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lunedì 31 agosto 2026

SEZIONE SPORT

 

 

 

 

Paolo Radi intervista

 

 

 

 

ANGELANTONIO

GALLUCCIO

 


 



 

 

 

 Angelantonio Galluccio (campano) è stato prima un giocatore di calcio, ora è un allenatore, così si presenta: 

 

 

La mia carriera calcistica inizia con giovanili Casertana con gli allievi nazionali e Beretti anno 1984 /1985, successivamente iniziai a 18 anni in 2° categoria al San Clemente Casamarciano con la vittoria del campionato e subendo su 30 partite 12 gol in quanto il mio ruolo era il portiere, l’anno successivo passai alla San Gennarese in promozione, arrivò l’anno in cui dovetti partire per svolgere il servizio di leva, partecipai presso la mia caserma ad un torneo interforze vincendolo.

 

Passai poi ad una società di 1° categoria Palma Campania vincendo il campionato, l’anno successivo ero al Sirico di Saviano 1° categoria vincendo il campionato; poi passai alla Palmese in eccellenza vincendo il campionato che ci permise di andare in serie D.  Altre furono le società di eccellenza dove andai a giocare, per approdare alla fine al Baiano in eccellenza

 

Giocai altri 7 campionati e a 35 anni smisi di giocare e iniziai ad allenare dalla 3° categoria.

 

Dopo alcuni anni in terza categoria   passai al Ciccano in promozione, al 2° Anno vincemmo il campionato e restammo al comando della classifica per 30.  Furono quattro  gli anni che allenai questa squadra, per poi passare a Poggiomarino in promozione e facemmo pure i play off.

 

Gli anni successivi mi videro: al Nola in promozione, al Baiano in promozione, al Cimitile ci rimasi per 4 anni, giocammo una play off di girone ed una finalissima regionale, al Marigliano, al Casamarciano in 1° categoria.

 

Al Casamarciano abbiamo stravinto il Campionato di prima ed oggi ci apprestiamo a giocare il campionato di promozione”

 

 

 

 

Come prima domanda le voglio fare questa: quando ha scoperto che il calcio sarebbe diventato la sua più grande passione?

 

Il calcio ai miei tempi era diverso, le scuole calcio erano rare parliamo del 1982, e 1983; quindi  per forza di cose ho iniziato a frequentare il “ calcio di strada”.  Successivamente incontrai il calcio che conta e piano piano inizia tutto il mio percorso calcistico. Chiaramente quando appesi i guanti al chiodo, a 35 anni, decisi di rimanere nell’ambiente così intrapresi la carriera di allenatore, e per me è un grande piacere.

 


Se dovesse fare un bilancio, che cosa le ha dato il calcio e che cosa le ha tolto?

 

Un bilancio?  Che dire il calcio è fatto di sacrifici che magari da giovane pensi di non fare, poi con il tempo impari a fare tanti sacrifici e logicamente togli tanto tempo per te e per la famiglia. Tutto questo è naturale quando hai anche un lavoro, il tempo è quindi poco fra gli allenamenti vari e l’attività lavorativa.

 

In quanto a al dare termini ho avuto tante gratificazioni calcistiche. Ad una certa età capisci che hai dato tantissimo al calcio e sia nel bene che nel male sei stato ricambiato.

 

Lei ha una carriera invidiabile come calciatore, infatti è stato in tanti club ottenendo risultati importanti, qual è stato il suo segreto per aver ottenuto simili traguardi?

 

Il segreto? Direi i tanti   sacrifici, la voglia di fare sempre bene, la determinazione ed il rispetto per i compagni, la  società e tutto lo staff tecnico.

 

Con il mister com’è stato il suo rapporto; mi spiego accettava le loro decisioni con serenità, oppure a volte ha avuto dei confronti abbastanza accesi?

