Archivio blog

martedì 2 dicembre 2025

SEZIONE SPORT

 

 

 

 

Paolo Radi intervista

 

 

 

 

ALESSANDRO

IEMME




 

 Alessandro Iemme, di Roma, è stato prima un giocatore   calcio ora è allenatore. Così ci si presenta:

 

Inizio con la scuola calcio a San Basilio, (Roma), poi vado via e inizio a fare i campionati -serie- élite con il Tor di Quinto e con il Monterotondo, per poi passare alle prime squadre: sono in promozione con annessa vittoria del campionato al Tor Lupara e decido di continuo in questo club per altre due stagioni in eccellenza. 

Successivamente passo all’Atletico Vescovio sempre in promozione e al Casal Barriera sempre in promozione. 

Decido di scendere in prima categoria con il Santa Lucia Calcio dove divento capitano della squadra, però il cuore mi riporta alla squadra del mio quartiere il San Basilio vincendo altri due campionati. 

 

Successivamente mi trasferisco e chiudo al Tormarancio, qui inizio anche la carriera da allenatore e sono due anni che milito al Tormarancio.

 


La prima domanda che le voglio fare è la seguente che cosa le ha dato il calcio e che cosa le sta dando?

 

Il calcio da sempre è vita per me, non riesco a stare lontano dal pallone, ancora oggi mi regala emozioni, indescrivibili e in più mi ha regalato rapporti umani e legami molto forti. 

 


Lei allena da due anni il Tormarancio, che caratteristiche ha questo club?

 

La caratteristica principale di questo club è l’amicizia, ragazzi che si conoscono da anni e che  hanno deciso di giocare insieme. 

 

 



So che andate molto d’accordo perché siete anche un gruppo di amici, è così?

 

Si, è così siamo un gruppo unito e coeso. 

 




Qual è il vostro principale obiettivo, per farla breve: dove volete arrivare?

 

L’obbiettivo stagionale è chiaro: siamo primi e vogliamo rimanerci fino alla fine,  sono 2/3 anni che  proviamo a raggiungere questo traguardo,  potrebbe essere l’ anno buono. 

 

Questa è la classica domanda che faccio sempre: quando ha scoperto che il calcio sarebbe diventato la sua più grande passione?

 

Diciamo che con il pallone ci sono nato fin da piccolo, giocavo solo con il pallone e non volevo altri giochi, per me esisteva solo il pallone,  quindi direi da sempre. 

 




I genitori preferiscono che il proprio figlio studi, anche per lei è stato così, oppure l’anno appoggiata nella scelta di intraprendere questo sport?

 

I miei genitori sono sempre stati focalizzati sullo studio, senza mai però impedirmi di fare quello che più amavo. 

 

Lei ha giocato in diverse squadre, a quale è rimasto più   legato? 

 

Ho giocato in molti piazze e sono rimasto legato a tutte le squadre, ho sempre avuto un bel rapporto con tutti i club  dove ho giocato, ma ad essere sincero la mia squadra del cuore è quella del mio quartiere dove ho vinto due campionati: il San  Basilio calcio. 





Lei giuocava nel ruolo di? 

 

Il mio ruolo era l’ attaccante.

 

 



Quand’era giocatore grandi discussioni con i mister le ha avute oppure ha sempre accettato le decisioni con serenità?

 

Diciamo che ora mi trovo da quest’altra parte e capisco molte situazioni, ho capito sin da subito che il ruolo del mister è difficile. Quando ero un giocatore ero uno un po’, come si dice  “fumantino” quindi non nascondo che qualche problemino con gli allenatori li ho avuti. 


 



Un suo pregio e un suo difetto (calcisticamente parlando)? 

 

Un mio pregio? Sicuramente il tiro in porta e il senso del gol. Un mio difetto? Che difendevo poco (ride).


 



Come mai la scelta di diventare allenatore?

 

La scelta di fare l’ allenatore è venuta perché questo ruolo mi è sempre piaciuto, inoltre  credo di aver il carisma giusto per esserlo. 


 



Secondo lei qual è la principale qualità che deve avere un allenatore?

 

La principale qualità di un allenatore è il saper entrare nella “testa dei calciatori” e riuscire a creare un gruppo unito e coeso.

 




Ho intervistato Simone Visca, che caratteristiche ha, calcisticamente parlando? 

 

Simone in campo è un leader. 


