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lunedì 31 agosto 2026

SEZIONE SPORT

 

 

 

 

Paolo Radi intervista

 

 

 

 

ANGELANTONIO

GALLUCCIO

 


 



 

 

 

 Angelantonio Galluccio (campano) è stato prima un giocatore di calcio, ora è un allenatore, così si presenta: 

 

 

La mia carriera calcistica inizia con giovanili Casertana con gli allievi nazionali e Beretti anno 1984 /1985, successivamente iniziai a 18 anni in 2° categoria al San Clemente Casamarciano con la vittoria del campionato e subendo su 30 partite 12 gol in quanto il mio ruolo era il portiere, l’anno successivo passai alla San Gennarese in promozione, arrivò l’anno in cui dovetti partire per svolgere il servizio di leva, partecipai presso la mia caserma ad un torneo interforze vincendolo.

 

Passai poi ad una società di 1° categoria Palma Campania vincendo il campionato, l’anno successivo ero al Sirico di Saviano 1° categoria vincendo il campionato; poi passai alla Palmese in eccellenza vincendo il campionato che ci permise di andare in serie D.  Altre furono le società di eccellenza dove andai a giocare, per approdare alla fine al Baiano in eccellenza

 

Giocai altri 7 campionati e a 35 anni smisi di giocare e iniziai ad allenare dalla 3° categoria.

 

Dopo alcuni anni in terza categoria   passai al Ciccano in promozione, al 2° Anno vincemmo il campionato e restammo al comando della classifica per 30.  Furono quattro  gli anni che allenai questa squadra, per poi passare a Poggiomarino in promozione e facemmo pure i play off.

 

Gli anni successivi mi videro: al Nola in promozione, al Baiano in promozione, al Cimitile ci rimasi per 4 anni, giocammo una play off di girone ed una finalissima regionale, al Marigliano, al Casamarciano in 1° categoria.

 

Al Casamarciano abbiamo stravinto il Campionato di prima ed oggi ci apprestiamo a giocare il campionato di promozione”

 

 

 

 

Come prima domanda le voglio fare questa: quando ha scoperto che il calcio sarebbe diventato la sua più grande passione?

 

Il calcio ai miei tempi era diverso, le scuole calcio erano rare parliamo del 1982, e 1983; quindi  per forza di cose ho iniziato a frequentare il “ calcio di strada”.  Successivamente incontrai il calcio che conta e piano piano inizia tutto il mio percorso calcistico. Chiaramente quando appesi i guanti al chiodo, a 35 anni, decisi di rimanere nell’ambiente così intrapresi la carriera di allenatore, e per me è un grande piacere.

 


Se dovesse fare un bilancio, che cosa le ha dato il calcio e che cosa le ha tolto?

 

Un bilancio?  Che dire il calcio è fatto di sacrifici che magari da giovane pensi di non fare, poi con il tempo impari a fare tanti sacrifici e logicamente togli tanto tempo per te e per la famiglia. Tutto questo è naturale quando hai anche un lavoro, il tempo è quindi poco fra gli allenamenti vari e l’attività lavorativa.

 

In quanto a al dare termini ho avuto tante gratificazioni calcistiche. Ad una certa età capisci che hai dato tantissimo al calcio e sia nel bene che nel male sei stato ricambiato.

 

Lei ha una carriera invidiabile come calciatore, infatti è stato in tanti club ottenendo risultati importanti, qual è stato il suo segreto per aver ottenuto simili traguardi?

 

Il segreto? Direi i tanti   sacrifici, la voglia di fare sempre bene, la determinazione ed il rispetto per i compagni, la  società e tutto lo staff tecnico.

 

Con il mister com’è stato il suo rapporto; mi spiego accettava le loro decisioni con serenità, oppure a volte ha avuto dei confronti abbastanza accesi?

 

Il mio rapporto con gli allenatori è sempre stato buono basato sulla lealtà, anche quando andavo in panchina mi rendevo sempre disponibile con il gruppo, a volte lavoravo sull’ aspetto  relazione del gruppo e sull’ aspetto  psicologico individuale del giocatore  che era in difficoltà nello spogliatoio.

 

Ho avuto sempre grandi rapporti con gli altri portieri della rosa basando sempre il rapporto sulla lealtà e l’onestà indipendentemente tra chi giocava la domenica tra i due.

 

Perché ha deciso a un certo punto della sua vita di diventare allenatore? 

