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martedì 7 aprile 2026

SEZIONE SPORT

 

 

 

 

Paolo Radi intervista

 

 


BALDE

OUSMANE

 


    

 

Mi chiamo Ousmane Balde, sono  nato il 15/03/1995 in Senegal, arrivo in Italia nel 2014 e vado a ricongiungermi con mio padre che era arrivato in Italia all’età di 24 anni.

Prima però ero  andato in Francia per fare dei provini a Monaco e Nizza.

Negli ultimi due anni ha militato nel Buddusò, promozione (16 reti) vincendo il campionato, ora è in eccellenza sempre con il Buddusò.

 




La prima domanda che le voglio fare è la seguente, come sta andando questa seconda stagione calcistica al Buddusò  (Girone unico eccellenza Sardegna)?

 

Per la secondo stagione a Buddusò  stiamo giocando per la salvezza, quindi mancano 4 partite e siamo al 13° posto con un campionato dove tutto si gioca fino alla fine,  noi ci crediamo.

 

Sino ad ora lei ha segnato 15 goal, ed è il capocannoniere, non è certamente facile arrivare a un simile traguardo, come si riesce ad arrivare così in alto?

 

Non è mai facile fare gol in queste categorie, mai arrendersi e bisogna avere fame  di voler fare gol e ruggire come un leone della Teranga.  15 sono i gol fatti per ora, però bisogna cercare di  dare il meglio fino all'ultima partita,  questa io  lo chiamo " perseveranza" che è poi il mio slogan.

 

La prossima stagione giocherà ancora in Sardegna, oppure ha già in mente qualche altro club?

 

Sarò sempre disponibile per stare ovunque a giocare e godere di questo sport che è la mia passione fin da piccolo. 

Le proposte per altre squadre ci sono,  però bisogna cercare sempre di  fare delle buone scelte, che  è la cosa più importante.

 

Lei come procuratore ha il signor Santo Molino, come vi siete conosciuti? Che cosa rappresenta per il lei il signor Santo Molino?

 

Santo è un compagno fedele nel mio cammino calcistica, ci siamo conosciuti sui social, da quel momento in poi abbiamo sempre lavorato insieme sino ad oggi  (sono passati 5), è una brava persona ed anche molto professionale nel suo mestiere, speriamo bene per il futuro 

 







Quando ha scoperto che il calcio sarebbe diventato la sua più grande passione?

 

Sono nato da una famiglia dove tutti giocavano a pallone da piccoli, la passione l'ho preso dal mio babbo che faceva il portiere nella nazionale senegalese.

Io sognavo di essere portiere come lui, ma il destino ha scelto un'altra via così sono diventato centravanti,  ma prima coprivo tante ruoli per scelte di alcuni mister.

 

Lei è nato in Senegal, poi è andato in Francia a fare dei provini, Monaco e Nizza, poi è andato in Italia da suo padre, quali sentimenti ha provato nel cambiare continente e nazione per trasferirsi in Italia, mi spiego meglio, si è ambientato subito, oppure ha avuto delle difficoltà?

 

Sono nato in Senegal e all'età di 12 anni sono andato in Francia per dei provini, poi  sono ritornato in Senegal per continuare a lavorare sul mio sogno nelle scuole di calcio. 

All'età di 17 anni sono  arrivato in Italia per andare a vivere con mio padre.

 

Non è mai facile cambiare un Paese per un altro, ma se la passione è forte devi per forza fare  dei sacrifici per un futuro migliore. 

 

Arrivato qua mi sono ambientato da subito, ho iniziato a giocare  a calcio e ad andare  a scuola, quindi direi benissimo. 

 

In questo momento la sua famiglia dove vive?

 

La famiglia è residente a Bergamo.

 






Lei ha giocato in diverse squadre, a quale è rimasto più   legato? 

 

È difficile da dire,  perché mi hanno sempre trattato bene ovunque, mi hanno offerto  tante possibilità anche per seguire il mio cammino.

 

Il calcio che cosa le sta dando e che cosa le sta togliendo?


ll calcio mi ha formato. Ma per anni mi ha tolto il tempo per gli amici, le feste, i sabati sera e le domeniche in famiglia. Dietro ogni minuto in campo ci sono sacrifici che pochi vedono: ginocchia sbucciate, muscoli doloranti e la stanchezza di chi lavora quando gli altri riposano.


