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lunedì 12 ottobre 2026

SEZIONE SPORT

 

 

 

 

Paolo Radi intervista

 

 

 

 

CATELLO

DI CAPUA

 

 



   

 

Catello Di Capua è il vicepresidente  e anche giocatore di futsal della società ASD Sporting Stabia. Così presenta la società:

 

“La ASD Sporting Stabia nasce nel 2018 da quella che era lo Stabia To Win. 

Due società create da me e da mio fratello Francesco Di Capua. Il nostro interesse è quello di avvicinare ed aggregare a questo sport chiunque nutri questa passione. La nostra squadra è stata fondata su di un gruppo storico, ogni anno cerca sempre nuovi elementi che possano dare una mano per migliorare ogni anno le proprie ambizioni di vittoria. 

 

Anche quest’anno partecipano al campionato di calcio a 5 - serie D, anche se in passato siamo stati presenti in serie C2. In diverse occasioni abbiamo centrato i playoff, ma non siamo riusciti a vincere. 

 

La nostra rosa è composta da 18 giocatori e guidata dal mr. Massimo Cascone, uomo capace e di grande esperienza. Siamo un gruppo di amici che ogni sera da anni si incontra con lo spirito di amicizia, fratellanza e con la voglia di stare insieme per amore di questo sport. 

 

Tutto questo, ci è permesso, aldilà del nostro impegno, grazie a tutti i nostri sponsor che ci sostengono economicamente.  Voglio menzionare soprattutto una persona in particolare, Lucia Cammatota, moglie del famosissimo portiere Gennaro Iezzo ex giocatore del Napoli, che ci permette di allenarci sul campo gestito da loro, dandoci tutta la disponibilità possibile. Da premettere che lo Sporting Stabia è l’unica squadra di calcio a 5 di Castellammare di Stabia”. 

 

 







 

Come prima domanda le voglio fare questa: come sta andando questa stagione calcistica? 

 

La stagione sta per cominciare. Sabato 10 ci vede impegnati in Coppa a Ravello e successivamente in casa con l’Angri. 

 

La classica frase, quando le nata la passione per il calcio, c’è stata un’occasione particolare che l’ha fatta avvicinare a questo sport?  

 

La passione per il Futsal è nata circa 12/13 anni fa, quando con mio fratello Francesco, il Presidente, decidemmo di fondare una squadra tutta nostra che rappresentava la nostra città: Castellammare di Stabia. Nacque prima lo Stabia To Win e successivamente lo Sporting Stabia. Tutto iniziò per gioco, poi è diventata una vera passione. 

 

I suoi genitori hanno cercato di assecondarla, oppure le hanno detto la classica frase: “...non sarebbe meglio che pensassi allo studio?”

 

I miei genitori mi hanno sempre incoraggiato in tutto, sia nella vita che nello sport.

 

Lei attualmente è vicepresidente ed è pure un giocatore, come si trova in questo doppio ruolo?

 

Riesco a dividere i due ruoli. In campo rispetto i ragazzi e le scelte del mister, poi per l’altro incarico devo assumermi le mie responsabilità per la squadra e tutto quello che ci circonda dentro e fuori dal campo. 

 

Com’è arrivato al Futsal? Lo conosceva da prima oppure c’è stato un suo amico che l’ha convita a diventare un giocatore?

 

Non conoscevo il Futsal come lo intendo io oggi. Giocavo a calcio a 7 con dei ragazzi, dove avevamo vinto anche delle competizioni, poi siamo passati a calcio a 5 e lì è scoppiata la passione per questo sport.

 

Successi e delusioni si equivalgono oppure maggiori sono i successi rispetto alle delusioni? 

 

Successo e delusione non si equivalgono, i miei successi sono nel vedere la gioia, i sacrifici e la passione che i miei ragazzi, insieme al mister mettiamo in tutto quello che facciamo. Questo aiuta a vincere dentro e fuori dal campo. 

 

Il suo più grande difetto e il suo più grande pregio, dal punto di vista calcistico? 

