SEZIONE SPORT
Paolo Radi intervista
ANTONIO
CANDICE
Antonio Candice di Napoli è un Direttore sportivo, così ci si presenta:
“Inizio la carriera di direttore presto avevo 25 anni, parto dalla Terza categoria con la Sangiovannese, vinco tre campionati consecutivi portando il club in promozione, successivamente sono in Eccellenza per due anni al Volla Salvaonci, riparto di nuovo dalla Terza categoria perché ricevetti una chiamata da un presidente a me caro dove ancora adesso non posso mai dire di no, riusciamo a vincere due campionati, peccato che perdiamo la finalissima, saremmo dovuti approdare in promozione. Sono poi per due anni con Il Punto di Svolta, perdiamo la finalissima per approdare in eccellenza. Quest’anno con il club ASD Marianella Calcio raggiungiamo l’eccellenza, e posso dire meritatamente.”
Per prima cosa le faccio i complimenti, con l’ASD Marianella Calcio avete raggiunto l’Eccellenza. Se dovesse fare un bilancio, che anno è stato?
Innanzitutto ti ringrazio per i complimenti, è stato un anno bellissimo, sin dall ‘ufficialità del nostro arrivo eravamo certi di fare qualcosa di importante, ci siamo riusciti alla grande perché poi siamo stati da sempre in testa alla classifica e alla fine abbiamo vinto meritatamente.
In questo club come sono stati i rapporti con i giocatori e lo staff dirigenziale?
I rapporti con tutti sono stati sempre molto buoni, anzi mi sembra corretto ringraziare il presidente Salvatore D’Andrea, fin da subito mi ha dato carta bianca e mi ha fatto costruire uno staff ed una squadra importante; la sua stima nei miei confronti è stata linfa vitale per riuscire a raggiungere l’obiettivo più importante ed è ciò che è successo.
Se ce lo vuol dire, come mai ha deciso di lasciare il club, qualche divergenza con il Presidente oppure la necessità di trovare altri stimoli con altri club?
Nessuna divergenza con il presidente, anzi abbiamo avuto sempre un ottimo rapporto fatto della massima trasparenza. Ho deciso di andare via per motivi miei personali, naturalmente non mi fermo qui, aspetto un nuovo progetto che mi dia nuovi stimoli per dare sempre il massimo, e perché no vincere il campionato.
La domanda che faccio sempre: Quando ha scoperto che il calcio sarebbe diventato la sua più grande passione?
Da sempre sono nato con il calcio, anche se ho giocato poco e nelle varie categorie inferiori, però sono stato, come si dice “sempre sul pezzo”.
Ho vinto pure qualche campionato di terza e di seconda categoria, pensa che feci pure un goal contro il Sant’Antonio Abate, all’epoca io giocavo con la Sangiovannese.
Decisi poi di lasciare subito il calcio giocato per fare il direttore riuscendo a vincere al primo anno il campionato, poi ne ho vinti ancora; quest’anno ho ottenuto un successo personale importante, non solo abbiamo vinto il campionato, ma siamo sempre stati primi in classifica.
Per chi non è dell’ambiente, come si diventa direttori sportivi, quale trafila bisogna fare?
Fondamentale è l’avere tanta passione, competenza e voglia di emergere.
Generalmente com’è la tipica giornata di un direttore sportivo?
La giornata tipo? Per quel che mi riguarda io sono sempre al telefono, e cerco di studiare ogni situazione calcistica a 360 gradi, infine è importante conoscere tutto e tutti. La situazione, e mi devi credere, è bellissima e tante sono le emozioni che ti regala, anche se ti toglie tanto tempo alla famiglia, ma come tutti sanno il calcio è questo
Quando vede giocare un ragazzo che cosa la colpisce di più, oppure che cosa dovrebbe colpirla maggiormente?
Quello che mi colpisce di più quando vedo un ragazzo, ovvio che dev’essere forte e che dev’essere consapevole dove deve migliorare le sue performance, precisato ciò. a me quello che piace di un calciatore è la fame di arrivare a “qualcosa di importante” con la massima umiltà.
Ho avuto modo di intervistare il giocatore Alessio Paladino, come ce lo descriverebbe?
Palladino è il mio folletto, lo chiamo così; è un calciatore straordinario, un vero bomber, ha una grande potenzialità per crescere agonisticamente, inoltre vede delle azioni di gioco, che pochi vedono, mi spiego meglio, sa anticipare certi movimenti che determineranno il successo di una partita.
Ripensando alla sua storia calcistica come stati i suoi rapporti con il Presidente e con tutto la staff, qualche screzio c’è stato oppure tutto è sempre cordiale e improntato alla correttezza?
Non ho mai litigato con nessuno, ogni presidente mi ha lasciato qualcosa di importante e poi io difficilmente litigo, ci può stare uno scambio di battute, ma finisce lì.
Successi e delusioni si equivalgono oppure maggiori sono i successi rispetto alle delusioni?
Ho sempre raggiunto gli obbiettivi e su questo sono contento, però tengo con me due delusioni che non potrò mai dimenticare e sono: l’aver perso due finali consecutive per andare in eccellenza. Le squadre erano: il Ponticelli e il Punto Di Svolta. Il calcio non è bello forse anche per questo? Dalle delusioni si ci rialza sempre e queste ci devono rendere più forti; come dice il mio mister Carlo Ignudi: “Il dolore di oggi è la gioia di un domani”, e quest anno ho avuto la gioia di stravincere”.
In questo momento ha già avuto qualche proposta, oppure tutto tace?
Al momento, niente di concreto, aspettiamo… non è un’ossessione visto che io non porto sponsor… come fa qualcuno!
Il suo più grande difetto e il suo più grande pregio?
Difetto: sono permaloso, pregio: sono trasparente in tutto e per tutto.
Oltre al calcio quali altri sport segue con grande interesse?
Nessuno, mi interesso solo di calcio, è la prima e unica passione sportiva.
Se avesse la possibilità di tornare indietro, cambierebbe qualcosa, oppure è soddisfatto di dove è arrivato sino ad ora?
Farei tutto quello che ho fatto, anche perché non mi ha regalato niente nessuno.
Un sogno per il futuro?
Il sogno me lo tengo per me, comunque a proposito di sogni si potrebbero anche avverare, il detto è questo: mai dire mai nella vita.
A chi vorrebbe dedicare questa intervista?
La dedico alla mia famiglia che mi sta sempre vicino, mi supporta e mi sopporta.
Grazie
19 05 2026
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