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martedì 2 giugno 2026

SEZIONE SPORT

 

 

 

 

Paolo Radi intervista

 

 

 

 

SEBA

LAMACCHIA

 



 

Seba Lamacchia è un giocatore argentino nato il 21 maggio  del 1986 a Dolores, questa è la seconda intervista che ci rilascia, e qui ci racconta cosa è successo negli ultimi tre anni di calcio.

 

A Dicembre 2023 mi trovavo al Budoni Calcio per giocare la seconda parte del campionato di eccellenza in Sardegna, dove abbiamo fatto un'ottima stagione e siamo riusciti a conquistare la promozione in Serie D. Dopo la pausa estiva sono passato al Bonorva per giocare nel campionato di Promozione, e ci sono rimasto fino al mese di dicembre.

 

Nel mercato invernale di quell'anno ho cambiato squadra e sono arrivato al Villacidrese con l'obiettivo di provare a salvare il club dalla retrocessione. Anche se a livello collettivo le cose non sono andate bene e non siamo riusciti a mantenere la categoria, dal punto di vista personale ho vissuto un ottimo periodo sportivo e mi sono sentito a un grande livello.

 

A metà del 2024 ho approfittato della pausa per tornare in Argentina, visitare la mia famiglia e ricaricare le energie. Al mio rientro in Sardegna mi sono unito all'Iglesias Calcio per disputare la prima parte della stagione, ma le cose a livello sportivo non sono andate molto bene per la squadra.

 

Per questo motivo, a dicembre del 2024 ho deciso di cambiare aria e sono arrivato al Terralba Calcio in Promozione. In questo club ho trovato molta stabilità e continuità, e ci sono  rimasto  dal Dicembre 2024 fino a maggio del 2026, una tappa fantastica che abbiamo chiuso nel migliore dei modi conquistando il campionato e la promozione nella stagione 2025/2026.

 


Ora mi trovo nella ricerca di una nuovo squadra.

 

 

 

La prima domanda che le voglio fare è la seguente: la stagione 2025-2026 è terminata nel migliore dei modi, si ritiene soddisfatto delle sue prestazioni oppure poteva fare qualcosa in più? 

 

Sono molto felice e orgoglioso del risultato finale della squadra; finire la stagione in questo modo è la ricompensa per il grande lavoro di tutti. Dal punto di vista personale, però, sono una persona estremamente esigente con me stessa. Anche se il bilancio è positivo, sento sempre che avrei potuto dare o fare qualcosa in più in certi momenti. Questa mentalità mi spinge a non accontentarmi e a guardare già alla prossima stagione con la voglia di migliorare ancora e provare a vincere un altro campionato.

 

Per quel che concerne la nuova stagione c’è qualcosa in arrivo oppure ancora nulla?

 

Qualcosa si sta muovendo, ci sono dei progetti stimolanti sul tavolo, ma è ancora presto per entrare nei dettagli. Di sicuro la fame di vincere e di affrontare nuove sfide è tanta

 

Che cosa ci può dire dell’esperienza al Terralba  Calcio?

 

A Terralba ho vissuto un'esperienza intensa e formativa. Ogni piazza ha le sue sfide, e quella mi ha permesso di maturare molto e di capire l'importanza del lavoro di squadra e del sacrificio. Conservo un grande rispetto per la maglia, per i compagni con cui ho condiviso lo spogliatoio e per tutta la gente di Terralba, questo perché sono un uomo di calcio e  il rispetto ci dev’ essere a prescindere dal mio essere un giocatore.

 

Nel 2024 lei torna in Argentina che cosa ha provato nel ritornare nella sua terra dopo diverso tempo?

 

Ritornare in Argentina nel 2024 è stata una grande emozione. Dopo tanto tempo lontano, ho potuto riabbracciare la mia famiglia, i miei amici e respirare di nuovo l'aria di casa è stato fondamentale. Si è trattato di un ritorno  alle origini che mi ha permesso di ricaricare le batterie, non solo a livello fisico ma soprattutto dal punto di vista mentale e spirituale. La propria terra ti dà sempre una forza speciale.

 

Tornato dall’Argentina lei va a giocare nell’Iglesias Calcio, come mai le cose non sono andate come sperava?

 

Purtroppo nel calcio non sempre i risultati riflettono le aspettative. A Iglesias le cose non sono andate come speravamo sia io che la società, ma fa parte del gioco. Ho sempre lavorato con professionalità dal primo sino all'ultimo giorno. È stata comunque un'esperienza che mi è servita per crescere e che mi lascio alle spalle senza rancore cercando di  guardare sempre avanti.

