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venerdì 23 gennaio 2026

SEZIONE SPORT

 

 

 

 

Paolo Radi 

 

 

 

 

COMUNICATO

 

Pubblichiamo il comunicato dell’addetto stampa Giovanni Papa della Mariglianese PG in merito alla partita che si è disputata mercoledì 21 (recupero)  con il club Lacco Ameno 2013. Il Lacco Ameno 2013 ha sconfitto la PG Mariglianese per 4 reti a 3

 

"La partita tra Mariglianese PG e Lacco Ameno 2013 è stata caratterizzata da una direzione di gara scandalosa, che ha immediatamente sollevato un vespaio di polemiche. Sin dall’inizio, l’arbitro ha mostrato una mancanza sconcertante di autorità e capacità di giudizio, commettendo errori clamorosi che hanno influenzato in modo decisivo il corso del match. La Mariglianese PG ha dominato il campo, mostrando un gioco fluido e incisivo, mentre il Lacco Ameno si è trovato spesso in difficoltà. Tuttavia, il comportamento arbitrale ha minato l’integrità della competizione. Decisioni insensate, come falli inventati e ammonizioni inesistenti, hanno sfavorito la squadra di casa e lasciato increduli i tifosi.

In un clima di crescente indignazione, molti giocatori della Mariglianese PG hanno rischiato di perdere la testa, galvanizzati dall’ingiustizia subita. La direzione di gara si è rivelata sospetta, alimentando il sospetto di un vero e proprio furto sportivo. 

 

 

Alla fine, l’incontro si è concluso con un punteggio che ha rispecchiato più una beffa che il reale andamento del gioco, trasformando quella partita in un’opera teatrale di scelte arbitrali discutibili e deludenti."

 

 

Giovanni Papa

 

 

    

23 01     2026

 

(Tutti i diritti riservati) 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

mercoledì 21 gennaio 2026

SEZIONE SPORT

 

 

 

 

Paolo Radi intervista

 

 

 

 

VINCENZO

D’ANDREA

 







 

 Vincenzo D’Andrea è un giocatore   di calcio, nato a Napoli, e così si presenta: “ 

 

“Ho iniziato a giocare a calcio a 11 anni. Non perché non lo amassi prima, ma perché i miei genitori riuscirono a regalarmi quel sogno solo dopo la Comunione. Per questo ho iniziato più tardi rispetto agli altri, entrai per la prima volta in una scuola calcio: la 167 Giornalai di Scampia.

 

A 13 anni la vita mi ha chiesto subito di crescere. Per esigenze familiari ho iniziato a lavorare, dividendo le mie giornate tra il lavoro e il calcio. Era faticoso, ma ero felice, perché il pallone era il mio rifugio, la mia libertà.

 

A 15 anni arrivò la chiamata che ogni ragazzo sogna: il Parma. Dopo un anno di osservazioni, dovevo solo partire. Ero al settimo cielo, sarei dovuto partire il 27 d’agosto  agosto 2003, in vacanza a Mondragone, un terribile incidente in scooter cambiò tutto; avvenne uno scontro violento. Un’operazione d’urgenza al Don Bosco di Napoli al maxillo-facciale. In un attimo, il mondo mi crollò addosso quando il medico mi disse che per cinque anni non avrei potuto giocare a calcio e inseguire così il mio sogno. Ma il destino aveva altri piani. Da quel momento la mia vita diventò solo lavoro. Feci il camionista alimentare, per aiutare la mia famiglia e andare avanti, anche se dentro sentivo un vuoto enorme: il calcio mi era stato strappato via.

 

Ma i veri sogni non muoiono mai.

 

A 21 anni, grazie a un uomo che non smetterò mai di ringraziare, il mio ex allenatore Giovanni Canneva, qualcuno credette di nuovo in me. Mi diede una possibilità. E io tornai in campo.

 

Da lì è iniziata la mia carriera calcistica dilettantistica, fatta di sacrifici, sudore e passione, indossando maglie importanti: FC Miano, Boys Fontanelle, Neapolis, Cimitile, Angri, Castel Volturno, Ercolanese, Vitulazio, Puglianello.

