SEZIONE SPORT
Paolo Radi intervista
SEBA
LAMACCHIA
Seba Lamacchia è un giocatore argentino nato il 21 maggio del 1986 a Dolores, questa è la seconda intervista che ci rilascia, e qui ci racconta cosa è successo negli ultimi tre anni di calcio.
A Dicembre 2023 mi trovavo al Budoni Calcio per giocare la seconda parte del campionato di eccellenza in Sardegna, dove abbiamo fatto un'ottima stagione e siamo riusciti a conquistare la promozione in Serie D. Dopo la pausa estiva sono passato al Bonorva per giocare nel campionato di Promozione, e ci sono rimasto fino al mese di dicembre.
Nel mercato invernale di quell'anno ho cambiato squadra e sono arrivato al Villacidrese con l'obiettivo di provare a salvare il club dalla retrocessione. Anche se a livello collettivo le cose non sono andate bene e non siamo riusciti a mantenere la categoria, dal punto di vista personale ho vissuto un ottimo periodo sportivo e mi sono sentito a un grande livello.
A metà del 2024 ho approfittato della pausa per tornare in Argentina, visitare la mia famiglia e ricaricare le energie. Al mio rientro in Sardegna mi sono unito all'Iglesias Calcio per disputare la prima parte della stagione, ma le cose a livello sportivo non sono andate molto bene per la squadra.
Per questo motivo, a dicembre del 2024 ho deciso di cambiare aria e sono arrivato al Terralba Calcio in Promozione. In questo club ho trovato molta stabilità e continuità, e ci sono rimasto dal Dicembre 2024 fino a maggio del 2026, una tappa fantastica che abbiamo chiuso nel migliore dei modi conquistando il campionato e la promozione nella stagione 2025/2026.
Ora mi trovo nella ricerca di una nuovo squadra.
La prima domanda che le voglio fare è la seguente: la stagione 2025-2026 è terminata nel migliore dei modi, si ritiene soddisfatto delle sue prestazioni oppure poteva fare qualcosa in più?
Sono molto felice e orgoglioso del risultato finale della squadra; finire la stagione in questo modo è la ricompensa per il grande lavoro di tutti. Dal punto di vista personale, però, sono una persona estremamente esigente con me stessa. Anche se il bilancio è positivo, sento sempre che avrei potuto dare o fare qualcosa in più in certi momenti. Questa mentalità mi spinge a non accontentarmi e a guardare già alla prossima stagione con la voglia di migliorare ancora e provare a vincere un altro campionato.
Per quel che concerne la nuova stagione c’è qualcosa in arrivo oppure ancora nulla?
Qualcosa si sta muovendo, ci sono dei progetti stimolanti sul tavolo, ma è ancora presto per entrare nei dettagli. Di sicuro la fame di vincere e di affrontare nuove sfide è tanta
Che cosa ci può dire dell’esperienza al Terralba Calcio?
A Terralba ho vissuto un'esperienza intensa e formativa. Ogni piazza ha le sue sfide, e quella mi ha permesso di maturare molto e di capire l'importanza del lavoro di squadra e del sacrificio. Conservo un grande rispetto per la maglia, per i compagni con cui ho condiviso lo spogliatoio e per tutta la gente di Terralba, questo perché sono un uomo di calcio e il rispetto ci dev’ essere a prescindere dal mio essere un giocatore.
Nel 2024 lei torna in Argentina che cosa ha provato nel ritornare nella sua terra dopo diverso tempo?
Ritornare in Argentina nel 2024 è stata una grande emozione. Dopo tanto tempo lontano, ho potuto riabbracciare la mia famiglia, i miei amici e respirare di nuovo l'aria di casa è stato fondamentale. Si è trattato di un ritorno alle origini che mi ha permesso di ricaricare le batterie, non solo a livello fisico ma soprattutto dal punto di vista mentale e spirituale. La propria terra ti dà sempre una forza speciale.
Tornato dall’Argentina lei va a giocare nell’Iglesias Calcio, come mai le cose non sono andate come sperava?
Purtroppo nel calcio non sempre i risultati riflettono le aspettative. A Iglesias le cose non sono andate come speravamo sia io che la società, ma fa parte del gioco. Ho sempre lavorato con professionalità dal primo sino all'ultimo giorno. È stata comunque un'esperienza che mi è servita per crescere e che mi lascio alle spalle senza rancore cercando di guardare sempre avanti.