 

Il mio grande pregio è saper fare spogliatoio, gruppo squadra, preparare i ragazzi con il massimo impegno dando sempre l’esempio.

 

Oltre al Fustal quali altri sport segue con grande interesse? 

 

Padel, tennis, calcio a 11, ma diciamo che li seguo quasi tutti.


So che lei, insieme agli altri vi impegnate anche molto nel sociale, cercate di coinvolgere nella società “ragazzini un po’ difficili”, ci può spigare meglio quello che fate?


Il sociale è un impegno di questa società. Cerchiamo di aiutare ragazzi bisognosi avvicinandoli allo sport, alla disciplina, coinvolgendoli nel progetto della società. 


So che siete un gruppo unito, ma dentro lo spogliatoio non c’è nessuno screzio? 


Il gruppo unito è fondamentale spegnere subito il “fuoco appena si accende”. Non esiste uno spogliatoio dove non ci siano degli screzi, l’importante è andare avanti. Far convivere 20 giocatori non è semplice. 


Come mai questo sport è così poco seguito in Italia e nei media non trova molto spazio, (sembra che in Italia esista solo il calcio a 11) ?

 

Sport poco conosciuto perché poco pubblicizzato, anche se negli ultimi anni il fenomeno è in netta crescita. 

 

Generalmente com’è la sua giornata sia da vicepresidente e sia da giocatore?

 

Tra il mio lavoro e il doppio incarico in società, le giornate sono piene ed intense. La veste più dura è quella da giocatore, a 57 anni diventa impegnativa. 

 

Un sogno per il futuro?

 

Il sogno? Poter vincere il campionato  e la coppa per la mia città, ma soprattutto per il mister  Massimo Cascone e i miei ragazzi, che meritano questa gioia. 

 

Prima di chiudere questa intervista ringrazio il signor Gerardo Malafronte che me l’ha fatta conoscere, e poi a.  chi vorrebbe dedicare questa intervista?

 

Dedico questa intervista a mio fratello Francesco Di Capua, al  presidente e alla squadra. Sono loro che mi spingono a fare tutto questo.

 

 

Grazie

 

 

 

 

 

 

12  10     2026

 

(Tutti i diritti riservati) 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

giovedì 8 ottobre 2026

SEZIONE SPORT

 

 

 

 

Paolo Radi intervista

 

 

 

 

LIVIO

SCUOTTO

 

 


     

 

 

Livio Scuotto è il dirigente calcistico della Real Aversa 1925, conosce sotto tutti gli aspetti il calcio professionistico e dilettantistico. È di Napoli ed è nato nel 1975, ha ricoperto ruoli importanti come direttore sportivo in società di grande importanza e prestigio: Giugliano, Bisceglie, Afragolese, Manfredonia, e nell’ultima stagione, Sarnese.


Prima di essere direttore ha giocato in diverse squadre menziono queste: inizia a giocare con la Casertana (1994), seguono Afragolese, Arzanese,  Boys Caivanese, Puteolana, Gladiator, Onlus Ercolano, Ferrini Benevento, Potenza, Real Metapontino, nel 2012 – 2013 milita presso il club A.Z. Picerno.

 

 




Grazie per aver accettato per fare questa intervista, le chiediamo di dirci qualcosa su questa stagione calcistica, di conseguenza, come sta andando la squadra? Soddisfatto, oppure ritiene che i giocatori non si siano espressi al 100 per 100?

 

La stagione calcistica è iniziata con 6 partite e 10 punti fatti, fino ad oggi stiamo facendo bene in un girone molto difficile e competitivo, piano piano i giocatori arriveranno ad ottenere la forma migliore.

 

La classica domanda, quando si è accorto che il calcio sarebbe diventato la sua grande passione, c’è stato un episodio che lei ricorda oppure è stata una scelta casuale?

 

Fin da piccolo il calcio è stato la mia grande passione e oggi sono 40 anni sia da giocatore sia da dirigente che lavoro in questo sport meraviglioso.