Fino ad arrivare alla squadra di famiglia: il Marianella, dove oggi io sono il capitano invece il presidente è mio fratello e così è sempre  al mio fianco. Oggi sono il capitano di questa squadra meravigliosa, che ci sta regalando emozioni incredibili ed è prima in classifica nel girone di Promozione. Ma il risultato più grande non è la classifica.

Il vero obiettivo è il quartiere. Un quartiere spento, che non vive di calcio da oltre 40 anni. Mio fratello Salvatore, presidente del Marianella, sta lottando contro tutto e tutti per restituire dignità a questo luogo, per ridare vita a una struttura sportiva abbandonata da 15 anni.

La nostra battaglia non è solo sportiva. Vogliamo salvare i giovani, insegnare loro il valore del sacrificio, del rispetto e della vita. Perché ogni ragazzo ha diritto di credere nel proprio sogno, proprio come ho fatto io.

 

E io sono la prova che, anche quando tutto sembra finito, si può sempre ricominciare.”

 


La prima domanda che le voglio fare è la seguente, so che la stagione calcistica sta andando benissimo, complimenti dunque, quali sono i segreti di questo successo?

 

I segreti di questo successo riguarda il fatto che abbiamo un grande gruppo, un grande staff e una grande società che ci sostiene.

 

La vita le ha riservato delle belle sorprese, e alcune meno belle, ad esempio lo scontro in scooter; questo incidente non le permise di partire per una squadra all’epoca molto blasonata: il Parma. Immagino che il mondo le sia crollato, quali sono le persone che l’hanno aiutata in quei primi mesi molto difficili?

 

Le persone che mi hanno aiutato entrato in primis è stata la mia famiglia.

 






Il treno a volte si perde, ma poi altri se ne possono riprendere, infatti a 21 anni l’allenatore Giovanni Canneva le offre la possibilità di ritornare a giocare, quali caratteristiche ha come allenatore s’intende il mister Giovanni Canneva? 

 

La caratteristica principale del mister Giovanni Canneva era  che amava far giocare la squadra, non puntava sul singolo,  inoltre  da giovane ha giocato nei professionisti. 

 

Si ricorda quando le è nata questa passione per il calcio?

 

La mia passionale nasce da piccolo, sono nato già con la palla in mano.

 

Se non avesse scelto il calcio, quale altro sport le sarebbe piaciuto praticare?

 

Sinceramente guardo solo il calcio, gli altri sport non mi fanno impazzire.

 

Lei ha giocato in diverse squadre, a quale è rimasto più   legato? 

 

Le squadre invece alle quali mi sento  più legato sono: Angri, Vitulazio e F.C. Miano.

 

Grandi discussioni con i mister le ha avute oppure ha sempre accettato le decisioni con serenità?

 

Le discussioni con i mister ne avute poche, questo perché mi sono sempre messo a servizio della squadra e del mister.     

 

Generalmente che ruolo ha all’interno del gruppo, mi spiego, vista la sua grande esperienza, ascolta i consigli dei compagni, discute serenamente con loro, oppure tende a imporre la sua volontà?

 

Nello spogliatoio cerco di trasmettere le mie esperienze, ovviamente anche nel campo, mi sento un leader e mi piace accettare le sfide.

 

Lei ha riferito che l’obiettivo del club, di cui suo fratello è presidente non è la classifica, ma ridare luce a un quartiere spento, il Marianella”; potrebbe spiegare ai nostri lettori il perché questo quartiere sarebbe spento?

 

Sì, è un quartiere spento perché purtroppo i giovani non credono più che possa migliorare, si sentono abbandonati.

 

Quello che sta facendo suo fratello è molto importante, è ammirevole, per la comunità, tra l’altro l’obiettivo è ridare vita allo stadio, una struttura abbandonata da 15 anni, come mai è stata abbandonata?

 

È stata abbandonata perché le istituzioni ci hanno girato le spalle e pensano, come si dice in gergo: “solo ai fatti loro”.

 

In merito alla ristrutturazione dell’impianto sportivo che c’è a Marianella, le istituzioni vi hanno promesso un loro aiuto, oppure state ancora aspettando ancora delle risposte?

 

Le istituzioni non si fanno né vedere e né sentire e per adesso siamo soli.

