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lunedì 30 marzo 2026

SEZIONE SPORT

 

 

 

 

Paolo Radi intervista

 

 

MAURIZIO

DE FALCO

 


II INTERVISTA

     

 

 

 


 

Maurizio De Falco ha 42 anni è di Napoli ed è un giocatore   di calcio che ha calcato diversi palcoscenici. Negli ultimi tre anni ha militato nelle seguenti squadre: Fortiduto, Real Montesano e Imbriani, in queste tre squadre ha vinto consecutivamente tre campionati. In questa stagione gioca nel club Di Roberto.

 

 

La prima domanda che le voglio fare è la seguente come sta andando questa stagione con il club Di Roberto?

 

Purtroppo non è andata come speravamo. 

 

 





La prossima stagione pensa di giocare ancora con questo club?

 

Sono delle persone molto a modo e che mi ha fatto piacere conoscere, però penso che sarà per me l’ultimo anno da calciatore.

 

Ci può dire qualcosa a riguardo di questo club?

 

E una società fatta da persone serie e da un uomo di alti principi come Nunzio di Roberto che ha calcato campi di serie B-C; sta costruendo un gran settore giovanile.

 

Lei è stato per 7 anni vicino a Bologna, com’è stata questa esperienza   nella scuola calcio a Pieve di Cento?

 

È stata un esperienza bellissima allenare i bambini del settore giovanile del Crevalcore, Pieve di cento e Stella Alpina,  ad oggi ci sentiamo ancora, spero di riprendere ad allenare anche qui in Campania. 

 

Lei ha giocato in diverse squadre, a quale è rimasto più   legato? 

 

Al Fiorenzuola, è stato  il mio primo esordio tra i grandi in serie C , ho  un ricordo bellissimo avevo solo 16.

 

In questi club: lei ha vinto tre campionati Fortiduto, Real Montesano e Imbriani, come ci siete riusciti e qual è stato il suo apporto?

 

Sicuramente eravamo la squadra più forte, qualità ed esperienza al servizio del gruppo.

 







Si ricorda il suo goal più bello?

 

Crevalcore gol da centrocampo.

 

Nel corso della sua carriera grandi discussioni con i mister le ha avute oppure ha sempre accettato le decisioni con serenità?

 

Sempre accettato con serenità. 

 

Generalmente che ruolo ha all’interno del gruppo, mi spiego ascolta i consigli dei compagni, discute serenamente con loro, oppure, vista la sua grande esperienza, tende a imporre la sua volontà?

 

Sono sempre a disposizione di tutti. Senza imporre, ma chiarendo bene la mia volontà.

 

Un suo pregio e un suo difetto (calcisticamente parlando) 

 

Pignolo, sempre a disposizione del gruppo.

 

Tutti sappiamo che non è possibile, ma se avesse la possibilità di tornare indietro, cambierebbe qualcosa, per farla breve che cosa non farebbe?

 

Abbandonare i ritiri per rientrare a casa a Napoli. 

 

Un giocatore che lei ammira tantissimo? 

 

Per me Pirlo anche se non gioca più. 

 

Lei domani riceve una chiamata per andare a giocare fuori Italia, oppure per allenare, se la sentirebbe di partire per questa nuova avventura?

 

No.

 





Che cosa le ha dato il calcio e che cosa le ha tolto?

 

Amici che ancora oggi ci sentiamo. Mi ha dato tanto e penso non mi ha tolto nulla.

 

Un sogno che vorrebbe che si realizzasse nell’immediato? 

 

Sogni non si dicono altrimenti non si avverano.

 

A chi vorrebbe dedicare questa intervista?

 

A tutti miei compagni conosciuti in questi anni nel mondo del calcio da  nord a sud.

