SEZIONE SPORT
Paolo Radi intervista
MARCO
SITO
MARCO SITO, è un allenatore di calcio, qualifica UEFA C, è nato a Napoli il 7 marzo del 1992, ed è laureato in Scienze Motorie.
Come calciatore ha iniziato nel settore giovanile del Benevento in prima squadra, poi ha disputato più di 60 partite tra la serie D e l’Eccellenza, queste le squadre: Pomigliano, Marcianise, Sessana, Real San Felice a Cancello, Sanità Napoli.
E’ allenatore e preparatore atletico di calcio, attività di base con scuole calcio, attualmente è l’allenatore Esordienti Fox Soccer di Cercola.
Come prima domanda le faccio questa: quando ha scoperto che il calcio sarebbe diventato la sua più grande passione?
Più che scoperta è stato principalmente un qualcosa che ho sempre vissuto fin da bambino, ho sempre pensato e vissuto in funzione del calcio per cui è sempre stato parte integrante della mia vita in maniera del tutto naturale e non ho mai smesso di amare questo sport che, ancora oggi, per quanto mi riguarda, vivo profondamente.
Ho avuto la fortuna di avere un padre che ha sempre amato il calcio ma che non mi ha mai trasmesso alcuna pressione affinché amassi anch’io questo sport, è stato un processo del tutto naturale e dunque non ho mai messo in discussione la passione nata e maturata per il calcio.
I suoi genitori hanno cercato di assecondarla, oppure le hanno detto la classica frase: “...non sarebbe meglio che pensassi allo studio?”
Ho avuto l’immensa fortuna di crescere nell’amore della mia famiglia, mia madre e mio padre mi hanno accompagnato e sostenuto passo dopo passo in ogni scelta, da questo punto di vista mi sono sempre sentito ben protetto e al sicuro.
Non mi hanno mai impedito di vivere il calcio in maniera seria e costruttiva, anzi, mi hanno sempre incentivato affinché potessi dare il meglio, senza pressioni inutili e aggiungo stupide, ho sempre vissuto con il principio da loro trasmesso che la scuola fosse l’assoluta priorità e, giustamente, ad oggi, sono consapevole dell’importanza di tale principio in quanto lo studio mi ha permesso di costruire un percorso culturale e d’istruzione che mi ha portato a sentirmi realizzato all’interno della società. Non smetterò mai di ringraziare mio padre che, ho perso da diversi anni e mia madre, sono state, sono e saranno sempre le persone più importanti della mia vita, grazie ai loro valori e principi trasmessi, oggi mi sento una persona sicuramente onesta e responsabile, valori e principi di cui ne vado orgoglioso e che reputo non negoziabili.
Lei ha giocato in diverse squadre, a quale è rimasto più legato?
Probabilmente Pomigliano perché è stata la tappa più importante della mia carriera, mi sono formato principalmente come uomo oltre che come giocatore, è stato il passaggio cruciale dall’attività giovanile alla prima squadra, tra i professionisti, cambia completamente il mondo e a 17 anni è avvenuto tale passaggio. Ho avuto il privilegio di essere allenato da un allenatore come Gigi Corino, grandissimo uomo, che ha ribaltato le mie presunte certezze di giocare e vivere il calcio in un determinato modo. Ha saputo trasformami sotto ogni punto di vista, permettendomi di esordire e iniziare il mio percorso come calciatore a determinati livelli. Un’altra piazza a cui sono molto legato è San Felice a Cancello, un comune di Caserta dove mi sono sentito amato e ho conosciuto persone stupende e amici a cui sono molto legato.
Oltre al calcio quali altri sport segue con grande interesse?
Ho sempre amato qualsiasi sport, sono laureato in Scienze Motorie e ho sempre visto lo sport come il nucleo di ogni forma di emozioni, personalmente pratico quotidianamente attività fisica tra corsa e palestra, più che altro a fini di buona salute psicofisica personale, seguo con tanto interesse la formula 1 anche se non ho per nulla competenze ingegneristiche, ne capisco ben poco. Seguo il ciclismo, il tennis, mi piace molto guardare partite di basket e rugby.
Lei giocava nel ruolo di?
Principalmente nasco come difensore centrale, non so se sia stato un bene o un male per la mia carriera, ma nel corso degli anni, ho ricoperto tutti i ruoli, ad eccezion del portiere e dell’attaccante, per cui sono sempre stato considerato una sorta di jolly ma per natura mi sono sempre considerato difensore centrale.
