Archivio blog

domenica 22 maggio 2022

SEZIONE SPORT

 

 

 

 

Paolo Radi intervista

 

 

 

 

ELIO

CICCORELLI

 



 


 

Elio Ciccorelli di 33 anni è stato prima un giocatore, ora è un direttore sportivo dalle grandi capacità.  All’età di 26 anni ha smesso di giocare, poi nelle seguenti stagioni è stato diretto sportivo de: 2017–2018 Silvi, 2018-2019 Silvi, 2019-2020 Agnonese, 2020-2021 Avezzano, 2021-2022, L’ Aquila.

 



Il Covid ha stravolto le nostre vite, come ha vissuto questo lungo momento di pausa? 

 

L’ho vissuto in famiglia ho guardato tante partite, a una media di due o tre al giorno, il tempo c’era.

 

 

 

Quando ha scoperto che il calcio sarebbe diventato la sua più grande passione?

 

L’ho scoperto sin da subito, mio zio ha giocato in serie A, e così  da 5 anni ho iniziato a praticare questo sport, mi sono impegnato molto anche se non avevo un granissimo talento.

 

 

 

I suoi genitori hanno cercato di assecondarla, oppure le hanno detto la classica frase: “...non sarebbe meglio che pensassi allo studio?”

 

I miei genitori non mi hanno precluso nulla, a 18 anni capii che non sarei riuscito a salire a livelli alti e il fatto che io giocassi nelle categorie inferiori di certo non mi avrebbe garantito una buona vita, così ho preferito studiare, ripeto non mi hanno ostacolato però mi hanno sempre indirizzato nel modo giusto.

 

 

Lei attualmente è un Direttore Sportivo, com’è arrivato a ricoprire questo ruolo?

 

Mi è sempre di più piaciuto guardare il calcio che giocarlo, all’inizio quando ero ancora un giovane giocatore ho sempre dato una mano agli allenatori, e anche ai direttori. Poi mi sono trasferito a Pescara per studiare, ho sempre dato una mano alla costruzione di una squadra, il direttore sportivo è sempre stata la mia più grande passione.

 

 

 

 

 

Non è certamente semplice fare il Direttore Sportivo bisogna guardare tante partite, osservare più giocatori contemporaneamente, lei al giorno quante ore dedica a vedere le partite?

 

Diciamo che dedico dalle due tre ore a guardare alle partite, il problema non è tanto saper costruire, tutti più o meno sono in grado di organizzare una squadre gran parte del lavoro è la gestione della stagione nei momenti difficili, riuscire a dare un’idea, delle regole, un modo di pensare, infine  c’è bisogno di una società che ti dia anche l’opportunità di fare degli errori che sono fondamentali per crescere.

 

 

Perché molti giocatori ripetono la solita frase (quelli che non sono riusciti ad arrivare a certi obiettivi: “Non ho avuto le giuste conoscenze, se le avessi avute sarei arrivato molto più in alto”?

 

Nel calcio moderno il ruolo del procuratore è molto importante, è chiaro che bisogna affidarsi perché si fanno delle scelte importanti, a 14, 15, 16, 17 anni, di certo non si ha la giusta una maturità per gestirsi da solo, la famiglia ti deve stare dietro, ma non deve opprimere il ragazzo. La fortuna serve nell’incontrare il procuratore giusto, soprattutto devi capire che sei e cosa vuoi, perché per quanto mi riguarda il talento può valere, il 20, il 30 o il 40 per cento, ovviamente la fortuna aiuta, e come ho detto bisogna essere sempre accorti. Generalmente uno su 10.000 diventa un calciatore professionista, ribadisco  sono tanti i fattori che ti possono portare in alto,  gli alibi, però,  sono la panacea dei deboli.

 





 







Quando vede giocare un ragazzo che cosa la colpisce di più, oppure che cosa dovrebbe colpirla maggiormente? 

 

Quello che analizzo mentre osservo un giocatore sono le scelte che fa nelle diverse situazioni di gioco, poi  sicuramente vado a vedere quelli che sono i tempi, l’intensità con cui gli fai, infine mi interessa   il carattere del giocatore. Amo i giocatori pensanti, il calcio non è una scienza esatta, tutte le partite e tutte le situazioni di gioco sono diverse, se penso quei giocatori che fanno sempre la scelta giusta è facile raggiungere un risultato positivo.