 

Avere la voglia di giocare fino a 35 è importate, gli stimoli fanno parte della vita di un calciatore senza quelli non si va da nessuna parte, così dopo aver posato i guanti la voglia di rimanere nell’ambiente c’era ancora, ecco perché decisi di prendere il patentino di allenatore.

 

Qual è la principale qualità che deve avere un allenatore? 

 

Direi che la principale qualità è essere chiaro lineare e trasparente con i propri giocatori, conta l’essere onesto anche se a volte si è fraintesi perché quando un giocatore non gioca non accetta determinate scelte facilmente, ma il tempo ed il campo sono un giudice inequivocabile sia per un allenatore che per un giocatore. Inoltre vorrei precisare che prima di andare nello spogliatoio e giudicare l’ operato di un calciatore occorre fare autocritica e poi ripartire con serenità.

 

     Qual è il suo stato d’animo prima di una partita? Quali consigli dà ai giocatori?

 

C’ è sempre una grande  emozione prima di ogni gara nonostante abbia perso il conto delle volte che sono stato nella panchina, ogni volta che inizia una partita è come se fosse  sempre la prima volta. Si tratta di un’ emozione indescrivibile, si cerca di tramettere serenità al gruppo, la tranquillità giusta per affrontare la partita nel migliore dei modi e cercare di ottenere il massimo dai propri calciatori.

 

 

E alla fine di una partita, invece? Ripensa a quello che ha sbagliato a livello tattico, oppure volta pagina? 

 

Alla fine di ogni partita e al di là del risultato faccio autocritica cercando di migliorarmi e così facendo miglioro i giocatori che ho a disposizione.

 

Una partita da allenatore che vorrebbe dimenticare? 

 

Non ho partite da dimenticare poiché ognuna di esse mi ha lasciato qualcosa sia a livello di risultato che a livello umano.

 

Ho ottenuto ottimi risultati, ma ci sono state  tante disfatte, ma fanno parte del gioco, l’ importante è essere in pace con se stessi sapendo di aver dato tutto prima durante e dopo una gara.

 

Di lei si dice molto bene è un allenatore stimato ed apprezzato, come si riesce a raggiungere un simile obiettivo?

 

Fa piacere di essere apprezzato da tanti addetti ai lavori, vuol dire che nel percorso calcistico ho sempre cercato di essere corretto con tutti e qualche numerino in termine di risultati l’ho pure ottenuto.

 

Anche suo figlio gioca a calcio, quali consigli o suggerimenti gli dà?

Mio figlio gioca a calcio, è un ragazzo umile e un gran lavoratore, in campo ha un grande potenziale però qualche infortunio importante ha impedito che potesse andare in altri gironi più importanti; è giovane e saprà dimostrarlo in futuro. Sono sicuro che con la voglia che ha e i sacrifici che sta facendo saprà dimostrare il suo valore.  

 

Un sogno per il futuro?

 

Alla famiglia perché chiaramente per giocare a calcio o allenare significa ruba tempo a loro, è vero è una passione però pure loro si sacrificano per farti stare sereno.

 

 

A chi vorrebbe dedicare quest’intervista?

 

A me stesso perché ci ho creduto, ho lottato e  ho fatto tutto ciò indipendentemente dai risultati buoni o meno buoni che ho ottenuto sia da giocatore che da allenatore.

 

Grazie per l’intervista paolo

 

 

Grazie a lei

 

 31    08      2026

 

(Tutti i diritti riservati) 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

domenica 9 agosto 2026

SEZIONE SPORT

 

 

 

 

Paolo Radi intervista

 

 

 

 

FEDERICO

SBRESCIA 





 

 

 

Federico Sbrescia è un giocatore campano di Futsal, così ci si presenta:

 

 

“Mi chiamo Federico Sbrescia nato a Napoli il 31 luglio del 1998, il mio ruolo a calcio 11 riguarda giocare come terzino DX/SX.

 

La mia prima scuola l’ho iniziata quando avevo 9 anni e si chiama Real Gaetano Scirea a Capodichino, Napoli. 

Dopodiché a 11 anni sono passato alla vecchia scuola calcio Mariano Keller per un anno per poi passare alla scuola calcio Arci UISP Scampia fino agli allievi regionali vincendo pure anche il campionato.

 

Dopodiché sono passato alla società d'eccellenza del Casalnuovo dove ho fatto un anno di juniores regionale, e anche con questo club ho vinto il campionato.

