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venerdì 20 febbraio 2026

SEZIONE SPORT

 

 

 

 

Paolo Radi intervista

 

 

 

GIOVANNI

ALFANO


 



 


Giovanni Alfano è un giocatore   di Mondragone   e così si presenta: “ 


Mi chiamo Giovanni Alfano, sono nato a Castel Volturno il 10 luglio 2006 e vivo a Mondragone, in provincia di Caserta. Gioco a calcio da quando avevo cinque anni: la mia prima squadra è stata l’Aversa, società nella quale milito ancora oggi. Il calcio è sempre stato il centro della mia vita e, da quattordici anni, rappresenta il mio percorso di crescita personale e sportiva.

 

Il primo passo importante della mia carriera è arrivato nel 2018, quando sono passato alla Juve Stabia, che all’epoca militava in Serie C. È stata un’esperienza fondamentale per la mia formazione, durata due anni, durante i quali ho avuto modo di crescere sotto ogni punto di vista.

 

Successivamente ho vissuto una stagione straordinaria con la Paganese, con cui ho vinto il campionato nazionale Under 16. È stato un anno importante, arricchito da gol e assist, che mi ha permesso di compiere un ulteriore salto di qualità.

 

Grazie a quel percorso sono approdato all’Udinese, dove ho disputato il campionato Under 17, raggiungendo un sesto posto finale. In quella stagione ho realizzato anche due gol contro squadre di grande livello come Cagliari e Atalanta, esperienze che hanno contribuito ulteriormente alla mia crescita.

 

Successivamente, a causa di alcuni infortuni e di un periodo di minore continuità, sono passato all’Avellino in Primavera 3, dove siamo riusciti a vincere il campionato di categoria.

 

L’anno seguente ho fatto il mio primo passo nel calcio dei “grandi” con la Puteolana, esperienza durata due mesi prima del trasferimento all’Afragolese, squadra di Eccellenza campana.

 

Nel mercato invernale ho scelto di trasferirmi alla Real Normanna, attratto da un progetto ambizioso e convincente. Con questa società ho concluso la stagione vincendo il campionato di Eccellenza campana attraverso i play-off: è stato l’anno più bello della mia carriera calcistica, un’emozione unica, impreziosita da numerose presenze e assist importanti.

 

Dopo quella stagione ricca di soddisfazioni sono rimasto in Serie D con la Real Normanna e attualmente siamo impegnati nella lotta per la salvezza nel Girone H.

 

Parallelamente al mio percorso sportivo, ho sempre dato grande importanza allo studio. Ho frequentato i primi due anni di liceo scientifico indirizzo Scienze Applicate, per poi trasferirmi all’indirizzo Finanza e Marketing in seguito al mio spostamento a Udine. Ho poi concluso il mio percorso scolastico nei pressi di Napoli, diplomandomi lo scorso anno.

 

Attualmente frequento il primo anno della facoltà di Scienze Motorie, con l’obiettivo di continuare a formarmi anche dal punto di vista accademico, affiancando lo studio alla mia carriera calcistica.”

 

 




Lei è giovane ma ha già una grande esperienza. Quanti sacrifici ha fatto per essere ciò che è oggi?

 

Credo che chiunque scelga di diventare calciatore sappia fin dall’inizio che dovrà fare tanti sacrifici, sotto ogni punto di vista. Non si tratta solo dell’aspetto fisico, ma soprattutto di quello mentale. A volte ti privi di momenti importanti dell’adolescenza: non puoi uscire fino a tardi con gli amici perché il giorno dopo hai una partita o un allenamento. Però con il tempo capisci che quei sacrifici ti formano come uomo, oltre che come atleta. Oggi non sento più il peso di ciò a cui ho rinunciato, anzi, ne vado fiero perché so che tutto quello che ho fatto l’ho fatto per costruire il mio futuro.

 


Questa stagione calcistica come sta andando? Si aspettava qualcosa di più a livello di classifica?

 

A livello personale penso di poter fare sempre meglio, ma sento di stare crescendo partita dopo partita, e questo per me è fondamentale. Per quanto riguarda la squadra, siamo in linea con gli obiettivi che ci eravamo prefissati a inizio stagione: la salvezza. È un campionato molto competitivo e ogni partita è una battaglia. La salvezza non è così tranquilla come qualcuno poteva pensare, ma siamo pronti a lottare fino alla fine.

 

Quando ha scoperto che il calcio sarebbe diventato la sua più grande passione?

 

Sono nato in una famiglia dove il calcio è quasi una religione. Mio padre è un grandissimo appassionato e già a 3 o 4 anni mi metteva le scarpette ai piedi. Posso dire che il calcio fa parte della mia vita da sempre. Crescendo ho capito che non era solo un gioco, ma qualcosa di più profondo, qualcosa che “ lo volevo trasformare” per il  mio futuro.

 

I suoi genitori hanno sempre sostenuto la sua scelta?

 

Assolutamente sì. Sono stati proprio loro a trasmettermi questa passione. Non mi hanno mai messo pressioni, ma mi hanno sempre sostenuto e accompagnato in ogni scelta, anche nei momenti difficili.

 

Com’è riuscito a conciliare il calcio con lo studio?