 

Oltre al calcio quali altri sport segue con grande interesse? 

 

Mi piace lo sport in generale, quindi oltre al calcio seguo un po' di tutto. Mi appassiona molto la Formula 1 per l'adrenalina e la precisione millimetrica che richiede, e seguo sempre con interesse i grandi eventi come le Olimpiadi o i tornei internazionali di tennis. Credo che da ogni disciplina si possa imparare qualcosa sulla cultura del lavoro e del sacrificio.

Lei gioca nel ruolo di? 

 

Gioco come *difensore centrale*. È un ruolo di grande responsabilità, dove servono massima concentrazione, lettura del gioco e comunicazione costante con i compagni. Mi piace guidare la linea difensiva e dare sicurezza a tutta la squadra partendo da dietro.

 

Grandi discussioni con i mister le ha avute oppure ha sempre accettato le decisioni con serenità?

 

Ho sempre vissuto il rapporto con i mister basandomi sul massimo rispetto e sulla professionalità. Nel calcio è normale avere punti di vista diversi o confrontarsi su determinate situazioni di gioco; anzi, credo che il dialogo costruttivo aiuti a crescere. Alla fine, però, l'allenatore è colui che prende le decisioni per il bene della squadra e io ho sempre accettato le sue scelte con assoluta serenità e disciplina.

 

Generalmente che ruolo ha all’interno del gruppo, mi spiego ascolta i consigli dei compagni, discute serenamente con loro, oppure tende a imporre la sua volontà?

 

Assolutamente no, non impongo mai nulla. Il calcio è uno sport di squadra e le decisioni si affrontano insieme. Mi considero un compagno aperto al confronto: mi piace discutere serenamente delle situazioni di gioco per trovare soluzioni comuni. Ovviamente in campo cerco di farmi sentire e di dare indicazioni per via del mio ruolo di difensore, ma tutto nasce sempre dal rispetto reciproco e dall'ascolto.

 

Un suo pregio e un suo difetto (calcisticamente parlando) 

 

Il mio pregio principale è la personalità e lo spirito di sacrificio: non mollo mai un centimetro e do tutto me stesso per la maglia fino al novantesimo. Il mio difetto è che sono estremamente competitivo e vivo male la sconfitta; quando le cose non vanno come vorrei, la rabbia agonistica, sul momento, a volte mi rende troppo duro perché non sono riuscito ad ottenere i risultati sperati.

 




 


L’Italia per la terza volta non parteciperà ai Mondiali, secondo lei qual è il motivo di questa sconfitta, anzi di queste sconfitte?

 

Mancano persone qualificate a tutti i livelli del calcio italiano. Servono professionisti nei settori giovanili che aiutino i ragazzi a crescere e che non pensino solo a vincere. 

 

Il loro compito dovrebbe essere quello di consegnare alla prima squadra giocatori già pronti e formati. Invece, siamo nel 2026, ci sono ancora giocatori  che non sanno  stoppare un pallone, inoltre   non sanno cosa sia un controllo orientato col pallone, e neppure saltare e prendere bene la pala di testa.

 

Che cosa rappresenta per lei la Sardegna?

 

Per me la Sardegna è tranquillità e rispetto. È una terra bellissima dove mi sono sentito subito a casa, grazie soprattutto alla gente sarda che ti accoglie sempre con grande calore e che ti fa sentire uno di loro.

 

Un sogno che vorrebbe che si realizzasse nell’immediato? 

 

A livello calcistico, il sogno immediato è trovare un progetto stimolante per la nuova stagione, dove poter lottare per obiettivi importanti e continuare a dimostrare il mio valore in campo

 

A chi vorrebbe dedicare questa intervista?

 

La dedico alla mia famiglia e alle persone che mi stanno vicine ogni giorno, supportandomi sia nei momenti belli che in quelli più difficili di questo percorso.

 

C’è qualcuno a cui direbbe grazie per il giocatore che è diventato in questi ultimi anni?

 

Direi grazie a tutti gli allenatori e ai compagni di squadra che ho avuto in questi anni: da ognuno di loro ho imparato qualcosa che mi ha fatto crescere. E un grazie speciale va alla mia famiglia, perché senza il loro sostegno non sarei qui.