 

All’inizio  suoi genitori hanno cercato di assecondarla, oppure le hanno detto la classica frase: “...non sarebbe meglio che pensassi allo studio?”

 

Sono cresciuto senza il mio papà avendolo perso all’età di 6 anni,  mia madre voleva che studiassi, ma la passione era troppo grande affinché potessi dedicarmi allo studio, così ho scelto il calcio.

 

Lei ha giocato in diverse squadre, a quale è rimasto più   legato? 

 

Ho giocato in tante squadre ed in tante cittadine ed ognuna mi ha lasciato un’esperienza e ha contribuito a formarmi a livello caratteriale. Sono maturato come uomo e menzionare una squadra dirne sarebbe  certamente riduttivo.





Lei giocava nel ruolo di? 

 

Giocavo da centravanti, la numero 9 mi ha accompagnato per tantissimi anni.

 

Grandi discussioni con i mister le ha avute oppure ha sempre accettato le decisioni con serenità?

 

Sì ho avuto anche discussioni con gli allenatori,  ma sono sempre state risolte con “una pace fatta” e con qualche gol importante.

 

Generalmente che ruolo aveva all’interno del gruppo, mi spiego ascoltava i consigli dei compagni, discuteva serenamente con loro, oppure tendeva a imporre la sua volontà?

 

Sono stato sempre un “uomo , quesquadra”, un trascinatore e una persona che ha sempre pensato al bene del gruppo ascoltando e dando consigli buoni ai miei compagni.

 

Ad un certo punto lei diventa direttore sportivo, come mai questa scelta (molti, la maggior parte sono diventati allenatori)?

 

Anni fa ho cominciato a fare il DS, questo perché mi è sempre piaciuto costruire squadre e lanciare calciatori. Dopo aver smesso a 39 anni e appesi gli scarpini ho avuto la possibilità di cominciare il mio attuale lavoro dopo un anno.

 

La squadra dov’è stato che ricorda con maggior piacere?

 

Come ti ho detto da calciatore così ti dico da Direttore, ogni città e ogni squadra con la quale ho avuto rapporti di lavoro mi ha insegnato qualcosa e di conseguenza ho maturato esperienza, quindi direi un po’ tutte.

 

Da quest’anno lei è il direttore della prestigiosa Real Aversa 1925, soddisfatto di quest’incarico e come si sta trovando?

 

Sì, da quest’anno sono al Real Aversa in D, accettando la proposta della famiglia Tinto mi sono sentito onorato di poter iniziare con loro questa attuale esperienza in una piazza storica e importante.

 

Il principale obiettivo che si prefigge?

 

Il mio obbiettivo è quello di fare bene senza pormi limiti, lavorando con professionalità, con voglia e rispetto verso la piazza.

 

Per chi conosce poco il suo lavoro, com’è la giornata tipo di un direttore sportivo?

 

Il direttore sportivo non ha orari, lavora sempre in cerca di giocatori, specie nel mercato iniziale e durante l’anno per migliorare la rosa, se ce ne  fosse bisogno, inoltre seguo tutti gli allenamenti della squadra, tutti i ritiri e le partite, quindi dall’inizio della stagione alla fine si lavora tutti i giorni con grande passione e attenzione per le situazioni che si vengono a creare.

 


Successi e delusioni si equivalgono oppure maggiori sono i successi rispetto alle delusioni? 

 

i successi sono un premio dei tuoi innumerevoli sacrifici e del lavoro che si fa sperando di arrivare sempre agli obbiettivi prefissati con soddisfazione, mentre le delusioni le sconfitte sono esperienze formative che ti insegnano a dare di più e a fare di più facendoti crescere l’esperienza e maturandoti come uomo.

 

Oltre al calcio quali altri sport segue con grande interesse? 

 

Non seguo altri sport, mi piace e sono innamorato solo è unicamente del calcio che è la mia grande passione ed il mio lavoro da quando sono nato ad oggi.