Il calcio mi ha tolto la possibilità di essere un ragazzo normale, insegnandomi però a essere un uomo responsabile

Ti toglie la libertà di mangiare ciò che vuoi, di uscire quando vuoi, perché il corpo è uno strumento che devi curare. 


Lei gioca nel ruolo di? 

 

Sono centravanti

 

Si ricorda il suo goal più bello?

 

Il goal più bello è alla Weah che ho fatto in Sicilia con la Polisportiva Gioiosa. 

Palla da centrocampo saltando tutti per poi piazzarla dove volevo io, il mio procuratore ha  esultato   tanto, sembrava “non normale”, tra l’altro quel giorno era  lì in tribuna. 

 

Grandi discussioni con i mister le ha avute oppure ha sempre accettato le decisioni con serenità?

 

Accetto con serenità le discussioni del mister, dopo  a fare gol ci penso io e non il mister,  quindi rispetto sempre i loro insegnamenti, ma non mi limito mai a tirare fuori le mie capacità.

 


Generalmente che ruolo ha all’interno del gruppo, mi spiego ascolta i consigli dei compagni, discute serenamente con loro, oppure tende a imporre la sua volontà?

 

Mi piace prendere consigli anche dai più piccoli ed anche loro mi ascoltano. 

Quindi importante è che un gruppo si parli,  per aiutarci  l'uno con l'altro affinché si migliori, che è l’obiettivo fondamentale.

 

Un suo pregio e un suo difetto (calcisticamente parlando) 

 

Pregio: perseveranza, lettura del gioco, furbizia tattica, grinta e fame di fare gol.

Difetto il   voler fare gol sempre 

 

Un giocatore che lei ammira tantissimo? 

 

Sadio Mane e Cristiano Ronaldo. 

Sono   perseveranti, e cercano di voler di far bene per la maglia, hanno una grande personalità e responsabilità dentro e fuori dal campo.

 

Famiglia e amici quanto sono importanti per lei? 

 

La famiglia è sempre la famiglia quindi va trattata bene ed aiutata quando si può, ho dei buoni amici e per me sono molto importanti.

 






Un sogno che vorrebbe che si realizzasse nell’immediato? 

 

Diventare   professionista e rendere felice mio babbo  che è lassù.

 

A chi vorrebbe dedicare questa intervista?

 

Dedico questa intervista a tutti colori che amano questo sport e a tutti ragazzi giovani che vogliono perseverare in questo mondo,  e per finire la mia famiglia che sta in Senegal ( gli zii, i cugini), ringrazio Santo Molino per tutto.

 

Grazie

 

07   04     2026

 

(Tutti i diritti riservati) 

 

 

lunedì 30 marzo 2026

SEZIONE SPORT

 

 

 

 

Paolo Radi intervista

 

 

MAURIZIO

DE FALCO

 


II INTERVISTA

     

 

 

 


 

Maurizio De Falco ha 42 anni è di Napoli ed è un giocatore   di calcio che ha calcato diversi palcoscenici. Negli ultimi tre anni ha militato nelle seguenti squadre: Fortiduto, Real Montesano e Imbriani, in queste tre squadre ha vinto consecutivamente tre campionati. In questa stagione gioca nel club Di Roberto.

 

 

La prima domanda che le voglio fare è la seguente come sta andando questa stagione con il club Di Roberto?

 

Purtroppo non è andata come speravamo. 

 

 





La prossima stagione pensa di giocare ancora con questo club?

 

Sono delle persone molto a modo e che mi ha fatto piacere conoscere, però penso che sarà per me l’ultimo anno da calciatore.

 

Ci può dire qualcosa a riguardo di questo club?

 

E una società fatta da persone serie e da un uomo di alti principi come Nunzio di Roberto che ha calcato campi di serie B-C; sta costruendo un gran settore giovanile.

 

Lei è stato per 7 anni vicino a Bologna, com’è stata questa esperienza   nella scuola calcio a Pieve di Cento?

 

È stata un esperienza bellissima allenare i bambini del settore giovanile del Crevalcore, Pieve di cento e Stella Alpina,  ad oggi ci sentiamo ancora, spero di riprendere ad allenare anche qui in Campania. 

 

Lei ha giocato in diverse squadre, a quale è rimasto più   legato? 