 


Grazie 

 

 

 30  03  2026

 

(Tutti i diritti riservati) 

 

 

 

 

 

 

 



lunedì 23 marzo 2026

SEZIONE SPORT

 

 

 

 

Paolo Radi intervista

 

 

 

 

GAETANO

CASTELLANO

 

     

 



 

 



 

Gaetano Castellano  è il presidente della Virtus Secondigliano e questa è la sua breve presentazione:



 “Sono nato il 12/03/1998 e sono originario di Secondigliano, da piccolo ho giocato nell Arci Scampia per poi passare al Boys Melito ed infine al Caserta Neapolis dove sono stato il capitano ed ho vinto 1 campionato di 3’ categoria 2 anni fa.

Questo progetto e nato nel momento in cui ho sentito il bisogno di vedere di nuovo gente seria che “faccia” calcio a Secondigliano una piazza importante, la mia società è nata il 18 giugno 2025”

 






Grazie per aver accettato la nostra intervista, come prima domanda le voglio fare questa: come sta andando questa stagione calcistica, che è la prima per lei, visto che è il presidente.

 

La stagione calcistica sta andando molto bene sia a livello di risultati sia a livello personale. 

 





Lei ha affermato che progetto è nato dalla voglia di vedere nuova gente, gente seria, di conseguenza è contento di questa nuova avventura?

 

Ho costruito una squadra di ragazzi che per me andrebbero in guerra anche contro 1000 persone pur essendo solo in 25.

 




Si ricorda com’è nata questa sua passione per il calcio? 

 

La mia passione per il calcio è nata sin dai primi passi, ho giocato in varie squadre sempre dilettantistiche sfortunatamente Dio non mi ha dato il “dono del calcio” nei piedi, ma me lo ha dato “nella testa”.

 

Di conseguenza riesco a sviluppare tante idee e riesco ad averne  anche per  organizzare tutta la settimana calcistica nel migliore dei modi, facendo sì che sia il mio staff sia i miei ragazzi rendano al 100%.

 





I suoi genitori hanno appoggiato il desiderio di diventare calciatore, oppure le dicevano che lo studio era più importante?

 

La mia famiglia mi ha sempre appoggiato, soprattutto mia madre. Lei mi ha tramandato questa sua grande passione.

 


Quando vede giocare un ragazzo che cosa la colpisce di più, oppure che cosa dovrebbe colpirla maggiormente? 

 

Quando vedo giocare ragazzini la prima cosa che mi colpisce all’occhio è la tecnica, ma soprattutto la personalità e l’educazione, queste due caratteristiche sono per me la base per costruire e lavorare su un qualcosa su cui puntare per il futuro.

 




Come ha istaurato i rapporti con tutto lo staff? 

 

Col mio staff i rapporti sono ottimi, il mister è una persona eccezionale ormai nella mia vita da 3 anni, è amante del bel calcio e del dialogo. 

 

Gli altri membri dello staff sono tutte bravissime persone con le quali basta uno sguardo per capirci ed andare avanti, forse anche questa è la nostra forza ossia la mia umiltà anche nel seguire consigli delle persone con piu anni di esperienza.

 




Alla fine di ogni partita lei con l’allenatore  riflette sul risultato oppure già pensate alla prossima partita?

 

Alla fine della partita diciamo che ci limitiamo a fare sempre i complimenti ai ragazzi che in quel rettangolo verde ci lasciano anima e sudore, poi a freddo si riflette su cose buone e meno buone.





Sino ad ora che cosa le ha dato il calcio e cosa le ha tolto?

 

ll calcio mi ha dato tanto, tante amicizie, tanti insegnamenti e tante persone che ancora oggi anche solo per uno scambio di chiacchiere possono darti tanto, ad ora non mi ha tolto nulla, non rimpiango il tempo passato sui campi neppure  qualsiasi altro tipo di scelta che io abbia potuto fare. Anzi, il calcio ad oggi è una delle cose che mi rende vivo e mi rende felice.

 




A chi vuol dedicare questa intervista?