 




L’obiettivo che avete è  il salvare  giovani, e insegnarli  il valore del sacrificio, del rispetto e della vita. Immagino che questi giovani non hanno avuto e non stanno avendo una vita facile, per chi non conosce bene questi luoghi, come mai, e mi perdoni la domanda, c’è questa difficoltà nel vivere una vita dignitosa e serena che tutti i ragazzi dovrebbero vivere?

 

L’obiettivo è quello di dare valore e diverse possibilità ad un quartiere che non crede più che si possa cambiare, mi riferisco ai giovani che nonostante tutto  hanno tanta voglia di migliorare.

 

Marianella, Scampia, Secondigliano, oggi sono quartieri dove è in atto da qualche anno un processo di riqualificazione, come mai se ne parla poco nei vari mass-media, mentre invece i vari tg se devono dare una notizia negativa non perdono tempo a trasmetterla?

 

Sono anni che si parla di riqualificazione, nessuno  fa mai niente, non è normale che non ci sono campi da calcio, abbiamo solo il Landieri a Scampia, poi niente più, nonostante la  tantissima volontà che ci mette la gente.

 

Tutti abbiamo dei sogni lei quale vorrebbe che vorrebbe che si realizzasse nell’immediato? 

 

Il mio sogno è lo stadio del Marianella via dietro la vigna: e dev’essere tutto nuovo.

 

A chi vorrebbe dedicare questa intervista?

 

Questa intervista la voglio dedicare a mio fratello perché so quanti sacrifici sta facendo per portare questo progetto avanti,  e sono  trascorsi 3 anni.

 

 

 

Grazie 

 

21  01     2026

 

sabato 17 gennaio 2026

SEZIONE SPORT

 

 

 

 

Paolo Radi intervista

 

 

 

 

VINCET

CREDENDINO

 

 Seconda intervista

      

 

 



 

Vincent Credendino è nato a New York e nel calcio svolge il ruolo di preparatore dei portieri. Negli ultimi anni ha militato in questi club: 2023/2024Pompei Eccellenza, 2024/2025 Virtus Afragola, Eccellenza,2025/2026 Acerrana in Serie D.

 

 

 

Questa è la seconda intervista che facciamo, sappiamo in questo momento che non sta facendo il preparatore dei portieri, per nessun club, sino a qualche mese fa lei era in serie D, all’Acerrana, cos’è successo, ovviamente se la sente di dircelo? 

 

È sempre un piacere Paolo sentirti e fare un a seconda chiacchierata con te da buoni amici. 

 

La stagione era iniziata nel miglior modo già dai primi giorni  del ritiro,  ma i risultati non ci hanno aiutato, venivano da  partite giocate bene, ma non si vinceva  e al minimo errore venivano puniti, una partita che è andata male è stata quella contro il Gravina, una vera disfatta, così la società ha sollevato dall’incarico l’allenatore , ma non lo staff, noi abbiamo seguito il mister,  la società volevano che si rimasse e li ringrazio,  gli auguro di vero cuore che riescano nell’impresa di salvarsi  in un girone dove annovera squadre quali: Afragolese Andria, Francavilla,  Sarnese e tante altre.

 

Questa domanda che a volte la rivolgo alla fine gliela faccio ora: lei è anche cittadino USA, se ricevesse una chiamata allentante se la sentirebbe di trasferirsi per qualche tempo in questo Stato?

 

Parlando con te abbiamo affrontato il tema della doppia cittadinanza americana e italiana, tutto ciò lo devo ai miei genitori che erano lì da anni e dove mio padre svolgeva il mestiere dell’imprenditore.

 

Devo ringraziarli sia avermi concepito e fatto nascere negli USA e sono anche grato per avermi portato in Italia dove sono cresciuto e vivo tuttora.

 

Ebbene è vero, il sogno è tornare negli USA portare la mia famiglia, c’è mio figlio Toto che mi dice “Vinzzz quando mi ci porti”.

 

Sarei contento di condividere con loro il mio bagaglio come educatore e poi come allenatore della scuola italiana dei portieri. Qualche approccio c’è stato attraverso amici e agenti di mercato che avevano parenti che hanno organizzato dei campus che si sono svolti in Italia con dei ragazzi americani e non. Si sono allenati con me i portieri e i miei amici hanno allenato gli altri, ed è stata una bella esperienza sia per me che per loro

 

 

Sino adesso il calcio le ha più dato o tolto, mi riferisco agli affetti familiari, al tempo che ha perso  con gli amici, ad esempio.