 

Il club Casalnuovo mi ha poi mandato in prestito ad un’altra società di Casalnuovo, il Comprensorio Casalnuovese, dove mi sono alternato tra la prima squadra - dove abbiamo vinto il campionato di prima categoria - la promozione e la juniores.

 

Dopo ciò sono passato in prima categoria con Plajanum Chiaiano, sfortunatamente in un amichevole precampionato mi sono infortunato al ginocchio rimanendo così fermo per mesi e saltando la stagione che hanno poi vinto. 

 

C'è stato un momento in cui non avevo più voglia di giocare a calcio, ed è stato poi in quel momento che ho iniziato a praticare il Futsal: come ruolo sono un centrale e laterale.

 

 

Nella stagione 2021 -2022 ho militato nel Partizan Scampia, una squadra di calcio a 5 di serie D gestita da ragazzi. 

 

Dopo il primo anno in questo club, dove tra l’altro ho giocato molto bene, sono stato chiamato dalla Società Friends Arzano, però ho avuto poco spazio per mostrarmi e come logica conseguenza   sono rimasto fino a gennaio per poi tornare di nuovo al Partizan Scampia per concludere l’anno fino alla semifinale dei Play Off.

 


L'anno successivo sono passato ad un’altra società di serie D che si chiama Phlegrea Partizan, dove ho completato l’intera stagione arrivando sempre alle semifinali dei Play off di serie D.

 

Successivamente sono passato alla società di Calcio a 5 (serie C2):  ASD  Ciro Vive che è  squadra del Quartiere di Scampia;  ho concluso la stagione arrivando in doppia cifra e con la soddisfazione di arrivare in finale di Coppa  di C2.

 

Infine ho militato nella società di C2 Atletico Chiaiano,  squadra dove mi trovo attualmente,  vincendo lo scontro diretto ai Play out e rimanendo così di conseguenza in categoria.”

 

 



 

La prima domanda che le voglio fare è la seguente com’è terminata stagione 2025 – 2026,  si ritiene soddisfatto delle sue prestazioni oppure poteva fare di più? 

 

La stagione è terminata con la salvezza vincendo il play out contro la Polisportiva Torretta.

Personalmente la mia stagione è iniziata con alti e bassi, più bassi a dir la verità, un po' per cause personali, un po' per un infortunio alla mano dove ho rimediato la frattura del quarto e del quinto metacarpo della mano destra, non ho dato quello che in realtà potevo dare. Fortunatamente sono riuscito a riprendermi dando anche una grossa mano e mettendo l’impronta nel rush finale per permettere alla mia squadra di salvarsi e di rimanere di conseguenza in categoria.

 





Come si trova al club Atletico Chiaiano (C2), è un ambiente che la stimola?

 

È un ambiente giovane, ambizioso,  con molti amici e persone che già conoscevo.

Nonostante che l' anno non sia  andato nel migliore dei modi  sto bene e spero che quest’anno riuscirò a dimostrare le mie potenzialità.

 

Veniamo alla classica domanda: quando ha scoperto che il calcio sarebbe diventato la sua più grande passione e perché il calcio e non un altro sport?

 

Il calcio da sempre è stata la mia passione, vivo di calcio e seguo principalmente solo il calcio da quando ero bambino. 

Perchè il calcio dunque?  E' stato mio  padre a spronarmi  per questo bellissimo sport.

 

Generalmente i genitori dicono la classica frase: “Non sarebbe meglio che pensassi allo studio?”, anche per lei  è stato così oppure erano contenti che lei praticasse uno sport?

 

Assolutamente no, loro mi hanno data molta libertà su cosa scegliere 

 






Prima di arrivare a giocare a Futsal Lei ha giocato in diverse squadre, a quale è rimasto più   legato? 

 

Alla mia scuola calcio Arci Scampia, attualmente noi del 1998 siamo ancora legati e ci frequentiamo ancora, nonostante siano passati molti anni.

 

Oltre al calcio quali altri sport segue con grande interesse? 

 

Ma a dir la verità seguo il tennis, il basket e soprattutto non vedo l'ora che iniziano le olimpiadi, sono molto appassionato per le gare olimpioniche.

 

Grandi discussioni, mi riferisco a quando giocava a calcio a 11, con i mister le ha avute oppure ha sempre accettato le decisioni con serenità?

 

Sempre accettato le scelte dei miei mister.

 

Ad un certo punto nella sua vita calcistica c’è una svolta importante, decide di giocare a Futsal, come mai questa scelta - c’è stato qualcuno che le ha suggerito di fare ciò, mi riferisco a un amico che già giocava, a un allenatore - ?