 

 

 

Che rapporti ha con gli allenatori e i presidenti di club? 

 

Sono una persona leale, e ne sono orgoglioso, con chi è leale ho sempre avuto un ottimo rapporto, sono una persona molto schietta, ho avuto presidenti che hanno accettato la mia onestà e la mia lealtà e ci sono presidenti che vogliono “dire la loro sempre e comunque in ogni situazione.” 

 

 Sono giovane ho avuto dei presidenti ottimi, poi i rapporti si sono deteriorati con l’avvento dei vari direttori generali, ad Agnone è successo così, avevo un ottimo rapporto con il presidente, lo sento ancora oggi, abbiamo lavorato anche assieme; lo stesso problema l’ho avuto ad Avezzano, ma soprattutto la stessa cosa è successa all’Aquila con il direttore generale. Nei dilettanti i ruoli non sono definiti, anche se si fa finta di non sapere quali siano. Vedi ci tengo a precisare che io  credo nel mio lavoro, se la responsabilità è mia è giusto che le scelte le prenda con la mia testa e con il benestare della società e con le idee di gioco dell’allenatore, sicuramente in ogni società ci devono essere dei paletti come in ogni azienda.

 

 

 

Successi e delusioni si equivalgono oppure maggiori sono i successi rispetto alle delusioni? 

 

Le delusioni fanno molto male, perché nel calcio portano a rimpianti a rimorsi, perché pensi che se avessi fatto una scelta diversa le cose sarebbero andate in un modo, appunto, diverso. Dall’Aquila sono andato via a novembre e ancora oggi  il dispiacere rimane. Credo che faccia molto male.

 

 

Il suo più grande difetto e il suo più grande pregio? 

 

Il difetto? Fidarmi delle persone, troppo, e questo difetto nasce dal fatto che do credito a tutti quelli che conosco, devo imparare a essere più diffidente. Il pregio? Sono una persona onesta e leale sia sul lavoro, sono un consulente finanziario, sia nel calcio nessuno può dire che non lo sia. Ho avuto un ottimo rapporto con tutti, con qualcuno ho avuto delle discussioni, ma sulla mia lealtà posso metterci la mano sul fuoco

 

 









Chi sono i suoi modelli di riferimento? 

 

Sono quelli della vecchia scuola come Andrea Iaconi. Andrea per me è un mentore, mi ha insegnato tantissimo, mi ha fatto vedere questo sport sotto una diversa prospettiva, poi ce ne sono altri. Io mi definiscono uno della vecchia scuola, che ha un background moderno legato al lavoro che faccio. Mi ritengo un direttore sportivo da campo.

 

 

Spesso leggo sui giornali o sui social, che il “calcio è malato”, per quale motivo?

 

Il calcio riflette la situazione che abbiamo, abbiamo bisogno di grandissime riforme spero nel presidente Gravina che sta intraprendendo la strada giusta con la riduzione delle squadre professionistiche, hanno una tassazione insostenibile, non si conta più sui settori giovanili per me la regola degli under in serie D è pura follia.  Questo perché ogni anno si “buttano” dentro al campo i 2003, 2004 e la maggior parte di loro non hanno una prospettiva, perché?  Perché magari quei ragazzi non vanno a studiare, fanno 30 partite in serie D in un anno, 90 in tre anni e quando smettono vanno a giocare in promozione e in eccellenza, forse non hanno studiato, non faranno mai i giocatori professionisti e si ritroveranno in mezzo a una strada. 


È tutto sbagliato perché i giovani se sono bravi giocano e non hanno bisogno di regolamenti particolari, in conclusione vengono penalizzati i grandi e vengono penalizzati i piccoli.





Un giocatore che lei ammira tantissimo e uno che ammira meno? 

 

Un giocatore che ammiro è Juro Pejic, è un ragazzo che è con me da 4, 5 anni, è croato, un giocatore che sarebbe sprecato in serie B. Ha un bel modo di ragionare. Se ne avessi 20 in squadra potrebbe vincere tutto, ma proprio tutto. Non saprei dire che ammiro meno, non mi piacciono i giocatori che hanno poco fame.