 

Al Fiorenzuola, è stato  il mio primo esordio tra i grandi in serie C , ho  un ricordo bellissimo avevo solo 16.

 

In questi club: lei ha vinto tre campionati Fortiduto, Real Montesano e Imbriani, come ci siete riusciti e qual è stato il suo apporto?

 

Sicuramente eravamo la squadra più forte, qualità ed esperienza al servizio del gruppo.

 







Si ricorda il suo goal più bello?

 

Crevalcore gol da centrocampo.

 

Nel corso della sua carriera grandi discussioni con i mister le ha avute oppure ha sempre accettato le decisioni con serenità?

 

Sempre accettato con serenità. 

 

Generalmente che ruolo ha all’interno del gruppo, mi spiego ascolta i consigli dei compagni, discute serenamente con loro, oppure, vista la sua grande esperienza, tende a imporre la sua volontà?

 

Sono sempre a disposizione di tutti. Senza imporre, ma chiarendo bene la mia volontà.

 

Un suo pregio e un suo difetto (calcisticamente parlando) 

 

Pignolo, sempre a disposizione del gruppo.

 

Tutti sappiamo che non è possibile, ma se avesse la possibilità di tornare indietro, cambierebbe qualcosa, per farla breve che cosa non farebbe?

 

Abbandonare i ritiri per rientrare a casa a Napoli. 

 

Un giocatore che lei ammira tantissimo? 

 

Per me Pirlo anche se non gioca più. 

 

Lei domani riceve una chiamata per andare a giocare fuori Italia, oppure per allenare, se la sentirebbe di partire per questa nuova avventura?

 

No.

 





Che cosa le ha dato il calcio e che cosa le ha tolto?

 

Amici che ancora oggi ci sentiamo. Mi ha dato tanto e penso non mi ha tolto nulla.

 

Un sogno che vorrebbe che si realizzasse nell’immediato? 

 

Sogni non si dicono altrimenti non si avverano.

 

A chi vorrebbe dedicare questa intervista?

 

A tutti miei compagni conosciuti in questi anni nel mondo del calcio da  nord a sud.

 


Grazie 

 

 

 30  03  2026

 

(Tutti i diritti riservati) 

 

 

 

 

 

 

 



lunedì 23 marzo 2026

SEZIONE SPORT

 

 

 

 

Paolo Radi intervista

 

 

 

 

GAETANO

CASTELLANO

 

     

 



 

 



 

Gaetano Castellano  è il presidente della Virtus Secondigliano e questa è la sua breve presentazione:



 “Sono nato il 12/03/1998 e sono originario di Secondigliano, da piccolo ho giocato nell Arci Scampia per poi passare al Boys Melito ed infine al Caserta Neapolis dove sono stato il capitano ed ho vinto 1 campionato di 3’ categoria 2 anni fa.

Questo progetto e nato nel momento in cui ho sentito il bisogno di vedere di nuovo gente seria che “faccia” calcio a Secondigliano una piazza importante, la mia società è nata il 18 giugno 2025”

 






Grazie per aver accettato la nostra intervista, come prima domanda le voglio fare questa: come sta andando questa stagione calcistica, che è la prima per lei, visto che è il presidente.

 

La stagione calcistica sta andando molto bene sia a livello di risultati sia a livello personale. 

 





Lei ha affermato che progetto è nato dalla voglia di vedere nuova gente, gente seria, di conseguenza è contento di questa nuova avventura?

 

Ho costruito una squadra di ragazzi che per me andrebbero in guerra anche contro 1000 persone pur essendo solo in 25.

 




Si ricorda com’è nata questa sua passione per il calcio? 

 

La mia passione per il calcio è nata sin dai primi passi, ho giocato in varie squadre sempre dilettantistiche sfortunatamente Dio non mi ha dato il “dono del calcio” nei piedi, ma me lo ha dato “nella testa”.

 

Di conseguenza riesco a sviluppare tante idee e riesco ad averne  anche per  organizzare tutta la settimana calcistica nel migliore dei modi, facendo sì che sia il mio staff sia i miei ragazzi rendano al 100%.

 





I suoi genitori hanno appoggiato il desiderio di diventare calciatore, oppure le dicevano che lo studio era più importante?

 

La mia famiglia mi ha sempre appoggiato, soprattutto mia madre. Lei mi ha tramandato questa sua grande passione.

