SEZIONE SPORT
Paolo Radi intervista
LUCIO
BRUNETTI
Lucio Brunetti è un giocatore di calcio di Napoli, nato il 15 di ottobre del 2004. Dal 2020 al 2022 è stato nel settore giovanile a Pontedera, successivamente ha militato nelle seguenti squadre: Unipomezia, eccellenza laziale (10 presenze); poi Olympia Agnonese, qui ha partecipato al torneo delle regioni (10 presenze); anno 2022 -2023: Manfredonia in serie D (due coppa Italia e 6 presenze); Castelnuovo Vomano (presenze); 2024-2025: Olympia Agnonese (20 presenze e due goal); 2025-2026: Olympia Agnonese (30 presenze, 2 goal e un assist).
Come ci racconta egli stesso:
“Prima di approdare in Toscana ho cambiato tre scuole calcio la prima dove sono cresciuto: la Recca Sporting Club, un ambiente sano e familiare dove porterei un mio futuro figlio senza batter ciglio, con la seconda InterNapoli Football Club vincemmo un campionato senza perdere alcuna partita, raggiungendo i playoff e dominando poi la coppa Campania con 5 vittorie su 5, in quell’ annata pareggiammo anche 1-1 con il Napoli e vincemmo 2-0 con la Roma a Trigoria.
E infine con Real Casarea, (società che non ha bisogno di presentazioni), anche qui raggiungemmo i playoff.
Durante il settore giovanile a Pontedera ho avuto la fortuna di giocare un torneo prestigioso come la Viareggio Cup, siamo passati in un girone difficile dove militavano le seguenti squadre: Spal, Genoa e New York, il nostro sogno si è interrotto agli ottavi contro l’Inter. Sempre lo stesso anno abbiamo raggiunto la semifinale nazionale playoff, dove siamo stati eliminati contro la Juve Stabia.
Dopo Pontedera sono stato nel Lazio con l’Unipomezia, è stata la mia prima esperienza tra le grandi, società, presidenti e compagni straordinari che mi hanno fatto crescere tanto.
L’anno dopo sono approdato al Manfredonia in serie D, dove ero partito bene collezionando 8 presenze, poi ebbi una squalifica e scalai nelle gerarchie, posso dire di esserci sono stato veramente bene, però purtroppo a dicembre di quell’anno ho commesso la scelta più sbagliata della mia carriera, decisi di andare via, e tra una cosa e l’altra mi ritrovai in eccellenza al Castelnuovo, dove poteva andare sicuramente meglio, ma preferisco fare silenzio per non infierire.
Dopo un infortunio sono stato accolto a braccia aperte qui ad Agnone, per me è una seconda casa, lo scorso anno eravamo patiti male, basti pensare che avevamo 11 punti ad inizio nel girone di ritorno, ma grazie a un cambio di rotta non perdemmo più una partita e arrivammo addirittura a soli 5 punti dai playoff.
Quest’anno sono rimasto ad Agnone visto il trattamento ricevuto e gli obiettivi del club, abbiamo raggiunto una finale playoff e una finale di coppa Italia che per questa società è stata storica, ma si sa nel calcio non conta dove sei arrivato, ma cosa hai vinto, sono certo però che sono state poggiate le basi per gli anni a venire, a prescindere da cosa deciderò del mio futuro.”
La prima domanda che le voglio fare è la seguente com’è terminata stagione 2025-2026. Nel complesso si ritiene soddisfatto delle sue prestazioni oppure poteva fare di più?
Mi ritengo soddisfatto della stagione svolta a livello personale, ma anche a livello di gruppo. Ringrazio la società, ogni singolo compagno di squadra e lo staff che hanno reso tutto possibile. E’ stata una stagione caratterizzata da due infortuni, uno a dicembre e un altro più grave il 3 aprile dove ho rischiato la vita, ma ho avuto la forza e la costanza di ritornare e di mettermi a disposizione per la finale playoff. In conclusione stata una stagione ricca di emozioni e di crescita personale.
La prossima stagione giocherà ancora ancora all’Olympia Agnonese oppure pensa di cambiare società?
Per la prossima stagione ancora non so cosa mi riserverà il futuro, attendo qualche chiamata e poi decido, anche se, come gia detto prima, per me Agnone è una seconda casa, cerco delle sfide che mi rendano vivo e che mi suscitino adrenalina, queste potranno essere prese in considerazione.
Quando ha scoperto che il calcio sarebbe diventato la sua più grande passione?
All’età di 8/9 anni, già iniziavo a vedere il calcio come un qualcosa dove ci vuole sacrificio, volontà, determinazione ed equilibrio. Ho iniziato a considerare il calcio non solo come lavoro di campo, ma anche come un’attività extra quotidiana, fatta di una routine da seguire ogni giorno con costanza e disciplina.
I suoi genitori hanno cercato di assecondarla, oppure le hanno detto la classica frase: “...non sarebbe meglio che pensassi allo studio?”
I miei genitori mi hanno sempre lasciato libero di scegliere, facendomi sempre però capire l'importanza degli studi e del lavoro. Mi hanno permesso di fare subito delle esperienze lontano da casa a soli 15 anni, esperienza che mi ha formato moltissimo. Infatti oggi nonostante la mia giovane età gioco in una prima squadra, lavoro con un ente molto importante e sono al terzo anno di università, dove mi manca un solo esame per la triennale.