 

 

Un sogno per il futuro?

 

Non è molto quello di arrivare in serie B, A, è di riuscire a trovare una società che mi faccia lavorare per 4/5 anni e di riuscire a costruire qualcosa, il mio grande sogno, a medio termine è questo che ho appena detto. Mi piacerebbe riuscire a costruire qualcosa, per fare calcio c’è bisogno di strutture, di settori giovanili, di tante cose, il mio sogno è mettermi alla prova, cercando di costruire qualcosa di importante, mi piace lavorare a 360 gradi. In prima categoria ho fatto tutto, dal magazziniere, facevo la distinta, ho fatto tante cose da solo. Quando vado in una società riesco a vedere tutto, sicuramente può essere una dote, naturalmente ho tantissimo da imparare, ma se non fai non impari.

 

 

 

22 maggio 2022

 

(Tutti i diritti riservati) 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

sabato 14 maggio 2022

SEZIONE SPORT

 

 

 

 

Paolo Radi intervista

 

 

 

 

FABRIZIO

SPAGNUOLO

 





Fabrizio Spagnuolo è un ex giocatore di calcio, così ci si presenta


 “Sono nato a Matera il primo marzo del 1962.  All'età di un anno e mezzo i miei genitori si trasferiscono a Vigevano dove praticamente sono cresciuto. Gioco nel settore giovanile del Vigevano che in quegli anni faceva la serie C.



 L'allora direttore sportivo del Vigevano era un certo Gianbattista Moschino, famoso giocatore degli anni sessanta e settanta che aveva militato nel Torino e nella Lazio- Io nel Vigevano ho fatto i giovanissimi e gli allievi. Nell'estate del '78 Moschino mi segnala al Torino e alla Roma. Decisi di accettare Torino anche perché era più vicino a casa, e non me ne pentii anche perché in quel periodo il Torino era uno dei migliori settori giovanili d'Italia.


Iniziai con gli allievi A con allenatore Rabitti Ercole grande maestro di calcio ma soprattutto di vita. Il secondo e terzo anno faccio la categoria Primavera con allenatore un altro grande maestro, Vatta Sergio. Questo è stato anche l'anno dell'esordio in serie A contro l'Ascoli di Mazzone e credo l'ultimo anno giocato da Anastasi perché se ben mi ricordo era in panchina con l'Ascoli. 


L' estate del '81 faccio una bella esperienza di venti giorni con la Nazionale italiana juniores di Acconcia in Cina in un torneo giocato a Shangai. 


Stagione 1981'82 faccio parte della rosa della prima squadra con allenatore Giacomini, ma purtroppo non riesco a fare nessuna presenza. 


Parecchie volte andavo al sabato con la primavera e la domenica ero o in panchina o in tribuna con la prima squadra. Stagione 1982'83 vengo trasferito alla Reggina in C1 dove colleziono 17 presenze. Stagione 1983'84 Ternana C1 presenze 20 Stagione 1984'85 fino ad Ottobre Ternana C1 5 presenze poi Prato in C2 dove faccio 26 presenze e vinciamo il campionato agli spareggi con l'Alessandria. 


Di seguito le mie stagioni calcistiche:


Stagione 1985'86 ancora con il Prato in C1 con 21 presenze Stagione 1986'87 Perugia in C2 con 14 presenze Stagione 1987'88 Vigevano interregionale l'attuale serie D con 25 presenze Stagione 1988'89 Fiorenzuola interregionale con 30 presenze Stagione 1989'90 Fiorenzuola vinto campionato 33 presenze Stagione 1990'91 Sparta Novara interregionale con 29 presenze Stagione 1991'92 Sparta Novara interregionale 29 presenze Stagione 1992'93 Sparta Novara interregionale 33 presenze Stagione 1993'94 Sparta Novara interregionale presenze 29 Stagione 1994'95 Aglianese promozione toscana vinto campionato presenze 25 Stagione 1995'96 Aglianese eccellenza toscana vinto campionato 30 presenze 


La stagione 1996 '97 è stato l’ultimo anno giocato nel campionato di serie D con 26 presenze 


Poi ho iniziato ad allenare il settore giovanile dell’Aglianese per tre stagioni Ho allenato ancora sette anni nel settore giovanile del Prato poi ho dovuto smettere perché il lavoro non me lo permetteva era il 2011 

 

 


La prima domanda è questa il Covid ha stravolto le nostre vite e anche il calcio, ora sembra che tutto stia tornado alla normalità, secondo lei è così? 