 

All’inizio è più semplice, ma crescendo, quando capisci che il calcio può diventare un vero e proprio lavoro, tutto diventa più impegnativo. Allenamenti, trasferte, partite… non è facile. Però con un’ organizzazione adeguata, il  sacrificio e la determinazione si riesce a ottenere buoni risultati anche a scuola. Credo sia importante avere un equilibrio.

 

L’esperienza all’Udinese Calcio Under 17 che tipo di esperienza è stata?

 

Il mio passaggio all’Udinese è stato fondamentale soprattutto dal punto di vista mentale e caratteriale. Ho capito cosa significa stare lontano dalla famiglia, vivere fuori casa e assumersi delle responsabilità. È stata un’esperienza che mi ha fatto crescere tanto e mi ha insegnato che il lavoro duro, alla lunga, ripaga sempre.

 




Da Mondragone a Udine: ha avuto difficoltà di ambientamento?

 

All’inizio sì, qualche difficoltà c’è stata. Ho percepito anche un po’ di pregiudizio verso un ragazzo del Sud che arriva al Nord. Però con il tempo, facendomi conoscere per quello che sono, i compagni mi hanno accolto nel migliore dei modi. Alla fine mi sono trovato molto bene.

 

Con la Real Normanna avete vinto il campionato di Eccellenza ai play-off. Cosa ha provato al fischio finale?

 

È stata un’annata incredibile. Quando sono arrivato eravamo settimi in classifica e nessuno immaginava un finale del genere. Abbiamo chiuso a soli due punti dalla prima in campionato e poi abbiamo vinto tutti i play-off, regionali e nazionali. È stata una stagione lunghissima, terminata il 15 giugno. Al fischio finale ho provato un mix di emozioni indescrivibili: gioia, orgoglio, liberazione. Tutti i sacrifici fatti durante l’anno hanno trovato il loro senso in quel momento.

 


Ho intervistato il signor Enzo Cacace, persona squisita e dalle grandi competenze, le chiedo dunque cos’ha di speciale questo club visto che sono due anni che lei è presente?

 

La Real Normanna è un club che mi ha insegnato tantissimo, sia dal punto di vista umano che professionale. 

In questi due anni ho trovato un ambiente serio, organizzato e guidato da una dirigenza competente, fatta di persone che lavorano con passione e visione.

La cosa che rende davvero speciale questo club, però, è il senso di appartenenza che riesce a trasmettere. È l’unica società in cui, quando scendo in campo nel nostro stadio, mi sento veramente a casa. Sentire il calore dei tifosi, percepire il loro sostegno costante, vivere quell’atmosfera partita dopo partita è qualcosa che ti entra dentro e ti dà una spinta in più.

La Real Normanna ha una storia importante e una piazza che merita categorie sempre più alte. Qui si respira ambizione, ma anche famiglia. Ed è proprio questo mix tra professionalità, tradizione e passione che la rende un club speciale.

 

Si ricorda il suo gol più bello?

 

Sì, sicuramente quello segnato quando ero all’Udinese contro il Cagliari Calcio, proprio a Cagliari. È stato un gol speciale, anche perché ho vinto il premio come miglior gol del mese di gennaio. Un traguardo che porterò sempre con me.

 




Ha mai avuto grandi discussioni con i mister?

 

No, non ho mai avuto discussioni importanti. Mi considero un ragazzo maturo ed educato. So che un litigio può portare conseguenze negative, quindi preferisco sempre il dialogo e il rispetto dei ruoli.

 

Che ruolo ha all’interno del gruppo?

 

Sono uno che ascolta molto, soprattutto i consigli dei più esperti. Mi piace confrontarmi in modo sereno. Solo quando una critica smette di essere costruttiva posso far valere il mio punto di vista, ma sempre nel rispetto degli altri.

 

Cosa le ha dato il calcio e cosa le sta togliendo?

 

Credo che in questo momento ci sia un equilibrio. Il calcio mi ha dato tanto, ma anche io ho dato tanto al calcio in termini di sacrificio e impegno. Sono convinto che i risultati siano proporzionati agli sforzi fatti per raggiungerli.

 

Se arrivasse una chiamata dall’estero, anche fuori dall’Europa, partirebbe?

 

Non sarebbe una decisione semplice, perché lasciare le proprie abitudini e le persone care non è mai facile. Però questo è il nostro lavoro. Se sapessi che quella scelta potrebbe  farmi crescere e migliorare, accetterei senza esitazioni.

 

Famiglia e amici quanto sono importanti per lei?

 

Sono la base di tutto. Mi danno forza nei momenti difficili e mi aiutano a non mollare mai. Senza di loro nulla avrebbe lo stesso valore.

 

Un sogno che vorrebbe realizzare nell’immediato?

 

Arrivare nel calcio professionistico. È il sogno che coltivo ogni giorno con lavoro e sacrificio.

 

A chi dedica questa intervista?

 

La dedico alla mia famiglia e ai miei amici, a tutte le persone che mi sono sempre state vicine e che credono in me ogni giorno.

 

 

 

Grazie 

 


21   02    2026

 

(Tutti i diritti riservati) 

 

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