRANCESCO

GRAVINA

 



 

Francesco Gravina è un giocatore   di Napoli, nato il 10 ottobre del 2000 e queste sono le squadre dove ha militato:

 

A.S.D. Angeli Scugnizzi (Provinciale; Materdei (Vittoria Campionato regionale); Settore giovanile con squadre di serie A e C; Napoli(allievi); Latina (Allievi); Turris settore giovanile 2 anni; Turris prima squadra per 3 anni, incluso un anno sotto età; Altovincentino; Giugliano; Venafro; Marianella, A.S.D. Città di Sant’Arpino, nella stagione attuale gioca nell’A.S.D. Miuli.

 

 


La prima domanda che le voglio fare è seguente come sta andando questa stagione calcistica, si ritiene  soddisfatto delle sue prestazioni o ritiene che possa fare ancora meglio?

 

Questa prima parte di stagione sta andando abbastanza bene: abbiamo incominciato con due vittorie e due sconfitte in campionato. Siamo una squadra giovane rispetto alle altre, ma non abbiamo paura di nessuno.

Soddisfatto non direi: so che posso dare tanto e devo farlo per ripagare la fiducia che mi è stata data dal capitano e dal mister.

 

Quando ha scoperto che il calcio sarebbe diventato la sua più grande passione?

 

A differenza di tanti altri giocatori il calcio non ha fatto parte della mia infanzia: l'ho scoperto solo a 15 anni, dato che prima mi concentravo su sport individuali.

 

I suoi genitori hanno cercato di assecondarla, oppure le hanno detto la classica frase: “...non sarebbe meglio che pensassi allo studio?”

 

Ho la fortuna di avere un padre che ha giocato a certi livelli e mi ha sempre dato consigli e aiutato, però non ho mai trascurato lo studio.

 





 

Lei ha giocato in diverse città italiane, non le mancava la famiglia?

 

Certo, ma stavo seguendo la mia passione e sapevo  che loro erano sempre con me.

 

Ci può raccontare in breve la sua esperienza nel club: Altovincentino?

 

All'Altovicentino ci sono stato solo per pochi mesi, ma mi sono trovato benissimo: eravamo in un convitto insieme a tutti i ragazzi della squadra, con un cuoco sempre a disposizione e una società attrezzata per categorie superiori.

 

Qual è la squadra dove lei ha lasciato il cuore?

 

La squadra nella quale io ho lasciato il cuore è la Turris a Torre del Greco, società che mi ha cresciuto e che mi ha fatto esordire con due anni di anticipo rispetto all'età canonica in Serie D. Non posso non menzionare   anche il Marianella, dove ho vinto il mio primo campionato e ho incontrato persone e compagni di squadra fantastici, sono stati come dei veri e propri fratelli.

 

Grandi discussioni con i mister le ha avute, le ha in questo momento oppure ha sempre accettato e accetta le decisioni con serenità?

 

Io sono un ragazzo molto umile, quindi se il mister mi dice una cosa rispetto sempre la sua opinione. Poi con mister Cardamone, che ho avuto alla Turris, c'è stato qualche scontro perché abbiamo entrambi un carattere forte, detto ciò mi ha insegnato davvero tanto.

 

Generalmente che ruolo ha all’interno del gruppo, mi spiego ascolta i consigli dei compagni, discute serenamente con loro, oppure tende a imporre la sua volontà?

 

Penso che una persona vada sempre ascoltata per essere capita, soprattutto quando si tratta di un compagno di squadra con cui si dovranno affrontare molte battaglie.

 




Un suo pregio e un suo difetto (calcisticamente parlando) 

 

Un mio pregio è che non mi risparmio mai, né in allenamento né in partita. Un mio difetto, invece, è che a volte pretendo il 100% da tutti, mentre dovrei imparare a capire quando un compagno ha un momento di difficoltà e che avrebbe solo bisogno di essere sostenuto.

 

Una domanda che non faccio sempre: domani lei riceve una chiamata da un club estero se la sentirebbe di lasciare la sua città per questa nuova avventura all’estero?

 

No, difficilmente cambio squadra durante l'anno. Quando do la parola a una squadra, la mantengo fino all'ultimo.

 

Ho intervista tanti ragazzi di Secondigliano (basta andare sul sito) e molti sono dispiaciuti perché quando si parla di Secondigliano la gente di fuori immagina una sola realtà, perché ci sono tanti pregiudizi?