 

Se avesse la possibilità di tornare indietro, cambierebbe qualcosa, oppure è soddisfatto di dove è arrivato sino ad ora? 

 

Forse farei scelte più con la testa che con il cuore… se potessi tornare indietro.

 

Un sogno per il futuro?

 

Il mio sogno è quello di crescere sempre di più in questo lavoro che svolgo.

 



Ultima domanda, a chi vorrebbe dedicare quest’intervista?

 

Dedico questa intervista a me stesso che fin da piccolo ho sempre lottato e mai mollato, anche quando ho ricevuto delusioni e sconfitte ho saputo sempre reagire con carattere e forza ed oggi dopo 40 anni lotto ancora in questo mondo del calcio  pieno di ingiustizie e raccomandazioni, ma pur sempre molto bello!

 

 

 

 

Grazie

 

 

08  10      2026

 

(Tutti i diritti riservati) 

 

 

 

lunedì 21 settembre 2026

SEZIONE SPORT

 

 

 

 

Paolo Radi intervista

 

 

 

 

GERARDO

MALAFRONTE

 

 



 

 

Gerardo Malafronte è un giocatore   campano di futsal   e così si presenta: “ 

“Mi chiamo Gerardo Malafronte e sono nato a Vico Equense, un paese in provincia di Napoli, il 20/08/2002.

 

Verso i 2 anni e mezzo inizio a dare i miei primi calci al pallone, solo un annetto circa dopo inizierò a frequentare la prima scuola calcio del mio paese come "centrocampista" all'inizio, i risultati sono modesti.

 

La "svolta”, se così si può dire visto anche l'età, arriva un paio d'anni dopo, quando nelle classiche sfide che facevo con mio fratello decido di mettermi in porta, all’ epoca erano due sedie che funzionavano da pali con una traversa immaginaria.

 

Mio fratello iniziava a calciare e man mano, senza che io avessi le basi da portiere, vedevo che non riusciva a fare gol e vedere lui che si innervosiva all’idea di non riuscire a segnare la cosa mi piaceva.

 

Da lì decido che il portiere sarebbe stato il mio ruolo.

Inizio a frequentare la mia prima vera scuola calcio a Castellammare di Stabia, Il Real Stabia, dove con l'aiuto del Mister Gigi Imparato in primis e Aniello Esposito poi inizio a capire e fare i primi movimenti, resto piu o meno 3-4 anni per poi cambiare, visto la comodità anche per i miei genitori, scelgo la Boys Gragnano dove passerò anche lì 4-5 anni circa.

 

Un infortunio alla spalla durante il periodo estivo mi terrà lontano dai campi per un paio d'anni, nel frattempo mi divertivo a giocare con gli amici di una vita ormai dalla mattina alla sera e qualche volta succedeva che giocassi anche in qualche partita amatoriale con persone piu grandi della mia età, gente che aveva bene o male l'età del mio papà per intenderci,

 

Tramite una partita mi arriva una chiamata per giocare in una squadra di terza categoria, vicino al mio paese, allora avevo solo 16 anni, non sono riuscito a ritagliarmi parecchio spazio, come giusto che sia vista la mia età, però in quell'anno qualcosa in me calcisticamente è cambiato.

Due anni dopo mi arriva una proposta, totalmente nuova per me: il futsal, decido di accettare e di mettermi in gioco e inizio il mio percorso a Scafati Santa Maria C5 con il mister Ciro Aceto.

Inizio a fare il campionato under 18, under 19, per arrivare poi ad esordire in C1, un bel traguardo visto l'età e i sacrifici e l'impegno che mettevo ogni giorno.

Dopo questa esperienza rimango un anno fermo, poi arriva la chiamata della Torretta dove con loro inizio a praticare la serie D, arrivando persino in finale play-off, dove tra l’altro arriva il mio primo vero gol tra i grandi. Avremo poi la promozione solo l'anno dopo in C2.