 



So che voi due siete molto amici, ma lei è anche il suo allenatore, questa situazione le crea qualche problema oppure no? (mi spiego l’allenatore decide come organizzare la partita e deve fare delle scelte, ecco il motivo della mia domanda)

 

Noi siamo molto amici fuori dal campo,  ma quando entriamo al centro sportivo ognuno ha il suo ruolo e va rispettato. 

 



 

Come fa a conciliare, famiglia, lavoro, con l’essere anche allenatore? 

 

Conciliare famiglia lavoro e sport non è facile,  però con l’ amore e dedizione cerco di non far mancare niente a nessuno. 


 



Un sogno che vorrebbe che si realizzasse nell’immediato? 

 

Un sogno nell’immediato è sicuramente vincere il campionato, un sogno più lontano è quello di allenare il San Basilio calcio.

 


A chi vorrebbe dedicare questa intervista?

 

Dedico questa intervista a mia moglie e ai miei due figli che mi supportano e che mi  seguono in ogni luogo.

 

 

Grazie 

 

03 12     2025

 

(Tutti i diritti riservati) 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

lunedì 1 dicembre 2025

SEZIONE SPORT

 

 

 

 

Paolo Radi intervista

 

 

 

DOMENICO

RONGA



 


     


Domenico Ronga è un giocatore campano, nato il 5 maggio del 1998 e così si presenta: “ 

 

Inizio la mia carriera calcistica in una scuola calcio vicino casa mia per poi andare alla Salernitana nel 2015 e fare gli allievi nazionali, successivamente firmo per la Frattese 1928 in serie D per rimanerci due anni 2016 e 2017.

 

Trascorso questo periodo vado a Napoli a fare la primavera, ci rimano sei mesi per poi tornare in serie D con la Frattese 1928, questo succede nel 2018.

 

Sono due anni sotto età e sette le presenze, con  la Frattese 1928, poi 8 firmo per l’Ercolano serie D (2019).

 

Però dopo cinque mesi mi mandano in prestito in eccellenza al Costa D’Amalfi, terminato il prestito l’anno dopo ritorno in eccellenza ad Amalfi (2020), per poi passare (si trattò di una piccola parentesi) a Nola, l’anno dopo a Nola ritorno in eccellenza con la Frattese 1928 (2021), per poi passare alla città di Avellino in eccellenza. 

 

Dopo sei mesi vado in promozione ad Agerola (2022), faccio di nuovo ritorno alla Frattese 1928 dopo la parentesi alla Frattese 1928 (2023) firmo con la Virtus Afragola dove vinco i play-off e salgo in eccellenza (2024).

 

 Ora sono al Marianella Calcio da due anni.

 

 





La prima domanda che le voglio fare è la seguente lei è da due anni al Marianella Calcio, e immagino che ci si trovi bene (ho anche intervistato qualche componente di questo club) come sta andando il campionato, si potrebbe fare di più oppure lei è contento delle sue prestazioni?

 

Sono contento di essere qui al Marianella perché  ho trovato una società seria, il presidente Salvatore D’Andrea e veramente una persona eccezionale, c’è anche un rapporto al di fuori del calcio che va oltre.

Riguardo all’andamento di quest’anno posso dirti che stiamo facendo grandi cose, siamo  davanti a tutte le altre squadre e non vogliamo sicuramente fermarci, siamo un gruppo forte e coeso e lottiamo tutti per lo stesso obbiettivo. 

 

Quali caratteristiche ha questa società? 

 

La società è una società ambiziosa, e lo abbiamo  già  dimostrato l’anno scorso, quest’anno è ancora più convinta e la dimostrazione è la  rosa che è stata formata per fare un campionato al vertice.

 

La classica domanda che faccio sempre: quando ha scoperto che il calcio sarebbe diventato la sua più grande passione?

 

Se ti devo dire la verità a me non piaceva il calcio, io da piccolo ho iniziato facendo il ciclista e ti devo dire ero anche molto bravo, poi per una perdita che abbiamo avuto in famiglia non ho più potuto continuare e all’età di 13 anni iniziato a giocare a calcio. Da quel momento è diventata una mia passione.


 



I suoi genitori hanno cercato di assecondarla, oppure le hanno detto la classica frase: “...non sarebbe meglio che pensassi allo studio?”