 

Purtroppo il passato parla da sé e queste persone sono rimaste ferme lì. Io penso che si debba pensare al presente e alle opportunità che si stanno creando.

 

Un giocatore che lei ammira tantissimo? 

 

Ormai non ci sono più i giocatori di una volta, quindi preferisco concentrarmi su me stesso, prendendo spunto da chi ha giocato il vero calcio, come: Maldini, Nesta, Puyol e Sergio Ramos.

 




Famiglia e amici quanto sono importanti per lei? 

 

Io penso che per una persona questi due fattori sono importantissimi.

 

Un sogno che vorrebbe che si realizzasse nell’immediato? 

 

Forse non è il sogno di tutti essere indipendenti e non dipendere da un superiore, ma questo sarebbe il mio grande sogno.

 

A chi vorrebbe dedicare questa intervista?

 

Lo dedico in primis alla mia fidanzata Ilaria, che mi appoggia in tutto,  alla mia famiglia, che mi dà supporto;  ai miei fratelli del Marianella e a quelli di Sant'Arpino, dove ho trascorso momenti di grande gioia e anche di grande dolore; specialmente a una persona, Nunzio, che a Sant'Arpino è stato per me un faro e un vero fratello.

 

Per il calciatore che è diventato c’è una persona a cui sente di dire grazie?

 

Avrei una lunga lista di mister e giocatori che mi hanno insegnato tanto, ma se mi conoscono davvero, sanno che questo messaggio è dedicato a loro.

 

 

Grazie

 

 21  10      2026

 

(Tutti i diritti riservati) 

 

 

lunedì 19 ottobre 2026

SEZIONE SPORT

 

 

 

 

Paolo Radi intervista

 

 

 

 

MARIO

ANDRES 

  




 

Mario Andres, di Napoli è stato un giocatore di calcio e ha militato nelle seguenti squadre: Bisceglie,  Sapri, Aversa, Mariglianese,  Savoi,  Pianura.

 

Successivamente ha intrapreso la carriera di allenatore, nell’agosto del 2025 è stato per l’Imbriani Team allenatore in seconda, dall’agosto 2026 è il primo allenatore, sempre dell’Imbriani Team squadra che milita nel campionato di Promozione, girone B.

 

Noi gli abbiamo rivolto qualche domanda.

 

 





 

La prima domanda è la seguente: come sta andando questa stagione calcistica?

 

La stagione calcistica è iniziata bene tra campionato e coppa. Ma bisogna continuare a lavorare a testa bassa. Perché L imprevisto è dietro l’angolo!

 

Lei l’anno scorso era allenatore in seconda, ora invece è lei il Mister, immagino che la responsabilità sia tanta, in che modo affronta tutto questo? 

 

La responsabilità che ho nel gestire una squadra competitiva come l’Imbriani Team è tanta e l’affronto lavorando e lavorando che è l’ unica strada che conosco per arrivare lontano!

 

Quando ha scoperto che il calcio sarebbe diventato la sua più grande passione?

 

Io vivo di calcio quotidianamente sin da quando avevo 7 anni e frequentavo la   Scuola calcio fino a quando ho smesso, ed ora che sono  allenatore il calcio mi accompagna ormai da  36 lunghi anni.

 

Lei ha giocato in diverse squadre, a quale è rimasto più   legato? 

 

Sì ho giocato in tante piazze importanti; però la Mariglianese dove sono stato per 5 anni e ho fatto tanti amici mi è rimasta nel cuore, addirittura il Mister Aldo Papa, un grande, è diventato il mio testimone di nozze. 


Lei giocava  nel ruolo di? 

 

Io ero un play di centrocampo.

 

Grandi discussioni con i mister le ha avute oppure ha sempre accettato le decisioni con serenità?

 

Io sono stato sempre uno per il gruppo, accettavo le scelte come dev’essere  per un professionista,  così ci si  comporta!

 

Generalmente che ruolo aveva  all’interno del gruppo, mi spiego ascoltava i consigli dei compagni, discuteva serenamente con loro, oppure tendeva a imporre la sua volontà?

 

Io in tantissime squadre dove ho giocato ero il capitano, ma aldilà di questo, ero un calciatore che parlava tanto e che dava tanti consigli ai più giovani, in conclusione portavo in campo il pensiero del Mister.

 





Un suo pregio e un suo difetto (calcisticamente parlando) 

 

Un mio pregio è che pensavo sempre al gruppo in ogni  situazione, perché è solo il gruppo che ti porta ad arrivare a traguardi importanti. Un difetto? Ne avevo tanti: quando giocavo non accettavo che avremmo potuto perdere la partita. La sconfitta non era ammessa.