 

l covid ha cambiato non solo il mondo del calcio, ma ha cambiato proprio il mondo in generale. È chiaro che si speri che tutto vada per il meglio il prima possibile, anche se la vedo difficile.

 





                                Reggina

 




Quando ha scoperto che il calcio sarebbe diventato la sua più grande passione?

 

Sicuramente fin da piccolo. Quando sei bambino e vedi che tutti i giorni non puoi fare a meno di tirare calci ad un pallone, credo che la passione nasca in quel momento. Indipendentemente che tu poi faccia il calciatore oppure no.

 

 

                                                Primavera nel Torino




I suoi genitori hanno cercato di assecondarla, oppure le hanno detto la classica frase: “...non sarebbe meglio che pensassi allo studio?”

 

Mi ricordo quando i dirigenti del Vigevano vennero a casa mia per parlare del mio trasferimento a Torino. Mio padre non ne voleva sapere. Non voleva assolutamente che io andassi via di casa perché avevo iniziato a lavorare ed il mio stipendio era utile per la famiglia. Furono le mie sorelle a convincere mio padre.

 





                                Con i giovanissimi del Prato '91, stagione 2005 2006





Lei giovanissimo va al Torino, cos’ha pensato in quel momento

 

C'è voluto qualche ora per realizzare il tutto. Poi nei giorni a seguire tutte le mattine ero sempre a vedere nella buca delle lettere se arrivava la convocazione. Quando arrivò la lettera non stavo più nella pelle. Ricordo che pensai: “forse posso diventare un giocatore”.

 





 
                                                     Al Prato




A Torino si era ambientato bene? 

 

Non bene, ma benissimo, era un ambiente adatto per un ragazzo di quell'età.

 

 

                                 Perugia




Nel 1981 lei va in Cina, a giocare un torneo a Shangai dev’essere stata una magnifica esperienza, oggi la società cinese è cambiata, Shangai è una città splendida, moderna con tatti grattaceli, all’epoca com’era la Cina che lei ha conosciuto?

 

 

Tutta diversa di come è ora, per quello che vedo ora nelle varie tv. Molto povera rispetto ad oggi sicuramente. Strutture completamente diverse. Una cosa che mi rimase impressa, era che quando ci portavano in giro per visitare quei  luoghi bellissimi la gente ci guardava come se fossimo dei marziani. Erano quasi tutti vestiti uguale con camice o bianche o blu. Dormivamo in un albergo di quindici piani, in camera dormivo con Francini, la mattina ci svegliava il suono di campanelli di biciclette. Era l'unico mezzo di trasporto per il popolo oltre ai bus comunali. Macchine se ne vedevano poche. Un’esperienza che non dimenticherò.




 

                                            Vigevano

 




Lei ha giocato in diverse squadre, a quale è rimasto più   legato? 

 

Non ce ne una in particolare. Io mi sono trovato bene in tutte le squadre in cui ho giocato. Se ne devo citare una forse nella città in cui mi sono fermato che è Prato, perché ho trovato mia moglie .

 

 


 

                                                              Prato. Parma di Sacchi con Signorini mio compagno a Terni.





Oltre al calcio quali altri sport segue con grande interesse? 


Forse la pallacanestro è quella che mi attira di più. Ti racconto un aneddoto. Facevo le scuole medie ed avevo come prof. di educazione fisica l'allenatore della pallacanestro della squadra della Mecap di Vigevano che militava in A1. Voleva che andassi a giocare nelle giovanili. Mi ricordo che ci sarei andato volentieri perché mi piaceva anche quello sport. Io gli chiesi: “Prof ma se vengo a giocare a pallacanestro col calcio devo smettere? Lui mi disse se vieni devi smettere con il calcio. Allora gli risposi che avrei continuato con il calcio.





                                  Allenamento con  la prima squadra del Torino insieme a Danova





Perché tutti provano a diventare calciatori? Che cosa gli attira, più la fama o i soldi? 