Grazie 

 

 


 

02  05  2026

 

(Tutti i diritti riservati) 

 

 

 

domenica 31 maggio 2026

SEZIONE SPORT

 

 

 

 

Paolo Radi intervista

 

 

 

 

PASQUALE 

MESSINA

 


 


Seconda intervista al giocatore campano Pasquale Messina 





Pasquale Messina è nato a Napoli,  ha 26 anni, laureato in Scienze Motorie è un giocatore di calcio ruolo: esterno d’attacco. 


Si è   diplomato all’ Istituto Alberghiero. Fin dall’età di 5 anni gioca a calcio, ha iniziato a frequentare la scuola calcio dilettantistica Cavour, che è la squadra del suo quartiere. 


Negli ultimi 4 anni ha giocato alla Pompeiana, San Giovannese, Pompei Soccer e Rocchese.


 

 

Per prima cosa la ringrazio perché questa è la seconda intervista che ci concede. La prima domanda che le voglio fare è la seguente com’è terminata stagione 2025-2026.Si si ritiene soddisfatto delle sue prestazioni oppure poteva fare di più? 

 

La stagione era iniziata alla grande al Pompei Soccer, è una società seria che non ti fa mancare nulla,  inoltre  a livello personale ho ottenuto ottimi risultati,  purtroppo però per motivi personali dopo soli pochi mesi ho dovuto lasciare. 

 

Quello che posso dire è che alla fine la stagione non è finita come desideravo, negli ultimi 4 mesi sono stato in una società, se si può chiamare tale non seria, né con me e né con gli altri hanno mantenuto gli impegni, e ti lascio immaginare il brutto ambiente e l’aria pesante che si respirava nello spogliatoio.  Quando accadono cose del genere non è mai bello, quello che però posso dirti è che a livello personale ho cercato sempre di dare il massimo, come faccio sempre ogni anno.

 

La prossima stagione sa dove andrà a giocare, oppure tutto è avvolto nella nebbia?

 

Per la prossima stagione è ancora tutto in bilico, sto cercando come sempre un progetto serio, con una società che abbia delle ambizioni, aspetterò ancora un pò per fare poi la scelta migliore.

 

Quando ha scoperto che il calcio sarebbe diventato la sua più grande passione?

 

Io gioco da quando ero un bambino grazie a mio padre che mi ha trasmetto questa forte passione per il gioco del calcio, ho sempre pensato che il calcio dovesse essere un punto fermo ed importante nella mia vita al di là di come sarebbero andate le situazioni che la vita ti presenta.

 

I suoi genitori hanno cercato di assecondarla, oppure le hanno detto la classica frase: “...non sarebbe meglio che pensassi allo studio?”

 

I miei genitori hanno sempre cercato di farmi seguire entrambe le cose seriamente. 

 

Non nego che da piccolo mi sono divertito davvero tanto visto che all’età di soli 10 anni sono entrato a far parte del Napoli e ho fatto li tutta la trafila nel settore giovanile per poi passare al Parma all’età di 18 anni, di quei tempi ho ricordi bellissimi, sono state esperienze fantastiche e in qualsiasi modo sia andata io le ricorderò per sempre, proprio perché i ricordi sono bellissimi. 

 

Allo stesso tempo non ho tralasciato lo studio, dato che i miei genitori mi hanno sempre sostenuto nelle mie aspirazioni; nello studio mi sono laureato in Scienze Motorie qualche anno fa.

 

Che bilancio può fare nelle ultime quattro squadre dov’è stato?

 

Queste ultime 4 squadre mi hanno dato tanto, sono stato benissimo alla Pompeiana, alla San Giovannese, alla Rocchese e al Pompei Soccer pure se per poco, le situazioni extra campo mi hanno lasciato bei ricordi come io spero a loro, inoltre mi hanno fatto crescere tanto sotto l’aspetto personale.

 

Oltre al calcio quali altri sport segue con grande interesse? 


Non seguo altro con tanta passione come il calcio.

 

Napoli è una città che offre tante attività sportive, come mai tutti scelgono il calcio? Per molti sarà una passione, ma per altri non potrebbe essere la via più breve per raggiungere il successo?

 

Napoli è una città che offre ben poco, però è anche una di quelle dove a livello calcistico ti propone tanto, ci sono molte  società e diverse realtà, ovviamente anche questo è un “mondo marcio” perché in Campania ci sono numerosi talenti che purtroppo (anche per una forma di cattiveria) vuoi per un motivo e vuoi per un altro non sono esplosi,  e  menziono pure me stesso  in tutto ciò.

 

Lei gioca nel ruolo di? 