 

Come mai ha deciso di diventare allenatore?

 

Diciamo che l’ allenare è stata una casualità. Avevo smesso e un mio amico (ora mio calciatore)  mi propose di fare il secondo  allenatore all’ Imbriani l’anno scorso;  ed ora eccomi qua da primo.

 

Qual è la principale qualità che deve avere un allenatore? 

 

La qualità più importante che deve avere un allenatore è la coerenza.  Trattare tutti nella stessa maniere, infine   fare scelte eque per il bene del gruppo.

 

 Che cosa le sta dando il calcio e che cosa le sta togliendo? 

 

Io calcio mi ha sempre dato tanto. Ma ora ancora di più. 

Mi fa distrarre dalle cose brutte che la vita purtroppo ci dà.  Il calcio è vita. Però poi il calcio toglie anche: tempo a mio figlio e a mia moglie.  Io vivo il calcio 24 h al giorno e questo è un altro mio difetto

 

     Qual è il suo stato d’animo prima di una partita? Quali consigli dà ai giocatori?

 

Io vivo il pre-gara con molta tranquillità, il lavoro settimanale fa sì che io abbia la coscienza pulita quindi sono sereno e tranquillo.   Alla fine il risultato è figlio di tante situazioni! I consigli che do ai calciatori sono i soliti:  affrontare le gare sempre con voglia fame e umiltà, solo così puoi prevalere sull’ avversario.

 






E alla fine di una partita, invece? Ripensa a quello che ha sbagliato a livello tattico, oppure volta pagina? 

 

Dopo la partita sicuramente ripenso a quello che ho fatto e a quello che ha realizzato la squadra.  E penso a correggere i miei errori e quelli dei ragazzi.

 

Lei è da circa un anno e mezzo che è nel Team Imbriani, che cos’ha questo club di particolare?

 

L’Imbriani Team non è solo una squadra, ma una famiglia, Abbiamo una società che ti fa stare bene prima umanamente e poi calcisticamente non ti fa mancare nulla sotto tutti i punti di vista.  E questo è una cosa rara in questo calcio di oggi.

 

A chi vorrebbe dedicare questa intervista?

 

Io dedico sempre tutto a mia sorella che purtroppo non c’è più.  E che ha lasciato un vuoto incolmabile

 

Ultima domanda: lei domani riceve una telefonata per andare ad allenare una squadra estera, se la sentirebbe di lasciare ogni cosa per questa nuova avventura?

 

Se mi chiamasse una squadra estera…  non accetterei assolutamente, sono molto legato alle mie radici. Ho una stabilità lavorativa e familiare. Il calcio è una passione che porto avanti e che mi fa stare bene. Ma la cosa più importante è la Famiglia! E la famiglia è la cosa più preziosa che una persona può avere.

 

 

  

 

Grazie

 

19 10      2026

 

(Tutti i diritti riservati) 

 

 

 

 

 

 

 

 

giovedì 15 ottobre 2026

SEZIONE SPORT

 

 

 

 

Paolo Radi intervista

 

 

 

 

MATTIA

PALERMO

 


 


Questa è la seconda intervista che Mattia Palermo ci concede.

 

Mattia Palermo è nato a Napoli 21/08/92, ha una   laurea to in Scienze Motorie: prevenzione benessere con votazione di 110 cum lode. Qui ci racconta i suoi ultimi due anni calcistici.

 

La stagione calcistica 2025 26 l’ho cominciata la Viribus Unitis, squadra di promozione, la stagione è  poi finita con le mie dimissioni, in quell’anno, comunque ho sempre  continuato a lavorare con settore giovanile.

 

Quest’anno 2026/27 il mese di luglio e agosto e inizi settembre ho lavorato con il Giugliano calcio squadra che milita in serie C, lavorando come preparatore per il recupero infortuni in prima squadra e preparatore primavera.

 

Attualmente sono tesserato con l’Imbriani Team squadra che milita nel campionato di promozione per ora seconda in classifica

 

 


La prima domanda è questa: come si trova con Team Imbriani, squadra che milita nel campionato di promozione?

 

Con Imbriani Team mi trovo molto bene veramente, è una bella realtà, basti pensare che negli ultimi tre anni ha vinto campionato e coppa dalla terza categoria fino alla prima. 

 





In che modo è stato contattato da questo club? 

