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giovedì 5 febbraio 2026

SEZIONE SPORT

 

 

 

Paolo Radi intervista

 

 

LUIGI

CAPPARELLI





Luigi Capparelli, Gigi per gli amici, dopo un’esperienza come calciatore ora è un allenatore. Questa è la sua presentazione:

 

“Luigi Capparelli, nato a Napoli il 19 settembre 1982, cresce calcisticamente nel calcio dilettantistico, maturando importanti esperienze da calciatore. Terminata l’attività sul campo, decide di proseguire il proprio percorso nel mondo del calcio intraprendendo la carriera da allenatore. Nel 2017 consegue il patentino UEFA B, dando subito spazio alle proprie idee e alla propria visione di gioco. 

 

Le prime soddisfazioni arrivano nel settore giovanile, dove ottiene risultati di rilievo culminati con la conquista di un titolo regionale Under 15. Nel 2018 con là juniores della società sangiovannese, vince il titolo regionale, disputando le fasi nazionale, uscendo in semifinale con il Tor di quinto.

 

Il percorso prosegue con l’esperienza da allenatore tra i “grandi” a Pomigliano in Serie D, al fianco di mister Casu, tappa fondamentale per la crescita tecnica e professionale. Negli ultimi 2 anni matura esperienze nel campionato di promozione, prima con la squadra del suo quartiere la San Giovannese, poi al Punto Di Svolta, dove subentrato ad inizio campionato riesce a distinguersi per una proposta di gioco riconoscibile e propositiva, portando la squadra a chiudere la stagione al 4° posto in classifica.”

 


 


Cominciamo con questa domanda: lei nell'ottobre del 2024 diventa l'allenatore del club Il Punto Di Svolta, subentrando al mister Domenico Panico, 4 mesi fa lei è stato esonerato, in questo momento com'è il suo stato d'animo? E' pronto per ricominciare una nuova avventura calcistica?

 

Ma guarda l’esonero fa parte del percorso di un allenatore, anche l’esperienza negative lasciano qualcosa, un pizzico di amarezza c’e’ perché un allenatore andrebbe giudicato per le dinamiche legate strettamente al campo, ci resti male quando invece ad influire su tale scelta è altro. Proprio per questo ho deciso  quest’anno  di non accettar altre proposte preriscaldate, voglio  continuare il percorso di studio per poi iniziare con un progetto tutto mio.

 





La classica domanda che faccio sempre, quando ha scoperto che il calcio sarebbe diventato la sua più grande passione?

 

Ti posso dire che  il calcio fa parte da sempre della mia vita, è stata e continua ad essere la mia più grande passione, lo stare in campo il condividere gli stessi ideali con il gruppo squadra ti fa sentire vivo.

 

I suoi genitori hanno appoggiato questa sua passione oppure le dicevano che lo studio era più importante?

 

In realtà i miei genitori erano più dediti allo studio, mi ripetono ancora oggi che sarebbe stato  meglio se avessi studiato, mi sarei potuto godere di più la vita, anche perché  il tempo passa inesorabile, ma come detto prima la passione è passione.

 






Lei è stato un giocatore molto apprezzato e stimato, a un giovane che decide di intraprendere la carriera di calciatore, quali consigli darebbe?

 

Io sono stato semplicemente un calciatore dilettante di altri tempi, dove non avevamo nient’altro che un pallone. 

 

Oggi i ragazzi hanno tutto e sembrano che  non vogliano un  consiglio che  io gli potrei dare, al di la delle doti innate che ognuno di loro può avere, quelle sono imprescindibili, è fondamentale  che siano umili nella fascia d'età 13-14 anni, quando purtroppo non lo sono ancora, perchè dopo verso i 17-18 anni, che sono gli anni dove ci matura dal punta di vista umano, è già tardi per diventare un calciatore importante, logicamente le percentuali si assottigliano.


che siano uomini a breve, visto che oggi non lo sono, perché, passata quella fascia di età, le percentuali che uno dei loro possa diventare un calciatore professionista diminuiscono drasticamente.

 

Da giocatore che rapporto ha avuto con i mister, c’è sempre stata la giusta armonia, oppure ha avuto degli scontri accesi, (tutti noi siamo che gli screzi ci sono sempre e sempre ci saranno)?

 

Da calciatore ero uno non facile da gestire,  di conseguenza ci sono stati molti alti e bassi, ma sempre nel rispetto reciproco dei ruoli, ci mancherebbe.

 

Perché ha deciso a un certo punto della sua vita di diventare allenatore? 

 

Nel 2017 ho deciso di conseguire il patentino  UEFA B, perché avevo perso quella voglia di allenarmi, mi ero accorto in quell’ultimo anno di avere attitudini da allenatore, addirittura  mentre ero giocatore.

 

Qual è la sua visione di gioco e quali sono le sue idee affinché una squadra raggiunga determinati obiettivi?

 

IL  calcio non l’ho  invento assolutamente io, si prende spunto dai grandi del calcio, al di la della mia idea tutto è calcio, ci sta sempre il gusto di scegliere una proposta rispetto ad un'altra. Io per antonomasia preferisco comandare sulle situazioni, quindi più abbiamo noi il pallone più l’avversario è innocuo.

 







Lei ha avuto delle grandi soddisfazioni, a questo punto le chiedo, qual è il segreto del suo successo?

 

Non esiste il segreto o la pozione magica per un allenatore, quello che proponi un anno è per un gruppo  e può andare bene, l’anno dopo magari fallisci, fa parte del gioco, l’importante è essere coerenti con il gruppo e con se stessi, senza mettersi in discussione oltre modo.

 

Lei ha allenato diverse squadre, c’è una squadra a cui è rimasto più legato?

 

L’esperienza che più mi ha segnato e fatto crescere dal punto di vista professionale è avvenuta in serie D con il Pomigliano, nonostante la retrocessione sul campo, quell’annata mi ha lasciato tanto.

 

Qual è la principale qualità che deve avere un allenatore? 

 

Direi che è importante essere competente-psicologo-empatico-didatta-cattivo e bravo allo stesso tempo, certamente ciò è difficile 

Il calcio oggi più che mai e sacrificio, se lo si vuole fare con professionalità anche nei dilettanti toglie tanto tempo, io sono un malato anche della video analisi, riprende-tagliare-analizzare per poi fargli guardare i ritagli nello spogliatoio e  non e facile, ma ritengo che nel lungo periodo sia fondamentale per una crescita esponenziale del gruppo.

 

Una partita da allenatore che vorrebbe dimenticare? 

 

C’è una partita nello specifico che vorrei cancellare, ho perso una finale regionale under 15 ai calci di rigore, , quella sì che ancora oggi e amara, unica nota positiva e che tanti ragazzi di quel gruppo oggi giocano nei professionisti, per la serie: niente è perduto.

 





Un sogno per il futuro?

 

Ma per sogni veri e propri nel calcio moderno non c’ è spazio, purtroppo non contano più solo le competenze, altri fattori la fanno da padrona, oltre al fatto che per gli ex calciatori professionisti tutto è più semplice, anche perché  il ruolo dell’allenatore è saturo.

 

A chi vuol dedicare questa intervista?

 

Guardi ci tengo prima a ringraziarti per l’opportunità che mi ha concesso, dedico a questa intervista a tutti quelli che credono in me, nonostante tutto.

 

 

 

 Grazie 

 

 06  02   2026

 

(Tutti i diritti riservati) 

 

 

 

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