 

Io sono un attaccante, ma  posso giocare sia da esterno che da trequartista,  adoro tanto fare l’ultimo passaggio o andare al tiro.

 





Grandi discussioni con i mister le ha avute oppure ha sempre accettato le decisioni con serenità?

 

Sono un ragazzo che dà tutto per la propria squadra, se vedo che è una società seria e che fa le cose seriamente arrivo a dare tutto me stesso. Però sono anche il tipo che se si rende  conto di situazioni  “strane” e non fatte bene tendo ad escludermi, perché a me piace la  serietà al di là della categoria che può essere promozione eccellenza o altro.

 

Se avesse la possibilità di tornare indietro, cambierebbe qualcosa, oppure è soddisfatto di dove è arrivato sino ad ora? 

 

Se potessi tornare indietro cambierei sicuramente una scelta fatta quando avevo 13/14 anni quando la Roma era fortemente interessata a me ed io rifiutai decidendo di restare al Napoli. Credo che quella avrebbe potuto essere una scelta importante per il  mio percorso, la mia vita sarebbe cambiata completamente, però va bene così, fa parte della crescita, la vita è così anche se alcune decisioni  segnano nettamente  il tuo percorso, ovviamente  si pagano caro.

 

Un giocatore che lei ammira tantissimo? 

 

Mi piacciono tanto i giocatori con qualità personalità estro e fantasia

 


Che cosa si augura per l’immediato?

 

Nell’immediato vorrei raggiungere la mia pace mentale,  e riferendomi alla vita quotidiana desidererei una stabilità vera e proprio visto che oggi giorno è molto difficile,  però si lavora duro sia nella vita privata che nel calcio per far sì che tutto combaci alla perfezione.

 

A chi vorrebbe dedicare questa intervista?

 

Dedico quest’ intervista alla mia famiglia che nonostante le tante delusioni, ma devo dire la verità anche tante gioie… sono sempre con me, mi danno tanto supportandomi in quello che svolgo, inoltre  seguono sempre la mia attività agonistica.

 

 

 

 

 

 

 

31  05       2026  

 

(Tutti i diritti riservati)  

 

 

giovedì 21 maggio 2026

SEZIONE SPORT

 

 

 

 

Paolo Radi intervista

 

 

 

 

MARCO

SITO



 


   

MARCO SITO, è un allenatore  di calcio, qualifica UEFA C, è nato a Napoli il 7 marzo del 1992, ed è laureato  in Scienze Motorie. 

 

Come calciatore ha iniziato nel settore giovanile del Benevento in prima squadra, poi ha disputato   più di 60 partite tra la serie D e l’Eccellenza, queste le squadre: Pomigliano, Marcianise, Sessana, Real San Felice a Cancello, Sanità Napoli. 

 

E’ allenatore e preparatore atletico di calcio, attività di base con scuole calcio, attualmente è l’allenatore Esordienti Fox Soccer di Cercola.

 

 


 

 


Come prima domanda le faccio questa: quando ha scoperto che il calcio sarebbe diventato la sua più grande passione?

Più che scoperta è stato principalmente un qualcosa che ho sempre vissuto fin da bambino, ho sempre pensato e vissuto in funzione del calcio per cui è sempre stato parte integrante della mia vita in maniera del tutto naturale e non ho mai smesso di amare questo sport che, ancora oggi, per quanto mi riguarda, vivo profondamente.

Ho avuto la fortuna di avere un padre che ha sempre amato il calcio ma che non mi ha mai trasmesso alcuna pressione affinché amassi anch’io questo sport, è stato un processo del tutto naturale e dunque non ho mai messo in discussione la passione nata e maturata per il calcio.

 

I suoi genitori hanno cercato di assecondarla, oppure le hanno detto la classica frase: “...non sarebbe meglio che pensassi allo studio?”

Ho avuto l’immensa fortuna di crescere nell’amore della mia famiglia, mia madre e mio padre mi hanno accompagnato e sostenuto passo dopo passo in ogni scelta, da questo punto di vista mi sono sempre sentito ben protetto e al sicuro. 

 

Non mi hanno mai impedito di vivere il calcio in maniera seria e costruttiva, anzi, mi hanno sempre incentivato affinché potessi dare il meglio, senza pressioni inutili e aggiungo stupide, ho sempre vissuto con il principio da loro trasmesso che la scuola fosse l’assoluta priorità e, giustamente, ad oggi, sono consapevole dell’importanza di tale principio in quanto lo studio mi ha permesso di costruire un percorso culturale e d’istruzione che mi ha portato a sentirmi realizzato all’interno della società. Non smetterò mai di ringraziare mio padre che, ho perso da diversi anni e mia madre, sono state, sono e saranno sempre le persone più importanti della mia vita, grazie ai loro valori e principi trasmessi, oggi mi sento una persona sicuramente onesta e responsabile, valori e principi di cui ne vado orgoglioso e che reputo non negoziabili.

