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sabato 2 maggio 2026

SEZIONE SPORT

 

 

 

 

Paolo Radi intervista

 

 

 

GIUSEPPE

MALLARDO


    

 




Giuseppe Mallardo, è un giocatore e allenatore nato a Pozzuoli il 16 giungo del 1980, questa è la sua carriera:”

 

Puteolana  eccellenza.; Altamura, serie Sorrento serie D, Ariano Irpino, promozione, eccellenza e serie D; San Severinese, promozione, Bojano eccellenza; Formia, eccellenza, Cicciano, promozione eccellenza; Viribus Unitis, serie D, Cavese, serie C; Forza Coraggio (BN) eccellenza, serie D; Capriatese, serie D; Boville, Serie D; Agropoli, serie D; Sulmona, serie D; San Severo serie D, Savoia, eccellenza, Gladiator, eccellenza, Subasio, eccellenza, Termoli, eccellenza; San Tommaso, eccellenza; Termoli eccellenza; Roccasicura, eccellenza; Positano, promozione, Di Roberto, terza categoria, Di Roberto prima categoria. 400 sono i goal realizzati nella sua carriera.

 

 

 

 


La prima domanda che le voglio fare è la seguente 400 sono i goal che lei ha realizzato durante la sua carriera, qual è stato il segreto per aver raggiunto un così importante risultato

 

Il segreto dei miei goal è stata la passione  per questo sport  la fame e la voglia di migliorarsi  sempre e poi la gioia per ogni goal fatto.

 






Com’è terminata stagione questa stagione calcistica. Si si ritiene soddisfatto delle sue prestazioni oppure poteva fare di più? 

 

Nella stagione che è appena terminata si poteva fare di più, si può  fare sempre di più sia di squadra e che a livello personale,    a 46 anni  ho fatto già  tanto a rimettermi di nuovo  in gioco, ma ho deciso ciò soprattutto per la crescita dei giovani.

 

Lei ricopre anche un altro ruolo nel club AsD Di Roberto, ci potrebbe dire quale?

 

Faccio il differenziato insieme a Carlos Roca, è stato il preparatore di giocatori che hanno fatto la serie A e la Premier inglese,  come calciatori da lui allenati penso a Allan Riciallison ed altri brasiliani.

 

    Alcuni giocano ancora in premier, facciamo il differenziato però solo per la scuola calcio Di Roberto, ovviamente solo per i nostri iscritti; noi gli aiutano sulla fase di crescita dalla coordinazione, forza, tecnica, postura del corpo e correzione dei movimenti in campo.

 





Questa domanda mi sembra obbligatori: Quando ha scoperto che il calcio sarebbe diventato la sua più grande passione?

 

Sin da piccolo mi nutrivo di questo sport, era aggregazione, ci davamo appuntamento per vederci e organizzare  le partitelle   di tutti i tipi,   ci auto-adattavamo  alle situazioni che ci capitavano in quel momento, e tanti ragazzi si univano a noi per giocare,   purtroppo  oggi questo modo di fare non c’è più per quasi l’80/ 90%  dei ragazzi.

 

Noi giocavamo dalle 6 alle 8 ore al giorno,   oggi i ragazzi forse giocano alla settimana 8 ore, questo perché c'è una scuola calcio in ogni quartiere,  quella sana competizione, quel giocare per divertirsi lo si è perso,  purtroppo.

 

 




 

I suoi genitori hanno cercato di assecondarla, oppure le hanno detto la classica frase: “...non sarebbe meglio che pensassi allo studio?”

 

I miei genitori dicevano che dovevo pensare alla scuola   però non avevo voglia, sbagliando pensavo solo al calcio,  all' epoca  non era come adesso oggi bisogna studiare, ed è  quello che  dico ai miei figli: andare bene a scuola è fondamentale.

 






Lei ha giocato in tantissime squadre, a quale è rimasto più   legato? 

 

E’ vero, ho giocate in tante squadre, ma il mio legame più forte resta con la Battipagliese.

 

Fra i 400 goal che lei ha segnato Si ricorda il suo goal più bello?

 

Di goal ne ho fatto tanti, mi ricordo quello che feci  con il Sorrento: di rovesciata  da fuori area.

 






Grandi discussioni con i mister le ha avute oppure ha sempre accettato le decisioni con serenità?

 

Con i mister in linea di massima ho avuto sempre buoni rapporti, anche perché gli servivo, visto che realizzavo diversi goal.

