SEZIONE SPORT
Paolo Radi intervista
ANTONIO
RANIERI
Antonio Ranieri è un giocatore di calcio calabrese e così ci si presenta.
Mi chiamo Antonio Ranieri, sono nato il 29 maggio 2003 a Catanzaro.
Sono un calciatore che può ricoprire tutti i ruoli dal centrocampo in su, in particolare come esterno mancino, ma all’occorrenza anche in posizione più centrale.
Negli ultimi due anni il mio percorso è stato questo:
ho fatto parte del Crotone, esperienza che mi ha permesso di confrontarmi con un contesto professionistico e di crescere molto dal punto di vista mentale e calcistico.
Successivamente sono ripartito dall’Isola Capo Rizzuto, scegliendo l’Eccellenza per rimettermi in gioco, ritrovare continuità e dimostrare il mio valore sul campo.
Questa è la seconda intervista che facciamo dopo alcuni anni: ci può dire dove ha militato nel corso della sua carriera?
Il mio percorso è iniziato al Crotone, dove ho firmato un contratto da professionista della durata di quattro anni. È stata una tappa fondamentale della mia carriera, che mi ha permesso di confrontarmi con un ambiente professionistico e di crescere molto, sia dal punto di vista calcistico sia umano. Successivamente il mio cammino è proseguito in Serie D e in Eccellenza; quest’ultima rappresenta la mia prima esperienza in questa categoria, che sto affrontando con grande serietà e motivazione.
È soddisfatto di questi ultimi due anni calcistici oppure c’è qualcosa che non è andato come si aspettava?
Sono stati due anni intensi, durante i quali il mio percorso ha preso una direzione diversa da quella che avevo immaginato inizialmente. Allo stesso tempo, però, sento di essere molto maturato: oggi comprendo situazioni e dinamiche che prima non riuscivo a leggere con la stessa lucidità. Ho acquisito una consapevolezza maggiore, sia come calciatore sia come uomo, e sono concentrato sul lavoro quotidiano per ritornare dove, secondo me, merito di stare. Credo che ripartire dal basso e riuscire a risalire dia una forza diversa e renda il raggiungimento degli obiettivi ancora più soddisfacente.
Abbiamo saputo che alcune squadre l’hanno contattata: c’è qualcosa che può dirci oppure preferisce non sbilanciarsi?
Ci sono stati alcuni contatti e questo fa sicuramente piacere, perché significa che il lavoro svolto viene notato. Preferisco però restare concentrato sul presente e parlare solo quando ci sarà qualcosa di ufficiale.
Quando ha capito che il calcio sarebbe diventato la sua più grande passione?
Fin da bambino. Con il tempo ho capito che il calcio non era soltanto una passione, ma rappresentava una vera e propria identità: è il modo in cui mi esprimo, mi riconosco e affronto la vita.
I suoi genitori l’hanno sempre sostenuta oppure le hanno suggerito di puntare maggiormente sullo studio
La mia famiglia mi ha sempre sostenuto, lasciandomi libero di seguire la mia strada, ma trasmettendomi allo stesso tempo l’importanza dell’impegno, del sacrificio e della responsabilità.
Ha giocato in diverse squadre: a quale è rimasto più legato?
Ogni squadra mi ha lasciato qualcosa, sono particolarmente legato alle esperienze che mi hanno fatto crescere maggiormente, soprattutto nei momenti più complessi, spesso sono anche quelli più formativi.
Lei ha giocato anche fuori regione: che tipo di esperienza è stata?
È stata un’esperienza molto importante, che mi ha responsabilizzato e mi ha aiutato a maturare, sia dal punto di vista calcistico sia personale.
Si ricorda il gol più bello della sua carriera?
Sì, il gol contro la Virtus Entella con la Primavera del Crotone, a Chiavari, realizzato da oltre il centrocampo. È un episodio che ricordo con particolare piacere e che porto con me, anche se nel corso degli anni ho segnato altri gol importanti.
Ha mai avuto grandi discussioni con gli allenatori o ha sempre accettato le decisioni con serenità?
Nel calcio il confronto è inevitabile. Ho sempre cercato di accettare le decisioni con rispetto, anche quando non erano semplici o non coincidevano pienamente con le mie aspettative.
Che ruolo ha generalmente all’interno del gruppo squadra?
Cerco di essere una presenza equilibrata all’interno del gruppo, ascoltando molto e dando il mio contributo, soprattutto attraverso il lavoro quotidiano e l’atteggiamento.
Un suo pregio e un suo difetto dal punto di vista calcistico?
Il mio pregio è la qualità tecnica unita alla visione di gioco. Il mio difetto è che a volte sono troppo esigente con me stesso.
Accetterebbe una proposta per giocare all’estero, vista la sua giovane età?
Sì, valuterei con attenzione un progetto serio anche fuori dall’Italia, perché credo possa rappresentare un’importante opportunità di crescita.
Come vede il calcio italiano, in particolare la Nazionale?
Ritengo che il talento non manchi, ma in Italia spesso si punta poco sui giovani e non sempre viene valorizzata la meritocrazia. Questo, nel tempo, si riflette anche sui risultati della Nazionale.
C’è un giocatore che ammira particolarmente?
Ammiro i giocatori completi, capaci di unire qualità tecniche, intelligenza tattica e personalità.
Qual è, secondo lei, la miglior squadra del campionato italiano?
Attualmente l’Inter, per continuità, organizzazione e solidità.
Quanto sono importanti per lei la famiglia e gli amici?
Sono molto importanti. Ho pochi amici, ma sinceri. Nei momenti difficili ognuno deve trovare la forza dentro di sé, ma sapere di avere persone vicine resta fondamentale.
Un sogno che vorrebbe vedere realizzato nell’immediato?
Tornare al più presto tra i professionisti e continuare a costruire il mio percorso con continuità.
A chi vorrebbe dedicare questa intervista?
Alla mia famiglia e a tutte le persone che mi sono state vicine lungo il mio percorso, soprattutto nei momenti più complessi.
Grazie
30 12 2025
(Tutti i diritti riservati



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