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martedì 19 maggio 2026

SEZIONE SPORT

 

 

 

 

Paolo Radi intervista

 

 

 

 

ANTONIO

CANDICE



 

 


 


 

Antonio Candice di Napoli è un Direttore sportivo, così ci si presenta:

 

“Inizio la carriera di direttore presto avevo 25 anni, parto dalla Terza categoria con la Sangiovannese, vinco tre campionati consecutivi portando il club in promozione, successivamente sono in Eccellenza per due anni al Volla Salvaonci, riparto di nuovo dalla Terza categoria perché ricevetti una chiamata da un presidente a me caro dove ancora adesso non posso mai dire di no, riusciamo a vincere due campionati, peccato che perdiamo la finalissima, saremmo dovuti approdare in promozione. Sono poi per due anni con Il Punto di Svolta, perdiamo la finalissima per approdare in eccellenza.  Quest’anno con il club ASD Marianella Calcio raggiungiamo l’eccellenza, e posso dire meritatamente.”

 

 


Per prima cosa le faccio i complimenti, con l’ASD Marianella Calcio avete raggiunto l’Eccellenza. Se dovesse fare un bilancio, che anno è stato?

 

Innanzitutto ti ringrazio per i complimenti, è stato un anno bellissimo, sin dall ‘ufficialità del nostro arrivo eravamo certi di fare qualcosa di importante, ci siamo riusciti alla grande perché poi siamo stati da sempre in testa alla classifica e alla fine abbiamo vinto meritatamente.

 

In questo club come sono stati i rapporti con  i giocatori e lo staff dirigenziale?

 

I rapporti con tutti sono stati sempre molto buoni, anzi mi sembra corretto  ringraziare il presidente Salvatore D’Andrea,  fin da subito mi ha dato carta bianca e mi ha fatto costruire uno staff ed una squadra importante; la sua stima nei miei confronti è stata linfa vitale per riuscire a raggiungere l’obiettivo più importante ed  è ciò che è successo.

 

Se ce lo vuol dire, come mai ha deciso di lasciare il club, qualche divergenza con il Presidente oppure la necessità di trovare altri stimoli con altri club?

 

Nessuna divergenza con il presidente, anzi abbiamo avuto sempre un ottimo rapporto fatto della massima trasparenza. Ho deciso di andare via per motivi miei personali, naturalmente non mi fermo qui, aspetto un nuovo progetto che mi dia nuovi stimoli per dare sempre il massimo, e perché no vincere il campionato.

 

La domanda che faccio sempre: Quando ha scoperto che il calcio sarebbe diventato la sua più grande passione?

 

Da sempre sono nato con il calcio,  anche se ho giocato poco  e nelle varie categorie inferiori,  però sono stato, come si dice “sempre sul pezzo”. 

Ho vinto pure qualche campionato di terza e di seconda categoria, pensa che feci pure un goal contro il Sant’Antonio Abate, all’epoca io giocavo con  la Sangiovannese.

Decisi poi di lasciare subito il calcio giocato per fare il direttore riuscendo a vincere al primo anno il campionato, poi ne ho vinti ancora; quest’anno ho ottenuto un successo personale importante, non solo abbiamo vinto il campionato, ma siamo sempre stati primi in classifica.

 

Per chi non è dell’ambiente, come si diventa direttori sportivi, quale trafila bisogna fare?

 

Fondamentale è l’avere tanta passione, competenza e voglia di emergere.


Generalmente com’è la tipica giornata di un direttore sportivo?

 

La giornata tipo? Per quel che mi riguarda io sono sempre al telefono, e cerco di studiare ogni situazione calcistica a 360 gradi, infine è importante   conoscere tutto e tutti. La situazione, e mi devi credere, è bellissima e tante sono le emozioni che ti regala, anche se  ti toglie tanto tempo alla famiglia, ma come tutti sanno il calcio è questo

 

Quando vede giocare un ragazzo che cosa la colpisce di più, oppure che cosa dovrebbe colpirla maggiormente? 

 

Quello che mi colpisce di più quando vedo un ragazzo, ovvio che dev’essere forte e che dev’essere consapevole dove deve migliorare le sue performance, precisato ciò.  a me quello che piace di un calciatore è la fame di arrivare a “qualcosa di importante” con la massima umiltà.

 

Ho avuto modo di intervistare il giocatore Alessio Paladino, come ce lo descriverebbe?