 

La maggior parte dei ragazzi di oggi sono spinti dai genitori a giocare al calcio. E prova ad immaginare perché? Nel 2011 ho fatto un'esperienza di un mese e mezzo in America ad Atlanta ero istruttore di calcio dai bambini ai ragazzi e ragazze fino a 18 anni. Esperienza stupenda anche questa. I ragazzi lì non fanno solo calcio, ma praticano almeno due o tre sport differenti. In questo modo è chiaro che poi scelgono quello che più fa per loro. Questo anche perché non sono ossessionati dai genitori. Hanno anche la fortuna di avere strutture all'avanguardia tipo i college per cui è anche più semplice. Ma la differenza è nella mentalità



Lei giocava nel ruolo di? 

 

l mio ruolo era centrocampista. Poi verso fine carriera come tanti centrocampisti si spostano in difesa centrale.

 

 

                                Ternana




Si ricorda il suo goal più bello?

 

Si me lo ricordo benissimo. Era contro l'Aosta nella stagione ‘90'91 giocavo con la Sparta Novara in interregionale.

 

 

Se avesse la possibilità di tornare indietro, cambierebbe qualcosa, oppure è soddisfatto di dove è arrivato sino ad ora? 

 

Sì, forse qualcosa cambierei, però in linea di massima rifarei quello che fatto.

 

 

Un giocatore che lei ammira tantissimo? 

 

Se smette quest'anno ed è Chiellini. Sicuramente un esempio per i più giovani.

 




                                     Fiourenzuola

 




Perché ha deciso a un certo punto della sua vita di diventare allenatore? 

 

Negli ultimi anni che ho giocato ho iniziato a pensare al dopo calcio, del resto come fanno tutti. Ho sempre pensato di trovare prima di tutto un lavoro che mi potesse dare tranquillità economica. Se poi ci fosse stata la possibilità di potere allenare a livello giovanile… perché no! E così e stato fino a quando il lavoro me lo ha permesso. Mi sarebbe piaciuto molto continuare a trasmettere quello che di positivo mi ha dato il calcio ai ragazzi. Forse un giorno potrò riprendere ad insegnare calcio, si vedrà.

 

 

Qual è la principale qualità che deve avere un allenatore? 

 

Sicuramente la passione, senza quella è impossibile trasmettere. Poi chiaramente anche competenza.

 


 


                                Negli Stati Uniti

 




Che cosa le ha dato il calcio e che cosa le ha tolto? 

 

Sicuramente il calcio mi ha dato tanto. Mia ha fatto fare esperienze indimenticabili, conoscere tanta gente, girare tanto e di conseguenza conoscere tante città. Però sono dovuto stare parecchi anni senza i miei famigliari e vederli di rado. Mi ha tolto di più l’essere lontano da loro.

 

 

Un sogno che vorrebbe che si realizzasse nell’immediato? 

 

Niente di particolare, solo serenità e pace per tutti

 

 

 

 

 

 

 

14  maggio 2022

 

(Tutti i diritti riservati) 

 

 

 

 

 

 

 

martedì 26 aprile 2022

SEZIONE SPORT

 

 

 

 

Paolo Radi intervista

 

 

 

 

GERARDO DI GILIO

 



 


 


      

 

Gerardo (Gerry) Di Gilio, salernitano di anni 20, diplomato presso l’Istituto Tecnico Basilio Focaccia di Salerno è un giovane calciatore e così ci si presenta: 

 

“Il mio percorso calcistico è iniziato nella scuola calcio Millenium dell'ex calciatore della Cavese Luciano Carafa e li sono stato per oltre 10 anni, tre anni fa ho avuto la fortuna di entrare a far parte della Cavese e di confrontarmi in campionati nazionali per poi essere aggregato in prima squadra. Quest'anno dopo aver militato nella prima parte di stagione a Cava sono passato in prestito all'Ercolanese dove ho ritrovato il mister Perrella - era già stato il mio allenatore e avevo condiviso la gioia di vincere un campionato Primavera a Cava - Ad Ercolano è stata una stagione positiva dove ci siamo tolti molte soddisfazioni, anche se rimane una stagione dove posso avere dei rimpianti sia a livello personale che di squadra”

 




 

 


 





Una domanda che ho fatto a molti è la seguente: il Covid ha stravolto le nostre vite, come ha vissuto questo periodo di pausa durato circa un anno e mezzo? Riusciva ad allenarsi quotidianamente?