 

No, anzi devo ringraziare i miei genitori, soprattutto mia mamma che in uno dei periodi veramente brutti della mia carriera, la rottura del legamento, mi è stata vicina e mi ha dato la forza di continuare visto che io volevo smettere. le devo dire grazie perché mi ha sempre sostenuto e lo fa ancora oggi in ogni partita, e sempre allo stadio a fare il tifo per me.

 

Ad un certo punto della sua carriera lei va al Napoli per militare nella primavera, e ci rimane 6 mesi, che tipo di esperienza è stata?

 

Un’ esperienza che più che darmi qualcosa calcisticamente mi ha formato dal punto di vista della mia personalità, sono maturato molto, mi dispiace solo che sia durato solo così poco.

 

 


 

 

Lei ha giocato diverse volte con la Frattese 1928, immagino che ci si è trovato bene, che cos’ha di particolare questo club?

 

Questo è il club è dove sono cresciuto veramente, ho capito un poco come funzionava il calcio dilettantistico, ero piccolo perché sono arrivato alla frattese che avevo 17 anni.

 

Militare in un campionato di serie D e allenandoti con determinati calciatori sono maturato molto, ma soprattutto sono cresciuto sia caratterialmente che mentalmente, e poi ho dato prova delle mie qualità, giocando e soprattutto allenandomi con calciatori come Fabio Longo, Domenico Maggio.

 

Ho appreso molto,  ma soprattutto ho  imparato molto, perché mi davano consigli su cosa fare,  su alcuni movimenti e su come sarei potuto diventare un attaccante forte e completo,  li ringrazio perché mi hanno aiutato molto nella mia crescita. 


 



Ho intervistato Raffaele Bianco, lei lo conosce molto bene che cosa saprebbe dirmi delle sue doti di calciatore?

 

Raffi è un attaccante e anche un esterno molto duttile un ragazzo che in campo dà sempre tutto è non si risparmia mai. Abbiamo giocato insieme alla Virtus Afragola vincendo i play off anche grazie a lui perché ha  segnato in semifinale playoff contro la Caivanese il goal vittoria che poi ci a portato a disputare la finale.

 

Gli voglio molto bene mi dispiace per la squalifica che ha ricevuto deve darsi forza e non mollare.

 

Oltre al calcio quali altri sport segue con grande interesse? 

 

Ultimamente mi sto appassionando al tennis, mi piace soprattutto perché c’è un nostro italiano che sta facendo cose grandiose.

 

Lei gioca nel ruolo di? 

 

Io sono un attaccante centrale che si sta adattando esterno di attacco, ma il mio ruolo principale è la prima punta.

 

Si ricorda il suo goal più bello?

 

Ne ricordo  un paio,  ma quello forse il più riuscito è stato quello contro la Sessana due anni fa,  con uno stop al volo e una rovesciata incredibile, il goal  ci diede la vittoria contro una squadra che poi vinse il campionato alla fine della stagione.

 




Grandi discussioni con i mister le ha avute oppure ha sempre accettato le decisioni con serenità?

 

Non ho mai veramente litigato con un mio allenatore, sicuramente qualche discussione qualche diverbio c’è stato,  ma sempre a livello di crescita ho sempre avuto buoni rapporti con chi mi ha allenato nella mia piccola carriera.

 

Generalmente che ruolo ha all’interno del gruppo, mi spiego ascolta i consigli dei compagni, discute serenamente con loro, oppure tende a imporre la sua volontà?

 

No,  assolutamente, ascolto e apprendo soprattutto perché solo il classico ragazzo che non parla tanto, bensì si mette a disposizione del gruppo in qualsiasi cosa.


 



Un suo pregio e un suo difetto (calcisticamente parlando)

 

Un pregio forse è quello essere calmo in alcune circostanze, dove magari la mente vorrebbe agire in un determinato modo,  io sono bravo a stare lì tranquillo senza fare cavolate, un difetto è quello mentale forse sono uno che mentalmente è molto fissato su determinati obiettivi da raggiungere; devo superare questa situazione,  ci sto già lavorando.

 

Come tutti avrà avuto proposte di giocare fuori regione, lei com’è che  ha preferito rimanere nella sua regione?

 

Ti dico la verità ho valutato le proposte,  anzi forse ero anche vicino all’ andare fuori dalla Campania, anche se  perché progetti seri e ambiziosi che mi sono stati proposti successivamente era veramente difficile trovarli, poi ho avuto la fortuna di arrivare  al Marianella e ho deciso di restare in Campania.