 

Purtroppo mi rendo conto che le cose non andavano bene, sentivo o meglio percepivo che non avevo più fiducia in me come gli anni scorsi così, insieme alla società decido di intraprendere un percorso diverso, arrivando, dove sono adesso da 3 anni, circa, a Castellammare di Stabia, nella società Sporting Stabia.

La squadra milita in serie D, mi sono sentito subito ben voluto in primis dal presidente Catello di Capua e dal Mister Cascone.

 

Con il gruppo c'è una forte sintonia e all’inizio avevo percepito fin subito la loro fiducia.”

 


 


 



La prima domanda che le voglio fare è la seguente com’è terminata la scorsa stagione 2025-2026.  Si può ritenere soddisfatto delle sue prestazioni oppure poteva fare di più? 

 

 

La scorsa stagione ci ha visto fuori dalla lotta play-off per un solo punto sia per demeriti nostri, ma anche perché durante il campionato è venuta a mancare quelli che sono i valori dello sport.

A riguardo delle mie prestazioni posso ritenermi abbastanza soddisfatto, in alcuni momenti potevo dare e fare di più, ma anche se faccio una partita "perfetta" chiederò sempre qualcosa in più a me stesso.

 

Adesso come sta andando la squadra; contenti oppure ritenete che si possa dare di più?

 

Al momento siamo ancora in fase di preparazione anche se a breve avremo il primo turno di coppa Campania, però al momento procede bene.

Sappiamo che ogni anno dobbiamo dare sempre di più.

 

La classica domanda: quando ha scoperto che il calcio sarebbe diventato la sua più grande passione, voglio anche dire, c’è stato un momento particolare che le ha scatenato questo desiderio di diventare calciatore?

 

Come ho scritto nella mia biografia ho capito che il calcio sarebbe diventata la mia più grande passione quando all’età di 2 anni e mezzo ho iniziato a dare i primi calci ad un pallone, crescendo è diventato un amore viscerale. Ho capito che volevo essere un calciatore quando  ho iniziato a giocare con i ragazzi  più grandi di me; sentivo che avevo voglia di mettermi in mostra consapevole che non ero secondo a nessuno.

 

I suoi genitori erano contenti, oppure le hanno detto: “Non sarebbe meglio se pensassi allo studio?”

 

Purtroppo ho abbandonato gli studi e ciò non mi rende felice, però i miei genitori non hanno mai messo i  paletti su quella che era  la mia passione.

 

Anche suo fratello è un giocatore in che cosa siete simili, e in che cosa siete diversi?

 

Sì, anche mio fratello è un calciatore e devo dire che forse di diverso e solo lo sport e il ruolo che facciamo, mentre invece la testardaggine, la fame e la cattiveria agonistica sicuramente “salta all’occhio” per chi ci osserva.

 





 

Come mai ad un certo punto accetta di giocare a Futsal, che cosa l’ha convinta ad accettare la proposta?

 

Decido di giocare al futsal dopo un breve periodo di inattività dai campi, accetto la proposta che mi viene fatta dal mister Ciro Aceto, all’epoca allenatore degli Scafati Santa Maria C5, lanciandomi e mettendomi in gioco verso uno  sport a me sconosciuto.

Man mano ho capito che sarebbe diventato ciò che voglio fare, sia perché è uno sport molto più veloce e poi anche perché faceva in modo che sarebbero saltate all’occhio quelle che erano le mie qualità calcistiche.

 

Dopo la chiamata al Torretta lei dice che qualcosa era cambiato, che cosa in particolare?

 

Dopo la chiamata della Torretta devo dire che all'inizio ero molto contento di riabbracciare quelli che erano stati i miei ex compagni, al primo anno perdemmo la finale play-off per fare il salto in C2, mentre il secondo anno dal nulla qualcosa cambiò, stavo percependo che il mister aveva poca fiducia nelle mie qualità di giocatore.

Dopo una lunga riflessione decisi di lasciare la Torretta, ma sarò sempre grato al club per i bei momenti passati insieme e anche perché con loro ho siglato il mio vero primo gol con i grandi.

