SEZIONE SPORT
Paolo Radi intervista
FRANCO
DI CAPRIO
Franco Di Caprio è stato un giocatore di calcio, e ora è il preparatore dei portieri, così si presenta: “
“Sono nato il 20 gennaio del 1968 in Germania poi i miei genitori si sono trasferiti a Venaria Reale, provincia di Torino, e lì ho incominciato a dare i primi calci al pallone. Ho iniziato come centravanti delle giovanili del Virgilio Maroso, una domenica mancava il portiere e siccome ero il più alto mi fecero giocare in porta, da quel momento è incominciato il mio percorso calcistico da portiere. Nel 1980 feci un torneo internazionale a Torino e venni selezionato dalla Juventus il mio allenatore era il grande Sentimenti, era strano per me vestire la maglia bianconero essendo un tifoso del Toro, dopo 4 anni di trafila non venni riconfermato per andare in primavera, così venni ceduto alla Biellese.
Quell anno mi feci primavera e prima squadra fu un grande campionato, un anno dopo mi trovai a giocare al Gladiator (squadra campana) in serie C , anche in questo club feci tutta la trafila: primavera e panchina in 1° squadra con varie presenze in Coppa Italia e tre in campionato. Ho girovagato in Campania fra Interregionale ed Eccellenza per vari anni, sono rimasto in Campania perché conobbi la mia futura moglie, giocai fino a 39, anni poi ho deciso di appendere i guanti al chiodo.
Pensavo che non sarei rimasto nel mondo del calcio e invece la mia fortuna è stata conoscere un mister dei portieri, il mio mentore quello che mi ha insegnato di tutto e di più: Giovanni Caropreso, sono stato più di 5 anni con lui ad ascoltare ed imparare tutti i segreti del mestiere, io all’inizio ero presuntuoso e un po’ arrogante, pensavo che aver giocato in porta il passaggio per fare il preparatore dei portieri potesse essere la cosa più semplice del mondo.
Ma poi ho scoperto che ci vuole studio sacrificio e saper ascoltare i consigli Giovanni Caropreso mi dava. Adesso sono 20 anni che faccio il preparatore il fatto che mi gratifica è quando qualche portiere che tu hai allenato dopo tanti anni ti manda un invito a vederlo per una partita importante.
Con gli anni la figura del preparatore dei portieri ha avuto un’evoluzione importante, le società finalmente hanno capito l’importanza di questo ruolo, adesso alleno in Eccellenza Campana e collaboro con una scuola portieri la TM1 di Tommaso Merola con tanti colleghi importanti.”
Come prima domanda le voglio fare questa: lei è nato in Germania, immagino che i primi calci al pallone gli abbia dati nel luogo dove lei è nato. È così?
Sì, sono nato in Germania, ma i primi calci li ho dati a Venaria Reale dove poi i miei genitori si sono trasferiti per lavoro, ho incominciato nel Virgilio moroso a Torino la maggior parte delle squadre giovanili all’epoca si chiamavano quasi tutti con i nomi dei giocatori del grande Torino.
Ho cominciato da centravanti poi in una partita che stavo disputando ci siamo accorti che mancava il portiere, e visto che io ero il più alto mi misero in porta e da allora mi sono innamorato di questo ruolo.
Durante questa stagione calcistica, in quale club, svolge la mansione di prepatore dei portieri?
Quest’anno alleno in eccellenza campana girone A il Grazzanise, una squadra neopromossa
Arriviamo alla classica domanda che faccio sempre: quando ha scoperto che il calcio sarebbe diventato la sua più grande passione?
Come dicevo prima è nato tutto per caso, mancava un portiere e hanno messo me in porta, da quel momento in poi è scaturita una passione sviscerare per questo ruolo.
I suoi genitori hanno cercato di assecondarla, oppure le hanno detto la classica frase: “...non sarebbe meglio che pensassi allo studio?”
Mi hanno assecondato sicuramente, ma i tempi d’ allora non sono come quelli di adesso, loro lavoravano tutta la giornata quindi non potevano essere presenti per portarmi agli allenamenti, perciò dovevo unire le due cose scuola e calcio.
Lei giocava nelle giovanili del Virgilio Maroso, poi nel 1980 viene preso alla Juventus per 4 anni, un bel traguardo, come si è sentito in quel momento?
Sì ho incominciato in quel club, poi un giorno facemmo un torneo internazionale e venni visionato dalla Juventus, mi presero e ho trascorso 4 anni bellissimi nel settore giovanile. Il mio allenatore era Sentimenti, mi sentivo invincibile, se è facile e arrivare, il difficile è stato a rimanerci; ma non ho nessun rimpianto.
