SEZIONE SPORT
Paolo Radi intervista
GIANLUCA
MOSCARIELLO
II intervista
Gianluca Moscariello è un giovane allenatore campano, questa è la seconda intervista, la prima è del 2023, che ci concede e qui ci racconta gli ultimi avvenimenti.
“Inizio con il racconto che ho superato il concorso ministeriale D.D. 1330/2023 come insegnante di educazione motoria alla scuola primaria, parallelamente ho avuto un’esperienza come vice- allenatore in eccellenza nel Sant’Antonio abate calcio, purtroppo si è conclusa con la sconfitta della finale playout in cui siamo retrocessi. L’anno seguente sono andato ad Acerra alla Acerrana in serie D come vice allenatore ed è stato un’esperienza un po’ negativa: dopo c’è quattro mesi mi sono dimesso a seguito dell’esonero dell’allenatore (io mi ero trasferito in questo club grazie a lui).
Prima di queste esperienze e prima di vincere il concorso, sono stato anche vice allenatore in serie D all’US Angri esperienza positiva con la vittoria della finale play out.”
La ringrazio per aver accettato nuovamente di farsi intervistare, passiamo ora alla prima domanda, com’è terminata la stagione 2025-2026?
Una stagione negativa, purtroppo può succedere, non sempre si fanno le scelte giuste e può capitare di trovarsi in situazioni ingarbugliate.
Complimenti per il ruolo da docente, come riesce a conciliare la sua attività di docente con quella di allenatore?
Non è facile, a volte è logisticamente impossibile, però con tanto impegno e passione cerco sempre di far conciliare le due cose.
Dalle esperienze negative cos’ha imparato?
Ho imparato a non farmi “fregare” dalle apparenze, il mondo calcistico è ricco di ipocriti e falsi profeti, quindi ho imparato a non fidarmi troppo delle persone, anche di quelle che sembrano esserti più vicine.
Un’esperienza positiva lei l’ha avuto all’U.S. Angri come vice-allenatore, a tal riguardo cosa ci può raccontare?
Sì è stata una breve esperienza però ricca e soddisfacente. Siamo arrivati in un periodo molto negativo per la squadra, ma siamo riusciti a ribaltare la situazione sia morale che di classifica.
Quali sono le doti principali che deve avere un allenatore?
Per me vengono prima le doti psicologiche, prima di quelle tecniche e di quelle tattiche. La bravura dell’allenatore sta proprio nel capire i bisogni e le esigenze di ogni singolo atleta e cercare di fargli esprimere il proprio potenziale. Tutto ciò è possibile solo grazie ad un lavoro mentale legato a quello tecnico, tattico e fisico.
Quando vede un giocatore qual è la prima caratteristica che la deve attrarre?
L’eleganza, la prima cosa che vedo è proprio il modo in cui tratta il pallone e il modo in cui si muove all’interno del campo.
Grandi giocatori si nasce oppure lo si può diventare grazie a un duro allenamento e a uno stile di vita regolare?
Lo si può diventare, non tutti erano forti sin da subito, attraverso la resilienza si può arrivare ad alti livelli. È ovvio che avere una buona dose di talento naturale è un punto di partenza, però poi ci vuole tutto il resto.
Non siamo ai mondiali per la terza volta, secondo lei quali sono i motivi principali e cosa si potrebbe fare per tornare ad essere competitivi?
Ognuno dice una propria motivazione, penso siano tutte giuste, ma per me la principale motivazione è l’assenza di strutture.
L’Italia non gode di buona salute, è evidente, ma neanche il Brasile e la Germania, perché secondo lei?
Non conosco i loro problemi nazionali, però si tratta comunque di ottime squadre. Il Brasile si ritrova ad avere la generazione meno forte di sempre, ma parliamo di giocatori forti, per quanto riguarda la Germania invece comunque hanno vinto nel 2014, poi hanno avuto un cambio generazionale.
Su di lei si dicono delle belle cose, come è riuscito ad essere così stimato nell’ambiente calcistico?
Bisognerebbe chiederlo agli altri, penso per la professionalità e la serietà. É un mondo in cui non tutti si aggiornano continuamente, tanti pensano di conoscere la verità e si fermano alle loro convinzioni.
Lei domani riceve una telefonata per allenare una squadra all’estero per qualche anno, che cosa farebbe? Lascerebbe il certo per l’incerto?
Bella domanda, dipende dal livello della chiamata, se è una chiamata per cui ne vale la pena, sicuramente sì.
Un sogno che le piacerebbe che si avverasse?
Diventare un allenatore professionista.
Ultima domanda c’è qualcuno a cui vuol dire grazie per essere diventato l’allenatore che è oggi?
A me stesso, alla mia passione e al mio impegno continuo.
10 07 2026
(Tutti i diritti riservati)
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