 

Lei ha ottenuto dei buoni successi nel Futsal, si aspettava che questo sport le piacesse così tanto?

 

Successi per sfortuna, purtroppo, non ne ho avuti tantissimi, quindi vorrà dire che il prossimo successo sarà ancora più bello.

Riguardo il futsal ad essere sincero non pensavo  che mi sarebbe piaciuto così tanto, praticandolo mi sono ricreduto.

 






Grandi discussioni con i mister le ha avute oppure ha sempre accettato le decisioni con serenità?

 

No, non ho mai avuto discussioni e problemi né con la squadra né con i mister, accettavo ogni loro decisione, anche quando magari alcune volte ero in disaccordo, ma ho sempre tenuto tutto dentro senza mai creare problemi.

In settimana il fatto che il mister non mi sceglieva  mi ha aiutato  e stimolato  nel  dimostrare che potevo dare anche io una mano  alla squadra, comunque  ho sempre dato il 200% di me. Sempre!

 

Generalmente che ruolo ha all’interno del gruppo, mi spiego ascolta i consigli dei compagni, discute serenamente con loro, oppure tende a imporre la sua volontà?

 

Come detto prima, mai avuto discussioni con il gruppo o con le società, sono uno che accetta consigli, ma allo stesso tempo cerco di dare dei suggerimenti, sempre, però, nella maniera piu serena possibile.

 

Un suo pregio e un suo difetto (calcisticamente parlando) 

 

Un mio pregio forse è la capacità di avere un carattere forte, mentalmente mi ritengo molto concentrato e tranquillo.

Sono molto bravo con l'utilizzo dei piedi e una buona lettura sia della partita, ma anche di situazioni di gioco, tendo ad arrivare sempre prima dell’avversario.

Un difetto invece, come detto prima, è che in alcune situazioni sono testarlo, infine non so accettare la sconfitta,  se sia un pregio o un difetto questo non lo so.

 

Se avesse la possibilità di tornare indietro, cambierebbe qualcosa, oppure è soddisfatto del suo percorso sportivo?

 

Se tornassi indietro non cambierei nulla, se sono quello che sono oggi è grazie a tutto quello che ho passato, ai sacrifici che ho fatto e dei bocconi amari che ho mandato giù.

 





Ho fatto diverse interviste a coloro che praticano il fustal, perché è così poco seguito, le varie televisioni e i vari giornali non offrono molto spazio, secondo lei qual è il motivo?

 

Il vero motivo del quale secondo me il futsal e poco seguito è dovuto solo ad interessi personali, parliamoci chiaro il mondo futsal non porta somme di denaro come altri sport, ad esempio il calcio a 11.

Ma attenzione non solo in Italia, ma anche nel mondo si tende a far crescere i ragazzi e di indirizzarli   a guardare a giocare il calcio a 11 piuttosto che il calcio a 5.

 

Una domanda che non sempre faccio; lei domani riceve una chiamata importante per andare a giocare all’estero, se la sentirebbe di lasciare ogni cosa per questa nuova avventura?

 

Devo essere sincero? Sarei pronto a lasciare tutto sapendo solo che è un’occasione che mi permetterebbe di realizzarmi e di far sistemare la mia famiglia, altrimenti sto bene come sto.

 

Un sogno che vorrebbe che si realizzasse nell’immediato? 

 

Un sogno ovviamente è quello di ricevere una chiamata importante ed esibirmi in campi e competizioni importanti.

 

 




A chi vorrebbe dedicare questa intervista?

 

Dedico quest'intervista a tutti quelli che mi vogliono bene, la mia famiglia, la mia fidanzatala, la  mia squadra e a tutti i miei amici, a chi c'è da sempre e a chi invece c'è da poco.

 

Per il calciatore che è diventato c’è una persona a cui sente di dire grazie?

 

Per il calciatore che sono oggi mi sento di dire grazie a me stesso.

 

 

Grazie

 




 22  09     2026

 

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