 

Diciamo che tutto è iniziato durante il Covid, mi spiego meglio, nel periodo Covid non si poteva giocare a calcio e quindi avevo deciso di smettere e prendermi quell'anno sabbatico, finito il periodo più grave del Covid  un mio amico mi contatta per partecipare a qualche allenamento di una squadra del quartiere di Scampia di calcio a 5, ed è lì che tutto è iniziato il mondo futsal per me.

 

Ho intervistato diversi ragazzi che giocano a calcio a 5 e molti mi hanno detto che vorrebbero più visibilità, anche lei la pensa uguale?

 

Assolutamente sì, molto ovviamente dipende anche dalla categoria che uno gioca, però almeno in Campania c'è abbastanza visibilità, a prescindere dalla serie in cui si milita.

 





Lei nell’ambiente sportivo è molto stimato, qual è il suo segreto per arrivare ad essere benvoluto da tutti?

 

Forse un po' perché sono molto disponibile verso gli altri, un po' mi reputo abbastanza una persona umile  e senza mai montarmi la testa.

 

Un suo pregio e un suo difetto (calcisticamente parlando

 

Pregio: Intelligente tatticamente;  difetto abbastanza irruento.

 

 

Una domanda che non sempre faccio, lei domani riceve un’offerta allettante per andare a giocare all’estero, se la sentirebbe di lasciare tutto per questa nuova avventura?

 

Prima forse si, adesso non credo.

 

 

 

 

Grazie

 

  09  08      2026

 

(Tutti i diritti riservati) 

 



martedì 21 luglio 2026

SEZIONE SPORT

 

 

 

 

Paolo Radi intervista

 

 

 

 

IVAN 

SIGNORIELLO 

 

 




 

 

 

Ivan Signoriello è un giocatore di calcio nato a Napoli il 28 febbraio 2000. Ha giocato in Eccellenza con l’Insieme Ausonia, che adesso si chiama Insieme Formia, poi è stato a Sabaudia, successivamente ha militato all’Unirea Santana una società sportiva rumena in serie D. Negli ultimi anni ha giocato nelle seguenti squadre: San Cosma e Damiano, Pasquale Foggia e F.C. Secondigliano.

 

 

 

Questa è la seconda intervista che  lei ci concede, e visto che è finito il mondiale le volevo chiedere se ha visto le principali partite e, al di là del risultato, qual è stata la squadra che maggiormente l’ha colpita.

 

La squadra che mi ha colpito maggiormente è stata la Spagna. Ha una canterastraordinaria, composta da calciatori che crescono insieme fin da bambini seguendo un percorso ben definito, fino ad arrivare alla nazionale maggiore. Vedere così tanti giovani imporsi con personalità e qualità fa riflettere molto. È inevitabile chiedersi perché la nostra nazionale italiana oggi faccia più fatica a produrre talenti con la stessa continuità.

 

Il prossimo anno mi pare di aver capito lei militerà ancora nel club FC Secondigliano, immagino che lei si trovi bene in questo club, è così? 

 

Ho conosciuto la FC Secondigliano lo scorso anno e, fin dal primo giorno, ho percepito l'importanza della società e la vicinanza della dirigenza e del mister. Era il primo anno di vita del club, quindi tutto era nuovo, sia per loro sia  per me. Nonostante questo, abbiamo disputato un buon campionato e sono davvero felice di far parte di questa società. Spero di poter rimanere qui ancora per molti anni.

 

Quando lei ha iniziato a praticare il calcio, non c’era nessun altro sport che le sarebbe piaciuto fare?

 

Ho sempre amato il calcio più di ogni altro sport. Se dovessi sceglierne uno oggi, direi la corsa, perché mi piace molto e mi aiuta a mantenermi in forma. Ma il calcio resta la mia più grande passione: è lo sport che mi regala le emozioni e le soddisfazioni più grandi.

 

L’esperienza che lei ha avuto al San Cosma e Damiano e Pasquale Foggia sono state positive oppure non tutto è andato come doveva andare?

 

Sono state esperienze fondamentali per la mia crescita, sia dal punto di vista umano che sportivo. Con il Pasquale Foggia abbiamo conquistato un campionato di Prima Categoria, è stato bellissimo essere protagonista di quella scalata. Sono momenti che porterò sempre con me.

 

Grandi discussioni con i mister le ha avute, e sappiamo che succedono, oppure ha sempre accettato e accetta le decisioni con serenità?