 

Generalmente, quando lei era più giovane  che ruolo aveva e che all’interno del gruppo, mi spiego ascoltava i consigli dei compagni, discuteva  serenamente con loro, oppure tendeva a imporre la sua volontà?

 

Quando ero giovane sì, è vero stavo zitto, ascoltavo i più grandi e cercavo di imparare e mi prendevo tutti i consigli positivi, poi quando sono diventato più grande sono diventato  un leader   silenzioso,  però quando  mi dovevo far sentire lo facevo a gran voce  ero sempre presente.

 

 


 


Un suo pregio e un suo difetto (calcisticamente parlando) 

 

Un mio pregio: essere umile sempre a disposizione.  Un difetto: sono lunatico e che le cose quando non vanno come dico mi fanno   diventare, mi passi il termine “una bestia” e sono pure  scorbutico.

 

Anche suo figlio gioca nella società dove lei milita, in che ruolo?

 

Sì, anche mio figlio gioca a calcio, gli trasmesso le mie due passioni il calcio ed essere tifoso del Napoli. 

Lui fa anche lui il centravanti, spero per lui che riesca a fare più strada rispetto a quella che ho fatto io, pure lui ha una grande passione per questo sport,  non manca mai ad un allenamento,  vuole migliorarsi sempre e comunque,  io delle potenzialità ce le vedo, ma sarà il tempo e la sua tenacia che forse  scriveranno  la storia del calcio.


Se avesse la possibilità di tornare indietro, cambierebbe qualcosa, oppure è soddisfatto di dove è arrivato sino ad ora? 

 

Se avessi la possibilità certamente cambierai delle cose del mio passato però purtroppo non si torna indietro, ma va bene così.

 

Di nuovo noi non partecipiamo ai mondiali, secondo lei perché, quali sono i motivi della débâcle del calcio italiano?

 

Il motivo che l’Italia non va ai mondiali parte da lontano, per me dovrebbero cambiare alcune regole che ormai  qui in Italia hanno preso il sopravvento, il problema riguarda   tutti questi giocatori stranieri, bisogna darsi una ridimensionata  soprattutto dalle primavere,  e già in questa categoria militano tanti giovani  stranieri, mi domando il  perché non si possa dare una possibilità ai giovani italiani  di farli giocare in  qualche settore professionistico, magari qualcuno arriverà  in  serie A e magari alla nazionale.


Famiglia e amici quanto sono importanti per lei? 

 

La famiglia è importante, io le devo tutto, soprattutto a mia moglie e ai miei figli che mi hanno trasmesso tranquillità, siamo una sola cosa.

 

Un sogno che vorrebbe che si realizzasse nell’immediato? 

 

Il sogno che dovrebbe realizzarsi  nell’ immediato è che i miei figli si possono realizzarsi in tutto:  nella scuola, nella vita e magari nello sport.

 

A chi vorrebbe dedicare questa intervista?

 

A questa intervista la dedico alla mia famiglia.

 





Infine a chi vorrebbe dire grazie, mi riferisco alla sua carriera calcistica?

 

Alla fine devo dire grazie a me stesso, perché mi sono rialzato sempre dopo le cadute, potevo fare di più  però io indietro non guardo mai vado sempre avanti per la mia  strada.

 

 

In fine ringrazio te Paolo di questa bella intervista.

 

 

02 05     2026

 

(Tutti i diritti riservati) 

 

 

 

 

giovedì 30 aprile 2026

SEZIONE SPORT

 

 

 

 

Paolo Radi intervista

 

 

 

 

ALESSIO

PALADINO

 


     

Alessio Paladino, ha 25 anni, è di Napoli (quartiere Barra) ed è un giocatore   di calcio. Questa è la seconda intervista che ci rilascia, e qui sotto ci racconta cos’è successo negli ultimi 4 anni dal punto di vista calcistico.

 

“Negli ultimi 3 anni sono stato nella squadra del mio quartiere chiamata “Il punto di svolta”, sono stati 3 anni importanti dove sono cresciuto molto sia come uomo che come calciatore, questo grazie a figure importanti che hanno fatto parte di questo cammino, il rammarico più grande è stato il non essere approdato in eccellenza dopo una finalissima persa, ma il calcio è così.  

 

Come accennavo prima mi tengo stretto la crescita che ho avuto perché in 3 anni li ho fatto sui 40 gol e per un esterno è un bottino importante….

