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martedì 1 settembre 2026

SEZIONE SPORT

 

 

 

 

Paolo Radi intervista

 

 

 

 

LORENZO

MOSCETTA 

 

 



 


 Lorenzo Moscetta (laziale)  è stato un giocatore   di calcio e ora è un allenatore, così si presenta: 

 

 

“Ciao Paolo,

è un piacere essere qui con te oggi e avere la possibilità di intervistato per la tua testata online.

Mi chiamo Lorenzo Moscetta, ho 33 anni e da qualche anno ho intrapreso questa nuova avventura in veste di allenatore di calcio emergente. 

 

Questa passione è nata un pò per gioco anche se secondo me nasce da quando ho iniziato a praticare questo sport nel ormai lontano 1998. Ricordo ancora quel giorno di settembre... 

Scarpe da ginnastica, pantaloncino giallo, maglietta della Roma e un piccolo campo di terra. In quei giorni nasceva la "Pro Calcio Aprilia”, la mia casa del calcio degli anni futuri fino all'età di 17 anni.

 

Con questa società ho avuto la fortuna di avere allenatori di grande rilievo della provincia di Latina come Menotti, Lidozzi, Moscetta e soprattutto Gherghi. 

I Primi due citati mi hanno fatto conoscere questo sport insegnandomi che cos'è la passione. 

Moscetta Fulvio (mio padre) mi ha allenato soprattutto nella Pre- Agonistica e mi ha fatto amare il calcio, insegnandomi i veri valori sportivi di questo "strano" mondo.

 

 Invece Fabio Gherghi è stato l'allenatore modello da cui prendo ispirazione oggi. 

 

Con lui sono riuscito a vincere due campionati provinciali da capitano nella provincia come regina assoluta del campionato. Eravamo un gruppo nato dal niente ma lui è riuscito a renderlo forte nel giro di un paio di anni. 

 

Fabio Gherghi mi ha trasmesso soprattutto i valori dello spogliatoio e di quanto sia importante allenarsi con impegno ogni giorno. 

Ho concluso la mia "carriera" calcistica tre anni dopo nel Borgo Flora nel campionato di Promozione. 

Con loro ho portato a casa un altro campionato provinciale e qualche presenza in Coppa Lazio. 

 

Invece il percorso da allenatore nasce nel Maggio del 2023 parlandone con mio padre. 

Ho iniziato ad allenare nel Settembre 2023 con il Real Aprilia ed ora da Luglio 2026 ho questo nuovo impegno con il " Lanuvio Campoleone “, società militante nel campionato di Promozione nella provincia di Roma."

 

 


La prima domanda che le voglio fare è la seguente è allenatore presso la società Lanuvio Campoleone, qual è l’età dei giocatori e come si trovando in questo ambiente?

 

Il "Lanuvio Campoleone" è una realtà emergente nonostante nasca nel lontano 1966.

Sono entrato in contatto con loro in modo casuale e da subito ho avuto ottime impressioni.

Ho trovato persone competenti, umili e con tanta voglia di fare. Vantiamo un campionato di promozione e già diversi iscritti tra l'  agonistica e il settore giovanile. Inoltre abbiamo due strutture di ottimo livello e un completo centro a disposizione dei più giovani per crescere come meritano. Quest'anno farò parte degli istruttori della scuola calcio. In conclusione ci sono tutti i presupposti per fare una grande stagione. 

 

Questa domanda la faccio sempre: quando ha scoperto che il calcio sarebbe diventato la sua più grande passione?

 

Io sono cresciuto nel calcio e da sempre ho avuto un imprinting per questo sport. Prima lo conoscevo solo da giovane calciatore ma ora che ho cambiato veste forse mi appassiona ancor di più, inoltre  è stato sempre la mia "ancora " di vita. 

 

Suo padre ha avuto un ruolo fondamentale nel formarla come giocatore, come descriverebbe la figura?

 

Papà è stato ed è una figura importante della mia vita. Mi ha fatto conoscere questo sport già da piccolo ed ho avuto la fortuna di averlo come allenatore per qualche anno. E’ sempre stato molto umile nel suo ruolo ma a distanza di anni posso dire che è uno dei migliori istruttori della provincia di Latina. 

