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martedì 20 ottobre 2026

SEZIONE SPORT

 

 

 

 

Paolo Radi intervista

 

 

 


FRANCESCO

GRAVINA

 



 

Francesco Gravina è un giocatore   di Napoli, nato il 10 ottobre del 2000 e queste sono le squadre dove ha militato:

 

A.S.D. Angeli Scugnizzi (Provinciale; Materdei (Vittoria Campionato regionale); Settore giovanile con squadre di serie A e C; Napoli(allievi); Latina (Allievi); Turris settore giovanile 2 anni; Turris prima squadra per 3 anni, incluso un anno sotto età; Altovincentino; Giugliano; Venafro; Marianella, A.S.D. Città di Sant’Arpino, nella stagione attuale gioca nell’A.S.D. Miuli.

 

 


La prima domanda che le voglio fare è seguente come sta andando questa stagione calcistica, si ritiene  soddisfatto delle sue prestazioni o ritiene che possa fare ancora meglio?

 

Questa prima parte di stagione sta andando abbastanza bene: abbiamo incominciato con due vittorie e due sconfitte in campionato. Siamo una squadra giovane rispetto alle altre, ma non abbiamo paura di nessuno.

Soddisfatto non direi: so che posso dare tanto e devo farlo per ripagare la fiducia che mi è stata data dal capitano e dal mister.

 

Quando ha scoperto che il calcio sarebbe diventato la sua più grande passione?

 

A differenza di tanti altri giocatori il calcio non ha fatto parte della mia infanzia: l'ho scoperto solo a 15 anni, dato che prima mi concentravo su sport individuali.

 

I suoi genitori hanno cercato di assecondarla, oppure le hanno detto la classica frase: “...non sarebbe meglio che pensassi allo studio?”

 

Ho la fortuna di avere un padre che ha giocato a certi livelli e mi ha sempre dato consigli e aiutato, però non ho mai trascurato lo studio.

 





 

Lei ha giocato in diverse città italiane, non le mancava la famiglia?

 

Certo, ma stavo seguendo la mia passione e sapevo  che loro erano sempre con me.

 

Ci può raccontare in breve la sua esperienza nel club: Altovincentino?

 

All'Altovicentino ci sono stato solo per pochi mesi, ma mi sono trovato benissimo: eravamo in un convitto insieme a tutti i ragazzi della squadra, con un cuoco sempre a disposizione e una società attrezzata per categorie superiori.

 

Qual è la squadra dove lei ha lasciato il cuore?

 

La squadra nella quale io ho lasciato il cuore è la Turris a Torre del Greco, società che mi ha cresciuto e che mi ha fatto esordire con due anni di anticipo rispetto all'età canonica in Serie D. Non posso non menzionare   anche il Marianella, dove ho vinto il mio primo campionato e ho incontrato persone e compagni di squadra fantastici, sono stati come dei veri e propri fratelli.

 

Grandi discussioni con i mister le ha avute, le ha in questo momento oppure ha sempre accettato e accetta le decisioni con serenità?

 

Io sono un ragazzo molto umile, quindi se il mister mi dice una cosa rispetto sempre la sua opinione. Poi con mister Cardamone, che ho avuto alla Turris, c'è stato qualche scontro perché abbiamo entrambi un carattere forte, detto ciò mi ha insegnato davvero tanto.

 

Generalmente che ruolo ha all’interno del gruppo, mi spiego ascolta i consigli dei compagni, discute serenamente con loro, oppure tende a imporre la sua volontà?

 

Penso che una persona vada sempre ascoltata per essere capita, soprattutto quando si tratta di un compagno di squadra con cui si dovranno affrontare molte battaglie.

 




Un suo pregio e un suo difetto (calcisticamente parlando) 

 

Un mio pregio è che non mi risparmio mai, né in allenamento né in partita. Un mio difetto, invece, è che a volte pretendo il 100% da tutti, mentre dovrei imparare a capire quando un compagno ha un momento di difficoltà e che avrebbe solo bisogno di essere sostenuto.

 

Una domanda che non faccio sempre: domani lei riceve una chiamata da un club estero se la sentirebbe di lasciare la sua città per questa nuova avventura all’estero?

 

No, difficilmente cambio squadra durante l'anno. Quando do la parola a una squadra, la mantengo fino all'ultimo.

 

Ho intervista tanti ragazzi di Secondigliano (basta andare sul sito) e molti sono dispiaciuti perché quando si parla di Secondigliano la gente di fuori immagina una sola realtà, perché ci sono tanti pregiudizi?

 

Purtroppo il passato parla da sé e queste persone sono rimaste ferme lì. Io penso che si debba pensare al presente e alle opportunità che si stanno creando.

 

Un giocatore che lei ammira tantissimo? 

 

Ormai non ci sono più i giocatori di una volta, quindi preferisco concentrarmi su me stesso, prendendo spunto da chi ha giocato il vero calcio, come: Maldini, Nesta, Puyol e Sergio Ramos.

 




Famiglia e amici quanto sono importanti per lei? 

 

Io penso che per una persona questi due fattori sono importantissimi.

 

Un sogno che vorrebbe che si realizzasse nell’immediato? 

 

Forse non è il sogno di tutti essere indipendenti e non dipendere da un superiore, ma questo sarebbe il mio grande sogno.

 

A chi vorrebbe dedicare questa intervista?

 

Lo dedico in primis alla mia fidanzata Ilaria, che mi appoggia in tutto,  alla mia famiglia, che mi dà supporto;  ai miei fratelli del Marianella e a quelli di Sant'Arpino, dove ho trascorso momenti di grande gioia e anche di grande dolore; specialmente a una persona, Nunzio, che a Sant'Arpino è stato per me un faro e un vero fratello.

 

Per il calciatore che è diventato c’è una persona a cui sente di dire grazie?

 

Avrei una lunga lista di mister e giocatori che mi hanno insegnato tanto, ma se mi conoscono davvero, sanno che questo messaggio è dedicato a loro.

 

 

Grazie

 

 21  10      2026

 

(Tutti i diritti riservati) 

 

 

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