 

Sono stato contattato dal presidente, con  i  direttori durante l’estate già ci conoscevamo perché ci incrociavamo spesso sui campi.

 

L’anno scorso lei aveva iniziato la stagione con la Viribus Unitis, poi lei ha lasciato il club, ci sono stati dei motivi particolari oppure si è reso conto di non avere più certi stimoli? 

 

L’anno scorso mi dimisi dalla Viribus non perché mancavano gli stimoli, ma perché purtroppo i risultati ottenuti fino a quel momento non erano quelli desiderati,  il Mister decise di dimettersi e di conseguenza anche io e altri membri dello staff decidemmo di fare un passo indietro.

 




Ha mai avuto proposte da club fuori regione?

 

Sì, mi è capitato di avere proposte fuori regione, soprattutto gli anni in cui ho fatto più stabilmente campionati di serie D.

 

Ad agosto a settembre lei ha collaborato con il Giugliano Calcio che si trova in C, che tipo di esperienza è stata? 

 

Giugliano è stata un’esperienza eccezionale confrontarti con realtà professionistica e collaborare con giocatori e tecnici che fanno campionati importanti è molto stimolante e si apprende tanto.

 

Com’è la giornata tipo di un preparatore?

 

Diciamo la giornata tipo e all’insegna della programmazione delle sedute di allenamento del confronto con l’allenatore, diciamo che il calcio a differenza di altri lavori, almeno come lo vivo, io non ha dei veri e propri orari, però  nel mio caso c’è un costante confronto con l’allenatore per programmare al meglio le sedute da effettuare con la squadra.

 





Ci potrebbe dire il rapporto che c’è tra il preparatore e l’allenatore?

 

Con l’allenatore c’è un ottimo rapporto soprattutto di stima umana e professionale. Ho avuto l’onore di vincere un campionato a Pianura dove il Mister Mario Andres era un giocatore e già si vedeva la sua attitudine ad essere allenatore in campo.

 

Con i giocatori c’è confidenza oppure si rispetta il proprio ruolo?

 

Con i giocatori c’è un rapporto di confidenza giusta, nel senso che io cerco sempre il confronto in modo da rendermi conto anche della percezione del lavoro che hanno i calciatori.

 

Grandi giocatori si nasce, oppure ci si può diventare con una dura preparazione e uno stile di vita controllato?

 

Secondo me grandi giocatori si nasce, ma nel calcio moderno è necessario anche essere ben allenati e avere uno stile di vita sano in modo tale da permetterti di esprimere al massimo tutto il Talento la qualità del calciatore.

 





 Che cosa le sta dando il calcio e che cosa le sta togliendo? 

 

Il calcio mi dà tante soddisfazioni tante emozioni aldilà anche dei risultati lo stare insieme in gruppo sentirsi parte di una famiglia sono cose che si portano dentro e a volte come le dicevo prima, visto che a differenza dei giocatori che vanno al campo e si allenano chi sta nello staff, pensa spesso al calcio agli allenamenti quindi in alcuni casi si toglie un po’ di tempo alle attività extra campo.

 

Com’è il suo stato d’animo prima di una partita?

 

Prima della partita mi sento molto carico e pieno di adrenalina e spesso prova a trasmettere questa mia carica e ai calciatori e come dico sempre il mio mantra la mia frase…” è già partita!”

 

Il calcio italiano non sta offrendo un bello spettacolo, per due anni consecutivi non ci siamo qualificati ai mondiali, perché secondo lei?

 

Secondo me è un discorso molto ampio potremmo parlarne per ore ma credo che alla base sia sempre un discorso legato alla qualità tecnica dei calciatori Italiani, diciamo che di nuovi Totti del Piero Baggio se ne vedono pochi.

 

Un sogno per il futuro?

 

Mi auguro per il futuro di continuare su questa strada e sperare che mi porti più in alto possibile.

 





A chi vorrebbe dedicare questa intervista?

 

Voglio dedicare questa intervista alla mia famiglia a mia moglie e i miei figli.

 

Ultima domanda, per l’uomo di calcio che lei è diventato c’è qualcuno a cui vorrebbe dire grazie?

 

Per l’uomo di calcio anzi per l’uomo che sono diventato devo dire grazie alla mia famiglia a mio padre e mia mamma che purtroppo non è più tra noi grazie loro sacrifici e a loro, esempio mi hanno permesso di studiare ed essere l’uomo che sono.

 

 

 

 

 

Grazie

 

15  10      2026

 

(Tutti i diritti riservati)