SEZIONE SPORT
Paolo Radi intervista
VINCENZO
D’ANDREA
Vincenzo D’Andrea è un giocatore di calcio, nato a Napoli, e così si presenta: “
“Ho iniziato a giocare a calcio a 11 anni. Non perché non lo amassi prima, ma perché i miei genitori riuscirono a regalarmi quel sogno solo dopo la Comunione. Per questo ho iniziato più tardi rispetto agli altri, entrai per la prima volta in una scuola calcio: la 167 Giornalai di Scampia.
A 13 anni la vita mi ha chiesto subito di crescere. Per esigenze familiari ho iniziato a lavorare, dividendo le mie giornate tra il lavoro e il calcio. Era faticoso, ma ero felice, perché il pallone era il mio rifugio, la mia libertà.
A 15 anni arrivò la chiamata che ogni ragazzo sogna: il Parma. Dopo un anno di osservazioni, dovevo solo partire. Ero al settimo cielo, sarei dovuto partire il 27 d’agosto agosto 2003, in vacanza a Mondragone, un terribile incidente in scooter cambiò tutto; avvenne uno scontro violento. Un’operazione d’urgenza al Don Bosco di Napoli al maxillo-facciale. In un attimo, il mondo mi crollò addosso quando il medico mi disse che per cinque anni non avrei potuto giocare a calcio e inseguire così il mio sogno. Ma il destino aveva altri piani. Da quel momento la mia vita diventò solo lavoro. Feci il camionista alimentare, per aiutare la mia famiglia e andare avanti, anche se dentro sentivo un vuoto enorme: il calcio mi era stato strappato via.
Ma i veri sogni non muoiono mai.
A 21 anni, grazie a un uomo che non smetterò mai di ringraziare, il mio ex allenatore Giovanni Canneva, qualcuno credette di nuovo in me. Mi diede una possibilità. E io tornai in campo.
Da lì è iniziata la mia carriera calcistica dilettantistica, fatta di sacrifici, sudore e passione, indossando maglie importanti: FC Miano, Boys Fontanelle, Neapolis, Cimitile, Angri, Castel Volturno, Ercolanese, Vitulazio, Puglianello.
Fino ad arrivare alla squadra di famiglia: il Marianella, dove oggi io sono il capitano invece il presidente è mio fratello e così è sempre al mio fianco. Oggi sono il capitano di questa squadra meravigliosa, che ci sta regalando emozioni incredibili ed è prima in classifica nel girone di Promozione. Ma il risultato più grande non è la classifica.
Il vero obiettivo è il quartiere. Un quartiere spento, che non vive di calcio da oltre 40 anni. Mio fratello Salvatore, presidente del Marianella, sta lottando contro tutto e tutti per restituire dignità a questo luogo, per ridare vita a una struttura sportiva abbandonata da 15 anni.
La nostra battaglia non è solo sportiva. Vogliamo salvare i giovani, insegnare loro il valore del sacrificio, del rispetto e della vita. Perché ogni ragazzo ha diritto di credere nel proprio sogno, proprio come ho fatto io.
E io sono la prova che, anche quando tutto sembra finito, si può sempre ricominciare.”
La prima domanda che le voglio fare è la seguente, so che la stagione calcistica sta andando benissimo, complimenti dunque, quali sono i segreti di questo successo?
I segreti di questo successo riguarda il fatto che abbiamo un grande gruppo, un grande staff e una grande società che ci sostiene.
La vita le ha riservato delle belle sorprese, e alcune meno belle, ad esempio lo scontro in scooter; questo incidente non le permise di partire per una squadra all’epoca molto blasonata: il Parma. Immagino che il mondo le sia crollato, quali sono le persone che l’hanno aiutata in quei primi mesi molto difficili?
Le persone che mi hanno aiutato entrato in primis è stata la mia famiglia.