 

Quest’intervista la dedico a mio figlio, a mia moglie, a mia mamma, e a tutta la mia squadra che mi fa sentire sempre piu fiero di questo progetto e di tutti i miei sacrifici che faccio per portarlo al termine.

 

 

Grazie

 

 23    03     2026

 

(Tutti i diritti riservati) 

 

domenica 22 marzo 2026

SEZIONE SPORT

 

 

 

 

Paolo Radi intervista

 


 

ALEN

HRUSTIC

 


 

Alen Hrustic è un giocatore   di calcio nato Roma il due marzo del 1991 e così si presenta: 

 

 

“Ho cominciato a giocare a calcio a 13 anni, giocavo con il De Rossi nei giovanissimi provinciali.

Quell'anno ho fatto 50 gol, così a fine campionato mi ha comprato la Lodigiani che militava in serie C, quindi con loro ho fatto i giovanissimi nazionali dove abbiamo vinto il campionato. L'anno seguente andai all'Albalonga che militava in serie D.

 

Feci 2 anni von le giovanili e poi al terzo anno andai in prima squadra in eccellenza, avevo 17 anni.

Da lì passai al San Cesareo in promozione, dove vincemmo campionato e coppa Italia. Feci un altro anno con loro in eccellenza e poi andai sempre in eccellenza alla Diana Nemi, in questa squadra ebbi i primi problemi con i rimborsi da parte della società, così decisi di smettere.

 

Successivamente  conobbi il presidente dell’Atletico Vescovio che mi convinse a vestire i loro colori, feci un anno e andai via.

 

Altre sono le squadre dove militai:  Alberone, Pegaso, Castelnuovese.

Altra squadra per me importante è stat la  Fidene ,dove abbiamo vinto il campionato e rimasi lì 2 stagioni.

Dopodiché andai per 3 stagioni al Colle Salario, alla fine la mia ultima annata l'ho fatta all’Olimpus Roma.”

 

 

 

La prima domanda che le voglio fare è la seguente, sappiamo che è da qualche anno che lei non scende più in campo, ci dica la verità, quanto le manca il calcio?


Il calcio mi manca. Anche perché lasciare come l'ho lasciato io fa male.

Però ci si abitua e oramai le domeniche sono dedicate alla famiglia.



Per questa intervista devo ringraziare suo fratello Alija, precisato questo, devo dire che sono rimasto stupito dal suo curriculum calcistico, qual è stato il suo segreto per raggiungere certi obiettivi?


Segreti non credo che ci siano. La cosa più importante per un giocatore è avere gli stimoli giusti e la consapevolezza dei propri mezzi, poi subentrano altri fattori come l'allenatore e i compagni di squadra.


La domanda classica che faccio sempre: quando ha scoperto che il calcio sarebbe diventato la sua più grande passione?


Fin da piccolo l'unico pensiero era il pallone. Ad ogni compleanno speravo di riceverne almeno uno. È stato un ottimo amico!





Sia lei che suo fratello avete che eravate giovanissimi a giocare, c’era competizione fra voi due, e successivamente qualche rivalità ci sarà stata, oppure no


Io e mio fratello ci siamo sempre distinti nel giocare a calcio, questo ha fatto sì che ci trovassimo spesso da avversari, però io ho sempre fatto il tifo per lui, anche se avrebbe meritato categorie molto più importanti di quelle che ha calcato.


A 13 lei gioca nel De Rossi,  giovanissimi provinciali,  che tipo di esperienza è stata?


Il De Rossi è stato per me il battesimo calcistico, una società fatta di persone per bene che guardano ancora al benessere del ragazzo prima dei risultati sportivi. È stata per me una seconda famiglia. Infatti per andare via da loro ho aspettato che arrivasse qualche ingaggio da qualche squadra professionista, prima di loro ho rifiutato tutti i club più  blasonati di Roma.


Subito dopo viene comprato dal Lodigiani, serie C, giovanissimi nazionali, la squadra vince il campionato, in quel momento che cosa ha provato?