E qui arriva una delusione, non viene riconfermato alla Juventus e viene ceduto alla Biellese, cosa ha provato: delusione rabbia o altro?
All’inizio c’è stata molta rabbia, ma si sa il calcio è questo, si vede che non ero pronto per il passo che mi avrebbe dovuto portare in primavera.
Alla Biellese lei ottiene ottimi risultati, e dalla Biellese lei in un batter d’occhio si ritrova nella regione di suo papà: la Campania, per giocare nel Gladiator, i suoi genitori come hanno reagito?
A Biella l’annata è stata stupenda, adeguata per far crescere i giovani, successivamente ho avuto la chiamata del Gladiator in Campania, serie C. All’ inizio i miei genitori volevano che rimanessi a Biella, ma si sa quando uno e giovane …non pensa molto.
Appena arrivato in Campania si è sentito come a casa sua, oppure ci ha messo un po’ di tempo per ambientarsi?
No, mi son sentito a casa anche perché le origini dei miei genitori sono casertane, quindi avevo molti parenti sul posto.
Il ruolo del portiere è un ruolo complesso, in tanti mi hanno detto che si è sempre soli e che le responsabilità sono di vasta portata, lei come ha vissuto questi anni?
Il ruolo del portiere è molto complesso bisogna avere un carattere molto forte, quando giocavo non volevo perdere neanche contro mio fratello, questo te lo dico per farti capire ero un uomo da campo, il classico portiere, cosiddetto, un pò folle, ma fuori dal campo ritornavo una persona pacata e tranquilla.
Lei ha militato in tante squadre, qual è quella che ricorda con maggio affetto?
La mia prima squadra il Virgilio Maroso dove ho trascorso tanti anni stupendi della mia crescita.
Fra le tante parate che ha fatto, qual è secondo lei la migliore?
La parata migliore era quella che facevi la domenica successiva.
Grandi discussioni con i mister le ha avute oppure ha sempre accettato le decisioni con serenità?
Nel calcio ci sono sempre discussioni o confronti l’importante era poi capirsi e remare tutti quanti per un unico obbiettivo.
Lei ha la fortuna di conoscere il signor Giovanni Caropreso che le ha insegnato tutto quello che c’è da sapere su come si preparano i portieri, che ricordo ha di questo mister?
Mister Giovanni Caropreso e stato il mio mentore, è stato quello che mi ha insegnato tutto devo tanto a lui. Un aneddoto che voglio raccontare è il seguente: “avevo appeso i guanti al chiodo a 39 anni e lui mi chiese se volevo intraprendere il ruolo di preparatore io da presuntuoso dissi non sarebbe stato difficile diventarlo, sarebbe stato facile vista la mia esperienza da portiere, bene, mi trovai d avanti a questi ragazzini, rimasi con la palla in mano non sapendo da dove avrei dovuto incominciare. Il mister mi diede una grande lezione e io capii la difficoltà nel diventare un bravo preparatore dei portieri. Sono stato 5 anni con lui ad apprendere, imparare e a rubargli il mestiere, mi dispiace che se né andato via troppo presto, lo ricorderò sempre con affetto.
Lei ci ha riferito che con gli anni la figura del preparatore dei portieri ha avuto un’evoluzione importante e che le società finalmente hanno capito l’importanza di questo ruolo, in che cosa consiste questa evoluzione?
Sì, diciamo che in questi anni la figura del preparatore del portiere - specialmente per le categorie non professioniste e scuole calcio- ha avuto un’evoluzione in positivo, capendo del lavoro specifico che Severino ad un portiere.
La sua giornata da preparatore in che modo è scandita?
Beh, molto semplice: si prepara il lavoro settimanale si va ad analizzare tutto quello che è successo nella partita precedente, si parla con i portieri prima che inizino gli allenamenti e poi si va a casa.
Se ho ben capito anche suo figlio gioca a calcio, in che cosa siete simili e in che cosa siete diversi?
Sì, i miei figli hanno giocato e hanno fatto i portieri, una regola importante che mi sono imposto e che non li ho mai voluti allenare, quindi tutto quello che hanno fatto e stato solo merito loro.
La famiglia e gli amici quanto sono importanti per lei?
La famiglia è tutto e quando entro a casa il calcio lo lascio fuori la porta, l’importanza dell’amicizia è sacra.
A chi vorrebbe dedicare questa intervista?
Voglio dedicare quest’intervista alla mia cara mamma che è mancata pochi mesi fa.
Grazie
30 01 2026
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