 

Un’altra figura importante è stata quella di Fabio Gherghi, perché per lei è fonte di ispirazione?

 

Mister Gherghi è il calcio: una vera fortuna averlo avuto nel mio percorso. Mi ha insegnato valori che oggi cerco di riportare ai miei ragazzi, ma la cosa che più mi affascina oggi, a distanza di anni, è ritrovarlo ancora sui campi da gioco nelle stesse vesti. 

 

La sua "carriera" si conclude nel Borgo Flora (campionato di promozione), con loro ha portato a casa un altro campionato provinciale e qualche presenza in Coppa Lazio. 

Oltre a farle i complimenti, che ci vorrebbe raccontare di questa esperienza?

 

È stata un'esperienza direi particolare. Mi ha fatto crescere tanto e mi ha consacrato a quei livelli molto giovane. Mi sono misurato con giocatori importanti di quelle categorie e mi sono divertito veramente tanto.

 

All’interno dello spogliatoio che ruolo aveva, tendeva a imporre la sua volontà, oppure ascoltava i suggerimenti e i consigli dei suoi compagni?

 

Molti mi definivano un leader silenzioso dentro e fuori dal campo. Ho sempre avuto ottimi rapporti con i miei compagni, ma prendevo consigli veramente da pochi. 

 






 

Ad un certo punto per motivi personali lei lascia il calcio, a distanza di diversi anni prenderebbe quella decisione?

 

Sì. Ero fermamente convinto delle mie idee anche se oggi non nascondo un pizzico di nostalgia, mi manca il "sapore" dello spogliatoio.

 

Oltre al calcio quali altri sport segue con grande interesse? 

 

Mi piace molto il tennis e il Basket. Sono due bellissimi sport, ma che non saprei mai praticare e ovviamente insegnare. 

 

Un suo pregio e un suo difetto (calcisticamente parlando)? 

 

Mi reputo una persona molto disponibile e con tanta voglia di imparare e crescere. Forse il mio unico "difetto" è quello di essere convinto troppo delle mie idee; Magari potrebbe essere visto anche come pregio no?!

 

Dal 2023 lei decide di diventare allenatore, come mai questa scelta? Deduco che per lei il calcio è tutto che non può stare lontano dal rettangolo verde, è così?

 

Sì, entro in questo mondo in punta di piedi giorno dopo giorno. 

Incomincio a guardare il calcio sotto un altro punto di vista ed è una scelta che rifarei ancora oggi. 

 

Che ha rapporto ha con questi giovani giocatori, vista la loro età immagino che ci voglia molta pazienza?

 

Ho avuto la fortuna di iniziare questo percorso con dei bambini fantastici che porterò sempre nel mio cuore. 

Siamo cresciuti insieme e se io sono migliorato in questo mio percorso lo devo anche a loro. 

Con i bambini ci vuole gentilezza e saperli aspettare poi tutto il resto vien di conseguenza. 

 

Questa domanda non sempre la faccio, lei domani riceve una telefonata per andare a giocare in club europeo, se la sentirebbe di lasciare ogni cosa per questa nuova avventura?

 

È una domanda che mi faccio da qualche tempo e posso risponderti che la voglia di imparare, crescere e conoscere realtà importanti mi lusinga.

 

Sino ad ora il calcio cosa le ha dato e cosa le ha tolto, se le ha tolto qualcosa?

 

Il calcio è stato ed è casa. Il rifugio ideale del mio benessere fisico e mentale. 

 

Un sogno che vorrebbe che si realizzasse nell’immediato? 

 

Il mio sogno calcistico al momento è solo quello di completarmi nel giro di un paio di anni. 

L'informazione e l'istruzione sono la base per poter crescere nel mondo dello sport.

 

A chi vorrebbe dedicare questa intervista?

 

A chi mi sostiene veramente ogni giorno e mi ha tirato fuori il coraggio di saper cambiare.