 

Ci pensoso ci sto pensando, ma come dice un amico, allenatore dei portieri che ora allena in B, il calcio dà e toglie.

 

Penso di aver perso un po’ gli anni migliori con il mio primo figlio allenando in C, ero sempre tra il campo e le doppie trasferte ecc. Mentre con la nascita della seconda Aury ero in serie D, poi però ci fu il primo esonero, dalla sfortuna ci fu la fortuna di vivere i momenti dei primi sorrisi ecc. Ribadisco che  come ha dato ha tolto anche qualcosa  che non  mi va di dirlo,  ma che preferisco tenerlo custodito e che custodisco come un bagaglio di crescita, quel bagaglio   ogni tanto lo riapri e rivivi così determinate situazioni. Capisci dove e cosa ha fatto in modo per farmi crescere come persona e come allenatore, ma credimi le mie mancanze erano condivise e appoggiate da mia moglie “Mely” che non ha fatto sentire mai la mia mancanza, e lei è stata ad invogliarmi nel fare della mia passione un lavoro.






 

Lei è molto stimato, è apprezzato per essere un grande professionista, come ci è riuscito?

 

Grazie per la stima che è reciproca questo, è un tuo pensiero e mi fa piacere lo apprezzo tantissimo, ma se sono apprezzato dagli altri non so. E non importa perché in questo ambiente puoi piacere a tanti e come non piacere a moltissimi, sono un professionista con tanta gavetta alle spalle, tanto studio, non parlo dei vari patentini, mi manca l’ultimo step GKA, concludo dicendo che c’è stato tanto confronto con gli altri professionisti come me, e ciò fa parte della crescita e della tanta passione per ho  per questo ruolo.

 

Qual è la principale qualità che deve avere un allenatore, in questo caso un prepatore dei portieri?

 

Difficile dire, scherzo. La qualità principale di un allenatore dei portieri è la capacità di osservazione e analisi individuale, unita a solide competenze tecniche-tattiche e psicologiche, per sviluppare piani personalizzati che migliorino non solo i fondamentali (riflessi, tuffi, uscite), ma anche l'intelligenza di gioco, la gestione emotiva e la comunicazione. Tutto ciò serve per formare un portiere moderno completo, affidabile e consapevole.

 

Com’è la giornata tipo di un preparatore?

 

È un equilibrio tra la: preparazione sul campo, analisi tecnologica e gestione psicologica degli atleti.                         

Pianificazione della sessione: obbiettivi settimanali tecnici e tattici.  

 

Riunione tecnica: confronto con l'allenatore capo e lo staff per allineare l'allenamento dei portieri alle esercitazioni tattiche della squadra, come la costruzione dal basso o la gestione delle palle inattive. Lavoro specifico (pre-squadra): i portieri spesso iniziano prima del resto del gruppo. La sessione include riscaldamento tecnico, reattività, presa e mobilità.  Integrazione con la squadra: Il portiere moderno partecipa attivamente alle fasi di possesso e alle esercitazioni collettive, allenando la capacità decisionale e il gioco con i piedi.   

   

      

Situazioni di gara: simulazione di scenari reali (cross, tiri deviati, 1 contro 1) per testare il posizionamento e la resilienza mentale.                                              

Video Analisi: revisione dei filmati degli allenamenti e delle partite precedenti per fornire feedback individuali dettagliati ai portieri. Studio degli avversari: analisi dei rigoristi, dei tiratori e degli schemi su palla inattiva della squadra che si affronterà nel weekend. Monitoraggio fisico: collaborazione con medici e preparatori atletici per gestire il carico di lavoro, prevenire infortuni e monitorare il recupero. Fine giornata: colloqui individuali: momenti dedicati all'aspetto mentale, fondamentale per gestire la pressione del ruolo e la fiducia post-errore. Scouting e settore giovanile: monitoraggio dei giovani talenti del vivaio o valutazione di profili di mercato per il futuro

 

Un suo difetto e un suo pregio?