Il treno a volte si perde, ma poi altri se ne possono riprendere, infatti a 21 anni l’allenatore Giovanni Canneva le offre la possibilità di ritornare a giocare, quali caratteristiche ha come allenatore s’intende il mister Giovanni Canneva?
La caratteristica principale del mister Giovanni Canneva era che amava far giocare la squadra, non puntava sul singolo, inoltre da giovane ha giocato nei professionisti.
Si ricorda quando le è nata questa passione per il calcio?
La mia passionale nasce da piccolo, sono nato già con la palla in mano.
Se non avesse scelto il calcio, quale altro sport le sarebbe piaciuto praticare?
Sinceramente guardo solo il calcio, gli altri sport non mi fanno impazzire.
Lei ha giocato in diverse squadre, a quale è rimasto più legato?
Le squadre invece alle quali mi sento più legato sono: Angri, Vitulazio e F.C. Miano.
Grandi discussioni con i mister le ha avute oppure ha sempre accettato le decisioni con serenità?
Le discussioni con i mister ne avute poche, questo perché mi sono sempre messo a servizio della squadra e del mister.
Generalmente che ruolo ha all’interno del gruppo, mi spiego, vista la sua grande esperienza, ascolta i consigli dei compagni, discute serenamente con loro, oppure tende a imporre la sua volontà?
Nello spogliatoio cerco di trasmettere le mie esperienze, ovviamente anche nel campo, mi sento un leader e mi piace accettare le sfide.
Lei ha riferito che l’obiettivo del club, di cui suo fratello è presidente non è la classifica, ma ridare luce a un quartiere spento, il Marianella”; potrebbe spiegare ai nostri lettori il perché questo quartiere sarebbe spento?
Sì, è un quartiere spento perché purtroppo i giovani non credono più che possa migliorare, si sentono abbandonati.
Quello che sta facendo suo fratello è molto importante, è ammirevole, per la comunità, tra l’altro l’obiettivo è ridare vita allo stadio, una struttura abbandonata da 15 anni, come mai è stata abbandonata?
È stata abbandonata perché le istituzioni ci hanno girato le spalle e pensano, come si dice in gergo: “solo ai fatti loro”.
In merito alla ristrutturazione dell’impianto sportivo che c’è a Marianella, le istituzioni vi hanno promesso un loro aiuto, oppure state ancora aspettando ancora delle risposte?
Le istituzioni non si fanno né vedere e né sentire e per adesso siamo soli.
L’obiettivo che avete è il salvare giovani, e insegnarli il valore del sacrificio, del rispetto e della vita. Immagino che questi giovani non hanno avuto e non stanno avendo una vita facile, per chi non conosce bene questi luoghi, come mai, e mi perdoni la domanda, c’è questa difficoltà nel vivere una vita dignitosa e serena che tutti i ragazzi dovrebbero vivere?
L’obiettivo è quello di dare valore e diverse possibilità ad un quartiere che non crede più che si possa cambiare, mi riferisco ai giovani che nonostante tutto hanno tanta voglia di migliorare.
Marianella, Scampia, Secondigliano, oggi sono quartieri dove è in atto da qualche anno un processo di riqualificazione, come mai se ne parla poco nei vari mass-media, mentre invece i vari tg se devono dare una notizia negativa non perdono tempo a trasmetterla?
Sono anni che si parla di riqualificazione, nessuno fa mai niente, non è normale che non ci sono campi da calcio, abbiamo solo il Landieri a Scampia, poi niente più, nonostante la tantissima volontà che ci mette la gente.
Tutti abbiamo dei sogni lei quale vorrebbe che vorrebbe che si realizzasse nell’immediato?
Il mio sogno è lo stadio del Marianella via dietro la vigna: e dev’essere tutto nuovo.
A chi vorrebbe dedicare questa intervista?
Questa intervista la voglio dedicare a mio fratello perché so quanti sacrifici sta facendo per portare questo progetto avanti, e sono trascorsi 3 anni.
Grazie
21 01 2026