 



Lei ha giocato in diverse squadre, a quale è rimasto più legato? 

Probabilmente Pomigliano perché è stata la tappa più importante della mia carriera, mi sono formato principalmente come uomo oltre che come giocatore, è stato il passaggio cruciale dall’attività giovanile alla prima squadra, tra i professionisti, cambia completamente il mondo e a 17 anni è avvenuto tale passaggio. Ho avuto il privilegio di essere allenato da un allenatore come Gigi Corino, grandissimo uomo, che ha ribaltato le mie presunte certezze di giocare e vivere il calcio in un determinato modo.  Ha saputo trasformami sotto ogni punto di vista, permettendomi di esordire e iniziare il mio percorso come calciatore a determinati livelli. Un’altra piazza a cui sono molto legato è San Felice a Cancello, un comune di Caserta dove mi sono sentito amato e ho conosciuto persone stupende e amici a cui sono molto legato.

 

Oltre al calcio quali altri sport segue con grande interesse? 

Ho sempre amato qualsiasi sport, sono laureato in Scienze Motorie e ho sempre visto lo sport come il nucleo di ogni forma di emozioni, personalmente pratico quotidianamente attività fisica tra corsa e palestra, più che altro a fini di buona salute psicofisica personale, seguo con tanto interesse la formula 1 anche se non ho per nulla competenze ingegneristiche, ne capisco ben poco. Seguo il ciclismo, il tennis, mi piace molto guardare partite di basket e rugby.


Lei giocava nel ruolo di? 

Principalmente nasco come difensore centrale, non so se sia stato un bene o un male per la mia carriera,  ma nel corso degli anni, ho ricoperto tutti i ruoli, ad eccezion del portiere e dell’attaccante, per cui sono sempre stato considerato una sorta di jolly ma per natura mi sono sempre considerato difensore centrale.


Grandi discussioni con i mister le ha avute oppure ha sempre accettato le decisioni con serenità?

Per carattere non ho mai avuto particolari discussioni e non ho mai alimentato problemi, tuttavia devo ammettere che incontrare persone vere, oneste, trasparenti, come allenatori, è veramente difficile, oggi che studio per essere appunto allenatore, credo che valori come rispetto, onestà, trasparenza, empatia, siano essenziali al fine di costruire un rapporto di fiducia coi propri giocatori. Quando non ero d’accordo con una decisione dell’allenatore, avendo una determinata sensibilità, non esponevo il problema e interiorizzavo minando la mia autostima e fiducia, forse a distanza di anni, avrei agito anche in maniera diversa, tuttavia credo che ogni persona debba avere un certo percorso e vivere determinate esperienze per costruire una propria identità e diventare persone migliori, pertanto ogni situazione vissuta è stata necessaria ai fini della mia crescita personale.

 

Generalmente che ruolo aveva all’interno del gruppo, mi spiego ascolta i consigli dei compagni, discute serenamente con loro, oppure tende a imporre la sua volontà?

Ho sempre desiderato essere al centro dell’attenzione, laddove mi trovavo in contesti dove percepivo fiducia, stima, affetto, sapevo che potevo andare ben oltre i miei limiti, sia mentali che tecnici, per cui anche in uno spogliatoio riuscivo a sentirmi protagonista ed essere componente attivo in ogni situazione. Ho sempre vissuto in ogni gruppo in maniera sana, oserei dire anche pura e ingenua, in quanto il gruppo calcio è, ad ogni livello, altamente competitivo, tuttavia ho sempre apprezzato ogni consiglio e ogni suggerimento fornito da tutti i compagni, dai più piccoli ai più grandi, ciò è anche necessario se si è parte di un gruppo che segue obiettivi ben precisi.

 



Un suo pregio e un suo difetto (calcisticamente parlando) 

Come detto prima, forse la mia intelligenza tattica che mi ha permesso di ricoprire più ruoli in campo è stato un mio pregio, anche se a distanza di anni non ne avrei così certezza. 

