Archivio blog

venerdì 9 gennaio 2026

SEZIONE SPORT

 

 

 

 

Paolo Radi intervista

 

 


FRANCESCO

MONTI


 


     


Francesco Monti è un giocatore   di calcio di Marano (Napoli)   e così si presenta: “ 

 

Ho iniziato a frequentare la Scuola Calcio Recca dove ho giocato dai 5 ai 10 anni circa, poi sono andato all InterNapoli dove ho giocato dagli 11 ai 13 anni, poi al Marano Calcio dove ho giocato dai 13 ai 15 poi sono stato alla Canterà Portici per solo un anno e feci il ritiro con le giovanili della Paganese e li mi feci male mi fratturai la rotula e lesionai il legamento crociato. 

 

Scelsi di non operarmi e quindi sono stato 6 mesi fuori, poi andai alla Neapolis li feci 1 anno strepitoso giocavo con le giovanili, con la primavera e con la prima squadra, feci 7 presenze in eccellenza sia da titolare che da subentrato. 

 

Poi smisi per 2 anni e successivamente sono stato chiamato dalla Sangiovannese per tornare a giocare grazie al direttore Correale che mi conosceva da piccolo

Li poi ho fatto molto bene l’anno scorso e poi sono andato al San Giorgio e alla Neapolis di nuovo.   Quest' anno gioco al Casalnuovo.

 

 


La prima domanda che le voglio fare è la seguente come sta andando questa stagione calcistica?

 

Sta andando bene, siamo in zona playoff con una squadra che aveva come obiettivo la salvezza a inizio campionato, quindi sono e siamo soddisfatti.

 

Quando ha scoperto che il calcio sarebbe diventato la sua più grande passione?

 

Non so dirlo con certezza, ma penso di averlo sempre saputo da quando ho toccato un pallone per la prima volta.


I suoi genitori hanno cercato di assecondarla, oppure le hanno detto la classica frase: “...non sarebbe meglio che pensassi allo studio?”

 

Diciamo che non hanno mai avuto questo problema perché io ho sempre portato di pari passo entrambe le cose, come penso sia giusto che sia.

 

In che ruolo gioca?


Attaccante centrale. 

 

Lei ha giocato in diverse squadre, a quale è rimasto più   legato? 

 

Non ho una squadra a cui sono rimasto più legato, mi lego ai momenti e devo essere sincero ci sono stati bei momenti con tutte le società con la quale io abbia giocato.

 




Oltre al calcio quali altri sport segue con grande interesse?

 

Tennis e basket mi piacciono molto soprattutto il tennis.


Lei ci ha riferito che per due anni non ha più giocato, come mai se posso chiederglielo?


Non ho giocato perché a seguito di un infortunio al ginocchio ero tornato dopo 6 mesi in campo, avevo quella paura che mi fece passare la voglia, quindi smisi.

 

Grandi discussioni con i mister le ha avute oppure ha sempre accettato le decisioni con serenità?

 

Sempre accettato le scelte del mister mai avuto discussioni sia che fossi d'accordo o no, ho sempre fatto quello che mi veniva chiesto senza problemi.

 

Generalmente che ruolo ha all’interno del gruppo, mi spiego ascolta i consigli dei compagni, discute serenamente con loro, oppure tende a imporre la sua volontà?

 

Tendo ad ascoltare molto i miei compagni soprattutto quelli con più esperienza di me e devo dire che questo mi ha aiutato molto in questi anni.

 

Un suo pregio e un suo difetto (calcisticamente parlando) 

 

Un mio pregio secondo me è che mi metto sempre al servizio della squadra non sono un giocatore egoista per niente, un mio difetto invece potrebbe essere che quando faccio un errore sono troppo duro con me stesso e continuo a pensarci tutta la partita.

 

Ha sempre giocato in Campania, oppure ha anche avuto delle opportunità per andare da fuori regione?

 

No, ho sempre giocato in Campania.

 

Un giocatore che lei ammira tantissimo? 

 

Il mio idolo è Messi, guardarlo giocare mi dà emozioni uniche.

 

Lei domani riceve una chiamata per andare a giocare fuori dall’Italia, se la sentirebbe di lasciare famiglia, amici per intraprendere questa nuova avventura?

 

Non lo so... dipende da troppe cose, posso solo dire che in questo momento sto bene così.

 




Napoli è una città che offre tante opportunità per praticare svariati sport, come mai la maggior parte giocano solo al calcio?