 

Difetti & pregi tanti, i pregi sono: l'attenzione maniacale ai dettagli e la natura specialistica del ruolo. Difetti: burbero, i miei portieri piccoli dicono ai genitori che il mister dei portieri sembra cattivo, ma è buono,  i grandi dicono  che sono pignolo.

 






In qualsiasi ambiente lavorativo ci sono successi e delusioni, dovesse fare un bilancio, come sarebbe il suo?

 

Bilancio posso dire che siamo alla pari, io credo che il bilancio vero è proprio lo puoi farlo alla fine, dire cosa potevo e cosa dovevo fare in quell’annata dove c’è stato qualcosina che non è andato come sarebbe dovuto andare e poi è importante rivedere qualcosina nelle ultime stagioni. Però se devo fare un bilancio personale posso dirti che esso è positivo.

 

Quanto è importante la famiglia?

 

La famiglia è la mia forza il mio tutto, loro mi incoraggiano nell’andare avanti e a non farmi condizionare dalle avversit e da tante altre situazioni negative.

 

Un sogno per il futuro

 

Il sogno completare il percorso qualifica, mentre per l’altro mi affido al volere del signore.

 

A chi vorrebbe dedicare questa intervista?

 

La dedica alla tua intervista sicuramente alla mia famiglia: Totò, Mely, Aury e ai mie genitori ma soprattutto alla mia mamma che  non c’è più,  proprio in questi giorni  sono 20 anni che non è più con noi, vorrei che  fosse felice dove si trova  e che vegliasse sulla mia famiglia.

 

Un pronostico: chi vincerà il campionato?

 

Il campionato chi  lo vincerà.  Mio figlio tifa Napoli, quindi dico Napoli  per  lui.

 

 

 

 

Grazie 

 

 19  01 2026 

 

(Tutti i diritti riservati) 

 

 

giovedì 15 gennaio 2026

SEZIONE SPORT

 

 

 

 

Paolo Radi intervista

 

 

 

 

VINCENZO

VARRIALE




 

 


Vincenzo Varriale è un giocatore di calcio, è di Napoli, e così si presenta: 

 

“Sono nato il 6 ottobre del 2003, ho iniziato a giocare a calcio all’età di 8 anni fino al 14 anni nella squadra della mia città “Olympia Casavatore”. Dai 15 anni sino ai 21 ho militato nel Micri, tante le esperienze che ho fatto: 17-18 anni primo anno promozione, 18-19 anni secondo anno in promozione, 19-20 anni terzo anno in promozione, 20-21 anni, primo anno in eccellenza.

 

Quest’anno ho inizio a Frattamaggiore con la Frattese in eccellenza, ma a fine novembre me ne sono andato perché non mi sentivo parte integrante del gruppo e dato che facevo sacrifici per far combaciare anche il lavoro ho deciso di scendere di categoria.

 

Sono arrivato alla Napoli Nord in promozione, ma sono rimasto giusto un mese perché la situazione non era certo favorevole per l’idea che ho io del calcio.

 

Ho deciso quindi di andarmene anche da quel club e ho firmato a Villa Literno, sempre promozione campana, posso dire che mi sto trovando davvero bene.

 



La prima domanda che le voglio fare è la seguente: lei quest’anno ha cambiato due club e ora milita nel Villa Literno, come mai ha scelto questo club?

 

Ho scelto il Villa Literno perché avevano bisogno di un po’ di esperienza, della giusta dose di cattiveria e di persone che avevano voglia di combattere per portare la “nave in porto”. Quindi ho accettato, proprio perché è una sfida anche con me stesso.

 


Da come ci ha detto si tratta di un ambiente a lei consono, che cosa di particolare questa squadra?

 

Questa squadra è formata da tanti ragazzi, tutti umili e nessuno che crede di essere migliore di un altro.

Il fatto interessante è che tutti sono mentalizzati per arrivare allo stesso obiettivo.

 

Per la prossima stagione ha già qualche idea dove andare, oppure è troppo presto per parlare?

 

Per ora mi focalizzo solo su ciò che sto facendo ora e di raggiungere l’obiettivo richiesto dalla società in cui mi trovo, poi quando finisce il campionato valuterò cosa fare.

 

Quando ha scoperto che il calcio sarebbe diventato la sua più grande passione?