 

 

 

Grazie

 

02   09      2026

 

(Tutti i diritti riservati) 

 

lunedì 31 agosto 2026

SEZIONE SPORT

 

 

 

 

Paolo Radi intervista

 

 

 

 

ANGELANTONIO

GALLUCCIO

 


 



 

 

 

 Angelantonio Galluccio (campano) è stato prima un giocatore di calcio, ora è un allenatore, così si presenta: 

 

 

La mia carriera calcistica inizia con giovanili Casertana con gli allievi nazionali e Beretti anno 1984 /1985, successivamente iniziai a 18 anni in 2° categoria al San Clemente Casamarciano con la vittoria del campionato e subendo su 30 partite 12 gol in quanto il mio ruolo era il portiere, l’anno successivo passai alla San Gennarese in promozione, arrivò l’anno in cui dovetti partire per svolgere il servizio di leva, partecipai presso la mia caserma ad un torneo interforze vincendolo.

 

Passai poi ad una società di 1° categoria Palma Campania vincendo il campionato, l’anno successivo ero al Sirico di Saviano 1° categoria vincendo il campionato; poi passai alla Palmese in eccellenza vincendo il campionato che ci permise di andare in serie D.  Altre furono le società di eccellenza dove andai a giocare, per approdare alla fine al Baiano in eccellenza

 

Giocai altri 7 campionati e a 35 anni smisi di giocare e iniziai ad allenare dalla 3° categoria.

 

Dopo alcuni anni in terza categoria   passai al Ciccano in promozione, al 2° Anno vincemmo il campionato e restammo al comando della classifica per 30.  Furono quattro  gli anni che allenai questa squadra, per poi passare a Poggiomarino in promozione e facemmo pure i play off.

 

Gli anni successivi mi videro: al Nola in promozione, al Baiano in promozione, al Cimitile ci rimasi per 4 anni, giocammo una play off di girone ed una finalissima regionale, al Marigliano, al Casamarciano in 1° categoria.

 

Al Casamarciano abbiamo stravinto il Campionato di prima ed oggi ci apprestiamo a giocare il campionato di promozione”

 

 

 

 

Come prima domanda le voglio fare questa: quando ha scoperto che il calcio sarebbe diventato la sua più grande passione?

 

Il calcio ai miei tempi era diverso, le scuole calcio erano rare parliamo del 1982, e 1983; quindi  per forza di cose ho iniziato a frequentare il “ calcio di strada”.  Successivamente incontrai il calcio che conta e piano piano inizia tutto il mio percorso calcistico. Chiaramente quando appesi i guanti al chiodo, a 35 anni, decisi di rimanere nell’ambiente così intrapresi la carriera di allenatore, e per me è un grande piacere.

 


Se dovesse fare un bilancio, che cosa le ha dato il calcio e che cosa le ha tolto?

 

Un bilancio?  Che dire il calcio è fatto di sacrifici che magari da giovane pensi di non fare, poi con il tempo impari a fare tanti sacrifici e logicamente togli tanto tempo per te e per la famiglia. Tutto questo è naturale quando hai anche un lavoro, il tempo è quindi poco fra gli allenamenti vari e l’attività lavorativa.

 

In quanto a al dare termini ho avuto tante gratificazioni calcistiche. Ad una certa età capisci che hai dato tantissimo al calcio e sia nel bene che nel male sei stato ricambiato.

 

Lei ha una carriera invidiabile come calciatore, infatti è stato in tanti club ottenendo risultati importanti, qual è stato il suo segreto per aver ottenuto simili traguardi?

 

Il segreto? Direi i tanti   sacrifici, la voglia di fare sempre bene, la determinazione ed il rispetto per i compagni, la  società e tutto lo staff tecnico.

 

Con il mister com’è stato il suo rapporto; mi spiego accettava le loro decisioni con serenità, oppure a volte ha avuto dei confronti abbastanza accesi?

 

Il mio rapporto con gli allenatori è sempre stato buono basato sulla lealtà, anche quando andavo in panchina mi rendevo sempre disponibile con il gruppo, a volte lavoravo sull’ aspetto  relazione del gruppo e sull’ aspetto  psicologico individuale del giocatore  che era in difficoltà nello spogliatoio.