 

No, mai. Credo che l'allenatore sia la figura che dà un'identità alla squadra, otre  a trasmettere la propria idea di calcio. È normale che un calciatore possa inventare una giocata o esprimere la propria creatività, ma dal punto di vista tattico è giusto seguire le indicazioni del mister.

 

Vista la sua esperienza che ruolo ha all’interno del gruppo, mi spiego ascolta i consigli dei compagni, discute serenamente con loro, oppure tende a imporre la sua volontà?

 

Preferisco far parlare il campo piuttosto che discutere con i compagni durante una gara. Credo che l'esperienza e la conoscenza del calcio si dimostrino con i fatti e con il comportamento, non con le parole.

 

Una volta terminata la partita è pronto a voltare pagina, oppure riflette sia sugli aspetti positivi che negativi?

 

Dopo ogni partita rifletto sempre su ciò che ho fatto bene e su quello che avrei potuto fare meglio. Cerco continuamente di migliorarmi durante gli allenamenti, nel corso della settimana, analizziamo gli errori insieme all'allenatore per capire dove intervenire e crescere come squadra.

 

Di lei ho letto molto bene, è stimato e benvoluto da tanti, com’è riuscito ad essere un giocatore così amato? Qual è il suo segreto di calciatore e di uomo?

 

Mi considero una persona che riesce a farsi voler bene da tutti. Il calcio è uno sport che unisce e crea rapporti basati sul rispetto e sulla stima reciproca. Nel tempo ho costruito tanti legami importanti e questo per me vale tanto.

 

Che consiglio daresti a un giovane che sogna di diventare calciatore?

 

Gli direi di allenarsi ogni giorno con sacrificio, umiltà e determinazione. Solo il duro lavoro può portare a grandi risultati. 

 

Nel calcio arrivare in alto è difficilissimo, perché solo uno su migliaia riesce a realizzare il proprio sogno. Per questo bisogna dare sempre il massimo e non smettere mai di credere in sé stessi.

 

Questa è una domanda che non sempre faccio: lei domani riceve una telefonata da un club estero, se la sentirebbe di lasciare tutto per intraprendere questa nuova avventura?

 

La prenderei sicuramente in considerazione. Sarebbe motivo di grande orgoglio e farei tutte le valutazioni del caso insieme alle persone che mi sono vicine, cercando di scegliere la soluzione migliore per il mio percorso.

 

 Ultima domanda c’è qualcuno a cui si sente di dire grazie per il calciatore che è diventato?

 

Il mio grazie va a tutti gli allenatori che hanno fatto parte del mio percorso. Ognuno di loro mi ha lasciato qualcosa, sia dal punto di vista calcistico che umano. Da ogni mister si può imparare e crescere, quindi il mio ringraziamento è rivolto a tutti loro.

 

 

Grazie

 

 21  07      2026

 

(Tutti i diritti riservati) 

 

mercoledì 15 luglio 2026

SEZIONE SPORT

 

 

 

 

Paolo Radi intervista

 

 

 

 

ALESSIO 

D’ANDREA



 






Alessio D’Andrea è nato il 29/05/1996 a Benevento, e ha iniziato a giocare a calcio all’età di 4 anni presso una scuola calcio di Benevento, il suo ruolo è il portiere. 

 

Queste le squadre principali dove ha militato: Ferrini, Atletico Foglianise, San Martino Valle Caudina (Promozione), Forza e Coraggio (eccellenza), Cervinara (promozione e campionato vinto), ad un certo punto decide di smettere, successivamente la Virtus Benevento, lo convince a scendere in campo di nuovo: 5 sono gli anni della sua permanenza, Arpaise (seconda categoria), Pago Veiano (seconda categoria e semifinale playoff), Atletico  Benevento (sino a dicembre), Sant’Angelo a Cupolo (sino a fine stagione), Forza e Coraggio (promozione e poi retrocessione: come dice lui stesso “è stata una scelta sbagliata”, Ferrini (terza categoria e semifinale playoff), Atletico Benevento Don Quixote (terza categoria, “per incompatibilità con il mister lascia la squadra che si trovava seconda in classifica per poi ritrovarla quarta.)

 

 

 


 


La prima domanda che le voglio fare è la seguente, in questo momento sa già dove andrà a giocare nella prossima stagione, ci sono delle offerte? 

 

Ho ricevuto varie telefonate, ma per ora solo una concreta. 

 


Quando ha scoperto che il calcio sarebbe diventato la sua più grande passione?