Oltre al calcio quali altri sport segue con grande interesse?
Mi piace lo sport in generale, quindi oltre al calcio seguo un po' di tutto. Mi appassiona molto la Formula 1 per l'adrenalina e la precisione millimetrica che richiede, e seguo sempre con interesse i grandi eventi come le Olimpiadi o i tornei internazionali di tennis. Credo che da ogni disciplina si possa imparare qualcosa sulla cultura del lavoro e del sacrificio.
Lei gioca nel ruolo di?
Gioco come *difensore centrale*. È un ruolo di grande responsabilità, dove servono massima concentrazione, lettura del gioco e comunicazione costante con i compagni. Mi piace guidare la linea difensiva e dare sicurezza a tutta la squadra partendo da dietro.
Grandi discussioni con i mister le ha avute oppure ha sempre accettato le decisioni con serenità?
Ho sempre vissuto il rapporto con i mister basandomi sul massimo rispetto e sulla professionalità. Nel calcio è normale avere punti di vista diversi o confrontarsi su determinate situazioni di gioco; anzi, credo che il dialogo costruttivo aiuti a crescere. Alla fine, però, l'allenatore è colui che prende le decisioni per il bene della squadra e io ho sempre accettato le sue scelte con assoluta serenità e disciplina.
Generalmente che ruolo ha all’interno del gruppo, mi spiego ascolta i consigli dei compagni, discute serenamente con loro, oppure tende a imporre la sua volontà?
Assolutamente no, non impongo mai nulla. Il calcio è uno sport di squadra e le decisioni si affrontano insieme. Mi considero un compagno aperto al confronto: mi piace discutere serenamente delle situazioni di gioco per trovare soluzioni comuni. Ovviamente in campo cerco di farmi sentire e di dare indicazioni per via del mio ruolo di difensore, ma tutto nasce sempre dal rispetto reciproco e dall'ascolto.
Un suo pregio e un suo difetto (calcisticamente parlando)
Il mio pregio principale è la personalità e lo spirito di sacrificio: non mollo mai un centimetro e do tutto me stesso per la maglia fino al novantesimo. Il mio difetto è che sono estremamente competitivo e vivo male la sconfitta; quando le cose non vanno come vorrei, la rabbia agonistica, sul momento, a volte mi rende troppo duro perché non sono riuscito ad ottenere i risultati sperati.
L’Italia per la terza volta non parteciperà ai Mondiali, secondo lei qual è il motivo di questa sconfitta, anzi di queste sconfitte?
Mancano persone qualificate a tutti i livelli del calcio italiano. Servono professionisti nei settori giovanili che aiutino i ragazzi a crescere e che non pensino solo a vincere.
Il loro compito dovrebbe essere quello di consegnare alla prima squadra giocatori già pronti e formati. Invece, siamo nel 2026, ci sono ancora giocatori che non sanno stoppare un pallone, inoltre non sanno cosa sia un controllo orientato col pallone, e neppure saltare e prendere bene la pala di testa.
Che cosa rappresenta per lei la Sardegna?
Per me la Sardegna è tranquillità e rispetto. È una terra bellissima dove mi sono sentito subito a casa, grazie soprattutto alla gente sarda che ti accoglie sempre con grande calore e che ti fa sentire uno di loro.
Un sogno che vorrebbe che si realizzasse nell’immediato?
A livello calcistico, il sogno immediato è trovare un progetto stimolante per la nuova stagione, dove poter lottare per obiettivi importanti e continuare a dimostrare il mio valore in campo
A chi vorrebbe dedicare questa intervista?
La dedico alla mia famiglia e alle persone che mi stanno vicine ogni giorno, supportandomi sia nei momenti belli che in quelli più difficili di questo percorso.
C’è qualcuno a cui direbbe grazie per il giocatore che è diventato in questi ultimi anni?
Direi grazie a tutti gli allenatori e ai compagni di squadra che ho avuto in questi anni: da ognuno di loro ho imparato qualcosa che mi ha fatto crescere. E un grazie speciale va alla mia famiglia, perché senza il loro sostegno non sarei qui.
Grazie
02 05 2026
(Tutti i diritti riservati)
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