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martedì 6 gennaio 2026

SEZIONE SPORT

 

 


Paolo Radi intervista

 

 


MARCO

MOLA

 



Marco Mola è   nato il 2 di ottobre 1999, un giocatore campano (ruolo portiere) di Napoli, e questa è la sua carriera: 

 

2016-2017 Portici; 2017-2018 Afragolese; 2018-2021 Giugliano; 2021-2022 Pomigliano/ Frattese, 2022-2023 Atletico Calcio; 2023-2024 Quarto Afrograd; 2024-2025 Afragolese. Dal primo di luglio del 2025 risulta svincolato.

 

 

La scorsa stagione com’è terminata? 

 

La scorsa stagione si è conclusa con la vittoria del campionato, un traguardo importante per tutto il gruppo. A livello personale è stato un anno che mi ha permesso di crescere molto, soprattutto dal punto di vista mentale. Credo che ogni esperienza contribuisca alla formazione di un giocatore.

 

Quando ha scoperto che il calcio sarebbe diventato la sua più grande passione?

 

Il calcio ha sempre fatto parte della mia vita. Fin da bambino ho capito che non si trattava solo di un gioco, ma di una passione vera, qualcosa che mi avrebbe accompagnato nel tempo.

 

I suoi genitori come hanno vissuto questa sua scelta?

 

I miei genitori mi hanno sempre sostenuto. Hanno dato molta importanza allo studio e questo mi ha aiutato a crescere con valori solidi, senza mai rinunciare allo sport.






 

Perché ha scelto il ruolo del portiere?

 

È un ruolo che mi ha sempre affascinato. Con il tempo ho capito che rispecchia molto il mio carattere: grande senso di responsabilità, concentrazione e capacità di reagire anche dopo un errore.

 

Il portiere è davvero il ruolo più difficile perché si è soli?

 

Sì è così, è un ruolo particolare. Spesso si è soli nei momenti decisivi, ma proprio questo ti fa crescere e ti rende più forte mentalmente.

 

In cosa differisce l’allenamento del portiere rispetto a quello di un giocatore di movimento?

 

L’allenamento del portiere è molto più specifico: si lavora tanto sulla tecnica, sui riflessi, sull’esplosività, ma soprattutto sull’aspetto mentale.

 

A quale squadra è rimasto più legato? Oltre al calcio quali altri sport segue?

 

Sono particolarmente legato al Giugliano, per le emozioni vissute nell’anno della vittoria del campionato di Eccellenza e nella stagione successiva in Serie D. Sono esperienze che restano dentro e che hanno segnato il mio percorso.

 

Se dovesse scegliere, qual è la parata più bella che ha realizzato?

 

Ci sono tante parate a cui sono legato, ma un ricordo che porterò sempre con me è la partita in trasferta a Messina con il Giugliano, dove riuscii a parare due rigori nella stessa gara. Un’emozione davvero speciale.

 

Grandi discussioni con i mister le ha avute oppure ha sempre accettato le decisioni con serenità?

 

Nel calcio il confronto è normale. Ho sempre cercato di accettare le decisioni con rispetto, anche quando non erano facili, perché fanno parte del percorso di crescita.

 

Che ruolo ha all’interno del gruppo?

 

Cerco di essere una presenza equilibrata, ascolto molto e mi confronto serenamente con i compagni. Credo che il rispetto reciproco sia fondamentale in uno spogliatoio.

 

Un suo pregio e un suo difetto (calcisticamente parlando)

 

Tra i miei pregi direi la concentrazione e l’affidabilità. Un difetto potrebbe essere l’essere troppo autocritico.

 

Com’è riuscito a conciliare studio e sport?

 

Con tanta organizzazione e sacrificio. Non è stato semplice, ma credo fortemente nell’importanza dello studio, che mi ha dato e continua a darmi molte opportunità.

 






Ha avuto delle offerte per giocare fuori regione? E se sì, come mai ha preferito giocare in Campania?

 

Sì, ci sono state delle offerte fuori regione, ma ho scelto di restare in Campania per continuare il mio percorso con l’insegnamento a scuola, si tratta di un aspetto molto importante della mia vita.