Per quanto riguarda quest’anno ho deciso di lasciare la squadra e provare nuovi stimoli e nuove avventure, ho iniziato con il “Rione Terra” squadra di Pozzuoli, qui ho trovato un ambiente familiare con persone per bene che hanno voglia di fare calcio ad un certo modo, però per varie situazioni che non sto qui a raccontare ho deciso di andare via a dicembre, nonostante un inizio positivo sia di squadra che personale.

 

La chiamata del club Marianella ha fatto in modo da farmi sentire già parte del club.

 

Qui ho ritrovato il mister Carlo Ignudi, con il suo grande staff e tanti calciatori che già conoscevo molto bene, ringrazio alla società ma specialmente il mio grande direttore Antonio Candice che mi ha voluto fortemente quindi non è stato difficile sposare il progetto.

 

Fortunatamente è andata alla grande perché abbiamo vinto il campionato, personalmente ho cercato di dare il mio contributo ad una squadra già ben affiatata e chiudo comunque la stagione con 10 gol – 5 goal appartengono quando militavo nel Rione Terra - e 13 assist tra campionato e coppa

 

È stato un cammino breve ma intenso, 77 punti sono tanti per un campionato di promozione e questa la dice lunga sul livello umano e calcistico che possiede questa squadra; sono onorato di aver vinto il mio primo campionato con ognuno di loro e in un quartiere che non andava in eccellenza da 40 anni. Questo farà  sì che la gente si ricorderà di noi per la fantastica storia che abbiamo scritto !”

 

 

 

 


 

 

La prima domanda che le voglio fare è la seguente, la squadra Marianella dopo 40 anni riesce ad andare in eccellenza, come si sente ora che avete raggiunto questo importante traguardo?

 

Beh riportare una squadra in eccellenza dopo 40 anni sicuramente è un’emozione forte, tra l’altro per me è il primo campionato vinto, quindi è una bella vittoria che legherà entrambi per sempre.

 

La prossima stagione sa dove andrà a giocare, oppure pensa di rimanere al Marianella?

 

Per la prossima stagione non ci sto pensando ancora, non escludo niente, ma per ora mi riposo e mi godo questa grande vittoria.

 

Abbiamo avuto diversi anni fa una conversazione sul calcio, com’è l’Alessio di 4 anni fa rispetto ad oggi?

 

Sicuramente rispetto a 4 anni fa c’è un Alessio cresciuto tanto calcisticamente, ma soprattutto come uomo grazie anche al fatto che sono diventato papà e questa è stata una grande svolta della mia vita.

 





Per tre anni lei è rimasto nel club del suo quartiere: Il punto di svolta, che anni sono stati?

 

Con il Punto di Svolta sono stati 3 anni importanti dove mi sono affacciato per la prima volta nel campionato di promozione;   è stato un crescere continuo anno dopo anno, personalmente sono soddisfatto del cammino fatto in quel club,  anche se c’è il rammarico grande di non aver vinto la finalissima per andare in eccellenza.

 

Lei ha giocato in diverse squadre, a quale è rimasto più   legato?

 

Tra le squadre più legate c’è sicuramente la Turris perché è la squadra dove ho esordito per la prima volta a 16 anni in serie D.

 

Lei chiude la stagione con 10 goal, le chiedo in che modo si riesce a raggiungere un simile risultato, mi spiego, qual è il suo segreto?

 

Non c’è un segreto, bisogna allenarsi sempre al massimo e fare una vita sana, chiudo la stagione con 10 gol e 13 assist, un bottino importante per un esterno, anche se negli ultimi anni ho concluso con cifre più alte, ma poco mi interessa perché quest’anno volevo vincere e ci sono riuscito.

 

Su di lei si dice un gran bene, è molto apprezzato, ciò a cosa è dovuto?

 

Dove vado cerco di contraddistinguermi sempre fuori dal campo prima che dentro, perché ci tengo sempre a rimanere per gli altri “ un ottimo ricordo”,  come persona prima e come calciatore poi.

 





Grandi discussioni con i mister le ha avute oppure ha sempre accettato le decisioni con serenità?

 

Molto spesso ho accettato decisioni con serenità, alcune volte però può capitare di essere in disaccordo, diciamo, se così posso esprimermi, “e di aver messo un po’ il muso giù”, ma per il semplice fatto che un giocatore vorrebbe giocare sempre e non si immedesima nell’allenatore e nelle difficoltà che ha nel fare le scelte giuste partita per partita.