 

Palladino è il mio folletto,  lo chiamo così; è  un calciatore straordinario, un vero bomber, ha una grande potenzialità per crescere agonisticamente, inoltre vede delle azioni  di gioco,  che pochi vedono, mi spiego meglio, sa anticipare certi movimenti che determineranno il successo di una partita.

 

Ripensando alla sua storia calcistica come stati i suoi rapporti con il Presidente e con tutto la staff, qualche screzio c’è stato oppure tutto è sempre cordiale e improntato alla correttezza?

 

Non ho mai litigato con nessuno, ogni presidente mi ha lasciato qualcosa di importante e poi io difficilmente  litigo, ci può stare uno scambio di battute, ma finisce lì.

 




Successi e delusioni si equivalgono oppure maggiori sono i successi rispetto alle delusioni? 

 

Ho sempre raggiunto gli obbiettivi e su questo sono contento, però tengo con me due delusioni che non potrò mai dimenticare e sono: l’aver perso due finali consecutive per andare in eccellenza. Le squadre erano: il Ponticelli e il Punto Di Svolta. Il calcio non è bello forse anche per questo?  Dalle delusioni si ci rialza sempre e queste ci devono rendere più forti; come dice il mio mister Carlo Ignudi: “Il dolore di oggi è la gioia di un domani”,  e quest anno ho avuto la gioia di stravincere”.

 

In questo momento ha già avuto qualche proposta, oppure tutto tace?

 

Al momento, niente di concreto, aspettiamo… non è un’ossessione visto che io non porto sponsor… come fa qualcuno!


Il suo più grande difetto e il suo più grande pregio? 

 

Difetto: sono permaloso, pregio: sono trasparente in tutto e per tutto.

 

Oltre al calcio quali altri sport segue con grande interesse? 

 

Nessuno, mi interesso solo di calcio, è la prima e unica passione sportiva.

 

Se avesse la possibilità di tornare indietro, cambierebbe qualcosa, oppure è soddisfatto di dove è arrivato sino ad ora? 

 

Farei tutto quello che ho fatto, anche perché non mi ha regalato niente nessuno.

 

Un sogno per il futuro?

 

Il sogno me lo tengo per me, comunque a proposito di sogni si potrebbero anche avverare, il detto è questo: mai dire mai nella vita.

 

A chi vorrebbe dedicare questa intervista?

 

La dedico alla mia famiglia che mi sta sempre vicino, mi supporta e mi sopporta.

Grazie

 




19    05    2026

 

(Tutti i diritti riservati) 

 

 

sabato 2 maggio 2026

SEZIONE SPORT

 

 

 

 

Paolo Radi intervista

 

 

 

GIUSEPPE

MALLARDO


    

 




Giuseppe Mallardo, è un giocatore e allenatore nato a Pozzuoli il 16 giungo del 1980, questa è la sua carriera:”

 

Puteolana  eccellenza.; Altamura, serie Sorrento serie D, Ariano Irpino, promozione, eccellenza e serie D; San Severinese, promozione, Bojano eccellenza; Formia, eccellenza, Cicciano, promozione eccellenza; Viribus Unitis, serie D, Cavese, serie C; Forza Coraggio (BN) eccellenza, serie D; Capriatese, serie D; Boville, Serie D; Agropoli, serie D; Sulmona, serie D; San Severo serie D, Savoia, eccellenza, Gladiator, eccellenza, Subasio, eccellenza, Termoli, eccellenza; San Tommaso, eccellenza; Termoli eccellenza; Roccasicura, eccellenza; Positano, promozione, Di Roberto, terza categoria, Di Roberto prima categoria. 400 sono i goal realizzati nella sua carriera.

 

 

 

 


La prima domanda che le voglio fare è la seguente 400 sono i goal che lei ha realizzato durante la sua carriera, qual è stato il segreto per aver raggiunto un così importante risultato

 

Il segreto dei miei goal è stata la passione  per questo sport  la fame e la voglia di migliorarsi  sempre e poi la gioia per ogni goal fatto.

 






Com’è terminata stagione questa stagione calcistica. Si si ritiene soddisfatto delle sue prestazioni oppure poteva fare di più? 

 

Nella stagione che è appena terminata si poteva fare di più, si può  fare sempre di più sia di squadra e che a livello personale,    a 46 anni  ho fatto già  tanto a rimettermi di nuovo  in gioco, ma ho deciso ciò soprattutto per la crescita dei giovani.