 

Ho avuto sempre grandi rapporti con gli altri portieri della rosa basando sempre il rapporto sulla lealtà e l’onestà indipendentemente tra chi giocava la domenica tra i due.

 

Perché ha deciso a un certo punto della sua vita di diventare allenatore? 

 

Avere la voglia di giocare fino a 35 è importate, gli stimoli fanno parte della vita di un calciatore senza quelli non si va da nessuna parte, così dopo aver posato i guanti la voglia di rimanere nell’ambiente c’era ancora, ecco perché decisi di prendere il patentino di allenatore.

 

Qual è la principale qualità che deve avere un allenatore? 

 

Direi che la principale qualità è essere chiaro lineare e trasparente con i propri giocatori, conta l’essere onesto anche se a volte si è fraintesi perché quando un giocatore non gioca non accetta determinate scelte facilmente, ma il tempo ed il campo sono un giudice inequivocabile sia per un allenatore che per un giocatore. Inoltre vorrei precisare che prima di andare nello spogliatoio e giudicare l’ operato di un calciatore occorre fare autocritica e poi ripartire con serenità.

 

     Qual è il suo stato d’animo prima di una partita? Quali consigli dà ai giocatori?

 

C’ è sempre una grande  emozione prima di ogni gara nonostante abbia perso il conto delle volte che sono stato nella panchina, ogni volta che inizia una partita è come se fosse  sempre la prima volta. Si tratta di un’ emozione indescrivibile, si cerca di tramettere serenità al gruppo, la tranquillità giusta per affrontare la partita nel migliore dei modi e cercare di ottenere il massimo dai propri calciatori.

 

 

E alla fine di una partita, invece? Ripensa a quello che ha sbagliato a livello tattico, oppure volta pagina? 

 

Alla fine di ogni partita e al di là del risultato faccio autocritica cercando di migliorarmi e così facendo miglioro i giocatori che ho a disposizione.

 

Una partita da allenatore che vorrebbe dimenticare? 

 

Non ho partite da dimenticare poiché ognuna di esse mi ha lasciato qualcosa sia a livello di risultato che a livello umano.

 

Ho ottenuto ottimi risultati, ma ci sono state  tante disfatte, ma fanno parte del gioco, l’ importante è essere in pace con se stessi sapendo di aver dato tutto prima durante e dopo una gara.

 

Di lei si dice molto bene è un allenatore stimato ed apprezzato, come si riesce a raggiungere un simile obiettivo?

 

Fa piacere di essere apprezzato da tanti addetti ai lavori, vuol dire che nel percorso calcistico ho sempre cercato di essere corretto con tutti e qualche numerino in termine di risultati l’ho pure ottenuto.

 

Anche suo figlio gioca a calcio, quali consigli o suggerimenti gli dà?

Mio figlio gioca a calcio, è un ragazzo umile e un gran lavoratore, in campo ha un grande potenziale però qualche infortunio importante ha impedito che potesse andare in altri gironi più importanti; è giovane e saprà dimostrarlo in futuro. Sono sicuro che con la voglia che ha e i sacrifici che sta facendo saprà dimostrare il suo valore.  

 

Un sogno per il futuro?

 

Alla famiglia perché chiaramente per giocare a calcio o allenare significa ruba tempo a loro, è vero è una passione però pure loro si sacrificano per farti stare sereno.

 

 

A chi vorrebbe dedicare quest’intervista?

 

A me stesso perché ci ho creduto, ho lottato e  ho fatto tutto ciò indipendentemente dai risultati buoni o meno buoni che ho ottenuto sia da giocatore che da allenatore.

 

Grazie per l’intervista paolo

 

 

Grazie a lei

 

 31    08      2026

 

(Tutti i diritti riservati) 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

domenica 9 agosto 2026

SEZIONE SPORT

 

 

 

 

Paolo Radi intervista

 

 

 

 

FEDERICO

SBRESCIA 





 

 

 

Federico Sbrescia è un giocatore campano di Futsal, così ci si presenta:

 

 

“Mi chiamo Federico Sbrescia nato a Napoli il 31 luglio del 1998, il mio ruolo a calcio 11 riguarda giocare come terzino DX/SX.