Grandi discussioni con i mister le ha avute oppure ha sempre accettato le decisioni con serenità?
Per carattere non ho mai avuto particolari discussioni e non ho mai alimentato problemi, tuttavia devo ammettere che incontrare persone vere, oneste, trasparenti, come allenatori, è veramente difficile, oggi che studio per essere appunto allenatore, credo che valori come rispetto, onestà, trasparenza, empatia, siano essenziali al fine di costruire un rapporto di fiducia coi propri giocatori. Quando non ero d’accordo con una decisione dell’allenatore, avendo una determinata sensibilità, non esponevo il problema e interiorizzavo minando la mia autostima e fiducia, forse a distanza di anni, avrei agito anche in maniera diversa, tuttavia credo che ogni persona debba avere un certo percorso e vivere determinate esperienze per costruire una propria identità e diventare persone migliori, pertanto ogni situazione vissuta è stata necessaria ai fini della mia crescita personale.
Generalmente che ruolo aveva all’interno del gruppo, mi spiego ascolta i consigli dei compagni, discute serenamente con loro, oppure tende a imporre la sua volontà?
Ho sempre desiderato essere al centro dell’attenzione, laddove mi trovavo in contesti dove percepivo fiducia, stima, affetto, sapevo che potevo andare ben oltre i miei limiti, sia mentali che tecnici, per cui anche in uno spogliatoio riuscivo a sentirmi protagonista ed essere componente attivo in ogni situazione. Ho sempre vissuto in ogni gruppo in maniera sana, oserei dire anche pura e ingenua, in quanto il gruppo calcio è, ad ogni livello, altamente competitivo, tuttavia ho sempre apprezzato ogni consiglio e ogni suggerimento fornito da tutti i compagni, dai più piccoli ai più grandi, ciò è anche necessario se si è parte di un gruppo che segue obiettivi ben precisi.
Un suo pregio e un suo difetto (calcisticamente parlando)
Come detto prima, forse la mia intelligenza tattica che mi ha permesso di ricoprire più ruoli in campo è stato un mio pregio, anche se a distanza di anni non ne avrei così certezza.
Un pregio probabilmente è la mia capacità di leggere le giocate offensive e scegliere bene i tempi di ogni intervento difensivo in chiusura e tecnicamente mi sono sempre considerato un difensore pulito tecnicamente e forse elegante, mentre un difetto lo collego proprio all’aspetto di cui sopra. Però il fatto di essere così pulito non mi rendeva così cattivo agonisticamente come un difensore dovrebbe essere, è brutto a dirsi ma prima di intervenire in maniera decisa e anche pericolosa, ci pensavo più di una volta, un difensore puro non pensa neanche una volta prima di intervenire, lo fa e basta.
Adesso lei è il svolge il ruolo di allenatore negli Esordienti Fox Soccer di Cercola. Come mai ha deciso di intraprendere questo nuovo ruolo nel calcio?
È sempre stata la mia aspirazione principale, anche da piccolo, ho sempre visto nella figura dell’allenatore ciò che volevo fare nella mia vita, amo questo ruolo che mi permette, anche nella vita, di gestire pressioni e situazioni che riescono a rendermi una persona migliore e responsabile. Sarà strano, ma anche da giocatore, preferivo sentirmi responsabile di un intero gruppo di persone piuttosto che responsabile soltanto di me stesso e questo è cruciale per il ruolo dell’allenatore.
Qual è la principale qualità che deve avere un allenatore?
Deve amare profondamente ciò che fa, qualunque sia il livello, qualunque sia la categoria, deve profondamente amare quello che fa e soprattutto farlo con criterio, impegno e studio, non è qualcosa che si può improvvisare, per quanto possa passare il messaggio che tutti possono dire la propria nel mondo del calcio, essere allenatore è un qualcosa di molto più articolato e complesso.
Un allenatore deve racchiudere diverse qualità, ci sono le componenti sociali, quelle per me più importanti, che fanno riferimento all’empatia, la sensibilità, la gestione delle emozioni e la comprensione delle dinamiche di un gruppo squadra, in campo e fuori, componenti organizzative, come organizzare e strutturare sedute di allenamento, componenti metodologiche, come indirizzare le proprie conoscenze tecniche e tattiche all’interno di un programma di lavoro, componenti fisiche, conoscere anche l’ambito relativo alla scienza del corpo umano, sapere chi alleno anche da un punto di vista morfologico.