 

Lei ricopre anche un altro ruolo nel club AsD Di Roberto, ci potrebbe dire quale?

 

Faccio il differenziato insieme a Carlos Roca, è stato il preparatore di giocatori che hanno fatto la serie A e la Premier inglese,  come calciatori da lui allenati penso a Allan Riciallison ed altri brasiliani.

 

    Alcuni giocano ancora in premier, facciamo il differenziato però solo per la scuola calcio Di Roberto, ovviamente solo per i nostri iscritti; noi gli aiutano sulla fase di crescita dalla coordinazione, forza, tecnica, postura del corpo e correzione dei movimenti in campo.

 





Questa domanda mi sembra obbligatori: Quando ha scoperto che il calcio sarebbe diventato la sua più grande passione?

 

Sin da piccolo mi nutrivo di questo sport, era aggregazione, ci davamo appuntamento per vederci e organizzare  le partitelle   di tutti i tipi,   ci auto-adattavamo  alle situazioni che ci capitavano in quel momento, e tanti ragazzi si univano a noi per giocare,   purtroppo  oggi questo modo di fare non c’è più per quasi l’80/ 90%  dei ragazzi.

 

Noi giocavamo dalle 6 alle 8 ore al giorno,   oggi i ragazzi forse giocano alla settimana 8 ore, questo perché c'è una scuola calcio in ogni quartiere,  quella sana competizione, quel giocare per divertirsi lo si è perso,  purtroppo.

 

 




 

I suoi genitori hanno cercato di assecondarla, oppure le hanno detto la classica frase: “...non sarebbe meglio che pensassi allo studio?”

 

I miei genitori dicevano che dovevo pensare alla scuola   però non avevo voglia, sbagliando pensavo solo al calcio,  all' epoca  non era come adesso oggi bisogna studiare, ed è  quello che  dico ai miei figli: andare bene a scuola è fondamentale.

 






Lei ha giocato in tantissime squadre, a quale è rimasto più   legato? 

 

E’ vero, ho giocate in tante squadre, ma il mio legame più forte resta con la Battipagliese.

 

Fra i 400 goal che lei ha segnato Si ricorda il suo goal più bello?

 

Di goal ne ho fatto tanti, mi ricordo quello che feci  con il Sorrento: di rovesciata  da fuori area.

 






Grandi discussioni con i mister le ha avute oppure ha sempre accettato le decisioni con serenità?

 

Con i mister in linea di massima ho avuto sempre buoni rapporti, anche perché gli servivo, visto che realizzavo diversi goal.

 

Generalmente, quando lei era più giovane  che ruolo aveva e che all’interno del gruppo, mi spiego ascoltava i consigli dei compagni, discuteva  serenamente con loro, oppure tendeva a imporre la sua volontà?

 

Quando ero giovane sì, è vero stavo zitto, ascoltavo i più grandi e cercavo di imparare e mi prendevo tutti i consigli positivi, poi quando sono diventato più grande sono diventato  un leader   silenzioso,  però quando  mi dovevo far sentire lo facevo a gran voce  ero sempre presente.

 

 


 


Un suo pregio e un suo difetto (calcisticamente parlando) 

 

Un mio pregio: essere umile sempre a disposizione.  Un difetto: sono lunatico e che le cose quando non vanno come dico mi fanno   diventare, mi passi il termine “una bestia” e sono pure  scorbutico.

 

Anche suo figlio gioca nella società dove lei milita, in che ruolo?

 

Sì, anche mio figlio gioca a calcio, gli trasmesso le mie due passioni il calcio ed essere tifoso del Napoli. 

Lui fa anche lui il centravanti, spero per lui che riesca a fare più strada rispetto a quella che ho fatto io, pure lui ha una grande passione per questo sport,  non manca mai ad un allenamento,  vuole migliorarsi sempre e comunque,  io delle potenzialità ce le vedo, ma sarà il tempo e la sua tenacia che forse  scriveranno  la storia del calcio.


Se avesse la possibilità di tornare indietro, cambierebbe qualcosa, oppure è soddisfatto di dove è arrivato sino ad ora? 

 

Se avessi la possibilità certamente cambierai delle cose del mio passato però purtroppo non si torna indietro, ma va bene così.

 

Di nuovo noi non partecipiamo ai mondiali, secondo lei perché, quali sono i motivi della débâcle del calcio italiano?