 

In realtà fin da piccolo avevo questa passione, infatti anche a casa giocavo e realizzavo palloni con il giornale. 

 

Tempo fa, circa un anno, credo ho intervistato suo fratello portiere come lei, lei però è più grande, come mai gioca in questo ruolo, mi spiego è stata una casualità oppure ci voleva diventare sin da piccolo?

 

In realtà la scelta di diventare portiere è stata una casualità, da piccolo per partecipare a qualche partita di “quartiere” e dove c’erano tutti ragazzi più grandi, spesso mancavano i portieri, equindi presi coraggio e iniziai a giocare in porta con ragazzi molto più grandi di me. 

 

I suoi genitori hanno cercato di assecondarla, oppure le hanno detto la classica frase: “...non sarebbe meglio che pensassi allo studio?”

 

Ovviamente vengo da una famiglia umile dove a casa ha sempre lavorato solo papà e quindi loro nonostante le mille problematiche mi hanno sempre permesso di seguire questa passione.

Ed è quello che consiglio a tutti. Lo sport ti fa crescere, ti forma e si fa creare legami che possono durare tutta la vita! 

 





Lei ha giocato in diverse squadre, a quale è rimasto più   legato? 

 

In realtà il mio carattere mi ha sempre aiutato a farmi voler bene da tutti e quindi ho un bel ricordo di tutte le società in cui sono stato!

 

A proposito del club Forza e Coraggio lei ci ha riferito che si è trattata di una scelta sbagliata, in che senso, ce lo potrebbe spiegare meglio?

 

Tre anni fa accettai di firmare con la F&C nonostante sapessi che la società fosse cambiata, ed è proprio quello è stato l’errore  perché mi sono ritrovato in una società fallita; però nonostante tutto ho avuto modo di conoscere e ritrovare persone bellissime. 

 

Come ho precisato sopra suo fratello gioca nel ruolo del portiere, in che cosa lei si sente simile, in cosa però lei è diverso?


Ci tengo a precisare che sono io quello più vecchio. Comunque no, abbiamo due stili e due altezze diverse, ma secondo me lui è stato fortunato ad essere stato allenato fin da piccolo da un preparatore dei portieri, ortuna che io non ho avuto! Ma sono molto orgoglioso e soddisfatto di lui! 

 

Si ricorda la sua parata più bella?

 

Di parate ne ho fatte tante come anche di errori, ma spero che la parata più bella sia quella che devo ancora fare (mi auguro da solo di giocare ancora).

 

Grandi discussioni con i mister le ha avute oppure ha sempre accettato le decisioni con serenità?

 

In realtà ho sempre accettato le scelte dei vari mister, tranne quando ho ricevuto qualche mancanze di rispetto. Ho detto la mia e in buon ordine ho lasciato la squadra. 

 





Generalmente che ruolo ha all’interno del gruppo, mi spiego ascolta i consigli dei compagni, discute serenamente con loro, oppure tende a imporre la sua volontà?

 

Mi definisco “il pazzo del gruppo” cioè  colui che prova sempre a scherzare, a dar fastidio e quindi a rendere lo spogliatoio felice. 

 




Un suo pregio e un suo difetto (calcisticamente parlando) 

 

Pregio:  un buon sinistro per essere un portiere, difetti: ne ho tanti ma uno in particolare: parlo tanto!

 

Se avesse la possibilità di tornare indietro, cambierebbe qualcosa, oppure è soddisfatto di dove è arrivato sino ad ora? 

 

Ad oggi no! Comunque ho 30 anni e credo che la mia esperienza calcistica si avvicina quasi alla fine!

 

Domani lei riceve una chiamata per andare a giocare in club estero, se la sentirebbe di lasciare tutto per questa nuova avventura?

 

Ma qualche anno fa… forse si! 

 




Un sogno che vorrebbe che si realizzasse nell’immediato? 

 

Creare famiglia e avere un futuro roseo. 

 

A chi vorrebbe dedicare questa intervista?

 

Questa intervista la dedico alla mia famiglia! Perché se oggi sono l’uomo che sono è solo merito loro,dei loro insegnamenti, dei loro valori e principi che mi sono stati tramandati!

 




Ultima domanda, a chi sente di dire grazie per il calciatore che è diventato?

 

Ci tengo a ringraziare una persona pubblicamente! Voglio ringraziare Remo Catalano il mio primo mister, una persona speciale che mi ha insegnato prima ad essere uomo e poi “calciatore”!

 



Grazie di tutto!

 

 

 16 07      2026

 

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