La Cisco Roma (Lodigiani) è stata un'esperienza fondamentale per capire le vere dinamiche del calcio. Ho avuto la fortuna di avere un allenatore molto preparato ed empatico con me (Mario Apuzzo). L'impatto non è stato semplice, perché avrei voluto giocare di più di quanto ho fatto. Però quando sono arrivato non ero preparato né fisicamente né mentalmente, poi durante la stagione sono riuscito a tirar fuori il mio potenziale.






E poi sono tante le squadre dove lei ha militato, qual è quella dove ci ha lasciato il cuore?


Di squadre ne ho girate tante; il cuore l'ho lasciato in due gruppi: l'Olimpus Roma e Il Colle Salario, alcuni giocatori sono diventati amici nella vita; devo precisare che ho avuto uno degli allenatori più bravi che conosco: il mister Gianluca Soldati.


Quando lei è nel De Rossi, segna 50 goal, la domanda sorge spontanea, come c’è riuscito?


Istinto.


Grandi discussioni con i mister le ha avute oppure ha sempre accettato le decisioni con serenità?


Ho sempre avuto un carattere forte. Spesso sono stato il capitano delle squadre dove ho giocato.


Comunque ci sono stati allenatori con cui non volevo avere rapporti e con altri sono venuto alle mani. Poi ho avuto allenatori come Carlo Massimi, un uomo straordinario che sa entrare nella testa dei giocatori e che lavora con metodi unici, a mio avviso il più bravo che ho avuto.



Generalmente che ruolo aveva  all’interno del gruppo, mi spiego ascoltava i consigli dei compagni, discuteva serenamente con loro, oppure tendeva a imporre la sua volontà?


Il rapporto con le persone generalmente è sempre stato ottimo, soprattutto gli ultimi anni. Quando ero più piccolo ero molto istintivo, non accettavo di buon grado quello che mi si diceva.


Un suo pregio e un suo difetto (calcisticamente parlando) 


Pregio, credo la tecnica e atteggiamento. Difetto, la poca pazienza e l'inclinazione agli infortuni.


Se avesse la possibilità di tornare indietro, cambierebbe qualcosa, oppure è soddisfatto di dove è arrivato sino ad ora? 


Se tornassi indietro scriverei una storia totalmente diversa da quella che ho scritto.


Famiglia e amici quanto sono importanti per lei? 


Famiglia e amici vengono prima di tutto tutto!

Io ho un bisogno estremo di passare il tempo con loro.







Un sogno che vorrebbe che si realizzasse nell’immediato? 


I sogni non si svelano finché non si realizzano.


A chi vorrebbe dedicare questa intervista?


La dedico a mio fratello! 


Ultima domanda: se dovesse giocare una partita contro suo fratello, chi vincerebbe?


Dipende, se giochiamo porta a porta forse io, se giochiamo a 11 sicuramente lui, io non corro più!


Grazie

22 03 2026

(Tutti i diritti riservati) 


venerdì 20 marzo 2026

SEZIONE SPORT

 

 

 

 

Paolo Radi intervista

 

 

 

 

VINCENZO

RUSSO

 

II INTERVISTA

 

 


    

 

 

Vincenzo Russo è un giocatore   di Napoli (classe 1985) ruolo difensore centrale, negli ultimi 4 anni ha militato nei seguenti club; Nocerina, Nola, e negli ultimi due anni presso il Real Aversa.

 

 


    Vincenzo Russo con il Manfredonia


Questa è la seconda intervista che facciamo e dalla prima sono passati diversi anni, La prima domanda che le voglio fare è la seguente, lei negli ultimi due anni ha militato nel Real Aversa, che anni sono stati? Tra l’altro è una squadra che è cresciuta molto. 

 

Sì, Paolo è la secondo intervista che facciamo e per me è sempre un piacere.

Sono stati gli ultimi due anni dell mia carriera, in verità sono stato un anno e mezzo, il primo anno è stato un campionato dove tutti ci davano per retrocessi al girone di andata, e invece facemmo un campionato strepitoso, addirittura sfiorando i play off.