 


Quando vede giocare un ragazzo che cosa la colpisce di più, oppure che cosa dovrebbe colpirla maggiormente? 

 

Quando vedo giocare ragazzini la prima cosa che mi colpisce all’occhio è la tecnica, ma soprattutto la personalità e l’educazione, queste due caratteristiche sono per me la base per costruire e lavorare su un qualcosa su cui puntare per il futuro.

 




Come ha istaurato i rapporti con tutto lo staff? 

 

Col mio staff i rapporti sono ottimi, il mister è una persona eccezionale ormai nella mia vita da 3 anni, è amante del bel calcio e del dialogo. 

 

Gli altri membri dello staff sono tutte bravissime persone con le quali basta uno sguardo per capirci ed andare avanti, forse anche questa è la nostra forza ossia la mia umiltà anche nel seguire consigli delle persone con piu anni di esperienza.

 




Alla fine di ogni partita lei con l’allenatore  riflette sul risultato oppure già pensate alla prossima partita?

 

Alla fine della partita diciamo che ci limitiamo a fare sempre i complimenti ai ragazzi che in quel rettangolo verde ci lasciano anima e sudore, poi a freddo si riflette su cose buone e meno buone.





Sino ad ora che cosa le ha dato il calcio e cosa le ha tolto?

 

ll calcio mi ha dato tanto, tante amicizie, tanti insegnamenti e tante persone che ancora oggi anche solo per uno scambio di chiacchiere possono darti tanto, ad ora non mi ha tolto nulla, non rimpiango il tempo passato sui campi neppure  qualsiasi altro tipo di scelta che io abbia potuto fare. Anzi, il calcio ad oggi è una delle cose che mi rende vivo e mi rende felice.

 




A chi vuol dedicare questa intervista?

 

Quest’intervista la dedico a mio figlio, a mia moglie, a mia mamma, e a tutta la mia squadra che mi fa sentire sempre piu fiero di questo progetto e di tutti i miei sacrifici che faccio per portarlo al termine.

 

 

Grazie

 

 23    03     2026

 

(Tutti i diritti riservati) 

 

domenica 22 marzo 2026

SEZIONE SPORT

 

 

 

 

Paolo Radi intervista

 


 

ALEN

HRUSTIC

 


 

Alen Hrustic è un giocatore   di calcio nato Roma il due marzo del 1991 e così si presenta: 

 

 

“Ho cominciato a giocare a calcio a 13 anni, giocavo con il De Rossi nei giovanissimi provinciali.

Quell'anno ho fatto 50 gol, così a fine campionato mi ha comprato la Lodigiani che militava in serie C, quindi con loro ho fatto i giovanissimi nazionali dove abbiamo vinto il campionato. L'anno seguente andai all'Albalonga che militava in serie D.

 

Feci 2 anni von le giovanili e poi al terzo anno andai in prima squadra in eccellenza, avevo 17 anni.

Da lì passai al San Cesareo in promozione, dove vincemmo campionato e coppa Italia. Feci un altro anno con loro in eccellenza e poi andai sempre in eccellenza alla Diana Nemi, in questa squadra ebbi i primi problemi con i rimborsi da parte della società, così decisi di smettere.

 

Successivamente  conobbi il presidente dell’Atletico Vescovio che mi convinse a vestire i loro colori, feci un anno e andai via.

 

Altre sono le squadre dove militai:  Alberone, Pegaso, Castelnuovese.

Altra squadra per me importante è stat la  Fidene ,dove abbiamo vinto il campionato e rimasi lì 2 stagioni.

Dopodiché andai per 3 stagioni al Colle Salario, alla fine la mia ultima annata l'ho fatta all’Olimpus Roma.”

 

 

 

La prima domanda che le voglio fare è la seguente, sappiamo che è da qualche anno che lei non scende più in campo, ci dica la verità, quanto le manca il calcio?


Il calcio mi manca. Anche perché lasciare come l'ho lasciato io fa male.

Però ci si abitua e oramai le domeniche sono dedicate alla famiglia.



Per questa intervista devo ringraziare suo fratello Alija, precisato questo, devo dire che sono rimasto stupito dal suo curriculum calcistico, qual è stato il suo segreto per raggiungere certi obiettivi?


Segreti non credo che ci siano. La cosa più importante per un giocatore è avere gli stimoli giusti e la consapevolezza dei propri mezzi, poi subentrano altri fattori come l'allenatore e i compagni di squadra.