Che cosa ci può dire della sua esperienza al Pontedera?
L’ esperienza a Pontedera sarà sempre una delle esperienze più importanti della mia vita. Ho incontrato un direttore e un mister che si spendevano tanto per noi ragazzi e ci hanno fatto crescere tanto sia a livello umano che calcistico. Sono stato lì due anni, e sono stato trattato come un figlio, esperienza che farei altre cento volte. Ho avuto l’opportunità di affrontare grandi club come Genoa, Spal, Inter, New York, Lazio, Perugia, carrarese, Pisa, ecc.
Lei da due anni milita nell’Olympia Avignonese, cosa ci può dire sia del club che del rapporto che con i tifosi e gli abitanti?
Sono due anni che milito con l’Olympia, i tifosi quando potevano sono stati al nostro fianco, se quest’anno li avessimo avuti per più tempo avremmo avuto sicuro una marcia in più.
Per quanto riguarda la società essendo un giocatore corretto e rispettoso sono sempre stato trattato bene, ognuno ha dei difetti, ma loro cercano e trovano sempre il modo per ottenere il benestare dei giocatori, cosa per me fondamentale. Con gli abitanti dopo un po’ sono riuscito ad avere un buon rapporto quasi con tutti, ma c’è voluto tanto impegno e pazienza, venendo da fuori non si sempre si è ben visti, ma ognuno raccoglie ciò che semina, e quindi posso dire di essere contento di essere qui.
Si ricorda il suo goal più bello?
ll mio goal più bello è stato quello di quest’anno contro il Bojano alla seconda giornata, un gol che ha messo in risalto le mie doti atletiche e fisiche, non lo dimenticherò, d’altronde è stato il primo gol al Civitelle, davanti alla nostra gente.
Grandi discussioni con i mister le ha avute oppure ha sempre accettato le decisioni con serenità?
Discussioni in particolare no, ma non sono un santo mi è capitato di storcere il muso, ma solo per pochi attimi, sono un giocatore che mette il bene del gruppo sempre e se dovessi partire dalla panchina sono dell’idea che bisogna entrare con la mentalità giusta per far cambiare idea a chi si è sbagliato.
In passato non ho avuto sempre trattamenti corretti per tutto ciò che ho fatto e per la vicinanza che ho mostrato al gruppo, ma il calcio è anche questo, bisogna avere la maturità di capire e di non mollare mai.
Generalmente che ruolo ha all’interno del gruppo, mi spiego ascolta i consigli dei compagni, discute serenamente con loro, oppure tende a imporre la sua volontà?
Sono uno che nonostante la giovane età cerco di dare dei suggerimenti ai più piccoli del gruppo, consigliando di fare sempre una vita sana perché è quello che fa la differenza. Ovviamente sono uno anche che ascolta, durante il mio percorso ho avuto grandissimi giocatori dai quali ho potuto apprendere tante nuove cose, queste hanno fatto crescere leggermente la mia esperienza.
Un suo pregio e un suo difetto (calcisticamente parlando)
Un mio pregio sicuramente sarà la prestanza fisica, la velocità, la resistenza e la capacità di non staccare mai la spina all’interno della partita, un difetto può essere il piede debole che cerco ovviamente di allenare costantemente.
Un giocatore che lei ammira tantissimo?
Un giocatore che io ammiro tantissimo è sicuramente Cristiano Ronaldo, ha una mentalità che si commenta da sola e alla quale mi ispiro. L’ossessione batterà sempre il talento.
Famiglia e amici quanto sono importanti per lei?
La cosa più importante per me è la mia famiglia e mio nipote, sono la mia forza, e sono sempre presenti in ogni mia scelta e pronti a sostenermi. A livello di amici non ne ho tanti, sono uno che fa fatica a fidarsi, ne avrò pochi di amici veri, ultimamente ho un’amica che che ho conosciuto da poco, mi ha dato veramente tanto e mi è sempre stata vicino.
Un sogno che vorrebbe che si realizzasse nell’immediato?
Un sogno che vorrei si realizzasse nell’immediato è vincere un qualcosa di importante da protagonista, e quindi così vi ho svelato il progetto che sto cercando per la prossima stagione.
A chi vorrebbe dedicare questa intervista?
Questa intervista, sembrerò egoista, me la voglio dedicare soprattutto a me che quest’anno a causa di un infortunio mi sono svegliato in ospedale in codice rosso, evento che mi ha dato tanto forza e dal quale ho reagito alla grande grazie alla mia famiglia e ad un’amica che per me ormai e come se fosse di famiglia.
A chi si sente di voler dire grazie per essere il calciatore che è diventato?
Grazie per il calciatore che sono lo dovrò dire sicuramente al mister Giuseppe Lauro e al mister Giuseppe Mazzone, che all’età di 12 anni si sono veramente dedicato a 360 gradi alla mia persona facendomi fare doppie sedute. Me li ricorderò sempre.
Grazie
05 06 2026
(Tutti i diritti riservati)
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