 

Penso per cultura, il calcio è il primo sport d italia e qui viene vissuta in maniera particolare ma non la vedo come una cosa negativa, il calcio insegna disciplina, gioco di squadra e sacrificio, quindi è un ottimo sport da praticare secondo me.

 

Famiglia e amici quanto sono importanti per lei? 

 

Famiglia e amici sono tutto per me.

 

Un sogno che vorrebbe che si realizzasse nell’immediato? 

 

Stare bene, costruirmi un buon futuro dove poter essere tranquillo e felice.

 

A chi vorrebbe dedicare questa intervista?

 

La dedico a tutte le persone che mi sono sempre state vicino nel bene e nel male. Grazie mille.

 

 

Grazie 


 10 01    2026

 

(Tutti i diritti riservati) 

 

 

 

 

 

 

 

giovedì 8 gennaio 2026

SEZIONE SPORT

 

 

 

 

Paolo Radi intervista

 

 

 

RAFFAELE

MIGNOGNA

 

Seconda intervista

 






 

Raffaele Mignogna è un giocatore di calcio – ruolo difensore - nato a Napoli il 4 gennaio del 1997 ed abita a Ponticelli. Ha iniziato a giocare in una scuola calco vicino a casa. 

 

L’anno scorso ha militato nel club “Il Punto di svolta" in Promozione hanno sfiorato i play off, erano  quarti in classifica,  non si sono fatti per il distacco di punti dalla seconda.

 

Ora gioca al Mondragone, 2° in classifica, una squadra, come ci dice lui stesso “che è stata formata per cercare di vincere il campionato “.

 

 

 

 

Questa è la seconda intervista che facciamo, come prima domanda le voglio fare questa: la stagione calcistica sta andando molto bene, siete secondi in classifica, in che modo siete riusciti ad arrivare a questo bel risultato?

 

Sì,   questa è la seconda volta che ho il piacere di fare 2 chiacchiere con lei e ne sono molto felice perché parlare con persone serie, socievoli e per bene come lei non è da tutti.

 

Ritornando al calcio è vero stiamo disputano un bellissimo campionato ed anche in coppa stiamo facendo un grande cammino, continueremo a dare sempre il massimo fino alla fine del campionato (e coppa) per cercare di raggiungere il prima possibile gli obbiettivi prefissati dalla nostra società e   fare contenti anche i nostri tifosi.

 

 




 

Come si trova al Mondragone in questo momento, mi riferisco ai compagni, all’allenatore, al dirigente e al Presidente senza dimenticare tutto lo staff.

 

Aa Mondragone mi trovo benissimo. La società è formata da bravissime persone non ci fanno mancare nulla

 

Ormai nello spogliatoio insieme ai miei magnifici amici si è creato un bellissimo gruppo, abbiamo anche la fortuna di avere come allenatore un’altra bravissima persona (Antonio De Stefano), competente e spende quasi tutto il suo tempo (insieme al suo staff) per cercare di trasmetterci le sue idee calcistiche per far si che in campo diventi tutto un pò più semplice. 

Il presidente (Alfredo Campoli) è il nostro primo tifoso, quindi cerca sempre di farci stare bene e noi cerchiamo di rimediare in campo.

 








Lei ha giocato 5 anni nel quartiere dov’è nato Ponticelli, sappiamo che è anche sceso pure di categoria, non sono in tanti a farlo.

 Per loro sei come un figlio di Ponticelli,   penso che  ciò faccia molto piacere essere amati e stimati, come mai questo amore, con la A maiuscola per Ponticelli, tanto da farla scendere di categoria?

 

Paolo, ho giocato per cinque anni a Ponticelli e ne sono molto fiero, perché quando scendi in campo per i colori della tua citta (o quartiere) riesci sempre a dare quel qualcosa in più che parte dal profondo del tuo cuore.

È vero sono sceso di due categorie per ritornare a giocare nel Ponticelli.

Ma lo rifarei altre 1000 volte perché in queste categorie (almeno per me) non conta tanto l’importanza del campionato che disputi,  ma la voglia di star bene nella squadra che decidi di andare, e per giocare nella squadra del mio quartiere avrei fatto questo e molto di più. Spero un giorno di rivederli nelle categorie più alte e la storia del club lo meriterebbe.

 






Quando ha scoperto che il calcio sarebbe diventato la sua più grande passione?

 

Da piccolissimo, il calcio per me è sempre stato molto più di un semplice sport.