 

Per lei cosa rappresenta Napoli?

 

Napoli rappresenta passione, appartenenza e amore viscerale per il calcio. Qui il calcio non è solo sport, ma identità.

 

Un sogno che vorrebbe realizzare nell’immediato?

 

Continuare a crescere, sia come uomo che come professionista, e farmi trovare pronto per le opportunità future.

 

A chi dedica questa intervista?

 

La dedico alla mia famiglia e a tutte le persone che mi sono sempre state vicine nel mio percorso.

 

 

Grazie 

 

07  01    2026 

 

(Tutti i diritti riservati) 

 

 

lunedì 29 dicembre 2025

SEZIONE SPORT

 

 

 

 

Paolo Radi intervista

 

 

 

 

ANTONIO

RANIERI

 





Antonio Ranieri è un giocatore di calcio calabrese e così ci si presenta.

 

 

Mi chiamo Antonio Ranieri, sono nato il 29 maggio 2003 a Catanzaro.

Sono un calciatore che può ricoprire tutti i ruoli dal centrocampo in su, in particolare come esterno mancino, ma all’occorrenza anche in posizione più centrale.

 

Negli ultimi due anni il mio percorso è stato questo:

ho fatto parte del Crotone, esperienza che mi ha permesso di confrontarmi con un contesto professionistico e di crescere molto dal punto di vista mentale e calcistico.

 

Successivamente sono ripartito dall’Isola Capo Rizzuto, scegliendo l’Eccellenza per rimettermi in gioco, ritrovare continuità e dimostrare il mio valore sul campo.

 

 


 

Questa è la seconda intervista che facciamo dopo alcuni anni: ci può dire dove ha militato nel corso della sua carriera?

 

Il mio percorso è iniziato al Crotone, dove ho firmato un contratto da professionista della durata di quattro anni. È stata una tappa fondamentale della mia carriera, che mi ha permesso di confrontarmi con un ambiente professionistico e di crescere molto, sia dal punto di vista calcistico sia umano. Successivamente il mio cammino è proseguito in Serie D e in Eccellenza; quest’ultima rappresenta la mia prima esperienza in questa categoria, che sto affrontando con grande serietà e motivazione.


È soddisfatto di questi ultimi due anni calcistici oppure c’è qualcosa che non è andato come si aspettava?



Sono stati due anni intensi, durante i quali il mio percorso ha preso una direzione diversa da quella che avevo immaginato inizialmente. Allo stesso tempo, però, sento di essere molto maturato: oggi comprendo situazioni e dinamiche che prima non riuscivo a leggere con la stessa lucidità. Ho acquisito una consapevolezza maggiore, sia come calciatore sia come uomo, e sono concentrato sul lavoro quotidiano per ritornare dove, secondo me, merito di stare. Credo che ripartire dal basso e riuscire a risalire dia una forza diversa e renda il raggiungimento degli obiettivi ancora più soddisfacente.






Abbiamo saputo che alcune squadre l’hanno contattata: c’è qualcosa che può dirci oppure preferisce non sbilanciarsi?


Ci sono stati alcuni contatti e questo fa sicuramente piacere, perché significa che il lavoro svolto viene notato. Preferisco però restare concentrato sul presente e parlare solo quando ci sarà qualcosa di ufficiale.


Quando ha capito che il calcio sarebbe diventato la sua più grande passione?


Fin da bambino. Con il tempo ho capito che il calcio non era soltanto una passione, ma rappresentava una vera e propria identità: è il modo in cui mi esprimo, mi riconosco e affronto la vita.


I suoi genitori l’hanno sempre sostenuta oppure le hanno suggerito di puntare maggiormente sullo studio

La mia famiglia mi ha sempre sostenuto, lasciandomi libero di seguire la mia strada, ma trasmettendomi allo stesso tempo l’importanza dell’impegno, del sacrificio e della responsabilità.


Ha giocato in diverse squadre: a quale è rimasto più legato?