 



Questa domanda la faccio spesso, lei domani riceve un bella proposta per andare a giocare per qualche anno fuori dall’Italia se la sentirebbe di lasciare ogni cosa per intraprendere questa nuova avventura?

 

Onestamente parlando ti direi di sì, sono uno che accetta molto le sfide e si mette sempre in gioco, quindi se mai dovesse arrivare un offerta fuori dall’Italia, che mi permetterebbe di stare bene, accetterei molto volentieri.

 

Famiglia e amici quanto sono importanti per lei? 

 

La famiglia per me è importantissima essa è alla base di tutto, è fondamentale essere compatti, aiutarsi nei momenti brutti può essere veramente importante per una persona questo per non abbattersi.

Gli amici contano, ma al giorno d’oggi non è facile trovare persone che ti vogliono bene, senza un secondo fine o per scopi che non siano futili,  però non tutti sono così ci sono anche persone e amici leali e veri.

 

Un sogno che vorrebbe che si realizzasse nell’immediato? 

 

Questo l’ho tengo per me magari poi a fine anno ci risentiamo e te lo dirò.

 




A chi vorrebbe dedicare questa intervista?

 

A mia mamma, a mio papà che spero presto di poter riabbracciare, ai mei 3 nipotini Vittorio, Raffaele, e Maria Celeste, loro  sono tutta la mia vita, infine a mio nonno che non c’è più e che è stato un punto importante della mia vita,  so che è sempre con me e che mi guarda ogni giorno.

 

Grazie 

 

01  12    2025

 

(Tutti i diritti riservati) 

 

 

 

 

 

giovedì 27 novembre 2025

SEZIONE SPORT

 

 

 

 

Paolo Radi intervista

 

 

 

 

SIMONE

VISCA

 


   

Simone Visca e nato a Roma il 23/11/94, sin da ragazzo ha militato nella S.S. Lazio  (dai pulcini agli allievi),  poi dopo 11 anni di stop ha ricominciato dalla 2° categoria con un gruppo di amici e quest’ anno siamo primi in classica cercando di conquistare la 1 categoria con la Virtus  Tormarmarancio.







La prima domanda che le voglio fare è la seguente la stagione calcistica sta andando bene, secondo lei di chi sono i meriti?

 

Sì, devo dire che siamo partiti con la giusta mentalità e con un obiettivo da raggiungere partita dopo partita. I meriti sono in primis della società e a scendere dei nostri mister con l’aiuto del prof. Luca per arrivare alla squadra che nasce come un gruppo di amici e negli anni è diventata una “banda” dentro e fuori al campo.


 



La classica domanda che faccio sempre: quando ha scoperto

che il calcio sarebbe diventato la sua più grande passione?

 

Probabilmente già prima di nascere, anche perché vengo da una famiglia che frequenta anche adesso lo stadio ( sia da parte di mio padre, che da parte di mia mamma),  sin  dalle prime foto che ho di quando ero in culla una sciarpa o un pallone sono sempre stati presenti. 




 

I suoi genitori hanno cercato di assecondarla, oppure le hanno detto la classica frase: “...non sarebbe meglio che pensassi allo studio?” (Lei però ha la maturità scientifica, li ha comunque accontentati)

 

Mi ritengo una persona estremamente fortunata ad avere una famiglia che mi ha sempre supportato in tutto e per tutto, ad oggi ti dico che quando siamo ragazzi non ci accorgiamo dei sacrifici e dell’amore che mettono i genitori per vederti con un sorriso in faccia.

 

 Ho avuto la fortuna di avere dei genitori che mi sono sempre stati vicino prendendo molte volte freddo, pioggia, grandine, neve e caldo pur di vedermi giocare in giro per l’Italia; so che non potrò mai sdebitarmi per il tempo e la costanza che mi hanno dedicato, anche se non ce n è bisogno.

 

Per quanto riguarda lo studio diciamo che non è mai stato il mio punto forte però un diploma l’ abbiamo portato a casa.

 





Come mai ha iniziato la sua carriera nella S.S. Lazio, e che tipo di esperienza è stata?

 

Sicuramente una scelta dettata dalla fede che mi ha dato la possibilità di crescere molto in una società che a livello di settore giovanile, in quel periodo, era una delle migliori in Italia.