 

Il mio rapporto con gli allenatori è sempre stato buono basato sulla lealtà, anche quando andavo in panchina mi rendevo sempre disponibile con il gruppo, a volte lavoravo sull’ aspetto  relazione del gruppo e sull’ aspetto  psicologico individuale del giocatore  che era in difficoltà nello spogliatoio.

 

Ho avuto sempre grandi rapporti con gli altri portieri della rosa basando sempre il rapporto sulla lealtà e l’onestà indipendentemente tra chi giocava la domenica tra i due.

 

Perché ha deciso a un certo punto della sua vita di diventare allenatore? 

 

Avere la voglia di giocare fino a 35 è importate, gli stimoli fanno parte della vita di un calciatore senza quelli non si va da nessuna parte, così dopo aver posato i guanti la voglia di rimanere nell’ambiente c’era ancora, ecco perché decisi di prendere il patentino di allenatore.

 

Qual è la principale qualità che deve avere un allenatore? 

 

Direi che la principale qualità è essere chiaro lineare e trasparente con i propri giocatori, conta l’essere onesto anche se a volte si è fraintesi perché quando un giocatore non gioca non accetta determinate scelte facilmente, ma il tempo ed il campo sono un giudice inequivocabile sia per un allenatore che per un giocatore. Inoltre vorrei precisare che prima di andare nello spogliatoio e giudicare l’ operato di un calciatore occorre fare autocritica e poi ripartire con serenità.

 

     Qual è il suo stato d’animo prima di una partita? Quali consigli dà ai giocatori?

 

C’ è sempre una grande  emozione prima di ogni gara nonostante abbia perso il conto delle volte che sono stato nella panchina, ogni volta che inizia una partita è come se fosse  sempre la prima volta. Si tratta di un’ emozione indescrivibile, si cerca di tramettere serenità al gruppo, la tranquillità giusta per affrontare la partita nel migliore dei modi e cercare di ottenere il massimo dai propri calciatori.

 

 

E alla fine di una partita, invece? Ripensa a quello che ha sbagliato a livello tattico, oppure volta pagina? 

 

Alla fine di ogni partita e al di là del risultato faccio autocritica cercando di migliorarmi e così facendo miglioro i giocatori che ho a disposizione.

 

Una partita da allenatore che vorrebbe dimenticare? 

 

Non ho partite da dimenticare poiché ognuna di esse mi ha lasciato qualcosa sia a livello di risultato che a livello umano.

 

Ho ottenuto ottimi risultati, ma ci sono state  tante disfatte, ma fanno parte del gioco, l’ importante è essere in pace con se stessi sapendo di aver dato tutto prima durante e dopo una gara.

 

Di lei si dice molto bene è un allenatore stimato ed apprezzato, come si riesce a raggiungere un simile obiettivo?

 

Fa piacere di essere apprezzato da tanti addetti ai lavori, vuol dire che nel percorso calcistico ho sempre cercato di essere corretto con tutti e qualche numerino in termine di risultati l’ho pure ottenuto.

 

Anche suo figlio gioca a calcio, quali consigli o suggerimenti gli dà?

Mio figlio gioca a calcio, è un ragazzo umile e un gran lavoratore, in campo ha un grande potenziale però qualche infortunio importante ha impedito che potesse andare in altri gironi più importanti; è giovane e saprà dimostrarlo in futuro. Sono sicuro che con la voglia che ha e i sacrifici che sta facendo saprà dimostrare il suo valore.  

 

Un sogno per il futuro?

 

Alla famiglia perché chiaramente per giocare a calcio o allenare significa ruba tempo a loro, è vero è una passione però pure loro si sacrificano per farti stare sereno.

 

 

A chi vorrebbe dedicare quest’intervista?

 

A me stesso perché ci ho creduto, ho lottato e  ho fatto tutto ciò indipendentemente dai risultati buoni o meno buoni che ho ottenuto sia da giocatore che da allenatore.

 

Grazie per l’intervista paolo

 

 

Grazie a lei

 

 31    08      2026

 

(Tutti i diritti riservati) 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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