Ti fa conoscere tantissime persone che nel tempo possono diventare molto più di semplici conoscenti, possono accompagnarti per il resto della tua vita anche oltre il calcio.

 

Ha mai avuto degli screzi con gli allenatori, oppure accettava e accetta a malincuore la decisione del mister?

 

Fortunatamente con gli allenatori ho sempre instaurato  dei buoni rapporti.

io sono del pensiero che se vivi lo spogliatoio per il bene di tutti, e mai solo per te stesso, ti troverai sempre bene con i tuoi compagni.

 

Il mister come te cerca di dare il 100% facendo delle scelte spesso anche complicate, ma sempre per il bene della squadra perché alla fine chi paga per primo, nei momenti complicati che arrivano durante un’annata, è lui!

 






All’interno dello spogliatoio vista la sua esperienza che ruolo ha, ascolta gli altri oppure cerca in qualche modo di imporre la sua volontà?

 

E’ vero sono ormai 10 anni che vivo lo spogliatoio e posso garantirti che nel calcio come nella vita non si smette mai di imparare, cerco di apprendere qualcosa dai più grandi e nello stesso momento come dici tu avendo un pò di esperienza aiuto i ragazzi con qualche consiglio, come hanno sempre fatto con me quando avevo la loro età.

 

Il suo più grade pregio, e il suo più grande difetto (a livello calcistico è ovvio)?

 

Di difetti credo di averne tanti, ma nello stesso tempo credo di avere anche qualche piccolo pregio, per provare a difendere la mia porta cerco tanto il contatto fisico, mi piace farmi sentire dall’ attaccante.

 




A chi vorrebbe dedicare quest’intervista?

 

Voglio dedicare questa intervista a te che dedichi parte del tuo tempo agli altri senza nessun interesse.

Sei una persona eccezionale.       





C’è qualcuno a cui vorrebbe dire grazie per la sua carriera da calciatore?

 

Carriera da Calciatore forse è un pò troppo, io alla fine faccio quello che fai tu.

Vivo lo sport più bello del mondo con passione ed alcune volte ci togliamo qualche piccola soddisfazione personale,  soprattutto di gruppo insieme ai miei amici.

 

 

08 gennaio   2026

 

(Tutti i diritti riservati) 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

martedì 6 gennaio 2026

SEZIONE SPORT

 

 


Paolo Radi intervista

 

 


MARCO

MOLA

 



Marco Mola è   nato il 2 di ottobre 1999, un giocatore campano (ruolo portiere) di Napoli, e questa è la sua carriera: 

 

2016-2017 Portici; 2017-2018 Afragolese; 2018-2021 Giugliano; 2021-2022 Pomigliano/ Frattese, 2022-2023 Atletico Calcio; 2023-2024 Quarto Afrograd; 2024-2025 Afragolese. Dal primo di luglio del 2025 risulta svincolato.

 

 

La scorsa stagione com’è terminata? 

 

La scorsa stagione si è conclusa con la vittoria del campionato, un traguardo importante per tutto il gruppo. A livello personale è stato un anno che mi ha permesso di crescere molto, soprattutto dal punto di vista mentale. Credo che ogni esperienza contribuisca alla formazione di un giocatore.

 

Quando ha scoperto che il calcio sarebbe diventato la sua più grande passione?

 

Il calcio ha sempre fatto parte della mia vita. Fin da bambino ho capito che non si trattava solo di un gioco, ma di una passione vera, qualcosa che mi avrebbe accompagnato nel tempo.

 

I suoi genitori come hanno vissuto questa sua scelta?

 

I miei genitori mi hanno sempre sostenuto. Hanno dato molta importanza allo studio e questo mi ha aiutato a crescere con valori solidi, senza mai rinunciare allo sport.






 

Perché ha scelto il ruolo del portiere?

 

È un ruolo che mi ha sempre affascinato. Con il tempo ho capito che rispecchia molto il mio carattere: grande senso di responsabilità, concentrazione e capacità di reagire anche dopo un errore.

 

Il portiere è davvero il ruolo più difficile perché si è soli?

 

Sì è così, è un ruolo particolare. Spesso si è soli nei momenti decisivi, ma proprio questo ti fa crescere e ti rende più forte mentalmente.

 

In cosa differisce l’allenamento del portiere rispetto a quello di un giocatore di movimento?