Ogni squadra mi ha lasciato qualcosa, sono particolarmente legato alle esperienze che mi hanno fatto crescere maggiormente, soprattutto nei momenti più complessi, spesso sono anche quelli più formativi.


Lei ha giocato anche fuori regione: che tipo di esperienza è stata?


È stata un’esperienza molto importante, che mi ha responsabilizzato e mi ha aiutato a maturare, sia dal punto di vista calcistico sia personale.


Si ricorda il gol più bello della sua carriera?


Sì, il gol contro la Virtus Entella con la Primavera del Crotone, a Chiavari, realizzato da oltre il centrocampo. È un episodio che ricordo con particolare piacere e che porto con me, anche se nel corso degli anni ho segnato altri gol importanti.


Ha mai avuto grandi discussioni con gli allenatori o ha sempre accettato le decisioni con serenità?


Nel calcio il confronto è inevitabile. Ho sempre cercato di accettare le decisioni con rispetto, anche quando non erano semplici o non coincidevano pienamente con le mie aspettative.


Che ruolo ha generalmente all’interno del gruppo squadra?


Cerco di essere una presenza equilibrata all’interno del gruppo, ascoltando molto e dando il mio contributo, soprattutto attraverso il lavoro quotidiano e l’atteggiamento.


Un suo pregio e un suo difetto dal punto di vista calcistico?


Il mio pregio è la qualità tecnica unita alla visione di gioco. Il mio difetto è che a volte sono troppo esigente con me stesso.








Accetterebbe una proposta per giocare all’estero, vista la sua giovane età?


Sì, valuterei con attenzione un progetto serio anche fuori dall’Italia, perché credo possa rappresentare un’importante opportunità di crescita.


Come vede il calcio italiano, in particolare la Nazionale?


Ritengo che il talento non manchi, ma in Italia spesso si punta poco sui giovani e non sempre viene valorizzata la meritocrazia. Questo, nel tempo, si riflette anche sui risultati della Nazionale.


C’è un giocatore che ammira particolarmente?


Ammiro i giocatori completi, capaci di unire qualità tecniche, intelligenza tattica e personalità.


Qual è, secondo lei, la miglior squadra del campionato italiano?


Attualmente l’Inter, per continuità, organizzazione e solidità.


Quanto sono importanti per lei la famiglia e gli amici?


Sono molto importanti. Ho pochi amici, ma sinceri. Nei momenti difficili ognuno deve trovare la forza dentro di sé, ma sapere di avere persone vicine resta fondamentale.


Un sogno che vorrebbe vedere realizzato nell’immediato?


Tornare al più presto tra i professionisti e continuare a costruire il mio percorso con continuità.


A chi vorrebbe dedicare questa intervista?


Alla mia famiglia e a tutte le persone che mi sono state vicine lungo il mio percorso, soprattutto nei momenti più complessi.

 

 

Grazie 

 

30 12      2025

 

(Tutti i diritti riservati

mercoledì 10 dicembre 2025

SEZIONE SPORT

 

 

 

 

Paolo Radi intervista

 

 

 

 

GIUSEPPE

CUTOLO

 



 Giuseppe Cutolo, di Napoli è  stato un giocatore   di calcio, ora è presidente del Volla  United,  e così si presenta: “ 

 

Ho iniziato a giocare a calcio nel settore giovanile Napoli fino agli allievi, queste le squadre successive; Casertana, allievi nazionali, Hermès Casagiove, eccellenza 3 anni, promozione con il Real Campania, San Giuseppe, Virtus Goti, San Martino e Valle Caudina.  

Poi Casertana allievi nazionali 

 

Da due anni sono il presidente del Volla United, l’anno scorso eravamo in terza categoria, abbiamo vinto il campionato e quest’anno siamo andati direttamente in prima.

 

 





La prima domanda che le voglio fare è la seguente lei è il presidente della Volla United, l’hanno scorso avete vinto il campionato, e quest’anno siete in prima categoria, come siete riusciti a raggiungere un risultato così importante?