Un pregio probabilmente è la mia capacità di leggere le giocate offensive e scegliere bene i tempi di ogni intervento difensivo in chiusura e tecnicamente mi sono sempre considerato un difensore pulito tecnicamente e forse elegante, mentre un difetto lo collego proprio all’aspetto di cui sopra. Però il fatto di essere così pulito non mi rendeva così cattivo agonisticamente come un difensore dovrebbe essere, è brutto a dirsi ma prima di intervenire in maniera decisa e anche pericolosa, ci pensavo più di una volta, un difensore puro non pensa neanche una volta prima di intervenire, lo fa e basta.


Adesso lei è il svolge il ruolo di allenatore negli Esordienti Fox Soccer di Cercola. Come mai ha deciso di intraprendere questo nuovo ruolo nel calcio?

È sempre stata la mia aspirazione principale, anche da piccolo, ho sempre visto nella figura dell’allenatore ciò che volevo fare nella mia vita, amo questo ruolo che mi permette, anche nella vita, di gestire pressioni e situazioni che riescono a rendermi una persona migliore e responsabile. Sarà strano, ma anche da giocatore, preferivo sentirmi responsabile di un intero gruppo di persone piuttosto che responsabile soltanto di me stesso e questo è cruciale per il ruolo dell’allenatore.


Qual è la principale qualità che deve avere un allenatore? 

Deve amare profondamente ciò che fa, qualunque sia il livello, qualunque sia la categoria, deve profondamente amare quello che fa e soprattutto farlo con criterio, impegno e studio, non è qualcosa che si può improvvisare, per quanto possa passare il messaggio che tutti possono dire la propria nel mondo del calcio, essere allenatore è un qualcosa di molto più articolato e complesso. 

 

Un allenatore deve racchiudere diverse qualità, ci sono le componenti sociali, quelle per me più importanti, che fanno riferimento all’empatia, la sensibilità, la gestione delle emozioni e la comprensione delle dinamiche di un gruppo squadra, in campo e fuori, componenti organizzative, come organizzare e strutturare sedute di allenamento, componenti metodologiche, come indirizzare le proprie conoscenze tecniche e tattiche all’interno di un programma di lavoro, componenti fisiche, conoscere anche l’ambito relativo alla scienza del corpo umano, sapere chi alleno anche da un punto di vista morfologico. 

L’allenatore non è per niente una figura banale, sicuramente non è il protagonista perché i veri protagonisti sono sempre i ragazzi che devono divertirsi e gli allenatori devono definire le condizioni per permettere ciò.

Come imposta il suo lavoro con questi giovani calciatori? 

Il lavoro si basa principalmente in base all’età dei ragazzi, in base a quelli che sono gli obiettivi da raggiungere in questa fascia d’età, i quali obiettivi non corrispondono a qual è, in genere, il risultato finale di ogni partita bensì a quante conoscenze calcistiche acquisiscono in maniera autonoma i ragazzi, così che possano permettere loro di gestire e affrontare le situazioni che si creano in campo.

Il lavoro principalmente si concentra su tutto ciò che è il gioco, la base essenziale è proprio questa:  il gioco e far in modo che il gioco sia protagonista e adattarlo alle esigenze didattiche del calcio, sotto forma di allenamento. Credo fortemente nel concetto di gioco, non nell’aspetto ludico in sé, principalmente nell’aspetto didattico che può trasmettere e questo a prescindere da ogni età, il gioco è la forma più seriosa che possa esistere affinché si possa migliorare e conoscere competenze personali di cui non si è ancora a conoscenza.

 

Ci vuole molta pazienza oppure le ore di allenamento scorrono veloci e senza intoppi?

La pazienza è un aspetto da considerare connaturata con tale ruolo, gli intoppi li vedo sempre durante una seduta d’allenamento, probabilmente perché sono sempre fin troppo esigente e anche severo, principalmente con me stesso.  Non riesco mai ad essere del tutto contento durante una seduta d’allenamento, tuttavia per me le ore scorrono fin troppo velocemente e passerei molte più ore sul campo coi ragazzi che, come fermamente sono convinto, vivono troppo poco tempo con il pallone ai piedi e troppo più tempo con joystick e cellulari in mano.

 

Che cosa le sta dando il calcio e che cosa le sta togliendo? 

Come detto in precedenza penso e vivo in funzione del calcio, ho la fortuna di avere un lavoro extra calcistico che mi dona serenità e stabilità, tuttavia il calcio è ciò che mi tiene vivo, il cuore batte ma se penso a quello che mi sta togliendo, mi ha tolto e che mi toglierà in futuro,  so per certo che sarà valsa la pena, anche tra sofferenze, dolori e preoccupazioni, posso dirti che  ho proprio l’esigenza di vivere anche questi aspetti, è una passione e non c’è cosa più bella di esser schiavi delle proprie passioni. 

