SEZIONE SPORT
Paolo Radi intervista
ALEN
HRUSTIC
Alen Hrustic è un giocatore di calcio nato Roma il due marzo del 1991 e così si presenta:
“Ho cominciato a giocare a calcio a 13 anni, giocavo con il De Rossi nei giovanissimi provinciali.
Quell'anno ho fatto 50 gol, così a fine campionato mi ha comprato la Lodigiani che militava in serie C, quindi con loro ho fatto i giovanissimi nazionali dove abbiamo vinto il campionato. L'anno seguente andai all'Albalonga che militava in serie D.
Feci 2 anni von le giovanili e poi al terzo anno andai in prima squadra in eccellenza, avevo 17 anni.
Da lì passai al San Cesareo in promozione, dove vincemmo campionato e coppa Italia. Feci un altro anno con loro in eccellenza e poi andai sempre in eccellenza alla Diana Nemi, in questa squadra ebbi i primi problemi con i rimborsi da parte della società, così decisi di smettere.
Successivamente conobbi il presidente dell’Atletico Vescovio che mi convinse a vestire i loro colori, feci un anno e andai via.
Altre sono le squadre dove militai: Alberone, Pegaso, Castelnuovese.
Altra squadra per me importante è stat la Fidene ,dove abbiamo vinto il campionato e rimasi lì 2 stagioni.
Dopodiché andai per 3 stagioni al Colle Salario, alla fine la mia ultima annata l'ho fatta all’Olimpus Roma.”
La prima domanda che le voglio fare è la seguente, sappiamo che è da qualche anno che lei non scende più in campo, ci dica la verità, quanto le manca il calcio?
Il calcio mi manca. Anche perché lasciare come l'ho lasciato io fa male.
Però ci si abitua e oramai le domeniche sono dedicate alla famiglia.
Per questa intervista devo ringraziare suo fratello Alija, precisato questo, devo dire che sono rimasto stupito dal suo curriculum calcistico, qual è stato il suo segreto per raggiungere certi obiettivi?
Segreti non credo che ci siano. La cosa più importante per un giocatore è avere gli stimoli giusti e la consapevolezza dei propri mezzi, poi subentrano altri fattori come l'allenatore e i compagni di squadra.
La domanda classica che faccio sempre: quando ha scoperto che il calcio sarebbe diventato la sua più grande passione?
Fin da piccolo l'unico pensiero era il pallone. Ad ogni compleanno speravo di riceverne almeno uno. È stato un ottimo amico!
Sia lei che suo fratello avete che eravate giovanissimi a giocare, c’era competizione fra voi due, e successivamente qualche rivalità ci sarà stata, oppure no?
Io e mio fratello ci siamo sempre distinti nel giocare a calcio, questo ha fatto sì che ci trovassimo spesso da avversari, però io ho sempre fatto il tifo per lui, anche se avrebbe meritato categorie molto più importanti di quelle che ha calcato.
A 13 lei gioca nel De Rossi, giovanissimi provinciali, che tipo di esperienza è stata?
Il De Rossi è stato per me il battesimo calcistico, una società fatta di persone per bene che guardano ancora al benessere del ragazzo prima dei risultati sportivi. È stata per me una seconda famiglia. Infatti per andare via da loro ho aspettato che arrivasse qualche ingaggio da qualche squadra professionista, prima di loro ho rifiutato tutti i club più blasonati di Roma.
Subito dopo viene comprato dal Lodigiani, serie C, giovanissimi nazionali, la squadra vince il campionato, in quel momento che cosa ha provato?
La Cisco Roma (Lodigiani) è stata un'esperienza fondamentale per capire le vere dinamiche del calcio. Ho avuto la fortuna di avere un allenatore molto preparato ed empatico con me (Mario Apuzzo). L'impatto non è stato semplice, perché avrei voluto giocare di più di quanto ho fatto. Però quando sono arrivato non ero preparato né fisicamente né mentalmente, poi durante la stagione sono riuscito a tirar fuori il mio potenziale.
E poi sono tante le squadre dove lei ha militato, qual è quella dove ci ha lasciato il cuore?
Di squadre ne ho girate tante; il cuore l'ho lasciato in due gruppi: l'Olimpus Roma e Il Colle Salario, alcuni giocatori sono diventati amici nella vita; devo precisare che ho avuto uno degli allenatori più bravi che conosco: il mister Gianluca Soldati.
Quando lei è nel De Rossi, segna 50 goal, la domanda sorge spontanea, come c’è riuscito?
Istinto.
Grandi discussioni con i mister le ha avute oppure ha sempre accettato le decisioni con serenità?
Ho sempre avuto un carattere forte. Spesso sono stato il capitano delle squadre dove ho giocato.
Comunque ci sono stati allenatori con cui non volevo avere rapporti e con altri sono venuto alle mani. Poi ho avuto allenatori come Carlo Massimi, un uomo straordinario che sa entrare nella testa dei giocatori e che lavora con metodi unici, a mio avviso il più bravo che ho avuto.
Generalmente che ruolo aveva all’interno del gruppo, mi spiego ascoltava i consigli dei compagni, discuteva serenamente con loro, oppure tendeva a imporre la sua volontà?
Il rapporto con le persone generalmente è sempre stato ottimo, soprattutto gli ultimi anni. Quando ero più piccolo ero molto istintivo, non accettavo di buon grado quello che mi si diceva.
Un suo pregio e un suo difetto (calcisticamente parlando)
Pregio, credo la tecnica e atteggiamento. Difetto, la poca pazienza e l'inclinazione agli infortuni.
Se avesse la possibilità di tornare indietro, cambierebbe qualcosa, oppure è soddisfatto di dove è arrivato sino ad ora?
Se tornassi indietro scriverei una storia totalmente diversa da quella che ho scritto.
Famiglia e amici quanto sono importanti per lei?
Famiglia e amici vengono prima di tutto tutto!
Io ho un bisogno estremo di passare il tempo con loro.
Un sogno che vorrebbe che si realizzasse nell’immediato?
I sogni non si svelano finché non si realizzano.
A chi vorrebbe dedicare questa intervista?
La dedico a mio fratello!
Ultima domanda: se dovesse giocare una partita contro suo fratello, chi vincerebbe?
Dipende, se giochiamo porta a porta forse io, se giochiamo a 11 sicuramente lui, io non corro più!
Grazie
22 03 2026
(Tutti i diritti riservati)