 

La mia prima scuola l’ho iniziata quando avevo 9 anni e si chiama Real Gaetano Scirea a Capodichino, Napoli. 

Dopodiché a 11 anni sono passato alla vecchia scuola calcio Mariano Keller per un anno per poi passare alla scuola calcio Arci UISP Scampia fino agli allievi regionali vincendo pure anche il campionato.

 

Dopodiché sono passato alla società d'eccellenza del Casalnuovo dove ho fatto un anno di juniores regionale, e anche con questo club ho vinto il campionato.

 

Il club Casalnuovo mi ha poi mandato in prestito ad un’altra società di Casalnuovo, il Comprensorio Casalnuovese, dove mi sono alternato tra la prima squadra - dove abbiamo vinto il campionato di prima categoria - la promozione e la juniores.

 

Dopo ciò sono passato in prima categoria con Plajanum Chiaiano, sfortunatamente in un amichevole precampionato mi sono infortunato al ginocchio rimanendo così fermo per mesi e saltando la stagione che hanno poi vinto. 

 

C'è stato un momento in cui non avevo più voglia di giocare a calcio, ed è stato poi in quel momento che ho iniziato a praticare il Futsal: come ruolo sono un centrale e laterale.

 

 

Nella stagione 2021 -2022 ho militato nel Partizan Scampia, una squadra di calcio a 5 di serie D gestita da ragazzi. 

 

Dopo il primo anno in questo club, dove tra l’altro ho giocato molto bene, sono stato chiamato dalla Società Friends Arzano, però ho avuto poco spazio per mostrarmi e come logica conseguenza   sono rimasto fino a gennaio per poi tornare di nuovo al Partizan Scampia per concludere l’anno fino alla semifinale dei Play Off.

 


L'anno successivo sono passato ad un’altra società di serie D che si chiama Phlegrea Partizan, dove ho completato l’intera stagione arrivando sempre alle semifinali dei Play off di serie D.

 

Successivamente sono passato alla società di Calcio a 5 (serie C2):  ASD  Ciro Vive che è  squadra del Quartiere di Scampia;  ho concluso la stagione arrivando in doppia cifra e con la soddisfazione di arrivare in finale di Coppa  di C2.

 

Infine ho militato nella società di C2 Atletico Chiaiano,  squadra dove mi trovo attualmente,  vincendo lo scontro diretto ai Play out e rimanendo così di conseguenza in categoria.”

 

 



 

La prima domanda che le voglio fare è la seguente com’è terminata stagione 2025 – 2026,  si ritiene soddisfatto delle sue prestazioni oppure poteva fare di più? 

 

La stagione è terminata con la salvezza vincendo il play out contro la Polisportiva Torretta.

Personalmente la mia stagione è iniziata con alti e bassi, più bassi a dir la verità, un po' per cause personali, un po' per un infortunio alla mano dove ho rimediato la frattura del quarto e del quinto metacarpo della mano destra, non ho dato quello che in realtà potevo dare. Fortunatamente sono riuscito a riprendermi dando anche una grossa mano e mettendo l’impronta nel rush finale per permettere alla mia squadra di salvarsi e di rimanere di conseguenza in categoria.

 





Come si trova al club Atletico Chiaiano (C2), è un ambiente che la stimola?

 

È un ambiente giovane, ambizioso,  con molti amici e persone che già conoscevo.

Nonostante che l' anno non sia  andato nel migliore dei modi  sto bene e spero che quest’anno riuscirò a dimostrare le mie potenzialità.

 

Veniamo alla classica domanda: quando ha scoperto che il calcio sarebbe diventato la sua più grande passione e perché il calcio e non un altro sport?

 

Il calcio da sempre è stata la mia passione, vivo di calcio e seguo principalmente solo il calcio da quando ero bambino. 

Perchè il calcio dunque?  E' stato mio  padre a spronarmi  per questo bellissimo sport.

 

Generalmente i genitori dicono la classica frase: “Non sarebbe meglio che pensassi allo studio?”, anche per lei  è stato così oppure erano contenti che lei praticasse uno sport?

 

Assolutamente no, loro mi hanno data molta libertà su cosa scegliere 

 






Prima di arrivare a giocare a Futsal Lei ha giocato in diverse squadre, a quale è rimasto più   legato? 