 

Generalmente che ruolo ha all’interno del gruppo, mi spiego ascolta i consigli dei compagni, discute serenamente con loro, oppure tende a imporre la sua volontà?

 

Nel gruppo cerco sempre di portare felicità perché mi piace passare quelle ore al campo spensierato senza pensare alla vita che ci aspetta una volta finita la partita; poi mi piace prendere consigli da ogni persona, specialmente quelle più grandi per accumulare esperienza e crescere ancora di più.

 

Una volta feci una domanda riguardate se nel calcio è possibile stabilire una vera amicizia, un giocatore mi disse di no, anche perché ognuno pensa a se stesso e far vedere quanto sia bravo, lei cosa pensa, voglio dire nel calcio esiste l’amicizia?

 

Io ti dico invece che nel calcio è possibile stabilire amicizie vere perché ne ho la prova, lo scorso anno ho conosciuto Carmine Falanga ed oggi ti posso dire che lo reputo un fratello fuori dal campo, ma oltre a lui ce ne sono anche altri: sia come calciatori che come dirigenti che reputo amici veri.

 





Un sogno che vorrebbe che si realizzasse nell’immediato? 

 

Beh come sogno ti dico che, nonostante l’età, per ogni calciatore è sempre quello di fare il professionismo e sarà sempre così fino a quando sarò in campo.

 

A chi vorrebbe dedicare questa intervista?

 

L’intervista la dedico alla mia famiglia che mi sta sempre vicino, specialmente a mia moglie e mio figlio che mi supportano sempre e fanno tanti sacrifici insieme a me, infine ci tengo anche a ringraziare te per avermi contattato e voluto fare queste due chiacchiere insieme.

 



E io ringrazio lei, è stato un vero piacere.

 




01  05     2026

 

(Tutti i diritti riservati) 

 

 

 

giovedì 9 aprile 2026

SEZIONE SPORT

 

 

 

 

Paolo Radi intervista

 

 


ARMANDO 

SIMERI

 


Armando Simeri è un giocatore di calcio nato il 27 di dicembre del 1996. Ecco dove ha militato negli ultimi anni: Sorrento serie D; due anni a Itri nel Lazio, campionato vinto e perso la finale di coppa Italia; tre anni con il Carotenuto campionato vinto e perso finale di Coppa Italia; un anno al Victoria Marra, perso finale play off, un anno all’Atletico San Gregorio, perso finale play off, un  anni  allo Stabia City.

 

Quest’anno gioca con la  ASD Di Roberto (club della città di Napoli).

 

 


La prima domanda che le voglio fare è la seguente: come sta andando questa stagione calcistica, soddisfatto oppure ritiene che il gruppo possa fare meglio?

 

Quest’anno potevamo fare qualcosa in più, siamo stati leggermente sfortunati con tanti infortunati. Anche se la società Di  Roberto è il primo anno che milita in  questa categoria.

 





Per quel che concerne la  prossima stagione c’è qualche novità oppure ancora tutto è avvolto dalle nebbia?

 

Pensiamo a quest’anno, poi quando finisce penseremo alle vacanze e poi  alla prossima stagione. 

 

Quando ha scoperto che il calcio sarebbe diventato la sua più grande passione?

 

L’ho  scoperta che ero piccolissimo,  avevo  già una passione forte, il mio pensiero era solo giocare con un pallone e mai con altri giochi.

 

I suoi genitori hanno cercato di assecondarla, oppure le hanno detto la classica frase: “...non sarebbe meglio che pensassi allo studio?”

 

I miei genitori mi hanno sempre detto di studiare e di praticare  lo sport che a me faceva più piacere.

 





Lei ha giocato in diverse squadre, a quale è rimasto più   legato? 

 

Il Carotenuto, dove ho vissuto 3 anni bellissimi. 


Lei gioca nel ruolo di? 

 

Il mio ruolo è attaccante esterno seconda punta. 

 

Si ricorda il suo goal più bello?

 

Con il Carotenuto,  si trattava di  una partita importante, a dire il vero era  una delle ultime partite per la vittoria del campionato, stavamo 0-0 fino al  70/80 esimo,  alla fine  feci l’1-0 su una bella azione.

 

Grandi discussioni con i mister le ha avute oppure ha sempre accettato le decisioni con serenità?