 

Il motivo che l’Italia non va ai mondiali parte da lontano, per me dovrebbero cambiare alcune regole che ormai  qui in Italia hanno preso il sopravvento, il problema riguarda   tutti questi giocatori stranieri, bisogna darsi una ridimensionata  soprattutto dalle primavere,  e già in questa categoria militano tanti giovani  stranieri, mi domando il  perché non si possa dare una possibilità ai giovani italiani  di farli giocare in  qualche settore professionistico, magari qualcuno arriverà  in  serie A e magari alla nazionale.


Famiglia e amici quanto sono importanti per lei? 

 

La famiglia è importante, io le devo tutto, soprattutto a mia moglie e ai miei figli che mi hanno trasmesso tranquillità, siamo una sola cosa.

 

Un sogno che vorrebbe che si realizzasse nell’immediato? 

 

Il sogno che dovrebbe realizzarsi  nell’ immediato è che i miei figli si possono realizzarsi in tutto:  nella scuola, nella vita e magari nello sport.

 

A chi vorrebbe dedicare questa intervista?

 

A questa intervista la dedico alla mia famiglia.

 





Infine a chi vorrebbe dire grazie, mi riferisco alla sua carriera calcistica?

 

Alla fine devo dire grazie a me stesso, perché mi sono rialzato sempre dopo le cadute, potevo fare di più  però io indietro non guardo mai vado sempre avanti per la mia  strada.

 

 

In fine ringrazio te Paolo di questa bella intervista.

 

 

02 05     2026

 

(Tutti i diritti riservati) 

 

 

 

 

giovedì 30 aprile 2026

SEZIONE SPORT

 

 

 

 

Paolo Radi intervista

 

 

 

 

ALESSIO

PALADINO

 


     

Alessio Paladino, ha 25 anni, è di Napoli (quartiere Barra) ed è un giocatore   di calcio. Questa è la seconda intervista che ci rilascia, e qui sotto ci racconta cos’è successo negli ultimi 4 anni dal punto di vista calcistico.

 

“Negli ultimi 3 anni sono stato nella squadra del mio quartiere chiamata “Il punto di svolta”, sono stati 3 anni importanti dove sono cresciuto molto sia come uomo che come calciatore, questo grazie a figure importanti che hanno fatto parte di questo cammino, il rammarico più grande è stato il non essere approdato in eccellenza dopo una finalissima persa, ma il calcio è così.  

 

Come accennavo prima mi tengo stretto la crescita che ho avuto perché in 3 anni li ho fatto sui 40 gol e per un esterno è un bottino importante….

Per quanto riguarda quest’anno ho deciso di lasciare la squadra e provare nuovi stimoli e nuove avventure, ho iniziato con il “Rione Terra” squadra di Pozzuoli, qui ho trovato un ambiente familiare con persone per bene che hanno voglia di fare calcio ad un certo modo, però per varie situazioni che non sto qui a raccontare ho deciso di andare via a dicembre, nonostante un inizio positivo sia di squadra che personale.

 

La chiamata del club Marianella ha fatto in modo da farmi sentire già parte del club.

 

Qui ho ritrovato il mister Carlo Ignudi, con il suo grande staff e tanti calciatori che già conoscevo molto bene, ringrazio alla società ma specialmente il mio grande direttore Antonio Candice che mi ha voluto fortemente quindi non è stato difficile sposare il progetto.

 

Fortunatamente è andata alla grande perché abbiamo vinto il campionato, personalmente ho cercato di dare il mio contributo ad una squadra già ben affiatata e chiudo comunque la stagione con 10 gol – 5 goal appartengono quando militavo nel Rione Terra - e 13 assist tra campionato e coppa

 

È stato un cammino breve ma intenso, 77 punti sono tanti per un campionato di promozione e questa la dice lunga sul livello umano e calcistico che possiede questa squadra; sono onorato di aver vinto il mio primo campionato con ognuno di loro e in un quartiere che non andava in eccellenza da 40 anni. Questo farà  sì che la gente si ricorderà di noi per la fantastica storia che abbiamo scritto !”

 

 

 

 


 

 

La prima domanda che le voglio fare è la seguente, la squadra Marianella dopo 40 anni riesce ad andare in eccellenza, come si sente ora che avete raggiunto questo importante traguardo?