 

Questo risultato così importante lo stiamo raggiungendo grazie alla nostra caparbietà, alla nostra costanza e al nostro essere una società solida, e con tanta voglia di portare il bel calcio in una città come Volla.

 

La stagione in corso come sta andando?

 

La stagione in corso è partita un po’ male, ma ci siamo ripresi alla grande, e adesso siamo tre punti dal primo posto.

 

Lei ha giocato in diverse squadre, come mai ha deciso di fare questo passo importante, qual è stata la sua motivazione principale?

 

Ho giocato in tante squadre ma alla fine ho preferito mettermi dall’altro lato della scrivania perché non avevo più stimoli per fare il giocatore e devo anche precisare che poche società sono serie come la nostra.


 


Soddisfatto di questa scelta? Oppure dentro di sé ha qualche dubbio?

 

Sono soddisfatto di questa scelta e a volte mi dispiace molto non essere in campo, ma ovviamente non posso.



E ora veniamo alla classica domanda a proposito della sua passione calcistica i  suoi genitori hanno cercato di assecondarla, oppure le hanno detto la classica frase: “...non sarebbe meglio che pensassi allo studio?”

 

Ti devo dire che ho studiato, mi sono laureato in Ortottica, e questo è un divertimento.

 

Lei ha giocato in diverse squadre, a quale è rimasto più   legato? 

 

La squadra è il Casagiove, peccato che oggi non esiste più, mi ha insegnato molto sotto diversi punti di vista: il crescere e di conseguenza come essere uomo.

 

Oltre al calcio quali altri sport segue con grande interesse?

 

Seguo il tennis e il basket. 






Lei giocava  nel ruolo di? 

 

Ero un attaccante.

 

Grandi discussioni con i mister le ha avute oppure ha sempre accettato le decisioni con serenità?

 

No, ti posso dire che non ci sono state mai discussioni.

 

 

Generalmente che ruolo aveva  all’interno del gruppo, mi spiego ascoltava i consigli dei compagni, discute serenamente con loro, oppure tendeva a imporre la sua volontà?

 

Ho avuto un bel rapporto con i compagni, e anche se ero under partecipavo sempre alle riunioni con i più grandi, e da grande sono stato un leader.


 



Un suo pregio e un suo difetto (calcisticamente parlando) 

 

Un difetto? Sono ansioso. Il pregio? Sono molto buono con tutti.

 

Se avesse la possibilità di tornare indietro, cambierebbe qualcosa, oppure è soddisfatto di dove è arrivato sino ad ora? 

 

Cambierei qualcosa in merito a quando ero piccolo, ero al Napoli e ho fatto qualche scelta sbagliata che non rifarei.

 

Un giocatore che lei ammira tantissimo? 

 

Sono tutti quelli che vestono la maglia del Volla United 

 

Purtroppo ci sono più stranieri che italiani, e già dal settore giovanile, nella primavera sono quasi tutti stranieri.

 




La nazionale italiana di calcio non esprime molto, perché pochi sono i successi, cosa non va nel calcio italiano?

 

Purtroppo ci sono più stranieri che italiani, e già dal settore giovanile, nella primavera sono quasi tutti stranieri.

 

Un sogno che vorrebbe che si realizzasse nell’immediato? 

 

Vedere il Volla nelle categorie superiori.


 



Ultima domanda: a  chi vorrebbe dedicare questa intervista?

La dedico al mio compagno di vita e di ogni avventura Alessio Girardi, che è sempre al mio fianco.

 


Grazie e buon natale e tutto il club di cui lei presidente.

 

 

10 12      2025

 

(Tutti i diritti riservati) 

 

domenica 7 dicembre 2025

SEZIONE SPORT

 

 

 

 

Paolo Radi intervista

 

 

GIORGIO

DI GRANDI 

  








Giorgio Di Grandi è un allenatore siciliano, questa è la seconda intervista.

 

Negli ultimi 3 anni la mia vita è stata in movimento ed evoluzione

 

Nel settembre 2022 sono tornato da solo in Toscana, in Sicilia non c’era lavoro ed ho preferito ritornare in quella che definisco la mia seconda città.