L’allenatore non è per niente una figura banale, sicuramente non è il protagonista perché i veri protagonisti sono sempre i ragazzi che devono divertirsi e gli allenatori devono definire le condizioni per permettere ciò.
Come imposta il suo lavoro con questi giovani calciatori?
Il lavoro si basa principalmente in base all’età dei ragazzi, in base a quelli che sono gli obiettivi da raggiungere in questa fascia d’età, i quali obiettivi non corrispondono a qual è, in genere, il risultato finale di ogni partita bensì a quante conoscenze calcistiche acquisiscono in maniera autonoma i ragazzi, così che possano permettere loro di gestire e affrontare le situazioni che si creano in campo.
Il lavoro principalmente si concentra su tutto ciò che è il gioco, la base essenziale è proprio questa: il gioco e far in modo che il gioco sia protagonista e adattarlo alle esigenze didattiche del calcio, sotto forma di allenamento. Credo fortemente nel concetto di gioco, non nell’aspetto ludico in sé, principalmente nell’aspetto didattico che può trasmettere e questo a prescindere da ogni età, il gioco è la forma più seriosa che possa esistere affinché si possa migliorare e conoscere competenze personali di cui non si è ancora a conoscenza.
Ci vuole molta pazienza oppure le ore di allenamento scorrono veloci e senza intoppi?
La pazienza è un aspetto da considerare connaturata con tale ruolo, gli intoppi li vedo sempre durante una seduta d’allenamento, probabilmente perché sono sempre fin troppo esigente e anche severo, principalmente con me stesso. Non riesco mai ad essere del tutto contento durante una seduta d’allenamento, tuttavia per me le ore scorrono fin troppo velocemente e passerei molte più ore sul campo coi ragazzi che, come fermamente sono convinto, vivono troppo poco tempo con il pallone ai piedi e troppo più tempo con joystick e cellulari in mano.
Che cosa le sta dando il calcio e che cosa le sta togliendo?
Come detto in precedenza penso e vivo in funzione del calcio, ho la fortuna di avere un lavoro extra calcistico che mi dona serenità e stabilità, tuttavia il calcio è ciò che mi tiene vivo, il cuore batte ma se penso a quello che mi sta togliendo, mi ha tolto e che mi toglierà in futuro, so per certo che sarà valsa la pena, anche tra sofferenze, dolori e preoccupazioni, posso dirti che ho proprio l’esigenza di vivere anche questi aspetti, è una passione e non c’è cosa più bella di esser schiavi delle proprie passioni.
Come mai a Napoli tutti vogliono diventare calciatori e pochi vogliono intraprendere altri sport - eppure è una città che può offrire molto -?
Come ogni posto, ogni città ha un proprio mondo culturale e sociale, il calcio probabilmente è la forma più autentica capace di regalare emozioni semplicemente osservando un pallone, magari non per tutti è così, ma è se come fosse parte di un codice genetico presente. All’ interno della città, vuoi o non vuoi respiri calcio in ogni angolo della città, in un contesto sociale dove l’autenticità e la purezza delle passioni lentamente sembra svanire, il calcio è sempre catalizzatore di emozioni e gioie rimaste intatte e vere, chi fa calcio lo ama e basta, a prescindere dai cambiamenti, se si fanno altri sport, nella loro estrema bellezza, principalmente è sempre legato ad una passione che si scopre pian piano, non è un qualcosa per cui ci nasci e vivi quotidianamente.
Per il futuro pensa di allenare giocatori più adulti?
Ad oggi non saprei, l’occasione non è mai nata, certo, mi piacerebbe, ogni categoria, ogni età, rappresenta un mondo completamente diverso sia da vivere che da gestire, per cui non ho l’ambizione principale di farlo ma sicuramente un giorno mi piacerebbe.
Un sogno per il futuro?
Vivere nell’amore delle persone a me vicino e non perdere mai l’amore e la passione per tutto ciò che faccio, altrimenti non sarebbe vita.
A chi vorrebbe dedicare questa intervista?
Ai ragazzi che oggi alleno, a ciò che loro ogni giorno riescono a trasmettermi, alle emozioni che riescono a regalarmi e alla persona che oggi mi permettono di essere.
Grazie
21 05 2026
(Tutti i diritti riservati)
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