L’anno dopo pure fu un inizio importante, però per vari motivi decisi di abbandonare il calcio giocato.

 

Invece che cosa mi sa dire dell’esperienza che ha avuto al Nocerina e al Nola?

 

A Nocera arrivai a dicembre dopo che mi svincolai da Taranto, beh che dire andai via da una piazza importante e approdai in un’altra piazza anche essa blasonata, però durò poco (3 mesi), nonostante ciò, stavamo facendo bene. Poi l’anno dopo, dopo tutta la bufera della pandemia firmai a Nola, fu un anno di alti e bassi ma personalmente sono stato bene sia con l’ambiente che con i compagni di squadra.

 





Quando ha scoperto che il calcio sarebbe diventato la sua più grande passione?


Mio padre mi diceva che io all’età di 3 anni stavo sempre con un pallone in mano, poi sai crescendo giocavo con gli amici per strada e all’età di 8 anni la mia famiglia decise di iscrivermi ad una scuola calcio e da lì è iniziato il mio percorso “calcistico”.

 

In questo momento, quanto le manca il calcio?

 

Il calcio mi manca tanto, manca quella tensione prima delle partite, l’odore dell’erba prima di entrare in campo, ma la cosa che mi manca di più è stare nello spogliatoio con gli amici.

 

Per il futuro ha intenzione di diventare allenatore? 

 

In verità fare l’allenatore non è che mi piaccia tanto, però non escludo il patentino, nella vita mai dire mai.

 

Lei ha giocato in tanti importanti club, qual è stato il suo segreto per arrivare a giocare ad alti livelli?

 

Più che alti livelli ho giocato in varie piazze importanti dove mi sono levato tante soddisfazioni, non c’è un vero e proprio segreto, ma l’importante è allenarsi bene e fare una vita sana, ma soprattutto darti un obiettivo da raggiungere.

 




Lei ha giocato in diverse squadre, a quale è rimasto più   legato? 

 

Diciamo che sono quasi legato a tutte le squadre dove  ho giocato, perché ognuna di essa mi ha regalato un’emozione diversa e quindi scegliere una squadra in particolare mi è difficile.

 

Secondo lei, grandi giocatori si nasce o ci si può arrivare con un duro allenamento?

 

Per diventare un grande giocatore ad alti livelli bisogna veramente allenarsi duramente, sacrificare gran parte della tua vita e dedicarti solo al calcio, pure quello che nasce con il talento ed ha una marcia in più, comunque, deve sacrificarsi e allenarsi duramente.

 

Generalmente che ruolo aveva  all’interno del gruppo, mi spiego ascoltava i consigli dei compagni, discuteva serenamente con loro, oppure tende a imporre la sua volontà?

 

Io quand’ero giovane cercavo sempre d’imparare da quello più grande ed esperto di me, perché sono loro che ti fanno crescere per poi acquistare tu quell’esperienza, esperienza  che ti porterai  nel tuo percorso calcistico

 





Se avesse la possibilità di tornare indietro, cambierebbe qualcosa, oppure è soddisfatto di dove è arrivato sino ad ora? 

 

Se dovessi tornare indietro più che cambiare qualcosa modificherei qualcosa ,oppure starei più attento a fare delle scelte.

 

Che cosa le ha dato il calcio e cosa le ha tolto?

 

Il calcio non mi ha tolto nulla anzi mi ha dato tanto, mi ha regalato emozioni, soddisfazioni e mi ha dato la possibilità di conoscere tanta gente.

 

A chi vorrebbe dedicare questa intervista?

 

Dedico questa intervista ai miei figli che sono piccoli e mi dispiace tanto che non hanno potuto vedermi giocare e gioire con me nei momenti belli della mia carriera.

 



 

Grazie

 

20  03     2026

 

(Tutti i diritti riservati)