 

Sono entrato calcisticamente nella famiglia del Prato Nord e per due stagioni ho guidato un meraviglioso gruppo di ragazzi del 2008 e la stagione successiva mi hanno affidato la prima squadra per poi rientrare in Sicilia e guidare dei ragazzi in terza categoria con la Young Pozzallo stagione 2024/2025.

 

Adesso alleno nella mia città sempre terza categoria

 

 

 


La prima domanda è la seguente, come sta andando questa stagione calcistica?

 

In questa stagione con la società abbiamo condiviso l’obiettivo di provare a fare il salto di categoria, quest’anno il campionato è più competitivo, ma abbiamo una buona rosa per provarci, in queste prime battute di campionato abbiamo lasciato qualche punto per strada e guadagnato dei punti importanti fuori casa sarà un bel campionato fino alla fine!

 

Quali sono i suoi obiettivi finali? 

 

Vedendo la qualità anche umana dei ragazzi vorrei veramente puntare per le prime posizioni della classifica. ma tutto questo va fatto con il lavoro settimanale e ridurre tutti i gap possibili.



 




Il rapporto con la dirigenza com’è?

 

In questa stagione mi ritrovo ad avere una vera e propria struttura organizzativa, abbiamo un bravo direttore sportivo dove non manca mai il confronto su ogni dettaglio che non è poco per un allenatore, un presidente giovane, ambizioso con una passione incredibile, ma molto attento al bilancio e agli equilibri caratteriali di ogni singolo uomo , il Motia è un team, una squadra, una famiglia e poi c’è lui il vice presidente nonché capitano e leader indiscusso di questa squadra, trascinatore come pochi, è  grande esempio di condottiero dentro e fuori dal campo, sono felice e sereno per questa nuova avventura. 

 

Sono passati diversi anni dall’ultima intervista, lei lascia la Sicilia e torna da solo in Toscana, precisamente a Prato, immagino che ci si trovi bene, anche perché per lei è la seconda città, che cos’ha di particolare Prato che l’affascina così tanto?

 

Prato per me è casa, rinascita, opportunità, ha tanto verde, montagne, boschi ed io adoro tanto questo contesto di natura, per me è stato un richiamo forte, avevo vissuto un anno importante prima con l’esperienza alla Zenith Prato come vice allenatore in eccellenza, e poi una cosa importante è stato il lavoro quello che la Sicilia non è mai riuscita a darmi. 

Ho conosciuto persone importanti che mi hanno fatto sentire me stesso in ogni contesto ad ora ne ho ancora nostalgia di tutto e tutti.

 

Lei ha guidato per due anni i ragazzi del 2008 e poi le hanno affidato la prima squadra, che anni sono stati calcisticamente parlando?

 

Al rientro a Prato avevo già un accordo con il Prato Nord per guidare un gruppo di ragazzi 2006, ma poi per un mio ritardo di trasferimento mi hanno assegnato la maglia di un gruppo di ragazzi 2008, una storia ed un percorso meraviglioso che con il calcio forse non c’entra nulla, ma che mi ha lasciato umanamente tanto anche troppo. Il 70% di quella squadra un anno prima praticava un altro sport e a 15 anni partecipare ad un campionato agonistico è come andare in guerra con poche armi, ma è stato bello, è avvenuto un percorso di crescita per tutti, me compreso ha legato tre componenti importanti in questa avventura, società, squadra, genitori, abbiamo raggiunto l’unica vittoria sul campo  alla fine della stagione,  ma quando è arrivata sembrava di aver vinto tutto l’intero campionato e la cosa più incredibile è che non ci ha lasciati ultimi in classifica a discapito di un’altra società dove i ragazzi se li era cresciuti in casa. 