 

Alla mia scuola calcio Arci Scampia, attualmente noi del 1998 siamo ancora legati e ci frequentiamo ancora, nonostante siano passati molti anni.

 

Oltre al calcio quali altri sport segue con grande interesse? 

 

Ma a dir la verità seguo il tennis, il basket e soprattutto non vedo l'ora che iniziano le olimpiadi, sono molto appassionato per le gare olimpioniche.

 

Grandi discussioni, mi riferisco a quando giocava a calcio a 11, con i mister le ha avute oppure ha sempre accettato le decisioni con serenità?

 

Sempre accettato le scelte dei miei mister.

 

Ad un certo punto nella sua vita calcistica c’è una svolta importante, decide di giocare a Futsal, come mai questa scelta - c’è stato qualcuno che le ha suggerito di fare ciò, mi riferisco a un amico che già giocava, a un allenatore - ?

 

Diciamo che tutto è iniziato durante il Covid, mi spiego meglio, nel periodo Covid non si poteva giocare a calcio e quindi avevo deciso di smettere e prendermi quell'anno sabbatico, finito il periodo più grave del Covid  un mio amico mi contatta per partecipare a qualche allenamento di una squadra del quartiere di Scampia di calcio a 5, ed è lì che tutto è iniziato il mondo futsal per me.

 

Ho intervistato diversi ragazzi che giocano a calcio a 5 e molti mi hanno detto che vorrebbero più visibilità, anche lei la pensa uguale?

 

Assolutamente sì, molto ovviamente dipende anche dalla categoria che uno gioca, però almeno in Campania c'è abbastanza visibilità, a prescindere dalla serie in cui si milita.

 





Lei nell’ambiente sportivo è molto stimato, qual è il suo segreto per arrivare ad essere benvoluto da tutti?

 

Forse un po' perché sono molto disponibile verso gli altri, un po' mi reputo abbastanza una persona umile  e senza mai montarmi la testa.

 

Un suo pregio e un suo difetto (calcisticamente parlando

 

Pregio: Intelligente tatticamente;  difetto abbastanza irruento.

 

 

Una domanda che non sempre faccio, lei domani riceve un’offerta allettante per andare a giocare all’estero, se la sentirebbe di lasciare tutto per questa nuova avventura?

 

Prima forse si, adesso non credo.

 

 

 

 

Grazie

 

  09  08      2026

 

(Tutti i diritti riservati) 

 



martedì 21 luglio 2026

SEZIONE SPORT

 

 

 

 

Paolo Radi intervista

 

 

 

 

IVAN 

SIGNORIELLO 

 

 




 

 

 

Ivan Signoriello è un giocatore di calcio nato a Napoli il 28 febbraio 2000. Ha giocato in Eccellenza con l’Insieme Ausonia, che adesso si chiama Insieme Formia, poi è stato a Sabaudia, successivamente ha militato all’Unirea Santana una società sportiva rumena in serie D. Negli ultimi anni ha giocato nelle seguenti squadre: San Cosma e Damiano, Pasquale Foggia e F.C. Secondigliano.

 

 

 

Questa è la seconda intervista che  lei ci concede, e visto che è finito il mondiale le volevo chiedere se ha visto le principali partite e, al di là del risultato, qual è stata la squadra che maggiormente l’ha colpita.

 

La squadra che mi ha colpito maggiormente è stata la Spagna. Ha una canterastraordinaria, composta da calciatori che crescono insieme fin da bambini seguendo un percorso ben definito, fino ad arrivare alla nazionale maggiore. Vedere così tanti giovani imporsi con personalità e qualità fa riflettere molto. È inevitabile chiedersi perché la nostra nazionale italiana oggi faccia più fatica a produrre talenti con la stessa continuità.

 

Il prossimo anno mi pare di aver capito lei militerà ancora nel club FC Secondigliano, immagino che lei si trovi bene in questo club, è così? 