 

L’allenamento del portiere è molto più specifico: si lavora tanto sulla tecnica, sui riflessi, sull’esplosività, ma soprattutto sull’aspetto mentale.

 

A quale squadra è rimasto più legato? Oltre al calcio quali altri sport segue?

 

Sono particolarmente legato al Giugliano, per le emozioni vissute nell’anno della vittoria del campionato di Eccellenza e nella stagione successiva in Serie D. Sono esperienze che restano dentro e che hanno segnato il mio percorso.

 

Se dovesse scegliere, qual è la parata più bella che ha realizzato?

 

Ci sono tante parate a cui sono legato, ma un ricordo che porterò sempre con me è la partita in trasferta a Messina con il Giugliano, dove riuscii a parare due rigori nella stessa gara. Un’emozione davvero speciale.

 

Grandi discussioni con i mister le ha avute oppure ha sempre accettato le decisioni con serenità?

 

Nel calcio il confronto è normale. Ho sempre cercato di accettare le decisioni con rispetto, anche quando non erano facili, perché fanno parte del percorso di crescita.

 

Che ruolo ha all’interno del gruppo?

 

Cerco di essere una presenza equilibrata, ascolto molto e mi confronto serenamente con i compagni. Credo che il rispetto reciproco sia fondamentale in uno spogliatoio.

 

Un suo pregio e un suo difetto (calcisticamente parlando)

 

Tra i miei pregi direi la concentrazione e l’affidabilità. Un difetto potrebbe essere l’essere troppo autocritico.

 

Com’è riuscito a conciliare studio e sport?

 

Con tanta organizzazione e sacrificio. Non è stato semplice, ma credo fortemente nell’importanza dello studio, che mi ha dato e continua a darmi molte opportunità.

 






Ha avuto delle offerte per giocare fuori regione? E se sì, come mai ha preferito giocare in Campania?

 

Sì, ci sono state delle offerte fuori regione, ma ho scelto di restare in Campania per continuare il mio percorso con l’insegnamento a scuola, si tratta di un aspetto molto importante della mia vita.

 

Per lei cosa rappresenta Napoli?

 

Napoli rappresenta passione, appartenenza e amore viscerale per il calcio. Qui il calcio non è solo sport, ma identità.

 

Un sogno che vorrebbe realizzare nell’immediato?

 

Continuare a crescere, sia come uomo che come professionista, e farmi trovare pronto per le opportunità future.

 

A chi dedica questa intervista?

 

La dedico alla mia famiglia e a tutte le persone che mi sono sempre state vicine nel mio percorso.

 

 

Grazie 

 

07  01    2026 

 

(Tutti i diritti riservati) 

 

 

lunedì 29 dicembre 2025

SEZIONE SPORT

 

 

 

 

Paolo Radi intervista

 

 

 

 

ANTONIO

RANIERI

 





Antonio Ranieri è un giocatore di calcio calabrese e così ci si presenta.

 

 

Mi chiamo Antonio Ranieri, sono nato il 29 maggio 2003 a Catanzaro.

Sono un calciatore che può ricoprire tutti i ruoli dal centrocampo in su, in particolare come esterno mancino, ma all’occorrenza anche in posizione più centrale.

 

Negli ultimi due anni il mio percorso è stato questo:

ho fatto parte del Crotone, esperienza che mi ha permesso di confrontarmi con un contesto professionistico e di crescere molto dal punto di vista mentale e calcistico.

 

Successivamente sono ripartito dall’Isola Capo Rizzuto, scegliendo l’Eccellenza per rimettermi in gioco, ritrovare continuità e dimostrare il mio valore sul campo.

 

 


 

Questa è la seconda intervista che facciamo dopo alcuni anni: ci può dire dove ha militato nel corso della sua carriera?

 

Il mio percorso è iniziato al Crotone, dove ho firmato un contratto da professionista della durata di quattro anni. È stata una tappa fondamentale della mia carriera, che mi ha permesso di confrontarmi con un ambiente professionistico e di crescere molto, sia dal punto di vista calcistico sia umano. Successivamente il mio cammino è proseguito in Serie D e in Eccellenza; quest’ultima rappresenta la mia prima esperienza in questa categoria, che sto affrontando con grande serietà e motivazione.


È soddisfatto di questi ultimi due anni calcistici oppure c’è qualcosa che non è andato come si aspettava?