 

Ho sempre accettato le decisioni con serenità. 

 

Generalmente che ruolo ha all’interno del gruppo, mi spiego ascolta i consigli dei compagni, discute serenamente con loro, oppure tende a imporre la sua volontà?

 

Ascolto consigli dei compagni e mi fa piacere anche dare dei suggerimenti, fanno sempre bene entrambi. 

 

Un suo pregio e un suo difetto (calcisticamente parlando) 

 

Difetto: pignolo; pregio: buono. 

 




Se avesse la possibilità di tornare indietro, cambierebbe qualcosa, oppure è soddisfatto di dove è arrivato sino ad ora? 

 

Avrei fatto delle scelte diverse rispetto a  quelle che feci  da bambino.

 

Ho conosciuto lei tramite Maurizio De Falco, come vi siete conosciuti e in che cosa siete tecnicamente differenti?

 

Con Maurizio ci conosciamo da una vita, apparteniamo allo  stesso quartiere,  lui da poco è  andato via, però Maurizio è di famiglia come si vuol dire. In quanto alla tecnico ti devo dire che mentre lui è un centrocampista, io svolgo il ruolo di attaccante.

 

Un giocatore che lei ammira tantissimo? 

 

Messi troppo facile però quello che mi fa impazzire è Mertens.

 

Famiglia e amici quanto sono importanti per lei?

 

La famiglia e gli amici sono la base per me nella vita. 

 

Un sogno che vorrebbe che si realizzasse nell’immediato? 

 

È quello di vivere bene io e la mia famiglia. 

 




A chi vorrebbe dedicare questa intervista?

 

La dedico alla mia famiglia e gli amici che ho vissuto e che sto vivendo ad oggi nel mondo del calcio.

 

 

Grazie

 

 

09 04     2026

 

(Tutti i diritti riservati) 

 

 

 

 

 

martedì 7 aprile 2026

SEZIONE SPORT

 

 

 

 

Paolo Radi intervista

 

 


BALDE

OUSMANE

 


    

 

Mi chiamo Ousmane Balde, sono  nato il 15/03/1995 in Senegal, arrivo in Italia nel 2014 e vado a ricongiungermi con mio padre che era arrivato in Italia all’età di 24 anni.

Prima però ero  andato in Francia per fare dei provini a Monaco e Nizza.

Negli ultimi due anni ha militato nel Buddusò, promozione (16 reti) vincendo il campionato, ora è in eccellenza sempre con il Buddusò.

 




La prima domanda che le voglio fare è la seguente, come sta andando questa seconda stagione calcistica al Buddusò  (Girone unico eccellenza Sardegna)?

 

Per la secondo stagione a Buddusò  stiamo giocando per la salvezza, quindi mancano 4 partite e siamo al 13° posto con un campionato dove tutto si gioca fino alla fine,  noi ci crediamo.

 

Sino ad ora lei ha segnato 15 goal, ed è il capocannoniere, non è certamente facile arrivare a un simile traguardo, come si riesce ad arrivare così in alto?

 

Non è mai facile fare gol in queste categorie, mai arrendersi e bisogna avere fame  di voler fare gol e ruggire come un leone della Teranga.  15 sono i gol fatti per ora, però bisogna cercare di  dare il meglio fino all'ultima partita,  questa io  lo chiamo " perseveranza" che è poi il mio slogan.

 

La prossima stagione giocherà ancora in Sardegna, oppure ha già in mente qualche altro club?

 

Sarò sempre disponibile per stare ovunque a giocare e godere di questo sport che è la mia passione fin da piccolo. 

Le proposte per altre squadre ci sono,  però bisogna cercare sempre di  fare delle buone scelte, che  è la cosa più importante.

 

Lei come procuratore ha il signor Santo Molino, come vi siete conosciuti? Che cosa rappresenta per il lei il signor Santo Molino?

 

Santo è un compagno fedele nel mio cammino calcistica, ci siamo conosciuti sui social, da quel momento in poi abbiamo sempre lavorato insieme sino ad oggi  (sono passati 5), è una brava persona ed anche molto professionale nel suo mestiere, speriamo bene per il futuro 

 







Quando ha scoperto che il calcio sarebbe diventato la sua più grande passione?

 

Sono nato da una famiglia dove tutti giocavano a pallone da piccoli, la passione l'ho preso dal mio babbo che faceva il portiere nella nazionale senegalese.