 

Sicuramente il covid ha stravolto le nostre vite, penso sia stato un periodo difficile per tutti, diciamo che per fortuna io abito in una casa con molto spazio fuori e quindi mi sono potuto sempre allenare, però a livello calcistico il covid ha sicuramente danneggiato un pò tutti i ragazzi della mia età.

 



Quando ha scoperto che il calcio sarebbe diventato la sua più grande passione?

 

La mia passione per il calcio mi è stata tramandata da mio padre che già dall'età di tre anni mi portava sul campo per guardare le partite della sua squadra amatoriale.

 


 Lei si è diplomato, com’è riuscito a coniugare lo studio con lo sport? 

 

Non è stato facile coniugare lo studio con lo sport, ma la mia famiglia mi ha insegnato che le due cose andavano di pari passo e che quindi bisognava fare tanti sacrifici affinché io potessi inseguire il mio sogno.

 








Ha intenzione di continuare nello studio, in caso quale facoltà le piacerebbe fare? 

 

Sì, vorrei continuare con lo studio prendendo una facoltà inerente al mondo del calcio e che mi faccia crescere sia culturalmente che calcisticamente.


 


Da come sappiamo la Cavese è stata fondamentale per la sua crescita sportiva, ci può dire il perché?

 

La Cavese è stata importante per la mia crescita sportiva sia in ottica primavera che poi prima squadra. Ho avuto la possibilità di far parte del ritiro sia quando militava in serie C sia serie D, purtroppo o per demeriti miei o per scelte diverse della società non mi è stata data la possibilità di esordire e questo è un rimpianto che ho .

 


La stagione all’Ercolanese è stata positiva, però perché avrebbe dei rimpianti, sia a livello di club sia personali?

 

È stata sicuramente una stagione positiva perché ci siamo salvati in modo agevole dopo un inizio complicato, ho dei rimpianti sia a livello di club perché ad un certo punto potevamo puntare più in alto per fare in modo di arrivare ai play off, sia a livello personale perché potevo fare qualche gol in più.




Lei gioca nel ruolo di? 

 

Centrocampista sia da interno che da mediano.

 


Si ricorda il suo goal più bello?

 

ll mio gol più bello che ricordo con molto affetto risale ai tempi del campionato regionale con la "Millenium”. Il mister decide di inserirmi come prima punta perché eravamo in emergenza, ad un certo punto   mi arrivò un pallone di spalle alla porta fuori area mi girai sul sinistro e feci un tiro a giro sotto l'incrocio in modo tale da far finire la palla finire in rete.  Ci tengo a precisare che forse è stato il mio primo ed ultimo gol da prima punta.

 








Un suo pregio e un suo difetto (calcisticamente parlando) 

 

Il mio pregio più grande a livello calcistico credo sia l' ”intelligenza calcistica” perché riesco a capire prima lo svolgimento delle azioni . Il difetto invece è che qualche volta mi capita di eccedere con la palla.

 


Alcuni esperti di questo sport dicono che conta molto la determinazione (un allenamento costante), altri che si nasce campioni. Secondo lei con molto allentamento, facendo degli enormi sacrifici, dando tutto se stessi per il calcio, è possibile diventare bravi giocatori?

 

Secondo me con l'allenamento puoi migliorare degli aspetti sia fisici e  poi calcistici, ma penso che alla basa bisogna avere del "talento" naturale.


 

Famiglia e amici quanto sono importanti per lei? 

 

Si, per me sia la famiglia che gli amici sono essenziali, la famiglia è il perno fondamentale per una base solida alle spalle e i veri amici sono importanti nel percorso di crescita.

 


Su di lei ho parlando con qualche addetto del settore ho sentito giudizi molto positivi, ma veramente molto. Che cosa si sente dire a coloro che la stimano, quale sorpresa vorrà riservargli per il futuro?

 

Mi sento di ringraziare tutti coloro che hanno speso una buona parola per me e mi auguro di non deludere le mie e le loro aspettative.

 

 

 

 

 

 

26  aprile  2022

 

(Tutti i diritti riservati)