Sono stati due anni intensi, durante i quali il mio percorso ha preso una direzione diversa da quella che avevo immaginato inizialmente. Allo stesso tempo, però, sento di essere molto maturato: oggi comprendo situazioni e dinamiche che prima non riuscivo a leggere con la stessa lucidità. Ho acquisito una consapevolezza maggiore, sia come calciatore sia come uomo, e sono concentrato sul lavoro quotidiano per ritornare dove, secondo me, merito di stare. Credo che ripartire dal basso e riuscire a risalire dia una forza diversa e renda il raggiungimento degli obiettivi ancora più soddisfacente.






Abbiamo saputo che alcune squadre l’hanno contattata: c’è qualcosa che può dirci oppure preferisce non sbilanciarsi?


Ci sono stati alcuni contatti e questo fa sicuramente piacere, perché significa che il lavoro svolto viene notato. Preferisco però restare concentrato sul presente e parlare solo quando ci sarà qualcosa di ufficiale.


Quando ha capito che il calcio sarebbe diventato la sua più grande passione?


Fin da bambino. Con il tempo ho capito che il calcio non era soltanto una passione, ma rappresentava una vera e propria identità: è il modo in cui mi esprimo, mi riconosco e affronto la vita.


I suoi genitori l’hanno sempre sostenuta oppure le hanno suggerito di puntare maggiormente sullo studio

La mia famiglia mi ha sempre sostenuto, lasciandomi libero di seguire la mia strada, ma trasmettendomi allo stesso tempo l’importanza dell’impegno, del sacrificio e della responsabilità.


Ha giocato in diverse squadre: a quale è rimasto più legato?


Ogni squadra mi ha lasciato qualcosa, sono particolarmente legato alle esperienze che mi hanno fatto crescere maggiormente, soprattutto nei momenti più complessi, spesso sono anche quelli più formativi.


Lei ha giocato anche fuori regione: che tipo di esperienza è stata?


È stata un’esperienza molto importante, che mi ha responsabilizzato e mi ha aiutato a maturare, sia dal punto di vista calcistico sia personale.


Si ricorda il gol più bello della sua carriera?


Sì, il gol contro la Virtus Entella con la Primavera del Crotone, a Chiavari, realizzato da oltre il centrocampo. È un episodio che ricordo con particolare piacere e che porto con me, anche se nel corso degli anni ho segnato altri gol importanti.


Ha mai avuto grandi discussioni con gli allenatori o ha sempre accettato le decisioni con serenità?


Nel calcio il confronto è inevitabile. Ho sempre cercato di accettare le decisioni con rispetto, anche quando non erano semplici o non coincidevano pienamente con le mie aspettative.


Che ruolo ha generalmente all’interno del gruppo squadra?


Cerco di essere una presenza equilibrata all’interno del gruppo, ascoltando molto e dando il mio contributo, soprattutto attraverso il lavoro quotidiano e l’atteggiamento.


Un suo pregio e un suo difetto dal punto di vista calcistico?


Il mio pregio è la qualità tecnica unita alla visione di gioco. Il mio difetto è che a volte sono troppo esigente con me stesso.








Accetterebbe una proposta per giocare all’estero, vista la sua giovane età?


Sì, valuterei con attenzione un progetto serio anche fuori dall’Italia, perché credo possa rappresentare un’importante opportunità di crescita.


Come vede il calcio italiano, in particolare la Nazionale?


Ritengo che il talento non manchi, ma in Italia spesso si punta poco sui giovani e non sempre viene valorizzata la meritocrazia. Questo, nel tempo, si riflette anche sui risultati della Nazionale.


C’è un giocatore che ammira particolarmente?


Ammiro i giocatori completi, capaci di unire qualità tecniche, intelligenza tattica e personalità.


Qual è, secondo lei, la miglior squadra del campionato italiano?


Attualmente l’Inter, per continuità, organizzazione e solidità.


Quanto sono importanti per lei la famiglia e gli amici?


Sono molto importanti. Ho pochi amici, ma sinceri. Nei momenti difficili ognuno deve trovare la forza dentro di sé, ma sapere di avere persone vicine resta fondamentale.


Un sogno che vorrebbe vedere realizzato nell’immediato?


Tornare al più presto tra i professionisti e continuare a costruire il mio percorso con continuità.


A chi vorrebbe dedicare questa intervista?


Alla mia famiglia e a tutte le persone che mi sono state vicine lungo il mio percorso, soprattutto nei momenti più complessi.

 

 

Grazie 

 

30 12      2025

 

(Tutti i diritti riservati