SEZIONE SPORT
Paolo Radi intervista
ALIJA
HRUSTIC
Alija Hrustic è un giocatore di Roma e così si presenta: “
Inizio a giocare a 10 anni nella squadra del mio quartiere Primavalle l’ A.S.D Tanas. Passo poi alla Romulea e alla Vigor Perconti, due società importanti qui a Roma nel settore giovanile.
A 18/19 anni inizio la mia avventura in prima squadra con il San Cesareo, in eccellenza, vinciamo il campionato e da neo promossi rischiamo di vincere il campionato di serie D, perso poi nei play-off.
Dopo tre anni e mezzo al San Cesareo la società preferisce rescindere il contratto e finisco l’anno con l’Artena.
Continuo in eccellenza con tante squadra: Palombara (tre anni e qualche mese); Boreale; Valle del Tevere – play-off per la serie D; Villalba; Lupa Frascati (2 anni) – vittoria del campionato per accedere alla serie D, Civitavecchia – il club per un punto non riesce ad arrivare ai play-off; Aranova.
Da due anni milito nell’Olimpus Roma, è una società dove si respira un clima sereno, ma anche con progetti ambiziosi, quest’ anno la squadra non sta ottenendo i risultati sperati.”
La prima domanda che le voglio fare è la seguente lei ci ha riferito che quest’anno la stagione non sta andando secondo gli obiettivi che vi eravate prefissati. Come mai?
Purtroppo non stiamo facendo il campionato sperato, da subito abbiamo avuto una serie infinita di infortuni che hanno ridotto l’organico, ci alleniamo con i ragazzi dell’U18 e li ringraziamo per il doppio allenamento che fanno. Detto questo, sicuramente serve un po’ di autocritica, se stiamo in questa situazione è anche per colpa nostra, sicuramente manca un “qualcosa” che ad oggi non abbiamo ancora tirato fuori. Spero che ci riusciremo in questa parte finale di campionato.
Sono due anni che lei gioca in questo club, quali sono i motivi che hanno fatto in modo che lei firmasse per un altro anno?
Sono rimasto con l’Olimpus Roma per due semplici motivi, per le persone che ne fanno parte e per la voglia che hanno di crescere, c’è veramente tanta competenza e ambizione e allo stesso tempo serenità.
La domanda che faccio sempre: quando ha scoperto che il calcio sarebbe diventato la sua più grande passione?
ll calcio fa parte di me, da sempre, come tanti altri ragazzi sono cresciuto giocando con il pallone, era la prima cosa che cercavi ovunque dovessi andare.
I suoi genitori hanno cercato di assecondarla, oppure le hanno detto la classica frase: “...non sarebbe meglio che pensassi allo studio?”
Mia madre ci ha sempre lasciato scegliere, non abbiamo mai avuto pressioni.
Lei al San Cesareo ci rimane per tre anni, ma non finisce la stagione, immagino che lei ci si sia trovato molto bene, poi però come mai hanno rescisso il contratto, ovviamente se ce lo vuole dire?
San Cesareo è stata una per me una bellissima avventura dove sono cresciuto tanto. Sono rimasto 3 anni e mezzo sfiorando la serie C, dopo di che c’è stato un cambio nella dirigenza e di conseguenza anche nella rosa, io purtroppo facevo parte del gruppo che è stato mandato via, ma anche quello è stato un momento di crescita.
Ovviamente oltre al San Cesareo lei ha giocato in diverse squadre, a quale è rimasto più legato?
Sono rimasto legato a molte realtà, perché penso di aver dato tutto in ogni squadra.
Se proprio ne devo nominarne una ti direi il San Cesareo, perché avevo appena iniziato questo lungo viaggio ed ero pieno di sogni come tutti i giovani che vogliono arrivare, quindi ho vissuto tutto più intensamente.
Oltre al calcio quali altri sport segue con grande interesse?
Non seguo nulla in particolare nemmeno il calcio.
Lei ha ottenuto importanti successi calcistici, come si riesce ad arrivare a simili obiettivi?
In realtà non ho vinto molto, sono sicuramente molte di più le volte che ho sfiorata la vittoria. Sicuramente per vincere servono la voglia di arrivare e l’umiltà di capire dove lavorare per migliorarti, non conosco altri modi di dare il meglio di sé.
Lei gioca nel ruolo di?
Mezz’ala, ma ho sempre fato qualsiasi ruolo.
Si ricorda il suo goal più bello?
Sinceramente no.
Grandi discussioni con i mister le ha avute oppure ha sempre accettato le decisioni con serenità?
Il rapporto con gli allenatori è stato spesso di amore e odio, non parlo molto, ma comunque il mio umore si sente specialmente quando è negativo. Le decisioni degli allenatori le ho sempre accettate, anche se spesso non condivise, ma questo è il calcio, se fai parte di una squadra devi accettarle e spingere di più.
Un suo pregio e un suo difetto (calcisticamente parlando)
Un mio difetto calcistico? Sicuramente avrei voluto avere i piedi di mio fratello Alen, lui sì che calciava bene a differenza mia. Un mio pregio? Puoi contare su di me, a prescindere dal risultato, in quei 90 minuto do tutto me stesso.
Sappiamo che anche suo fratello gioca a calcio, dal punto di vista tattico, in che cosa siete simili e in che cosa siete differenti?
Con mio fratello siamo simili nell’atteggiamento che teniamo in campo, sicuramente siamo aggressivi. Ci differenziamo sicuramente nella qualità, la sua è decisamente più alta della mia, Alen è molto più tecnico, mentre io sono più ordinato in campo, probabilmente un po’ più tattico.
Se avesse la possibilità di tornare indietro, cambierebbe qualcosa, oppure è soddisfatto di dove è arrivato sino ad ora?
Se potessi tornare indietro? Probabilmente cambierei tutto, cambierei ogni singola partita, cancellerei un’infinità di errori. Ogni domenica pomeriggio vorrei tornare indietro a qualche ora prima, purtroppo non si può, puoi solo tenerli a mente e cercare di non ripeterli la domenica successiva.
Un giocatore che lei ammira tantissimo?
Non ho dubbi, Emanuele Mancini, per me è stato un esempio come giocatore e come persona. Giocatore troppo intelligente per il dilettantismo, come persona posso dire che è un ragazzo sempre sorridente e con dei valori importanti. Gli voglio veramente bene.
Poniamo il caso che lei domani riceva una telefonata per andare a giocare in un club estero, se la sentirebbe di intraprendere questa nuova avventura?
Non so nemmeno se avrei accettato tempo fa… Sicuramente non ora.
Un sogno che vorrebbe che si realizzasse nell’immediato?
I desideri non si raccontano finché non si realizzano.
A chi vorrebbe dedicare questa intervista?
Non posso che dedicarla a mia moglie.
Il calcio è passione e sacrificio per chi lo pratica, ma anche per chi ti sta vicino. Ogni giorno mi aspetta per cenare nonostante siano le 22, ogni domenica viene a sostenere me e l’Olimpus in casa e in trasferta, subisce tutte le mie analisi post partita, mi consiglia e mi dice il suo punto di vista. Vive insieme a me questa passione, quindi non posso che dedicarla a lei.
Grazie
09 03 2026
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