La domanda classica che faccio sempre: quando ha scoperto che il calcio sarebbe diventato la sua più grande passione?


Fin da piccolo l'unico pensiero era il pallone. Ad ogni compleanno speravo di riceverne almeno uno. È stato un ottimo amico!





Sia lei che suo fratello avete che eravate giovanissimi a giocare, c’era competizione fra voi due, e successivamente qualche rivalità ci sarà stata, oppure no


Io e mio fratello ci siamo sempre distinti nel giocare a calcio, questo ha fatto sì che ci trovassimo spesso da avversari, però io ho sempre fatto il tifo per lui, anche se avrebbe meritato categorie molto più importanti di quelle che ha calcato.


A 13 lei gioca nel De Rossi,  giovanissimi provinciali,  che tipo di esperienza è stata?


Il De Rossi è stato per me il battesimo calcistico, una società fatta di persone per bene che guardano ancora al benessere del ragazzo prima dei risultati sportivi. È stata per me una seconda famiglia. Infatti per andare via da loro ho aspettato che arrivasse qualche ingaggio da qualche squadra professionista, prima di loro ho rifiutato tutti i club più  blasonati di Roma.


Subito dopo viene comprato dal Lodigiani, serie C, giovanissimi nazionali, la squadra vince il campionato, in quel momento che cosa ha provato?


La Cisco Roma (Lodigiani) è stata un'esperienza fondamentale per capire le vere dinamiche del calcio. Ho avuto la fortuna di avere un allenatore molto preparato ed empatico con me (Mario Apuzzo). L'impatto non è stato semplice, perché avrei voluto giocare di più di quanto ho fatto. Però quando sono arrivato non ero preparato né fisicamente né mentalmente, poi durante la stagione sono riuscito a tirar fuori il mio potenziale.






E poi sono tante le squadre dove lei ha militato, qual è quella dove ci ha lasciato il cuore?


Di squadre ne ho girate tante; il cuore l'ho lasciato in due gruppi: l'Olimpus Roma e Il Colle Salario, alcuni giocatori sono diventati amici nella vita; devo precisare che ho avuto uno degli allenatori più bravi che conosco: il mister Gianluca Soldati.


Quando lei è nel De Rossi, segna 50 goal, la domanda sorge spontanea, come c’è riuscito?


Istinto.


Grandi discussioni con i mister le ha avute oppure ha sempre accettato le decisioni con serenità?


Ho sempre avuto un carattere forte. Spesso sono stato il capitano delle squadre dove ho giocato.


Comunque ci sono stati allenatori con cui non volevo avere rapporti e con altri sono venuto alle mani. Poi ho avuto allenatori come Carlo Massimi, un uomo straordinario che sa entrare nella testa dei giocatori e che lavora con metodi unici, a mio avviso il più bravo che ho avuto.



Generalmente che ruolo aveva  all’interno del gruppo, mi spiego ascoltava i consigli dei compagni, discuteva serenamente con loro, oppure tendeva a imporre la sua volontà?


Il rapporto con le persone generalmente è sempre stato ottimo, soprattutto gli ultimi anni. Quando ero più piccolo ero molto istintivo, non accettavo di buon grado quello che mi si diceva.


Un suo pregio e un suo difetto (calcisticamente parlando) 


Pregio, credo la tecnica e atteggiamento. Difetto, la poca pazienza e l'inclinazione agli infortuni.


Se avesse la possibilità di tornare indietro, cambierebbe qualcosa, oppure è soddisfatto di dove è arrivato sino ad ora? 


Se tornassi indietro scriverei una storia totalmente diversa da quella che ho scritto.


Famiglia e amici quanto sono importanti per lei? 


Famiglia e amici vengono prima di tutto tutto!

Io ho un bisogno estremo di passare il tempo con loro.







Un sogno che vorrebbe che si realizzasse nell’immediato? 


I sogni non si svelano finché non si realizzano.


A chi vorrebbe dedicare questa intervista?


La dedico a mio fratello! 


Ultima domanda: se dovesse giocare una partita contro suo fratello, chi vincerebbe?


Dipende, se giochiamo porta a porta forse io, se giochiamo a 11 sicuramente lui, io non corro più!


Grazie

22 03 2026

(Tutti i diritti riservati)