 

Beh riportare una squadra in eccellenza dopo 40 anni sicuramente è un’emozione forte, tra l’altro per me è il primo campionato vinto, quindi è una bella vittoria che legherà entrambi per sempre.

 

La prossima stagione sa dove andrà a giocare, oppure pensa di rimanere al Marianella?

 

Per la prossima stagione non ci sto pensando ancora, non escludo niente, ma per ora mi riposo e mi godo questa grande vittoria.

 

Abbiamo avuto diversi anni fa una conversazione sul calcio, com’è l’Alessio di 4 anni fa rispetto ad oggi?

 

Sicuramente rispetto a 4 anni fa c’è un Alessio cresciuto tanto calcisticamente, ma soprattutto come uomo grazie anche al fatto che sono diventato papà e questa è stata una grande svolta della mia vita.

 





Per tre anni lei è rimasto nel club del suo quartiere: Il punto di svolta, che anni sono stati?

 

Con il Punto di Svolta sono stati 3 anni importanti dove mi sono affacciato per la prima volta nel campionato di promozione;   è stato un crescere continuo anno dopo anno, personalmente sono soddisfatto del cammino fatto in quel club,  anche se c’è il rammarico grande di non aver vinto la finalissima per andare in eccellenza.

 

Lei ha giocato in diverse squadre, a quale è rimasto più   legato?

 

Tra le squadre più legate c’è sicuramente la Turris perché è la squadra dove ho esordito per la prima volta a 16 anni in serie D.

 

Lei chiude la stagione con 10 goal, le chiedo in che modo si riesce a raggiungere un simile risultato, mi spiego, qual è il suo segreto?

 

Non c’è un segreto, bisogna allenarsi sempre al massimo e fare una vita sana, chiudo la stagione con 10 gol e 13 assist, un bottino importante per un esterno, anche se negli ultimi anni ho concluso con cifre più alte, ma poco mi interessa perché quest’anno volevo vincere e ci sono riuscito.

 

Su di lei si dice un gran bene, è molto apprezzato, ciò a cosa è dovuto?

 

Dove vado cerco di contraddistinguermi sempre fuori dal campo prima che dentro, perché ci tengo sempre a rimanere per gli altri “ un ottimo ricordo”,  come persona prima e come calciatore poi.

 





Grandi discussioni con i mister le ha avute oppure ha sempre accettato le decisioni con serenità?

 

Molto spesso ho accettato decisioni con serenità, alcune volte però può capitare di essere in disaccordo, diciamo, se così posso esprimermi, “e di aver messo un po’ il muso giù”, ma per il semplice fatto che un giocatore vorrebbe giocare sempre e non si immedesima nell’allenatore e nelle difficoltà che ha nel fare le scelte giuste partita per partita.

 

Generalmente che ruolo ha all’interno del gruppo, mi spiego ascolta i consigli dei compagni, discute serenamente con loro, oppure tende a imporre la sua volontà?

 

Nel gruppo cerco sempre di portare felicità perché mi piace passare quelle ore al campo spensierato senza pensare alla vita che ci aspetta una volta finita la partita; poi mi piace prendere consigli da ogni persona, specialmente quelle più grandi per accumulare esperienza e crescere ancora di più.

 

Una volta feci una domanda riguardate se nel calcio è possibile stabilire una vera amicizia, un giocatore mi disse di no, anche perché ognuno pensa a se stesso e far vedere quanto sia bravo, lei cosa pensa, voglio dire nel calcio esiste l’amicizia?

 

Io ti dico invece che nel calcio è possibile stabilire amicizie vere perché ne ho la prova, lo scorso anno ho conosciuto Carmine Falanga ed oggi ti posso dire che lo reputo un fratello fuori dal campo, ma oltre a lui ce ne sono anche altri: sia come calciatori che come dirigenti che reputo amici veri.

 





Un sogno che vorrebbe che si realizzasse nell’immediato? 

 

Beh come sogno ti dico che, nonostante l’età, per ogni calciatore è sempre quello di fare il professionismo e sarà sempre così fino a quando sarò in campo.

 

A chi vorrebbe dedicare questa intervista?

 

L’intervista la dedico alla mia famiglia che mi sta sempre vicino, specialmente a mia moglie e mio figlio che mi supportano sempre e fanno tanti sacrifici insieme a me, infine ci tengo anche a ringraziare te per avermi contattato e voluto fare queste due chiacchiere insieme.

 



E io ringrazio lei, è stato un vero piacere.