 

Ho conosciuto la FC Secondigliano lo scorso anno e, fin dal primo giorno, ho percepito l'importanza della società e la vicinanza della dirigenza e del mister. Era il primo anno di vita del club, quindi tutto era nuovo, sia per loro sia  per me. Nonostante questo, abbiamo disputato un buon campionato e sono davvero felice di far parte di questa società. Spero di poter rimanere qui ancora per molti anni.

 

Quando lei ha iniziato a praticare il calcio, non c’era nessun altro sport che le sarebbe piaciuto fare?

 

Ho sempre amato il calcio più di ogni altro sport. Se dovessi sceglierne uno oggi, direi la corsa, perché mi piace molto e mi aiuta a mantenermi in forma. Ma il calcio resta la mia più grande passione: è lo sport che mi regala le emozioni e le soddisfazioni più grandi.

 

L’esperienza che lei ha avuto al San Cosma e Damiano e Pasquale Foggia sono state positive oppure non tutto è andato come doveva andare?

 

Sono state esperienze fondamentali per la mia crescita, sia dal punto di vista umano che sportivo. Con il Pasquale Foggia abbiamo conquistato un campionato di Prima Categoria, è stato bellissimo essere protagonista di quella scalata. Sono momenti che porterò sempre con me.

 

Grandi discussioni con i mister le ha avute, e sappiamo che succedono, oppure ha sempre accettato e accetta le decisioni con serenità?

 

No, mai. Credo che l'allenatore sia la figura che dà un'identità alla squadra, otre  a trasmettere la propria idea di calcio. È normale che un calciatore possa inventare una giocata o esprimere la propria creatività, ma dal punto di vista tattico è giusto seguire le indicazioni del mister.

 

Vista la sua esperienza che ruolo ha all’interno del gruppo, mi spiego ascolta i consigli dei compagni, discute serenamente con loro, oppure tende a imporre la sua volontà?

 

Preferisco far parlare il campo piuttosto che discutere con i compagni durante una gara. Credo che l'esperienza e la conoscenza del calcio si dimostrino con i fatti e con il comportamento, non con le parole.

 

Una volta terminata la partita è pronto a voltare pagina, oppure riflette sia sugli aspetti positivi che negativi?

 

Dopo ogni partita rifletto sempre su ciò che ho fatto bene e su quello che avrei potuto fare meglio. Cerco continuamente di migliorarmi durante gli allenamenti, nel corso della settimana, analizziamo gli errori insieme all'allenatore per capire dove intervenire e crescere come squadra.

 

Di lei ho letto molto bene, è stimato e benvoluto da tanti, com’è riuscito ad essere un giocatore così amato? Qual è il suo segreto di calciatore e di uomo?

 

Mi considero una persona che riesce a farsi voler bene da tutti. Il calcio è uno sport che unisce e crea rapporti basati sul rispetto e sulla stima reciproca. Nel tempo ho costruito tanti legami importanti e questo per me vale tanto.

 

Che consiglio daresti a un giovane che sogna di diventare calciatore?

 

Gli direi di allenarsi ogni giorno con sacrificio, umiltà e determinazione. Solo il duro lavoro può portare a grandi risultati. 

 

Nel calcio arrivare in alto è difficilissimo, perché solo uno su migliaia riesce a realizzare il proprio sogno. Per questo bisogna dare sempre il massimo e non smettere mai di credere in sé stessi.

 

Questa è una domanda che non sempre faccio: lei domani riceve una telefonata da un club estero, se la sentirebbe di lasciare tutto per intraprendere questa nuova avventura?

 

La prenderei sicuramente in considerazione. Sarebbe motivo di grande orgoglio e farei tutte le valutazioni del caso insieme alle persone che mi sono vicine, cercando di scegliere la soluzione migliore per il mio percorso.

 

 Ultima domanda c’è qualcuno a cui si sente di dire grazie per il calciatore che è diventato?

 

Il mio grazie va a tutti gli allenatori che hanno fatto parte del mio percorso. Ognuno di loro mi ha lasciato qualcosa, sia dal punto di vista calcistico che umano. Da ogni mister si può imparare e crescere, quindi il mio ringraziamento è rivolto a tutti loro.

 

 

Grazie

 

 21  07      2026

 

(Tutti i diritti riservati)