 

Come mai a Napoli tutti vogliono diventare calciatori e pochi vogliono intraprendere altri sport - eppure è una città che può offrire molto -?

Come ogni posto, ogni città ha un proprio mondo culturale e sociale, il calcio probabilmente è la forma più autentica capace di regalare emozioni semplicemente osservando un pallone, magari non per tutti è così, ma è se come fosse parte di un codice genetico presente.  All’ interno della città, vuoi o non vuoi respiri calcio in ogni angolo della città, in un contesto sociale dove l’autenticità e la purezza delle passioni lentamente sembra svanire, il calcio è sempre catalizzatore di emozioni e gioie rimaste intatte e vere, chi fa calcio lo ama e basta, a prescindere dai cambiamenti, se si fanno altri sport, nella loro estrema bellezza, principalmente è sempre legato ad una passione che si scopre pian piano, non è un qualcosa per cui ci nasci e vivi quotidianamente.

 


Per il futuro pensa di allenare giocatori più adulti?

Ad oggi non saprei, l’occasione non è mai nata, certo, mi piacerebbe, ogni categoria, ogni età, rappresenta un mondo completamente diverso sia da vivere che da gestire, per cui non ho l’ambizione principale di farlo ma sicuramente un giorno mi piacerebbe.

Un sogno per il futuro?

Vivere nell’amore delle persone a me vicino e non perdere mai l’amore e la passione per tutto ciò che faccio, altrimenti non sarebbe vita.

 

A chi vorrebbe dedicare questa intervista?

Ai ragazzi che oggi alleno, a ciò che loro ogni giorno riescono a trasmettermi, alle emozioni che riescono a regalarmi e alla persona che oggi mi permettono di essere.

 

 

 Grazie 

 

 21  05     2026

 

(Tutti i diritti riservati) 

 

 

 

 

 

 

 

martedì 19 maggio 2026

SEZIONE SPORT

 

 

 

 

Paolo Radi intervista

 

 

 

 

ANTONIO

CANDICE



 

 


 


 

Antonio Candice di Napoli è un Direttore sportivo, così ci si presenta:

 

“Inizio la carriera di direttore presto avevo 25 anni, parto dalla Terza categoria con la Sangiovannese, vinco tre campionati consecutivi portando il club in promozione, successivamente sono in Eccellenza per due anni al Volla Salvaonci, riparto di nuovo dalla Terza categoria perché ricevetti una chiamata da un presidente a me caro dove ancora adesso non posso mai dire di no, riusciamo a vincere due campionati, peccato che perdiamo la finalissima, saremmo dovuti approdare in promozione. Sono poi per due anni con Il Punto di Svolta, perdiamo la finalissima per approdare in eccellenza.  Quest’anno con il club ASD Marianella Calcio raggiungiamo l’eccellenza, e posso dire meritatamente.”

 

 


Per prima cosa le faccio i complimenti, con l’ASD Marianella Calcio avete raggiunto l’Eccellenza. Se dovesse fare un bilancio, che anno è stato?

 

Innanzitutto ti ringrazio per i complimenti, è stato un anno bellissimo, sin dall ‘ufficialità del nostro arrivo eravamo certi di fare qualcosa di importante, ci siamo riusciti alla grande perché poi siamo stati da sempre in testa alla classifica e alla fine abbiamo vinto meritatamente.

 

In questo club come sono stati i rapporti con  i giocatori e lo staff dirigenziale?

 

I rapporti con tutti sono stati sempre molto buoni, anzi mi sembra corretto  ringraziare il presidente Salvatore D’Andrea,  fin da subito mi ha dato carta bianca e mi ha fatto costruire uno staff ed una squadra importante; la sua stima nei miei confronti è stata linfa vitale per riuscire a raggiungere l’obiettivo più importante ed  è ciò che è successo.

 

Se ce lo vuol dire, come mai ha deciso di lasciare il club, qualche divergenza con il Presidente oppure la necessità di trovare altri stimoli con altri club?

 

Nessuna divergenza con il presidente, anzi abbiamo avuto sempre un ottimo rapporto fatto della massima trasparenza. Ho deciso di andare via per motivi miei personali, naturalmente non mi fermo qui, aspetto un nuovo progetto che mi dia nuovi stimoli per dare sempre il massimo, e perché no vincere il campionato.