 




01  05     2026

 

(Tutti i diritti riservati) 

 

 

 

giovedì 9 aprile 2026

SEZIONE SPORT

 

 

 

 

Paolo Radi intervista

 

 


ARMANDO 

SIMERI

 


Armando Simeri è un giocatore di calcio nato il 27 di dicembre del 1996. Ecco dove ha militato negli ultimi anni: Sorrento serie D; due anni a Itri nel Lazio, campionato vinto e perso la finale di coppa Italia; tre anni con il Carotenuto campionato vinto e perso finale di Coppa Italia; un anno al Victoria Marra, perso finale play off, un anno all’Atletico San Gregorio, perso finale play off, un  anni  allo Stabia City.

 

Quest’anno gioca con la  ASD Di Roberto (club della città di Napoli).

 

 


La prima domanda che le voglio fare è la seguente: come sta andando questa stagione calcistica, soddisfatto oppure ritiene che il gruppo possa fare meglio?

 

Quest’anno potevamo fare qualcosa in più, siamo stati leggermente sfortunati con tanti infortunati. Anche se la società Di  Roberto è il primo anno che milita in  questa categoria.

 





Per quel che concerne la  prossima stagione c’è qualche novità oppure ancora tutto è avvolto dalle nebbia?

 

Pensiamo a quest’anno, poi quando finisce penseremo alle vacanze e poi  alla prossima stagione. 

 

Quando ha scoperto che il calcio sarebbe diventato la sua più grande passione?

 

L’ho  scoperta che ero piccolissimo,  avevo  già una passione forte, il mio pensiero era solo giocare con un pallone e mai con altri giochi.

 

I suoi genitori hanno cercato di assecondarla, oppure le hanno detto la classica frase: “...non sarebbe meglio che pensassi allo studio?”

 

I miei genitori mi hanno sempre detto di studiare e di praticare  lo sport che a me faceva più piacere.

 





Lei ha giocato in diverse squadre, a quale è rimasto più   legato? 

 

Il Carotenuto, dove ho vissuto 3 anni bellissimi. 


Lei gioca nel ruolo di? 

 

Il mio ruolo è attaccante esterno seconda punta. 

 

Si ricorda il suo goal più bello?

 

Con il Carotenuto,  si trattava di  una partita importante, a dire il vero era  una delle ultime partite per la vittoria del campionato, stavamo 0-0 fino al  70/80 esimo,  alla fine  feci l’1-0 su una bella azione.

 

Grandi discussioni con i mister le ha avute oppure ha sempre accettato le decisioni con serenità?

 

Ho sempre accettato le decisioni con serenità. 

 

Generalmente che ruolo ha all’interno del gruppo, mi spiego ascolta i consigli dei compagni, discute serenamente con loro, oppure tende a imporre la sua volontà?

 

Ascolto consigli dei compagni e mi fa piacere anche dare dei suggerimenti, fanno sempre bene entrambi. 

 

Un suo pregio e un suo difetto (calcisticamente parlando) 

 

Difetto: pignolo; pregio: buono. 

 




Se avesse la possibilità di tornare indietro, cambierebbe qualcosa, oppure è soddisfatto di dove è arrivato sino ad ora? 

 

Avrei fatto delle scelte diverse rispetto a  quelle che feci  da bambino.

 

Ho conosciuto lei tramite Maurizio De Falco, come vi siete conosciuti e in che cosa siete tecnicamente differenti?

 

Con Maurizio ci conosciamo da una vita, apparteniamo allo  stesso quartiere,  lui da poco è  andato via, però Maurizio è di famiglia come si vuol dire. In quanto alla tecnico ti devo dire che mentre lui è un centrocampista, io svolgo il ruolo di attaccante.

 

Un giocatore che lei ammira tantissimo? 

 

Messi troppo facile però quello che mi fa impazzire è Mertens.

 

Famiglia e amici quanto sono importanti per lei?

 

La famiglia e gli amici sono la base per me nella vita. 

 

Un sogno che vorrebbe che si realizzasse nell’immediato? 

 

È quello di vivere bene io e la mia famiglia. 

 




A chi vorrebbe dedicare questa intervista?

 

La dedico alla mia famiglia e gli amici che ho vissuto e che sto vivendo ad oggi nel mondo del calcio.

 

 

Grazie

 

 

09 04     2026

 

(Tutti i diritti riservati)