 

A fine stagione vengo richiamato dal vice-presidente con la proposta di allenare la prima squadra di seconda categoria, sono rimasto incredulo non me lo aspettavo ma ho accettato subito perché in fondo allenare una prima squadra è sempre stato un mio obiettivo, siamo partiti con l’obiettivo per loro sempre primario della salvezza cosa che accadeva da tre stagioni, ma grazie ad un grande gruppo squadra, veramente figli del Prato Nord, al meraviglioso presidente Degl’Innocenti al vice Brigandì, all’amico e direttore generale Fusilli e le grandi menti del consiglio abbiamo fatto una cavalcata storica con la conquista della prima categoria, sono momenti e stagioni che non potrò mai cancellare dai ricordi per tutte le dinamiche e uomini che anno contribuito a tutto questo!

 

Quando ci sono dei contrasti con i giocatori, lei come gli risolve?

 

Innanzitutto chiedo un chiarimento ed un confronto in privato, voglio capire da dove nasce il contrasto perché a volte si creano  situazioni così banali e risolvibili che non avrebbe nemmeno senso discuterne, ma agli inizi le frizioni nascono sempre per conoscersi bene e meglio ed è giusto ascoltarsi di più,  cosa non sempre facile per tutti.

 

E veniamo a questa domanda che faccio sempre: Qual è la principale qualità che deve avere un allenatore? 

 

Dal mio punto di vista l’empatia su tutto, devo cercare di entrare in quell’uomo che ho davanti farlo sentire a suo agio perché ho diverse informazioni da dare, egli recepire ogni cosa che io gli prospetto perché il cammino verrà affrontato insieme.

 

 


 

Lei come riesce a motivare i suoi giocatori per vincere una partita?

 

Con la consapevolezza, con il lavoro durante la settimana e credere sempre nei propri mezzi.

 

     Qual è il suo stato d’animo prima di una partita? Quali consigli dà ai giocatori?

 

Sono una persona che vive il momento, la partita inizio a viverla al primo appuntamento con i ragazzi la domenica con serenità, il calcio è imprevedibile sempre, quindi perché stare in ansia prima dell’evento!

Ai giocatori consiglio di essere se stessi e di collaborare sempre dentro la partita senza perdere mai la concentrazione e andare oltre ad ogni situazione.

 

E alla fine di una partita, invece? Ripensa a quello che ha sbagliato a livello tattico, oppure volta pagina? 

 

L’autovalutazione per me è sacra mi aiuta a tracciare le situazioni negative e curare dettagli che possano incidere sul risultato finale. 

 

Una partita da allenatore che vorrebbe dimenticare? 

 

Virtus Montale-Prato Nord, terminata con 3-0, sono accadute delle dinamiche extra-campo alla vigilia della partita che non ho gradito per niente. 

 

  Che cosa le sta dando il calcio e che cosa le sta togliendo? 

 

Ad ora il calcio non mi ha tolto nulla, è una professione, una passione attualmente che mi sta solo riempendo di esperienza conoscenze sia umane che professionali. 

 

Da allenatore qual è il suo miglior pregio e il suo peggior difetto?

 

Non saprei quale pregio potermi assegnare, forse uno su tutti è saper mettere a proprio agio il calciatore fin quando è possibile, un difetto che mi porto nelle prime squadre, forse complice il settore giovanile, è quello di cercar di accontentare tutti, ma non è sempre possibile anche perché è  il risultato finale è il giudizio di ogni scelta e decisione presa.

 

 

 

Se lei domani dovesse ricevere una chiamata da un club estero, accetterebbe questa nuova avventura?

 

Assolutamente si, sono molto favorevole all’idea anche come collaboratore se necessario.

 

Un sogno per il futuro?

 

Vorrei fare solo calcio in futuro, come capo allenatore, vice, collaboratore, dal mio primo corso mi sono sempre formato ed aggiornato con corsi extra ed in più l’esperienza che il campo e le stagioni calcistiche mi offrono sempre

 

A chi vorrebbe dedicare questa intervista?

 

A lei caro Paolo che ci da l’opportunità di farci conoscere tramite il suo blog e la sua persona, e poi a tutti i tifosi e  ai  calciatori compresi che credono  nella mia persona come uomo e allenatore

 

 

Grazie per avermi dedicato l’intervista e buone feste a te, al club e alla tua famiglia.

 

 

 

08   12     2025

 

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