Io sognavo di essere portiere come lui, ma il destino ha scelto un'altra via così sono diventato centravanti,  ma prima coprivo tante ruoli per scelte di alcuni mister.

 

Lei è nato in Senegal, poi è andato in Francia a fare dei provini, Monaco e Nizza, poi è andato in Italia da suo padre, quali sentimenti ha provato nel cambiare continente e nazione per trasferirsi in Italia, mi spiego meglio, si è ambientato subito, oppure ha avuto delle difficoltà?

 

Sono nato in Senegal e all'età di 12 anni sono andato in Francia per dei provini, poi  sono ritornato in Senegal per continuare a lavorare sul mio sogno nelle scuole di calcio. 

All'età di 17 anni sono  arrivato in Italia per andare a vivere con mio padre.

 

Non è mai facile cambiare un Paese per un altro, ma se la passione è forte devi per forza fare  dei sacrifici per un futuro migliore. 

 

Arrivato qua mi sono ambientato da subito, ho iniziato a giocare  a calcio e ad andare  a scuola, quindi direi benissimo. 

 

In questo momento la sua famiglia dove vive?

 

La famiglia è residente a Bergamo.

 






Lei ha giocato in diverse squadre, a quale è rimasto più   legato? 

 

È difficile da dire,  perché mi hanno sempre trattato bene ovunque, mi hanno offerto  tante possibilità anche per seguire il mio cammino.

 

Il calcio che cosa le sta dando e che cosa le sta togliendo?


ll calcio mi ha formato. Ma per anni mi ha tolto il tempo per gli amici, le feste, i sabati sera e le domeniche in famiglia. Dietro ogni minuto in campo ci sono sacrifici che pochi vedono: ginocchia sbucciate, muscoli doloranti e la stanchezza di chi lavora quando gli altri riposano.


Il calcio mi ha tolto la possibilità di essere un ragazzo normale, insegnandomi però a essere un uomo responsabile

Ti toglie la libertà di mangiare ciò che vuoi, di uscire quando vuoi, perché il corpo è uno strumento che devi curare. 


Lei gioca nel ruolo di? 

 

Sono centravanti

 

Si ricorda il suo goal più bello?

 

Il goal più bello è alla Weah che ho fatto in Sicilia con la Polisportiva Gioiosa. 

Palla da centrocampo saltando tutti per poi piazzarla dove volevo io, il mio procuratore ha  esultato   tanto, sembrava “non normale”, tra l’altro quel giorno era  lì in tribuna. 

 

Grandi discussioni con i mister le ha avute oppure ha sempre accettato le decisioni con serenità?

 

Accetto con serenità le discussioni del mister, dopo  a fare gol ci penso io e non il mister,  quindi rispetto sempre i loro insegnamenti, ma non mi limito mai a tirare fuori le mie capacità.

 


Generalmente che ruolo ha all’interno del gruppo, mi spiego ascolta i consigli dei compagni, discute serenamente con loro, oppure tende a imporre la sua volontà?

 

Mi piace prendere consigli anche dai più piccoli ed anche loro mi ascoltano. 

Quindi importante è che un gruppo si parli,  per aiutarci  l'uno con l'altro affinché si migliori, che è l’obiettivo fondamentale.

 

Un suo pregio e un suo difetto (calcisticamente parlando) 

 

Pregio: perseveranza, lettura del gioco, furbizia tattica, grinta e fame di fare gol.

Difetto il   voler fare gol sempre 

 

Un giocatore che lei ammira tantissimo? 

 

Sadio Mane e Cristiano Ronaldo. 

Sono   perseveranti, e cercano di voler di far bene per la maglia, hanno una grande personalità e responsabilità dentro e fuori dal campo.

 

Famiglia e amici quanto sono importanti per lei? 

 

La famiglia è sempre la famiglia quindi va trattata bene ed aiutata quando si può, ho dei buoni amici e per me sono molto importanti.

 






Un sogno che vorrebbe che si realizzasse nell’immediato? 

 

Diventare   professionista e rendere felice mio babbo  che è lassù.

 

A chi vorrebbe dedicare questa intervista?

 

Dedico questa intervista a tutti colori che amano questo sport e a tutti ragazzi giovani che vogliono perseverare in questo mondo,  e per finire la mia famiglia che sta in Senegal ( gli zii, i cugini), ringrazio Santo Molino per tutto.

 

Grazie

 

07   04     2026

 

(Tutti i diritti riservati)