 




Ad un certo punto lei decide di star fermo per 11 anni, ma non le mancava il rettangolo verde?

 

Sì, sono stato fermo 11 anni perché avevo visto la grande occasione sfumare, così ho preferito principalmente dedicarmi a costruire un qualcosa di più reale concentrandomi sul lavoro, ma anche fare delle esperienze di vita anche all’estero;  ad oggi ti dico che probabilmente avrei potuto insistere per poter fare qualche categoria importante, ma il percorso anche di vita sarebbe stato completamente diverso e non ho rimorsi in merito.






Lei gioca nel ruolo di? 

 

Nasco come difensore centrale, ma non mi dispiace giocare a centrocampo, infatti quest’anno lo sono e questo ruolo mi regala  molte soddisfazioni. 

 

Grandi discussioni con i mister le ha avute oppure ha sempre accettato le decisioni con serenità?

 

Ho sempre avuto ottimi rapporti con tutti i mister, ovvio che comunque più è forte il rapporto più è facile discutere. Più che discussioni però sono scambi di idee, a volte dette con una certa irruenza, ma che finiscono di lì a breve.

 

Generalmente che ruolo ha all’interno del gruppo, cerca di far prevalere il suo punto di vista, oppure ascolta le idee degli altri?

 

Mi ritengo, anche a detta dei miei compagni, un giocatore carismatico, ho un ruolo importante nella squadra, il che ha i suoi pregi ma anche i suoi difetti, mi piace essere un punto di riferimento per i ragazzi più giovani ed avere anche un gran rapporto con gli altri “senatori” della squadra.


 




Un suo pregio e un suo difetto (calcisticamente parlando) 

 

Un pregio? Potrebbe essere la voglia di non mollare mai, di combattere su ogni pallone e di fare ciò che è più importante, ovviamente sempre per la squadra prendendomi più responsabilità possibili.

 

Un difetto? Posso dirti   che sono una persona molto esigente in campo e molte volte magari mi trovo ad usare anche toni eccessivi nei confronti dei miei compagni, questo accade se vedo che non danno il 100%.

 




Se avesse la possibilità di tornare indietro, cambierebbe qualcosa, questa domanda gliel’ho fatta perché abbia saputo che forse ci sarebbe stata un’occasione che poi lei ha perso,  è così?

 

Negli anni ci sono state offerte da squadre fuori Roma, ma come ti dicevo, una volta vidi passare il grande treno, però  ho preferito sempre il lavoro e la stabilità per un futuro a venire, invece di inseguire un sogno. Purtroppo bisogna fare delle scelte e nessuno può sapere al contrario come sarebbe andata.

 




Un giocatore che lei ammira tantissimo? 

 

Alessandro Nesta, è il mio idolo da quando sono bambino, giocatore elegante fortissimo e uno dei migliori difensori della storia. 

 

Una domanda che non sempre faccio: lei domani riceve una telefonata da un club estero, che fa accetta la proposta oppure a malincuore rifiuta?

 

Probabilmente il folle che è in me accetterebbe subito, però poi subentrerebbe il lato razionale e a 31 anni rifiuterei a malincuore. 


 



Secondo lei perché la Nazionale da diversi anni non ottiene dei grandi successi di un tempo?

 

Il problema della nazionale parte dalle basi, i settori giovanili italiani non hanno più ragazzi validi e attaccati anche ai valori di un tempo che hanno reso il calcio italiano famoso e invidiato nel mondo. 

 

Un sogno che vorrebbe che si realizzasse nell’immediato? 

 

Calcisticamente spero di portare la mia società il più in alto possibile. Nella vita spero di potermi realizzare in tutto ciò che faccio.


 



A chi vorrebbe dedicare questa intervista?

 

Dedico questa intervista ai miei compagni di squadra,  se oggi sono qui a parlare con te è anche grazie a loro che mi mettono in condizione di dare il meglio, al prof. Luca che mi ha rimesso in forma dopo tanto tempo, ai mister Mario e Alessandro che fanno un lavoro enorme, alla presidenza e che fa di tutto per non farci mancare nulla,  GIGI una figura fondamentale nella nostra squadra.

 

Infine e ci tengo a precisarlo, vorrei dedicare inoltre l’intervista a mio fratello Marco che non è più con noi, ma che veglia ogni giorno su di me da lassù. 

 

 

 

Grazie 

 

28  11     2025

 

(Tutti i diritti riservati)