 

La domanda che faccio sempre: Quando ha scoperto che il calcio sarebbe diventato la sua più grande passione?

 

Da sempre sono nato con il calcio,  anche se ho giocato poco  e nelle varie categorie inferiori,  però sono stato, come si dice “sempre sul pezzo”. 

Ho vinto pure qualche campionato di terza e di seconda categoria, pensa che feci pure un goal contro il Sant’Antonio Abate, all’epoca io giocavo con  la Sangiovannese.

Decisi poi di lasciare subito il calcio giocato per fare il direttore riuscendo a vincere al primo anno il campionato, poi ne ho vinti ancora; quest’anno ho ottenuto un successo personale importante, non solo abbiamo vinto il campionato, ma siamo sempre stati primi in classifica.

 

Per chi non è dell’ambiente, come si diventa direttori sportivi, quale trafila bisogna fare?

 

Fondamentale è l’avere tanta passione, competenza e voglia di emergere.


Generalmente com’è la tipica giornata di un direttore sportivo?

 

La giornata tipo? Per quel che mi riguarda io sono sempre al telefono, e cerco di studiare ogni situazione calcistica a 360 gradi, infine è importante   conoscere tutto e tutti. La situazione, e mi devi credere, è bellissima e tante sono le emozioni che ti regala, anche se  ti toglie tanto tempo alla famiglia, ma come tutti sanno il calcio è questo

 

Quando vede giocare un ragazzo che cosa la colpisce di più, oppure che cosa dovrebbe colpirla maggiormente? 

 

Quello che mi colpisce di più quando vedo un ragazzo, ovvio che dev’essere forte e che dev’essere consapevole dove deve migliorare le sue performance, precisato ciò.  a me quello che piace di un calciatore è la fame di arrivare a “qualcosa di importante” con la massima umiltà.

 

Ho avuto modo di intervistare il giocatore Alessio Paladino, come ce lo descriverebbe?

 

Palladino è il mio folletto,  lo chiamo così; è  un calciatore straordinario, un vero bomber, ha una grande potenzialità per crescere agonisticamente, inoltre vede delle azioni  di gioco,  che pochi vedono, mi spiego meglio, sa anticipare certi movimenti che determineranno il successo di una partita.

 

Ripensando alla sua storia calcistica come stati i suoi rapporti con il Presidente e con tutto la staff, qualche screzio c’è stato oppure tutto è sempre cordiale e improntato alla correttezza?

 

Non ho mai litigato con nessuno, ogni presidente mi ha lasciato qualcosa di importante e poi io difficilmente  litigo, ci può stare uno scambio di battute, ma finisce lì.

 




Successi e delusioni si equivalgono oppure maggiori sono i successi rispetto alle delusioni? 

 

Ho sempre raggiunto gli obbiettivi e su questo sono contento, però tengo con me due delusioni che non potrò mai dimenticare e sono: l’aver perso due finali consecutive per andare in eccellenza. Le squadre erano: il Ponticelli e il Punto Di Svolta. Il calcio non è bello forse anche per questo?  Dalle delusioni si ci rialza sempre e queste ci devono rendere più forti; come dice il mio mister Carlo Ignudi: “Il dolore di oggi è la gioia di un domani”,  e quest anno ho avuto la gioia di stravincere”.

 

In questo momento ha già avuto qualche proposta, oppure tutto tace?

 

Al momento, niente di concreto, aspettiamo… non è un’ossessione visto che io non porto sponsor… come fa qualcuno!


Il suo più grande difetto e il suo più grande pregio? 

 

Difetto: sono permaloso, pregio: sono trasparente in tutto e per tutto.

 

Oltre al calcio quali altri sport segue con grande interesse? 

 

Nessuno, mi interesso solo di calcio, è la prima e unica passione sportiva.

 

Se avesse la possibilità di tornare indietro, cambierebbe qualcosa, oppure è soddisfatto di dove è arrivato sino ad ora? 

 

Farei tutto quello che ho fatto, anche perché non mi ha regalato niente nessuno.

 

Un sogno per il futuro?

 

Il sogno me lo tengo per me, comunque a proposito di sogni si potrebbero anche avverare, il detto è questo: mai dire mai nella vita.

 

A chi vorrebbe dedicare questa intervista?

 

La dedico alla mia famiglia che mi sta sempre vicino, mi supporta e mi sopporta.

Grazie

 




19    05    2026

 

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