 

Ho scoperto che sarebbe diventato la mia più grande passione quando nonostante i continui “no” di mio padre e mia madre  -perché temevano l’ambiente non proprio positivo di cui è permeato  l’ambiente calcistico, io sono riuscito ad andare oltre a  tutti i “no” che io ricevevo dai miei genitori; devo ringraziare soprattutto mio nonno che mi ha supportato nella mia ferma decisione di voler giocare.

 

Pian piano ho capito che non c’era cosa più bella che quella di correre su quel bellissimo prato verde.

 

Lei ha frequentato il Liceo Scientifico, ha Laurea Triennale in Scienze Motorie e ora sta frequentando gli ultimi due anni per prendere la Magistrale, com’è riuscito a coniugare scuola e attività sportiva?

 

Fin da piccolo grazie all’aiuto di mia mamma e di mia nonna che mi sono state accanto durante tutto il percorso di studi e che mi hanno fatto capire che il dovere viene sempre prima del piacere.

Così facendo sono riuscito ad entrare nella giusta mentalità che lo studio serve per la vita, ma il  calco e l’unica cosa che mi riesce a far stare bene in qualsiasi situazione e io non ne posso fare a meno.

 

 

Lei ha giocato per tanti anni nel Micri, che cosa ci può dire di questa esperienza che è durata diversi anni?

 

Nel Micri è stata una bella esperienza durata tanti anni perché la società è davvero ben organizzata con  allenatori professionali,  e con un ambiente davvero impagabile sotto tutti i punti di vista.

 

Oltre al calcio quali altri sport segue con grande interesse? 

 

Oltre al calcio seguo il basket e ogni tanto il tennis.

 




Lei gioca nel ruolo di? 

 

Gioco nel ruolo di Terzino Destro

 

Si ricorda il suo goal più bello?

 

A dire la verità negli anni della promozione in poi non ho mai trovato la gioia del goal, mi piace molto di più trovare l’ assist e giocare per la squadra.

 

Grandi discussioni con i mister le ha avute, le ha oppure ha sempre accettato e accetta le decisioni con serenità?

 

Con i mister ho sempre avuto un buon rapporto, naturalmente è capitato sicuramente qualche episodio in cui ero in disaccordo con qualche decisone, ma l’importante è che ci sono sempre stati i dovuti chiarimenti.

 

Generalmente che ruolo ha all’interno del gruppo, mi spiego ascolta i consigli dei compagni, discute serenamente con loro, oppure tende a imporre la sua volontà

 

Attualmente impongo il mio modo di pensare e cerco di trasmettere la mia voglia e i miei comportamenti giusti ai ragazzi più piccoli.

 

Un suo pregio e un suo difetto (calcisticamente parlando)

 

Un mio pregio è la velocità, un mio difetto è l’essere frenetico a volte.


Domani lei riceve una telefonata per andare a giocare in un club estero, accetterebbe la proposta?

 

Qui a Napoli ho ancora diversi obiettivi da raggiungere ai quali pian piano ci sto arrivando. 

Se la proposta fosse davvero impossibile da rifiutare, parlando del salario e magari cdi ertezze per il futuro potrei pensare di andare,  ma continuerei lo stesso il mio percorso di studi.

 

Grandi giocatori si nasce o ci si può diventare grazie a un duro allenamento e a uno stile di vita sano e rigoroso?

 

Sono dell’idea che grandi giocatori si nasce, e non si diventa, al massimo si può migliorare il migliorabile con un vita sana e un duro allenamento, ma non si possono fare miracoli.

 







Un sogno che vorrebbe che si realizzasse nell’immediato? 

 

Un sogno che vorrei si realizzasse è finire nel miglior dei modi il mio percorso di studi per entrare nel mondo della scuola, così che abbia anche tempo per continuare a giocare a calcio. 

 

A chi vorrebbe dedicare questa intervista?

 

Quest’intervista la voglio dedicare a mio nonno che fin da piccolo mi ha invogliato a giocare a calcio, a mia mamma e a mia nonna che con tanta pazienza mi hanno fatto capire quanto la scuola e il calcio possano andare di pari passo e a mio padre che anche se meno presente a causa del lavoro e del suo odio per il calcio, quando è stato possibile c’è sempre stato.

 

 

 

Grazie 

 

15 01     2026

 

(Tutti i diritti riservati)