SEZIONE SPORT
Paolo Radi intervista
IVAN
SIGNORIELLO
Ivan Signoriello è un giocatore di calcio nato a Napoli il 28 febbraio 2000. Ha giocato in Eccellenza con l’Insieme Ausonia, che adesso si chiama Insieme Formia, poi è stato a Sabaudia, successivamente ha militato all’Unirea Santana una società sportiva rumena in serie D. Negli ultimi anni ha giocato nelle seguenti squadre: San Cosma e Damiano, Pasquale Foggia e F.C. Secondigliano.
Questa è la seconda intervista che lei ci concede, e visto che è finito il mondiale le volevo chiedere se ha visto le principali partite e, al di là del risultato, qual è stata la squadra che maggiormente l’ha colpita.
La squadra che mi ha colpito maggiormente è stata la Spagna. Ha una canterastraordinaria, composta da calciatori che crescono insieme fin da bambini seguendo un percorso ben definito, fino ad arrivare alla nazionale maggiore. Vedere così tanti giovani imporsi con personalità e qualità fa riflettere molto. È inevitabile chiedersi perché la nostra nazionale italiana oggi faccia più fatica a produrre talenti con la stessa continuità.
Il prossimo anno mi pare di aver capito lei militerà ancora nel club FC Secondigliano, immagino che lei si trovi bene in questo club, è così?
Ho conosciuto la FC Secondigliano lo scorso anno e, fin dal primo giorno, ho percepito l'importanza della società e la vicinanza della dirigenza e del mister. Era il primo anno di vita del club, quindi tutto era nuovo, sia per loro sia per me. Nonostante questo, abbiamo disputato un buon campionato e sono davvero felice di far parte di questa società. Spero di poter rimanere qui ancora per molti anni.
Quando lei ha iniziato a praticare il calcio, non c’era nessun altro sport che le sarebbe piaciuto fare?
Ho sempre amato il calcio più di ogni altro sport. Se dovessi sceglierne uno oggi, direi la corsa, perché mi piace molto e mi aiuta a mantenermi in forma. Ma il calcio resta la mia più grande passione: è lo sport che mi regala le emozioni e le soddisfazioni più grandi.
L’esperienza che lei ha avuto al San Cosma e Damiano e Pasquale Foggia sono state positive oppure non tutto è andato come doveva andare?
Sono state esperienze fondamentali per la mia crescita, sia dal punto di vista umano che sportivo. Con il Pasquale Foggia abbiamo conquistato un campionato di Prima Categoria, è stato bellissimo essere protagonista di quella scalata. Sono momenti che porterò sempre con me.
Grandi discussioni con i mister le ha avute, e sappiamo che succedono, oppure ha sempre accettato e accetta le decisioni con serenità?
No, mai. Credo che l'allenatore sia la figura che dà un'identità alla squadra, otre a trasmettere la propria idea di calcio. È normale che un calciatore possa inventare una giocata o esprimere la propria creatività, ma dal punto di vista tattico è giusto seguire le indicazioni del mister.
Vista la sua esperienza che ruolo ha all’interno del gruppo, mi spiego ascolta i consigli dei compagni, discute serenamente con loro, oppure tende a imporre la sua volontà?
Preferisco far parlare il campo piuttosto che discutere con i compagni durante una gara. Credo che l'esperienza e la conoscenza del calcio si dimostrino con i fatti e con il comportamento, non con le parole.
Una volta terminata la partita è pronto a voltare pagina, oppure riflette sia sugli aspetti positivi che negativi?
Dopo ogni partita rifletto sempre su ciò che ho fatto bene e su quello che avrei potuto fare meglio. Cerco continuamente di migliorarmi durante gli allenamenti, nel corso della settimana, analizziamo gli errori insieme all'allenatore per capire dove intervenire e crescere come squadra.
Di lei ho letto molto bene, è stimato e benvoluto da tanti, com’è riuscito ad essere un giocatore così amato? Qual è il suo segreto di calciatore e di uomo?
Mi considero una persona che riesce a farsi voler bene da tutti. Il calcio è uno sport che unisce e crea rapporti basati sul rispetto e sulla stima reciproca. Nel tempo ho costruito tanti legami importanti e questo per me vale tanto.
Che consiglio daresti a un giovane che sogna di diventare calciatore?
Gli direi di allenarsi ogni giorno con sacrificio, umiltà e determinazione. Solo il duro lavoro può portare a grandi risultati.
Nel calcio arrivare in alto è difficilissimo, perché solo uno su migliaia riesce a realizzare il proprio sogno. Per questo bisogna dare sempre il massimo e non smettere mai di credere in sé stessi.
Questa è una domanda che non sempre faccio: lei domani riceve una telefonata da un club estero, se la sentirebbe di lasciare tutto per intraprendere questa nuova avventura?
La prenderei sicuramente in considerazione. Sarebbe motivo di grande orgoglio e farei tutte le valutazioni del caso insieme alle persone che mi sono vicine, cercando di scegliere la soluzione migliore per il mio percorso.
Ultima domanda c’è qualcuno a cui si sente di dire grazie per il calciatore che è diventato?
Il mio grazie va a tutti gli allenatori che hanno fatto parte del mio percorso. Ognuno di loro mi ha lasciato qualcosa, sia dal punto di vista calcistico che umano. Da ogni mister si può imparare e crescere, quindi il mio ringraziamento è rivolto a tutti loro.
Grazie
21 07 2026
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